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martedì 10 giugno 2025

GLI INCANTATORI

(The enchanters di James Ellroy, 2023)

Gli incantatori avrebbe dovuto essere il terzo capitolo di quella che era stata definita la seconda quadrilogia di Los Angeles (The second L.A. quartet), una sorta di nuova immersione nel cuore nero dell’America che arrivava ad ampliare quella splendida prima quadrilogia composta da alcuni dei più noti romanzi dello scrittore losangelino: Dalia nera (1987), Il grande nulla (1988), L.A. Confidential (1990) e White jazz (1992). Abbiamo usato il tempo al passato perché sembra che ora questo ultimo progetto di James Ellroy si sia trasformato in una pentalogia rinominata L.A. quintet, dobbiamo quindi aspettarci altri due (presumibilmente corposi) romanzi che andranno ad aggiungersi a Perfidia del 2014, a Questa tempesta del 2019 e a questo Gli incantatori del 2023 prima di poter ritenere conclusa questa nuova fase del lavoro di quello che viene considerato uno dei grandi maestri del crime moderno. C’è da dire che con Gli incantatori pare esserci una cesura abbastanza netta tra ciò che Ellroy ci ha narrato con i primi due romanzi della pentalogia, passiamo infatti da eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale, all’attacco di Pearl Harbour e alla successiva segregazione dei cittadini americani di origine giapponese a un epoca più recente collocabile con esattezza ai primi anni Sessanta del secolo scorso, più precisamente ai mesi che precedono e seguono l’agosto del 1962, momento storico in cui viene trovata morta la diva del cinema per antonomasia: Marilyn Monroe. Cambiano quindi gli anni, cambiano molti dei protagonisti e cambia anche, almeno in parte e per alcuni aspetti, l’approccio di Ellroy alla sua materia, sempre fatta di miriadi di personaggi, di una mix di Storia vera e finzione, di marciume e corruzione a volontà, concentrata però su un solo focus che presenta sì collegamenti e diramazioni, spesso difficili da far collimare, ma che non alimenta la visione ad ampio raggio che avevano alcuni dei capolavori di Ellroy, uno su tutti l’ormai celebre American Tabloid, per chi scrive vero capo d’opera dello scrittore losangelino.

Il protagonista principale e voce narrante de Gli incantatori è Freddy Otash, personaggio realmente esistito e ricorrente in diverse opere di Ellroy. Ex poliziotto e ora detective privato Otash viene contattato dal capo dei teamsters (il sindacato dei trasportatori) Jimmy Hoffa per mettere sotto sorveglianza l’abitazione di Marilyn Monroe; Hoffa sta cercando del materiale compromettente che possa provare le relazioni extraconiugali dei fratelli Kennedy, sia John che Bobby, con l’attrice, in modo da poter ottenere una leva politica da usare al momento giusto tramite ricatto. Nello stesso periodo Otash, insieme ad altri poliziotti chiamati in gergo il gruppo dei cappelli, viene coinvolto nelle indagini sul rapimento di un’attricetta minore, Gwen Perloff, indagine lungo la quale scappa il morto, omicidio causato proprio dal caro vecchio Freddy. Il detective si convince del fatto che il rapimento dell’attrice sia in qualche modo collegato alla morte (si dice suicidio da barbiturici), avvenuta negli stessi giorni, di Marilyn Monroe. Sotto pressione di uno dei pezzi grossi della polizia di Los Angeles, Bill Parker, manovrato dallo stesso Bobby Kennedy, Otash viene reintegrato nel corpo di polizia con il compito di screditare la figura di Marilyn Monroe disinnescando di fatto le potenziali mosse di Hoffa (e dei suoi soci della mala) ai danni della famiglia Kennedy con la quale Freddy ha più d’un legame, è stato in passato amante di Pat, la sorella di Bobby e John Fitzgerald.

Da appassionato da tempo immemore dell’opera di Ellroy mi duole non poco dover ammettere di aver avuto l’impressione, leggendo questo Gli incantatori, di essermi trovato di fronte al lavoro di un autore un poco autocompiaciuto (forse anche più di un poco). Ellroy imperversa tra le pagine del romanzo con il suo stile secco, frammentario, conciso, fatto di frasi brevi, vere stilettate al lettore non aduso alla sua scrittura, più abbordabile per il lettore già consapevole, comunque ostico, difficile. I personaggi che compongono la trama del libro, alcuni protagonisti, altri assolutamente comprimari, sono settanta, e anche per un amante di Ellroy posso garantirvi che è un numero spropositato di caratteri ai quali star dietro. Molti passaggi sono confusi, chi è chi? Chi fa cosa? Si fa in effetti una certa difficoltà a ricollegare i pezzi anche se ogni tanto qualche click nel cervello non manca di scattare. Ma, a parte l’immagine stropicciata a dir poco che Ellroy dipinge di una Marilyn Monroe in preda al vizio (cosa che tutto sommato può anche non interessarci), i delitti perpetrati ne Gli incantatori sono almeno due a parere di chi scrive. Il primo è una trama non solo confusa ma tutto sommato poco interessante e per nulla stratificata come può sembrare di primo acchito; tutto ruota intorno alle intercettazioni e ai pedinamenti di Marilyn, alla sua biografia del prima di adesso, ma in fondo non c’è nulla di davvero nuovo né di così appassionante che Ellroy sembri dirci a riguardo. Il secondo, ancor più grave, è l’assenza di personaggi di peso. Ok Freddy Otash, che già non è il protagonista migliore scritto da Ellroy, ma dove sono i Dudley Smith? I Kemper Boyd, le Kay Lake, i Ward J. Little, i Lee Blanchard, i Wayne Tedrow Jr, i Pete Bondurant? Dove sono? Purtroppo la tendenza a un compiacimento che sembra prendere il sopravvento sulla freschezza della narrazione sembrava intuirsi già ai tempi di Questa tempesta, libro comunque migliore di questo, Gli incantatori è una conferma di un trend che si spera Ellroy possa invertire con i prossimi romanzi, il rischio è quello di una pentalogia che nella sua interezza potrebbe rivelarsi indigesta per più di un lettore. Ellroy sa di essere una delle voci più interessanti all’interno del genere crime, indubbiamente lo scrittore non è uno rivestito di umiltà, diventa così difficile capire cosa aspettarsi da lui nel prossimo futuro, la speranza è che qualcuno riesca a fargli notare che un occhio alla misura ogni tanto lo si può anche buttare.

lunedì 18 aprile 2022

QUESTA TEMPESTA

(This storm di James Ellroy, 2019)

