domenica 1 novembre 2026

LA FEMME DE NULLE PART

(di Louis Delluc, 1922)

Louis Delluc è stato una figura eminente in campo cinematografico, non solo per ciò che riguarda il cinema francese, bensì in relazione allo sviluppo dell’intera settima arte, essendo stato tra i primi teorici del cinema e il padre della critica cinematografica francese. Fu infatti il primo giornalista a tenere una rubrica quotidiana di critica cinematografica in Francia; fu anche promotore di cine-club, contribuendo alla diffusione del termine e alla definizione della figura del “cineasta”.  E pensare che, inizialmente, il rapporto di Delluc con il cinema non fu tutto rose e fiori: egli stesso dichiarò di non amare l’atto del recarsi al cinema, una nuova arte che, almeno per quel che riguardava la produzione francese, giudicava povera e mortificante rispetto alle potenzialità che la “macchina cinema” avrebbe potuto esprimere e mettere in campo. Proprio in seguito a queste considerazioni, nel tentativo di rinnovare un cinema nazionale che voleva identitario e forte, capace di esprimere uno “sguardo” personale sul mondo, una concezione che svilupperà nelle sue elaborazioni teoriche sulla “fotogenia”, Delluc decise di passare in prima persona dietro la macchina da presa, mezzo a suo dire capace, se utilizzato correttamente e con personalità dall’autore, di catturare la bellezza della realtà. Si va quindi verso un’idea di cinema autoriale, concetto ancora in fase di definizione. La femme de nulle part, film del 1922, è tra le ultime opere del regista morto prematuramente appena trentatreenne.

Siamo in Liguria, a Ospedaletti. In una casa fuori dal paese, vive una coppia in procinto di separarsi brevemente a causa di un viaggio d’affari a Genova del marito (Roger Karl). Il rapporto tra l’uomo e sua moglie (Gine Avril) sembra a tratti freddo, poco idilliaco. I due hanno un bambino piccolo che li tiene uniti. Prima che il marito parta, nel giardino della loro villa si presenta una donna sconosciuta (Ève Francis). La donna, più anziana della proprietaria di casa, racconta alla coppia di aver vissuto in gioventù proprio in quella casa e di avervi lasciato numerosi ricordi. Chiede ai proprietari di poter indugiare alcuni momenti nel parco della casa, in modo da poter rivivere qualche momento dei tempi che furono. Avvicinandosi la sera, il marito propone alla donna di rimanere ospite in casa loro, insieme alla moglie, dopodiché l’uomo parte per il suo viaggio. In realtà la giovane moglie è in attesa di un amante (André Daven), un uomo con il quale progetta una fuga d’amore che vorrebbe realizzare proprio durante l’assenza del marito. Questa situazione, intuita e osservata dalla nuova ospite della casa, è speculare a quella vissuta dalla stessa in gioventù. Tra ricordi, rimpianti e nuove emozioni, la donna darà consigli alla giovane su come comportarsi.


Per il titolo La femme de nulle part, Delluc prende ispirazione dal titolo francese di un western americano (The man from nowhere), tradotto come Rio Jim, l’homme de nulle part. In origine il film fu pensato per la Duse nei panni della protagonista, poi sostituita per motivi di salute dalla moglie di Delluc, l’attrice Ève Francis. Delluc lavora su diversi aspetti alla costruzione di quella fotogenia teorizzata nei suoi scritti sul cinema: la macchina da presa mette al centro del racconto tanto i protagonisti quanto gli oggetti inanimati come la casa, il parco, tutto il décor, compresi i costumi dei personaggi ispirati ai quadri di Renoir. Anche l’oggetto può creare bellezza se ripreso nel modo giusto secondo Delluc. È inoltre ben presente una riflessione sul potere evocativo del cinema, non solo quello legato alla dimensione del ricordo, qui espressa attraverso i flashback della donna matura, ripresi da Delluc con un effetto sfocato che distingue il piano del ricordo da quello della narrazione, ma anche quello dell’universalità delle situazioni. I desideri delle due donne, le potenziali vicende, potevano facilmente essere vissuti comuni non solo alle protagoniste del film, ma anche ad alcuni spettatori; a cementare l’universalità del racconto la scelta del regista di non dare nomi ai suoi protagonisti, figure che potrebbero così diventare chiunque. Si può discutere, a proposito de La femme de nulle part, se questo sia o meno un film impressionista, corrente avanguardistica francese del tempo. In effetti l’espressione dei sentimenti della donna matura attraverso l’espediente del flashback potrebbe esserne un indizio, così come il ricorso ai luoghi come depositari della memoria, scelte meno radicali rispetto a quelle rintracciabili in altri film impressionisti, ma comunque significative.

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