(di Lee Unkrich e Adrian Molina, 2017)
Nonostante l'iperattività dimostrata dalla Pixar negli ultimi tempi, ben cinque film all'attivo in soli tre anni, la qualità media dei prodotti della casa cinematografica di Emeryville rimane impressionante. In famiglia ancora non siamo riusciti a vedere Cars 3 ma gli altri quattro film di cui accennavo sopra oscillano dal capolavoro (Inside out) al film perfetto per i piccoli (Il viaggio di Arlo), dal divertentissimo (Alla ricerca di Dory) al sorprendente (questo Coco). L'unica critica attribuibile alla visione in sala di Coco è quella di essersi dovuti sorbire anche il corto introduttivo Le avventure di Olaf dedicato al mondo di Frozen e al Natale, corto tra l'altro nemmeno troppo corto (21 min.) e già passato in televisione sulla Rai. Insomma, per chi come me non ama particolarmente Frozen, non proprio il massimo, tra l'altro il corto di per sé non è nulla di eccezionale e manca della carica innovativa o sentimentale sfoggiate da Pixar o Disney in altri loro cortometraggi precedenti. A Coco invece non si può dir nulla a mio modesto parere.
Coco punta a smuovere i sentimenti, a suscitare emozioni, giocando anche sul sicuro, facendolo però in maniera molto efficace, sulla scena finale del film, che non anticiperò, tranquilli, tutta la fila davanti alla mia aveva i fazzoletti in mano, mia moglie versava copiose lacrime e anche io non mi sono astenuto dall'inumidirmi un pochino la faccia. È un bel film Coco, un film che non mi aspettavo, che presenta elementi e letture semplici, almeno una per i bimbi e una per gli adulti, sviluppandole entrambe per bene, così come sono una gioia per gli occhi sia il mondo dei vivi con tutta l'estetica messicana a farla da padrone, sia il coloratissimo e psichedelico mondo dei morti, decisamente vivace anche per il più attivo dei viventi.
Miguel è un bambino cresciuto in una famiglia di calzolai ormai da generazioni, una famiglia che ha ripudiato la musica a causa dell'abbandono della moglie e della figlia Coco, bisnonna di Miguel, da parte di Ernesto de la Cruz, un sognatore divenuto poi il più celebre mariachi della storia del Messico. La musica viene vista come fumo negli occhi dall'intera famiglia, soprattutto dalla nonna di Miguel, l'Abuelita figlia di Coco, per sua (s)fortuna invece Miguel la musica ce l'ha nel sangue e non vorrebbe proprio rassegnarsi a metterla in un cantuccio. Miguel inseguirà il suo sogno (il tema per i più piccoli) a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, collegati grazie a eventi particolari avvenuti nel Dia de Muertos, la festa dei morti messicana, in un viaggio che metterà tutti di fronte all'importanza del ricordo delle persone che abbiamo perso e che ci hanno reso quello che siamo, alla finitezza del nostro essere dal destino inevitabile, o più semplicemente di fronte alla bellezza più universale dei legami importanti, qui condensati più sul versante familiare ma che si possono ricondurre a tutti quelli che in qualche modo, in tutte le fasi della nostra vita, ci hanno lasciato qualcosa di profondo.
È una favola adatta a tutti questo Coco, semplice, sentimentale ma viva, appassionata, divertente e ben riuscita. Ottimo l'impianto tecnico e scenografico, il film è curatissimo e bellissimo da vedere, forse meno eccezionali le musiche tenendo conto che proprio la musica è la passione di Miguel, nel complesso comunque non c'è nulla che stoni. Aspettiamo ora l'uscita in dvd perché anche questo film in casa nostra sicuramente non potrà mancare.
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giovedì 18 gennaio 2018
sabato 27 novembre 2010
TOY STORY 3 – LA GRANDE FUGA
(Toy Story 3 di Lee Unkrich, 2010)
Come già scritto in un vecchio post è ormai da un po’ di tempo che sono tornato a guardare i cartoni animati più con gli occhi di un bambino (quelli di mia figlia nel caso specifico) che non con quelli di un adulto.
Proprio per questo motivo non ero rimasto completamente soddisfatto dalle ultime e pur ottime uscite della Pixar, decisamente difficili e parecchio distanti dall’intrattenimento per bambini.
Con questo Toy Story 3 – La grande fuga la casa cinematografica di Lexo e Co. rientra in gran parte nei ranghi.
La trama è davvero semplice, i protagonisti sono gli ormai amati giocattoli e la morale che sta dietro alla storia, insieme ai suoi insegnamenti, sono alla portata anche dei più piccoli.
Nel film non mancano certo momenti di tristezza e sono presenti anche alcune sequenze “tese” durante le quali è bene star vicino ai propri pargoli.
Alla fine del film tutti si saranno divertiti e qualche bambino porrà le giuste domande e farà le proprie osservazioni, cosa che a Laura (la mia bimba) non è capitata con Wall-E ad esempio, essendosi stufata decisamente prima della fine del film.
Insomma, Andy è cresciuto e sta per partire per il college. Che fine faranno i suoi giocattoli?