Questa tempesta è il secondo capitolo della seconda quadrilogia losangelina ideata da James Ellroy, siamo di fronte a un libro (e più in generale a un corpo d'opera) poco adatto al lettore occasionale, quello creato nel corso di una carriera ormai lunga quarant'anni è un affresco corale che senza soluzione di continuità lascia confluire l'inventiva dello scrittore di L.A. tra i meandri più oscuri della storia americana. Romanzo dopo romanzo molti dei protagonisti scritti da Ellroy tornano e incrociano le loro strade uno con l'altro e con numerosi personaggi reali presi di peso dal mondo dello spettacolo americano, dalla politica, dal corpo di polizia di Los Angeles, andando a creare scenari spesso intricatissimi e di decifrazione non immediata, basti pensare al fatto che in coda all'edizione di Questa tempesta edita da Einaudi è presente un'appendice denominata dramatis personae che riassume l'elenco dei protagonisti, è un'appendice di sei pagine dove si contano ben novantuno personaggi che a vario titolo fanno la loro comparsa nel corso del corposo romanzo (844 pp.). Questi protagonisti, alcuni fondamentali, altri molto importanti, altri ancora necessari, altri poco più che comparse, sono per la gran parte nomi noti ai fan di Ellroy, sconsigliato quindi entrare per la prima volta nel mondo dello scrittore da questa porta, l'ideale sarebbe ripercorrerne le opere in ordine cronologico d'uscita o per lo meno approcciare questo mondo iniziando con Perfidia, primo capitolo di questa tetralogia che rispetto all'L.A. Quartet e all'American Underworld Trilogy è ambientata in un'epoca precedente, nella fattispecie siamo nei primi mesi del 1942, subito dopo l'attacco di Pearl Harbor. Quindi solo per amanti delle narrazioni corali estreme, i personaggi sono tantissimi e anche per chi (come chi scrive) ha letto tutti i capitoli precedenti della bibliografia dell'autore a volte non è facile raccapezzarsi tra i mille rimandi, cucire insieme le tappe della vita dei protagonisti disseminate nel tempo e far quadrare il cerchio di una narrazione più che intricata, almeno fino a che giungerà il momento di tirare i fili avvicinandosi al finale.

Questa tempesta, questo disastro devastante. La storia, la guerra, creano opportunità in mezzo al disastro devastante che è la vita, che è la società americana, che è una nazione fondata sulla violenza, su losche complicità, sulla vanità, su desideri perversi, sul vizio, sull'incuranza nel calpestare l'altro per i propri scopi e poi corrompere, occultare, compartimentare, ricattare, eliminare, tradire, sfruttare, rinnegare. Non so se la definizione di Joyce Carol Oates che indica Ellroy come il Dostoevskij americano possa essere calzante, indubbiamente Ellroy è tra i re del noir, forse è IL re del noir, e forse ancora Ellroy è addirittura oltre il noir; la narrazione di Ellroy è più nera del nero, è immersa in un marciume dove le speranze sono flebilissime, dove i personaggi che sembrano avere un rimasuglio di umanità sono comunque corrotti, feriti o sporcati da decisioni prese, da errori passati, da voltafaccia repentini, mossi da opportunismi o da passioni smodate, qui immersi nella tempesta che segue l'attacco di Pearl Harbor, in un momento storico dove nasce la caccia al giapponese, campi di internamento su suolo americano vengono creati in fretta e furia, i diritti cancellati, le ideologie implodono per collidere in nuove opportunità grette e malate: rossi e neri, nazisti e comunisti, sinarchisti, accomunati da ossessioni e visioni distorte. È una tempesta vera quella riporta alla luce un cadavere bruciato e sepolto da tempo, la linea di indagine confluirà in una vecchia e irrisolta storia concernente una rapina al treno, neanche fossimo nel vecchio west, una rapina durante la quale sparì un ingente quantitativo d'oro, in parallelo due poliziotti corrotti dell'L.A.P.D. vengono uccisi in una casa di piacere ambigua in compagnia di un messicano sconosciuto. A seguire la pista dell'oro e a cercare una chiusura al caso degli agenti morti, una chiusura solo se possibile veritiera e pulita, ci sono il giapponese della scientifica Hideo Ashida che porta in giro una faccia che in quel preciso momento storico attira odio e disprezzo da tutte le parti, il corrottissimo Dudley Smith, irlandese senza scrupoli deciso a sfruttare la guerra con un traffico di clandestini (e altro) tra Messico e California, i componenti di una strana fazione sospettati di far parte della Quinta Colonna ma con una serie intricata di relazioni e segreti da nascondere (o da portare alla luce), la rossa e decisa Kay Lake direttamente dalle pagine di Perfidia, i sinarchisti messicani, la giovane e bella Joan Conville reclutata da Bill Parker nel Dipartimento di Polizia di Los Angeles e proveniente dalla marina militare, e c'è anche Elmer Jackson, poliziotto al quale le manovre di Dudley Smith non piacciono molto, ma non pensiate che lui sia uno stinco di santo. I destini di questi e tantissimi altri personaggi sono destinati a incrociarsi e in qualche modo a convivere con la Storia, in una tela torbida di intrighi nella quale è difficilissimo districarsi.

È un libro ostico Questa tempesta, anche per chi già conosce l'opera di Ellroy, figuriamoci per chi non è addentro alle dinamiche dello scrittore e non ha nessuna infarinatura sui personaggi e sugli eventi trattati dallo stesso. Oltre alla necessaria conoscenza di base, almeno del precedente Perfidia, il lettore che approcciasse per la prima volta un romanzo di Ellroy si troverebbe a dover fare i conti con uno stile di scrittura che ha sì trovato un suo perfetto equilibrio ma che potrebbe ad ogni modo risultare difficile da digerire per un novizio. Per chi è già aduso agli scritti dell'autore losangelino l'impressione è che la prosa dello scrittore in Questa tempesta sia a un punto di cesellatura ottimale che non snatura il suo stile personale, essenziale, febbricitante, secco e tagliente, spesso difficile per chi non lo ha ancora assimilato a dovere, ma che viene qui aiutato da capitoli tutto sommato brevi e da alcuni momenti di riassunto dove si tirano un po' i fili della narrazione. Il difficile viene proprio dal contenuto, dalla moltitudine esagerata di personaggi ed eventi, dalla fatica che si fa a seguire le varie diramazioni degli stessi e a collocarne all'interno i molti protagonisti secondari. Se si è il classico lettore che pretende di unire tutti i puntini, conoscere tutto di tutti senza soprassedere su qualche dimenticanza (della propria memoria, non di Ellroy) e su qualche fraintendimento qua e là qui c'è davvero da impazzire, piuttosto leggete altro. Bisogna entrare nel mood e farsi trascinare da questa tempesta, da questo disastro devastante, allora e solo allora ci si potrà godere il viaggio. Detto questo rimane il fatto di come Questa tempesta non si collochi tra i migliori esiti di Ellroy, probabilmente un approccio più chiarificativo in diversi passaggi avrebbe giovato alla narrazione che a tratti, pur amando e conoscendo lo scrittore, si fa effettivamente pesante, anche nella mole di battute un taglio probabilmente da molto pubblico non sarebbe stato malvisto, anzi. Quindi a conti fatti vale la pena? Domanda inutile, perché se siete fan di Ellroy il libro dovrete leggerlo per forza, altrimenti il prossimo potrebbe essere un vero incubo da seguire, è un mondo in continuo fermento ed espansione quello di Ellroy, con Questa tempesta faticherete, probabilmente più che con altri suoi scritti, ma Ellroy è così, non è facile, prendere o lasciare, non è uno che si legge per passare un po' di tempo.

domenica 5 gennaio 2020

CRONACA NERA

(Buzz M for murder e Clash by night di James Ellroy, 2017/2018)

Seguendo James Ellroy da tanti anni e avendo letto tutti i suoi romanzi e le sue raccolte di racconti ho imparato cosa aspettarmi da ogni sua nuova uscita, soprattutto nell'ultima fase della sua carriera, e a dividere le sue opere tra alimentari e monumentali, spesso risapute e a volte quasi superflue le prime (tranne alcune eccezioni, vedi Caccia alle donne per esempio), quanto avvincenti e dirompenti le seconde. Negli ultimi anni Ellroy è sempre stato impegnato in qualche grosso progetto, di quelli che per ovvie ragioni richiedono tempo e dedizione, attualmente ha in ballo la seconda Quadrilogia di Los Angeles di cui il Perfidia del 2014 è stato il primo fondamentale tassello (e un secondo dovrebbe uscire proprio quest'anno). Nel frattempo l'autore losangelino si dedica a progetti minori che a mio avviso hanno principalmente lo scopo di far cassa nei periodi che intercorrono tra la pubblicazione delle sue opere monumentali, veri e propri tomi dalla mole capace di intimorire e dalla qualità innegabile. Questo Cronaca nera risulta essere proprio uno di quei riempitivi, indubbiamente piacevoli da leggere, ma che nulla aggiungono allo stile che Ellroy ha affinato negli anni né a quella che è diventata a tutti gli effetti la sua storia americana segreta e sotterranea, un'epopea in cui fatti e personaggi reali sono interconnessi alle vicende degli uomini e delle donne creati da Ellroy stesso, in un impasto avvolgente e dal fascino incredibile che ha pochi eguali nelle letteratura americana moderna.

In questo libro di un centinaio di pagine che Einaudi pubblica al prezzo di 12 euro (sinceramente troppi per quel che offre) Ellroy ci racconta in modo cronachistico due celebri casi di nera che afflissero i dipartimenti di polizia delle due città più imponenti d'America: New York e Los Angeles. I casi sono quello del doppio omicidio di Janice Wylie e Emily Hoffert, due giovani rampolle della New York per bene, avvenuto il 28 agosto 1963, lo stesso giorno in cui Martin Luther King tenne il suo famoso discorso a Washington in occasione della marcia per il lavoro e la libertà, e quello dell'uccisione di Sal Mineo, attore di Hollywood che recitò al fianco di James Dean in Gioventù bruciata e in altre pellicole del periodo. Entrambi i casi sono narrati dal punto di vista di un componente del corpo di polizia, un narratore impersonale che rappresenta qui tutto il dipartimento di polizia competente, mettendone in evidenza le procedure, le mancanze, gli errori, gli abusi e i sensi di colpa per le scelte sbagliate prese nella gestione dei due casi. Lo stile di Ellroy è quello secco che abbiamo già imparato a conoscere quando si occupa di ricostruzione dei fatti: incalzante, stringente, diretto. Il lettore uso alla prosa dell'autore ci riconoscerà tutte le sue ossessioni, prima su tutte quella dell'amore quasi viscerale degli agenti per le giovani vittime del caso Wylie/Hoffert, approccio che deriva dai tragici fatti che Ellroy visse in prima persona all'epoca dell'omicidio della madre e che ricorrono in diversi suoi romanzi e personaggi, da Dalia nera in avanti. Torna inevitabilmente per il secondo caso l'ambiente delle celebrità di Hollywood con tutti gli altarini segreti che queste si portano dietro nei racconti dello scrittore, tra uso di stupefacenti, omosessualità, relazioni illecite, etc...

Indubbiamente quando ci si immerge nella relazione dei casi la lettura prende la mano, Cronaca nera è un libro che si legge in uno/due giorni, Ellroy sa come scrivere e come catturare l'attenzione del lettore, assistere per un'altra volta ancora ai metodi illeciti della polizia, all'ossessione degli ispettori per le vittime, al lato poco chiaro di Hollywood sono tutte cose che riportano i fan di Ellroy a casa, non di meno, soprattutto se si considera il prezzo del libro, c'è da dire che non c'è davvero nulla di nuovo in quest'opera che rimane valida principalmente per il fan completista. Chi segue l'autore da tempo sarà ormai scafato e da queste uscite, come capita a me, più o meno ha imparato cosa aspettarsi e ovviamente non potrà fare a meno di acquistare comunque l'ultima opera del suo scrittore preferito. Così vanno le cose.

venerdì 11 maggio 2018

PERFIDIA

(di James Ellroy, 2014)

Si può parlare di perdita dell'innocenza per un Paese che l'innocenza l'ha persa già molto tempo addietro e che forse non l'ha mai avuta fin dai tempi della sua fondazione? Forse no; si può però sottolineare come quell'innocenza venga ancora e ancora stuprata, calpestata, affogata nel sangue e nella violenza da tutta una serie di interessi, pulsioni, ossessioni capaci di cambiare finanche il corso alla Storia. E a rovistare nel marciume della Storia non c'è nessuno più bravo di James Ellroy che con Perfidia (per la gioia di tutti i fan) inaugura una nuova tetralogia dedicata a Los Angeles spostando il focus sul dicembre del 1941, nei giorni che vedono l'attacco dell'aviazione giapponese alla base navale di Pearl Harbor.

La Storia, quella americana principalmente, è stata già indagata a fondo dall'autore losangelino; nella prima tetralogia di Los Angeles Ellroy ci presenta una visione nerissima della città in una serie di eventi che coprono gli anni dal '46 al '58, lo fa tra le pagine di quattro dei suoi romanzi più celebri: Dalia Nera, Il grande nulla, L. A. Confidential e White Jazz. Negli anni successivi, con la U.S.A. Underworld Trilogy, Ellroy allarga lo sguardo alle vicende dell'America intera grazie a tre romanzi monumentali uno più bello dell'altro (American Tabloid, Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio) andando a esplorare gli anni che vanno dal 1958 al 1972.

Con Perfidia si torna tra le strade di L.A. e a quello che ormai si può definire l'Universo condiviso dei libri di Ellroy. È un salto nel passato che riporta moltissimi dei personaggi che i fan dello scrittore hanno imparato ad amare/odiare nelle pagine dei suoi molti romanzi precedenti, a una relativa gioventù, a un'epoca in cui i vari Scotty Bennett, Lee Blanchard, Bucky Bleichert, Mike Breuning, Fred Hiltz, Ward J. Little, Buzz Meeks, William H. Parker e soprattutto Dudley Smith (più tantissimi altri) sgomitavano per diventare quello che saranno (sono stati) negli anni a venire. Per apprezzare al meglio il mosaico infinito che lo scrittore continua a cesellare libro dopo libro, anno dopo anno, bisognerebbe rileggere di continuo i vari capitoli di questa immensa storia, impresa proibitiva vista la mole di pagine spropositata prodotta da Ellroy nel corso dei decenni.