Woody, l’amico di sempre, viene prescelto per accompagnare Andy al college, tutti gli altri hanno ancora un loro spazio nel cuore dell’ormai cresciuto bambino e finiranno così in soffitta invece che nell’immondizia o nelle mani di qualche altro bambino.
Caso vuole che la mamma di Andy scambi il sacco destinato alla soffitta con quello dell’immondizia. Così Buzz Lightyear, Mr. e Mrs Potato, Jessie e Bullseye, Slinky, Rex, Ham e gli altri, trovatisi buttati vicino al bidone della spazzatura, si convincono che ad Andy non importi più nulla di loro.
Il nutrito gruppo decide così di mischiarsi ai giochi della sorella di Andy destinati all’asilo.
Giunti al Sunnyside a Buzz e soci sembra di essere arrivati in paradiso, nuovi giocattoli capeggiati dall’orsetto profumato Lotso, accolgono i nuovi arrivati con amore e spiegano loro che all’asilo non mancheranno mai bambini disposti ad amarli e a giocare con loro.
Dopo essere stati accompagnati nella classe a loro destinata i giochi ricevono la visita del cowboy Woody che, a conoscenza dello scambio dei sacchi, cerca inutilmente di far rinsavire i suoi amici.
Va da sé che l’asilo si rivelerà molto diverso dal Paradiso che sembrava di primo acchito e che i bambini più piccoli non avranno troppo “rispetto” di questi nuovi giocattoli.
Geniale l’introduzione di Ken, fidanzato di Barbie, protagonista di una delle sequenze più divertenti del film, alcuni nuovi giocattoli come Bimbo, un bambolotto mal ridotto, hanno un che di inquietante e storie tristi alle spalle.
L’azione non manca e l’aspetto grafico... che ve lo dico a fare. I livelli Pixar sono all’eccellenza assoluta. Sembra di guardare giocattoli veri, per non parlare della resa sul cane di famiglia.
Toy Story si conferma un grandissimo brand per la Pixar, aspettiamo ora i sequel di Cars e Monsters & Co.
Come già scritto in un vecchio post è ormai da un po’ di tempo che sono tornato a guardare i cartoni animati più con gli occhi di un bambino (quelli di mia figlia nel caso specifico) che non con quelli di un adulto.
Proprio per questo motivo non ero rimasto completamente soddisfatto dalle ultime e pur ottime uscite della Pixar, decisamente difficili e parecchio distanti dall’intrattenimento per bambini.
Con questo Toy Story 3 – La grande fuga la casa cinematografica di Lexo e Co. rientra in gran parte nei ranghi.
La trama è davvero semplice, i protagonisti sono gli ormai amati giocattoli e la morale che sta dietro alla storia, insieme ai suoi insegnamenti, sono alla portata anche dei più piccoli.
Nel film non mancano certo momenti di tristezza e sono presenti anche alcune sequenze “tese” durante le quali è bene star vicino ai propri pargoli.
Alla fine del film tutti si saranno divertiti e qualche bambino porrà le giuste domande e farà le proprie osservazioni, cosa che a Laura (la mia bimba) non è capitata con Wall-E ad esempio, essendosi stufata decisamente prima della fine del film.
Insomma, Andy è cresciuto e sta per partire per il college. Che fine faranno i suoi giocattoli?
Woody, l’amico di sempre, viene prescelto per accompagnare Andy al college, tutti gli altri hanno ancora un loro spazio nel cuore dell’ormai cresciuto bambino e finiranno così in soffitta invece che nell’immondizia o nelle mani di qualche altro bambino.
Caso vuole che la mamma di Andy scambi il sacco destinato alla soffitta con quello dell’immondizia. Così Buzz Lightyear, Mr. e Mrs Potato, Jessie e Bullseye, Slinky, Rex, Ham e gli altri, trovatisi buttati vicino al bidone della spazzatura, si convincono che ad Andy non importi più nulla di loro.
Il nutrito gruppo decide così di mischiarsi ai giochi della sorella di Andy destinati all’asilo.
Giunti al Sunnyside a Buzz e soci sembra di essere arrivati in paradiso, nuovi giocattoli capeggiati dall’orsetto profumato Lotso, accolgono i nuovi arrivati con amore e spiegano loro che all’asilo non mancheranno mai bambini disposti ad amarli e a giocare con loro.
Dopo essere stati accompagnati nella classe a loro destinata i giochi ricevono la visita del cowboy Woody che, a conoscenza dello scambio dei sacchi, cerca inutilmente di far rinsavire i suoi amici.
Va da sé che l’asilo si rivelerà molto diverso dal Paradiso che sembrava di primo acchito e che i bambini più piccoli non avranno troppo “rispetto” di questi nuovi giocattoli.
Geniale l’introduzione di Ken, fidanzato di Barbie, protagonista di una delle sequenze più divertenti del film, alcuni nuovi giocattoli come Bimbo, un bambolotto mal ridotto, hanno un che di inquietante e storie tristi alle spalle.
L’azione non manca e l’aspetto grafico... che ve lo dico a fare. I livelli Pixar sono all’eccellenza assoluta. Sembra di guardare giocattoli veri, per non parlare della resa sul cane di famiglia.
Toy Story si conferma un grandissimo brand per la Pixar, aspettiamo ora i sequel di Cars e Monsters & Co.
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