Come già accade in altri scritti dell'autore, anche in Perfidia si muove tutto in un gioco di convergenze, confluenze e commistioni. I progetti, gli affari, spesso sporchissimi, di una moltitudine di personaggi vanno a creare l'impalcatura di una vicenda corale che muove i suoi passi sullo sfondo degli eventi storici e che vede incrociare le strade dei soliti noti inventati di sana pianta da Ellroy con le vicende di personaggi realmente esistiti, dalla star Bette Davis, al futuro capo della polizia William Parker, dal compositore Leonard Bernstein al gangster Mickey Cohen e via di questo passo. Le quasi 900 pagine di Perfidia sono condensate in un arco temporale ridottissimo, la vicenda narrata si dipana tra il 5 di dicembre del 1941 e il 29 di dicembre dello stesso anno, una manciata di giorni durante i quali cambieranno i destini di molti uomini e di molte donne e che vedranno il quasi totale rovescio di una delle comunità più integrate della regione Californiana: quella degli immigrati giapponesi in America.

La guerra cambia i destini, rovescia le percezioni, scardina la morale, estremizza gli idealismi, normalizza la menzogna. La guerra mette in moto una serie di eventi e di turpitudini nei quali verranno coinvolti tutti i numerosi protagonisti del romanzo. Hideo Ashida lavora nella sezione scientifica del Dipartimento di Polizia di Los Angeles (L.A.P.D.), è un dottore brillante, curioso, che si troverà ad avere il colore e i tratti somatici sbagliati in una nazione che è appena stata bombardata dai caccia Zero giapponesi. Kay Lake è una bella rossa che vivrà i giorni più intensi della sua esistenza grazie alla guerra, tenterà di infiltrarsi in una cellula della Quinta Colonna per minarne le attività, più per curiosità e voglia di vita che non per ideologia, le pagine del suo diario ci accompagneranno tra i giorni di quel dicembre e tra i corpi dei suoi tanti uomini. William H. Parker è uno dei potenziali candidati al posto di futuro capo dell' L.A.P.D., ambiguo cattolico, fervente praticante dotato di una morale rigida ma incline allo stesso tempo al compromesso, capitola davanti all'alcool e alle rosse. Dudley Smith è il prototipo dello sbirro opportunista, violento, con un codice morale tutto suo ma ben presente, irlandese dai mezzi spicci e dalla testa fina. In questi quattro personaggi si può individuare il motore di tutte le vicende che attrarranno a loro tutta una serie di altri protagonisti, più o meno noti ai fan di Ellroy e alla Storia.

Ellroy ci mostra con estrema lucidità come per chi sa approfittarne, anche con mezzi poco leciti, la guerra non sia altro che un'opportunità, un'onda da cavalcare solo per venirne fuori rinforzati, arricchiti, magari sentimentalmente e moralmente feriti, con la consapevolezza che a tutto, proprio a tutto, si fa il callo. È un lunghissimo viaggio Perfidia, da percorrere sulle note dell'omonima canzone di Glenn Miller, un viaggio tra le strade oscurate di una Los Angeles dalla quale tutti quanti usciranno cambiati, tutti i protagonisti del romanzo, ognuno a suo modo, concorreranno alla scrittura di una delle pagine più nere della Storia interna agli Stati Uniti d'America.

giovedì 4 agosto 2016

RICATTO

(Shakedown di James Ellroy, 2012)

Seguendo ormai da anni con una certa costanza il lavoro di James Ellroy ho ormai acquisito la presunzione di sapere in anticipo cosa, o meglio quanto, aspettarmi da ogni libro e da ogni nuova uscita dello scrittore losangelino. Lo schema è ormai delineato. Dal 1995 in avanti Ellroy ha iniziato la stesura di quelli che più che semplici libri sono enoooormi tasselli di un'opera monumentale. Dopo aver portato a termine il progetto dell'L.A. Quartet in un arco di tempo relativamente breve (quattro libri dall'87 al '92 e applausi, please), lo scrittore si imbarca in una nuova, lunghissima avventura. Esce proprio nel 1995 American Tabloid, primo capitolo dell'Underworld USA Trilogy, una trilogia che si concluderà solo nel 2009 con l'arrivo nelle librerie de Il sangue è randagio. Il secondo episodio, il libro Sei pezzi da mille, è datato 2001. Tre libri in ben quattordici anni. In realtà sarebbe meglio dire tre monumenti che tutti voi dovreste assolutamente leggere in ben quattordici anni. Ovviamente tra un libro e l'altro i lettori volevano Ellroy, le case editrici volevano i soldi derivanti dai libri di Ellroy, io volevo Ellroy (beh, avrei voluto anche i soldi ma a me quelli non li danno, anzi sono io che devo darli a loro purtroppo). Così nel mezzo, tra un monumento e un altro, Ellroy scrive articoli, racconti, cura raccolte, libri autobiografici e quant'altro. In Italia le sue pubblicazioni vengono anche spezzettate per aumentarne i profitti e lo schema si delinea chiaro: monumento, libri minori o alimentari, sporadiche perle inaspettate (come Caccia alle donne per esempio). E sai già in anticipo quale sarà il libro che ti terrà incollato alle pagine, che ti farà amare Ellroy come non hai amato nessun altro scrittore mai. E quelli sono i monumenti, i prossimi che non ho ancora letto so già che saranno Perfidia (2014) e le successive uscite di quello che è già stato definito il secondo L.A. Quartet. Nel mezzo ci saranno divertissement e libri minori come questo Ricatto e forse, speriamo, qualche perla inaspettata. Poi non è detto che questi minori non siano piacevoli o interessanti, però... però... non è questo l'Ellroy che si aspetta con bramosia.

La cosa migliore di Ricatto che mi rende caro questo libro è che la mia copia è autografata dall'autore e dedicata a mia figlia Laura, il contenuto è oggettivamente poca cosa. In un racconto di neanche 80 pagine Ellroy ci racconta alcuni passaggi della vita di Freddy Otash, uno sbirro bastardo e poco ligio alle regole, ricattatore e gran rovistatore nelle monnezze e nefandezze dei divi di Hollywood. Il racconto poco aggiunge a tematiche già note e (ab)usate dallo stesso Ellroy, in primis le devianze sessuali delle star di Hollywood, il marcio e la violenza di L.A. e della polizia, la nascita dei tabloid scandalistici. Tutto qui, in più l'espediente di inserirsi in prima persona nella narrazione, troviamo infatti un Otash ormai vecchio in procinto di narrare episodi della sua vita a un certo James Ellroy, scrittore che vorrebbe trarne materiale per una serie tv.

Antipasto neanche troppo stuzzicante (e scommetto ce ne sarà una seconda parte) in attesa della prima portata (Perfidia). Vi lascio con un passaggio dritto dritto dalla bocca di Freddy: La terra tremò. Il cielo si accese di malva e rosa. Sollevammo le bottiglie e applaudimmo. I colori sfumarono in una luce bianca splendente. Con un braccio intorno alle spalle di Elizabeth Taylor, guardai Ingrid Bergman dritto negli occhi.

giovedì 3 settembre 2015

CACCIA ALLE DONNE

(The Hilliker curse di James Ellroy, 2010)

C'è una sottile linea rossa che unisce le due letture che hanno accompagnato la mia estate calda (e cazzo se è stata calda, sto sudando ancora adesso). I due libri, Io sono vivo e voi siete morti e questo Caccia alle donne, sono entrambi in qualche modo chiarificatori di diversi aspetti del lavoro dei due scrittori protagonisti: Philip K. Dick e James Ellroy, due autori che in fin dei conti poco o nulla hanno a che spartire l'uno con l'altro.

Se dal primo, di cui abbiamo già parlato diversi giorni fa, mi aspettavo ottime sensazioni poi effettivamente ritrovate, questo Caccia alle donne era per me un'incognita da affrontare con timore, un azzardo che si è rivelato però una sorpresa grandissima. Ed ecco il perché.

Caccia alle donne non è un romanzo, è la confessione autobiografica di un aspetto fondamentale dell'esistenza di James Ellroy, ovvero il suo rapporto con la figura femminile uscito forse dai binari della normalità quando lo scrittore era ancora un bambino. Come in molti ormai sapranno la madre dello scrittore losangelino venne brutalmente assassinata quando Ellroy aveva solo dieci anni. Questo fatto, come è facile presupporre, divenne una sorta di ossessione per il ragazzo prima, e per l'uomo poi, un'ossessione che sfogò anche studiando il caso della Dalia Nera, fatto di cronaca molto noto che presentava diversi lati simili a quello dell'assassinio di Jean Hilliker (la madre di Ellroy) e che funse da ispirazione per uno dei romanzi di più grande successo dello scrittore (The Black Dahlia, 1987).

Tutto ciò che riguardava il caso Hilliker, Ellroy lo sviscerò già molti anni or sono ne I miei luoghi oscuri, romanzo esorcizzante davvero duro da digerire e ostico per il lettore, romanzo probabilmente indispensabile per l'autore e per la sua sanità mentale. Caccia alle donne prometteva un nuovo mettersi a nudo da parte di Ellroy e una nuova rivelazione sconcertante taciuta ne I miei luoghi oscuri.

Ora il timore era dato dalla possibilità di trovarsi di fronte a un altro libro necessario per l'autore, anche comprensibilmente, ma nuovamente ostico per i lettori, compresi i fan di Ellroy come me. Caccia alle donne è invece un libro bellissimo, intriso di grandissima passione, di lacerante ossessione, di amore immenso e difficile, di rispetto e protezione della donna a livelli altissimi, il tutto filtrato in maniera decisamente stramba dall'equilibrio poco ortodosso della mente geniale e particolare allo stesso tempo del celebre scrittore.

Si ripercorre il rapporto con il genere femminile dall'infanzia alla giovinezza, fase in cui il rapporto era prettamente mentale, voyeristico e ossessivo, il rapporto tra la donna e la madre, i grandi amori dello scrittore, totalizzanti, incisivi e avvolgenti e poi la paura, il timore, la fuga e infine i matrimoni. Il tutto narrato con una sincerità disarmante che non nasconde i vizi e i brutti aspetti del carattere dello scrittore che si offre in una catarsi completa ai suoi lettori (ma più che altro alle sue lettrici). Un autore per il quale (e un libro nel quale) sembra che esista solo l'altra meta del cielo da proteggere e adorare. Passione, pura e incontenibile passione.

E poi il riflesso della donna, delle donne, nelle sue opere, i personaggi, i condizionamenti e quant'altro, la donna che dona vita alle opere di Ellroy, e infine, come promesso, quella scomodissima rivelazione, la maledizione Hilliker.


sabato 14 marzo 2015

AN EVENING WITH: JAMES ELLROY

Sono passati più di quattro anni ormai dalla mia ultima e unica sortita al Circolo dei lettori di Torino, all'epoca l'appuntamento era stato con lo scrittore Bret Easton Ellis e l'esperienza non completamente appagante (vedi qui).

Questa volta sono contento di poter dire che tutto è andato per il meglio, a partire dalla simpatica telefonata fatta al circolo per carpire alcune informazioni e che mi ha permesso di parlare con una ragazza davvero cortese la quale mi ha anche un pochino spiegato alcune dinamiche delle serate, buona occasione per farci due risate e sdrammatizzare sull'inspiegabile successo di pubblico conseguito da alcuni incontri rispetto ad altri (ovviamente di maggiore interesse).

Quel che importa realmente è che l'amico Luca ed io siamo riusciti a goderci al meglio la presentazione dell'ultima fatica di James Ellroy: Perfidia. In sala oltre allo scrittore anche l'editor Luca Briasco di Einaudi che ha svolto anche il compito di intervistatore e, ovviamente, la traduttrice.

Dopo tanto tempo e un'occasione mancata qualche anno fa, ecco comparire davanti a me il mio scrittore preferito (o uno dei ma un po' più degli altri). Ben piazzato, camicia hawayana neanche fosse adagiato sotto il sole di Miami, occhialini tondi e quell'aria da parzialmente matto che lo rende così intrigante. Peccato non abbia ululato come ogni tanto gli capita di fare. Nel complesso Ellroy si è rivelato persona capace di intrattenere il pubblico anche con la parola in forma orale oltre che con quella scritta, divertente e disponibile, non per niente sono tornato a casa con una copia di Ricatto autografata e con sopra il nome di mia figlia Laura scritto da Ellroy, una dedica per le generazioni future di fan.

Ma in parole povere cosa ci aspetta in questo Perfidia? Intanto il libro apre una nuova quadrilogia di Los Angeles ambientata questa volta sul finire del 1941 a cavallo dell'attacco di Pearl Harbor da parte dei giapponesi, un attacco capace di cambiare la visione della vita a molti giovani americani e ai nippo-americani presenti su suolo statunitense in quel periodo. Torneranno, nelle loro versioni più giovani, diversi personaggi che i fan di Ellroy hanno imparato ad amare nel corso di tanti anni di letture, un nome su tutti: Dudley Smith. A differenza di quel che accadeva in altri libri dello scrittore il periodo preso in considerazione sarà molto breve, l'intera vicenda (più di 800 pp.) si esaurirà nel giro di un mese. Quattro i personaggi principali e per la prima volta uno di questi sarà una donna, Kay Lake, per la quale lo scrittore ha ritagliato anche una prospettiva sugli eventi in prima persona, una prospettiva che il lettore troverà sotto forma di diario. E poi Lee Blanchard, Mickey Cohen, Buzz Meeks... e ai fan non serve altro.

Viene l'acquolina in bocca al pensiero di ritrovare Ellroy su uno di quei progetti ad ampio respiro nei quali lo scrittore rende al meglio. Non vedo l'ora, prima però dovrò affrontare la lettura di Caccia alle donne e Ricatto (autografato).


sabato 13 dicembre 2014

IL SANGUE E' RANDAGIO

(Blood's a rover di James Ellroy, 2009)

Convergenze. Connessioni. Confluenze. Queste le chiavi di lettura di questo libro, della trilogia americana e di tutta la migliore prosa di James Ellroy. Il viaggio iniziato nel lontano 1995 con American Tabloid e proseguito nel 2001 con Sei pezzi da mille si conclude nel migliore dei modi con questo Il sangue è randagio. Personalmente trovo che pur non raggiungendo le vette altissime regalateci in American Tabloid quest'ultimo tassello della trilogia superi di gran lunga il capitolo centrale (comunque ottimo) inserendosi tra le cose migliori scritte da Ellroy in tutta la sua carriera. Dopo un lungo periodo interrogatorio durante il quale mi è capitato di leggere diverse opere che considero secondarie dello scrittore losangelino, l'amore per i suoi scritti è tornato a splendere con forza grazie a questo tomo gigante (859 pp.) che mi ha impegnato per quasi tre mesi.

Continuità. La storia riprende dal 1968, proprio dove ci eravamo lasciati nel romanzo precedente, dopo gli omicidi di Robert Kennedy e Martin Luther King. Wayne Tedrow Jr., il ragazzo che aveva i sei pezzi da mille, è cresciuto, è diventato un'altro. L'America sta cambiando, la Storia sta cambiando, l'innocenza è irrimediabilmente perduta e i focolai di protesta attecchiscono. In questo scenario Ellroy colloca dal principio, come già fatto in passato, tre personaggi che saranno il motore di molte delle vicende che accompagneranno il lettore fino al 1972. Il sopra citato Wayne Tedrow sempre più deciso e divorato dai sensi di colpa, il castigamatti Dwight Holly, uomo di J. Edgar Hoover e sorta di fratello maggiore per Wayne e il pivellino con la mania del voyeurismo Don Crutchfield. Se possibile questo romanzo risulta ancora più corale dei precedenti, un romanzo dove i coprotagonisti assurgono in maniera evidente a ruolo di prime donne, ogni personaggio tratteggiato con perizia e con una storia dettagliata alle spalle, in questo il lavoro di preparazione e programmazione delle vicende da parte di Ellroy sembra avere del maniacale, l'ossessione dello scrittore è trasferita in quelle molteplici dei personaggi o viceversa.

Le figure femminili, spesso vittime nei racconti di Ellroy ma coperte sempre da grandissimo amore e rispetto da parte dello scrittore, sono qui il vero perno delle vicende, donne fantastiche, forti, decise, libere, ferite e compromesse, capaci di gesti inusitati e grandi sacrifici. Le loro storie convergono, confluiscono e si connettono alle vite di numerosi altri protagonisti impegnati a modellare Storia e società a loro immagine e somiglianza.

Sono gli anni dei movimenti in difesa dei diritti dei neri, Pantere Nere, Fronte di Liberazione Mau Mau, l'Alleanza della Tribù Nera sono tutte organizzazioni da arginare per tipi come Hoover e Holly, mentre Wayne sarà impegnato sul fronte della malavita organizzata facendo da intermediario tra mafia, Howard Hughes e i dittatori di nuovi Stati da sfruttare come Repubblica Dominicana e Haiti. Mentre si affievoliscono gli echi della questione cubana prenderanno sempre più piede la magia e il voodoo haitiano, erbe e smeraldi, miscele pericolose che costeranno la vita a più d'una persona. E ancora: Nixon, comunismo, gioco d'azzardo, ossessioni, vendette e tutto quello a cui ormai Ellroy ci ha abituati e con cui ci ha viziati.

A volte negli intrecci dello scrittore sembra di perdersi, di non cogliere, di non sentire il CLIC indispensabile a connettere, a far confluire le piste, a far convergere le storie. Ma ci penseranno gli stessi protagonisti a chiarire tutto, a far tornare i conti e anche, una volta voltata l'ultima pagina, a farci sentire un po' più soli. La trilogia si è chiusa ma dopo il '74 c'è stata ancora Storia, Storia che va scandagliata, riletta, messa in discussione e re-ipotizzata. Speriamo che Ellroy torni a farci su un pensierino, sarebbe un'ottima notizia.

James Ellroy

mercoledì 5 marzo 2014

SCASSO CON STUPRO

(Hot-Prowl Rape-O di James Ellroy, 2004)

Con la lettura di Scasso con stupro di Ellroy metto finalmente fine allo scasso con stupro perpetrato al mio portafogli da parte della Bompiani. Delle motivazioni della mia acredine nei confronti della casa editrice parlai diffusamente in altri post, questa volta ve le risparmio molto volentieri.

Questa breve novella (siamo sulle 138 pp. stampate su formato ridotto in corpo che sarà 14 se non addirittura 16) è uno dei tre racconti che Ellroy ha dedicato al detective Rick Rino Jenson e al suo amore ossessivo e ossessionante per l'attrice hollywoodiana Donna Donahue. Un amore quasi totalmente platonico, consumato in maniera mooooolto sporadica in un arco di tempo compreso tra il 1983 e il 2004, un'ossessione totalizzante capace di mandare fuori fase il detective dell'L.A.P.D come solo poche cose riescono a fare, tipo l'omicidio irrisolto dell'allora giovane (siamo nel 1965) Stephanie Gorman.

In questo stralcio di trama c'è già gran parte della narrativa di Ellroy, almeno quella che compare in questi brevi racconti dello scrittore losangelino, racconti da considerare di secondo piano rispetto ai veri capolavori sfornati dal nostro. Le varie declinazioni dell'amore hanno un'importanza unica nell'economia del racconto: amore, sesso, perversione, ossessione, che mescolati in un cocktail ben dosato si trasformano spesso in violenza, vendetta e morte.

L'apertura è di quelle che non possono lasciare indifferenti i fan di Ellroy, dopo tante e tante rivelazioni a base di scandali hollywoodiani, poliziotti corrotti, attrici ninfomani e comportamenti deviati offertici dallo scandalistico Hush-Hush, ci lascia per sempre il direttore dello squallido fogliaccio, quel Danny Getchell coprotagonista di diversi racconti di Ellroy. A ricevere la sua eredità (e i suoi dossier compromettenti) Gary Getchell, nome d'arte e non imparentato con, che da subito denuncia corruzione e riciclaggio per mano dello stesso L.A.P.D.

Mettiamoci anche alcuni scassi in appartamenti abitati da dolci fanciulle indifese ad opera di un pervertito in cerca di trofei libidinosi e il quadro è quasi completo. Tutte le perversioni e i vari personaggi sono destinati a scontrarsi, così come lo sono ancora una volta Rick e Donna uniti ancora nella più classica delle spirali di sesso e violenza, nel loro caso stemperata da una tenera (?) dose d'amore.

Lo stile di Ellroy? Per farvi capire, dall'incipit: Il Paradiso è persempre. Il tempo si trascina e ti intrappola. Il tempo ti transenna tangibile. Il tempo circoscrive il tuo eccesso di eventi terreni. Il tempo immobilizza gli immortali e li proietta nel passato.
Donna. Io. Bel balzo: '83-'04, trotterellando nel tempo.
Doveva accadere. Le ligie leggi della fisica reclamavano una ripresa. Le nostre vibrazioni viaggiavano vampiriche. Si riallacciarono a rompicollo. Scoppiettarono e sfavillarono nel nostro
spiritus mundi e in un'L.A. lordata di napalm nucleare. (trad. Carlo Prosperi)

It's Ellroy, baby.

James Ellroy

martedì 27 agosto 2013

JUNGLETOWN JIHAD

(di James Ellroy, 2004)

Jungletown Jihad altro non è che una delle tre brevi novelle che James Ellroy ha dedicato al detective Rick Jenson e al suo amore malato per l'attrice di Hollywood Donna Donhaue, novelle tutte originariamente pubblicate nell'edizione americana di Destination: Morgue!

Purtroppo per l'edizione italiana della suddetta raccolta di racconti la Bompiani decise di smembrare la trilogia e l'opera dell'autore effettuando una sgradevole operazione editoriale utile forse per rimpinguare un po' di più le casse dell'editore ma che ha reso un servizio sicuramente non ottimale ai lettori e ai loro portafogli.

Comunque, uno dei tre racconti (Troiaio a Hollywood) è rimasto nell'edizione italiana di Destination: Morgue! (8,50 euro) mentre gli altri due sono stati pubblicati in maniera separata e autonoma in Scasso con stupro (6,50 euro) e in questo Jungletown Jihad (13 euro).  Tenete conto che è possibile trovare l'edizione originale di Destination: Morgue! a circa 12 dollari... fate due conti e traetene le dovute conclusioni. Comunque di tutto l'affaire ne parlai più approfonditamente nel commento di Il Dubbio Letale.

Qui ci troviamo di fronte alla classica novella in stile Ellroy con qualche differenza che crea uno scarto dalla produzione più importante e riuscita dell'autore Losangelino. Partiamo dalle differenze: lo scenario è sempre la Los Angeles immersa nel marciume e nella perdizione che i fan di Ellroy hanno ormai imparato a conoscere. Non però la Los Angeles degli anni '50 bensì una città del nuovo millennio, quello che si porta dietro le cicatrici della minaccia terroristica. Per la prima volta nel sottobosco Losangelino vediamo muoversi oltre ai soliti sbirri squilibrati, alle attricette di Hollywood, ai delinquenti assortiti la criminalità medio-orientale in odore di terrorismo. L'approccio del Detective Jenson e colleghi al caso che prende piede a seguito di alcune rapine durante le quali scappa il morto, è descritto nello stile secco e diretto dell'autore, un misto di pseudo-razzismo, perversioni, aggressività e scuola dei duri.

Per farvi capire, robe tipo: "Scollinammo la Harbor Freeway verso sud. Gli sbirri la chiamano la "Cloaca". E' il moloc dei musineri e uno scolo di schifezze. Coonnette Carbonia alla L.A. dell'Uomo Bianco. Tim Marti sgasava. Io sognavo a occhi aperti. Il fuso orario donnaico mi solleticava. Homicide Heat - bye bye. Addio irruzioni improvvisate sul set. Addio Donna in fashion feticista: distintivo dell'LAPD, pistola e manette."

Un detective fuori fase, un amore pluriennale quasi platonico, uno strano rapporto con i cani, i neri, gli arabi, gli invertiti, i pervertiti e il crimine, il colore nero che bagna le strade di una Los Angeles senza speranza sono le caratteristiche di quella che sicuramente non è una delle opere migliori di Ellroy; puro intrattenimento se paragonato ai vertici toccati con la Trilogia Americana o con l'L.A. Quartet. A tratti, per chi dell'autore ha già letto molto, aleggia quell'impressione di già visto e già sentito. Probabilmente anche lo spezzatino perpetrato ai danni di questa mini-trilogia non giova al risultato finale. Un buon intrattenimento ma non certo uno di quei libri che mi hanno fatto amare questo autore alla follia.

James Ellroy

lunedì 11 marzo 2013

10 VOLTI (10) - LE DONNE DI ELLROY

Questa volta sarà dura e veramente sfidante. L'idea mi è venuta leggendo uno dei racconti di Destination: Morgue di James Ellroy nel quale l'autore elenca alcune attrici della sua giovinezza. Unico comun denominatore il fatto che tutte queste attrici, tranne la più celebre, hanno recitato in almeno una puntata dello stesso celebre telefilm. Celebre all'epoca ovviamente, telefilm che porta il nome anche di un film successivo di successo.

E' già un'indizio. Difficile conoscerle, è un lavoro di ricerca, duro ma fattibile soprattutto se cogliete l'indizio (o se avete letto il libro di Ellroy).

Un volto, un punto. Ecco la situazione attuale:

01 La Citata 16 pt.
02 Bradipo 14 pt.
03 Luigi 8 pt.
04 Urz 7 pt.
05 L'Adri 7 pt.
06 Vincent 5 pt.
07 Poison 4 pt.
08 Umberto 4 pt.
09 Cannibal Kid 3 pt.
10 Elle 3 pt.
11 Viktor 2 pt.
12 Frank Manila 2 pt.
13 Beatrix Kiddo 1 pt.
14 Evil Monkeys 1 pt.
15 Zio Robbo 1 pt.
16 Luca Lorenzon 1 pt.
17 Blackswan 0 pt.
18 Babol 0 pt.
19 El Gae 0 pt.
20 M4ry 0 pt.



1)



2)



3)



4)



5)



6)



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9)



10)

sabato 9 marzo 2013

DESTINATION: MORGUE

(di James Ellroy, 2003)

Destination: Morgue è una raccolta di racconti dello scrittore losangelino James Ellroy, una raccolta con una genesi particolare. Mentre l'edizione italiana contiene alcuni articoli recuperati dalle pagine di GQ e un racconto omesso nella nostrana edizione di Corpi da reato, altra raccolta di pezzi dell'autore, è priva invece degli esiti narrativi più corposi come Dubbio letale, Scasso con stupro e Jungletown Jihad pubblicati da Bompiani in separata sede (a prezzi sicuramente vantaggiosi per la casa editrice ma meno per il lettore).

Di Ellroy ho letto davvero parecchio, il nostro è un rapporto che dura ormai da mooooolto tempo. In cima alla lista dei miei libri preferiti, e forse già lo sapete, c'è il suo fantastico American Tabloid. Il mio giudizio su questo libro potrebbe quindi essere sostanzialmente differente rispetto a quello che potrebbe darne chi si accosta per la prima volta all'opera dello scrittore.

C'è parecchio dello stile di Ellroy qui dentro, ci sono i suoi temi d'elezione, la sua ossessione per il crimine, la sua infanzia segnata dall'omicidio della madre, il suo pensiero politico, la sua caratteristica narrazione negli episodi di fiction, le sue frasi secche e incalzanti, insomma ci trovate il repertorio quasi (ed è un quasi molto importante) al completo. Il problema, per chi come me di Ellroy ne ha già letto molto, è che tutto suona già narrato, letto e sentito. Per chi invece fosse all'asciutto degli scritti dell'autore questa è una buona sintesi di storia, pensiero e stile/narrazione del buon vecchio James.

In Dove vado a pescarle, ne I miei anni morbosi e in Let's twist again Ellroy ritorna sui passi della sua giovinezza, andando ancora una volta a rimestare nell'episodio che segnerà tutta la sua vita: l'omicidio della madre da parte di uno sconosciuto. Da qui nasce l'ossessione per il delitto e il forte rispetto, a tratti morboso, per le donne con le quali per tutta la giovinezza non riuscirà a rapportarsi. C'è il racconto degli anni turbolenti della scuola, degli errori e di una vita a dir poco sregolata, dello strano rapporto con il padre e di quello con gli altri ragazzi, anni duri che però tanto hanno contribuito alla vita futura dello scrittore.

Io la so lunga ci dice qualcosa sui rags, i giornaletti scandalistici che impazzavano negli anni cinquanta. Notizie che scandagliavano la vita dei divi di Hollywood, gli scandali sessuali, le relazioni clandestine, gli agganci proibiti, pubblicazioni immancabili (e a volte protagoniste) in quasi tutti i romanzi di maggior successo dello scrittore. In Danny Getchell, guai a gò gò è proprio uno dei reporter del più popolare tra i rags, Hush-hush, a essere protagonista di un classico racconto alla Ellroy.

Non mancano neanche gli articoli sugli argomenti più disparati come la boxe (Pugni e sangre), le elezioni presidenziali (Padre, figlio e spirito di Clinton), la tv (Il fattore O'Really) ,  la cronaca e la giustizia (Pidocchietto). Qui Ellroy non si tiene nulla: passione, disprezzo, opinioni vengono regalate al lettore in maniera naturale e sincera. Ottima la frase sulle elezioni Bush/Clinton: "La buona notizia è che uno dei due avrebbe perso. Quella cattiva è che uno avrebbe vinto".

Torna ancora l'ossessione per il delitto e la violenza sulle donne, per la quale lo scrittore mostra un dolore sempre personale, nell'episodio dal titolo Stephanie e si chiude ancora in classico Ellroy-style con Troiaio a Hollywood.

Il libro è una buona presentazione dell'autore e dei suoi temi per tutti quelli che non lo conoscono. I fan sanno però che il meglio esce dalla penna di Ellroy quando i suoi personaggi si mescolano a quelli reali, quando la sua storia collide con la Storia e la riscrive, quando Ellroy si muove nell'epica americana moderna. Ed è proprio questo quel quasi di cui parlavamo sopra, qui manca e fa la differenza, ed è una differenza che vale tantissimo.

martedì 3 luglio 2012

TIJUANA, MON AMOUR

(di James Ellroy, 1999)

Quello che era in origine solo uno dei racconti contenuti in una raccolta più voluminosa, esce in Italia nella collana asSaggi (e infatti è proprio solo un assaggio) della Bompiani spalmato in un'ottantina di pagine che si leggono in un lampo, al prezzo di 6,50 euro. Meglio sarebbe stato includere il racconto nella sua collocazione originaria, la raccolta Corpi da reato ma tant'è... Per chi come me è fan dell'autore e vorrebbe leggere tutto il pubblicato di Ellroy, non resta che rivolgersi alla rete per recuperare il libro a un prezzo accettabile (infatti lo trovai a un paio d'euro prima che passasse la legge ammazza Amazon).

Con Tijuana mon amour, e il titolo già è una piccola perla, si torna ad immergersi nel marciume dell'America anni '50, nei vizi di Hollywood e nel fetore Losangelino, nella violenza e nella diffamazione dentro le quali soli i personaggi di Ellroy sanno muoversi così bene.

Torna alla ribalta il fogliaccio Hush-Hush tanto caro all'autore insieme a uno dei suoi imbrattacarte di punta, il diffamatore per eccellenza Danny Getchell. Sullo sfondo il processo per l'omicidio di Mabel Monahan alla fine del quale viene condannata anche la giunonica Barbara Graham. In primo piano invece l'inchiesta Dischi puliti venuta alla luce anche grazie al contributo del nostro prode reporter. Si dice che il Dj Flash Flood stia spingendo, pare in cambio d'incontrovertibile mazzetta, l'ultimo singolo di Linda Lansing complice anche l'inter(s)essamento della divina voce, proprio lui, The Voice, il grande e qui cristologico, Frank Sinatra.

Eventi che entreranno in connessione grazie all'indagine assolutamente interessata del nostro eroe indiscutibilmente non privo di macchie. Ci troveremo invischiati nel solito vortice di sesso, violenza e corruzione tanto caro ai personaggi di Ellroy e in un traffico di pellicce delle quali proprio la Lansig fa da testimonial. Un traffico che ci porterà dritti-dritti tra le meraviglie di Tijuana in compagnia del nostro Getchell e della parte più celebre del Rat Pack.

In Messico bisogna essere pronti a tutto, personaggi e situazioni senza freni e come al solito nessun eroe, nemmeno il protagonista. Dietro lo scintillio del mondo dorato di Hollywood si nasconde la pece, dietro la facciata rilucente lo sporco, uno sporco che nessuno come Ellroy è in grado di portare alla luce.

PS: il racconto è narrato con uno stile linguistico degno di essere studiato, sicuramente non facile e a volte spiazzante, però che maestria signori.

lunedì 17 ottobre 2011

L'ANGELO DEL SILENZIO

(Silent terror, di James Ellroy, 1986)

L'angelo del silenzio si può considerare, inquadrato nella bibliografia di James Ellroy, un romanzo di transizione. Arriva infatti dopo la trilogia dedicata a Lloyd Hopkins (Le strade dell'innocenza, Perché la notte e La collina dei suicidi) e subito prima del celebre L. A. Quartet (composto da Dalia Nera, Il grande nulla, L. A. Confidential e White Jazz).

Un libro a sé stante, apparentemente schiacciato tra le ossessioni personali di poliziotti complessi narrate nel prima e i capolavori a venire che delineeranno la magnifica visione di Ellroy sul degrado e sulla corruzione Losangelina dagli anni '50 e che faranno dello scrittore uno dei romanzieri noir più apprezzati al mondo. Cosa indubbia a mio parere.

Nonostante ciò, il romanzo si rivela essere uno dei più scorrevoli dell'intera carriera dell'autore. La prosa di Ellroy richiede solitamente impegno, difficilmente scrive romanzi che scivolano via come l'acqua fresca, i suoi scritti sono densi, a volte pesanti, richiedono e invogliano una seconda lettura.

L'angelo del silenzio invece scorre via bene, si rivela essere un libro insolito e ancora una volta di pregevole fattura.

Meno immerso nella Storia Americana rispetto a opere successive, narra in flashback la storia di Martin Plunkett psicopatico Serial Killer.

Fin dalla prima pagina sappiamo che il killer verrà catturato, lo sviluppo del romanzo è un cerchio perfetto, dopo il finale del libro potete riprenderne la lettura da capo senza soluzione di continuità e catturandone maggiori particolari.

La narrazione, dopo l'incipit, si sposta nel passato, all'epoca dell'infanzia di Plunkett, i primi problemi, i reati minori, la descrizione della follia che prende piede all'interno della sua testa, l'escalation criminale fino all'atto estremo dell'assassinio. Una prima volta e poi ancora e ancora.

Per una volta non osserviamo le ossessioni di tutori dell'ordine ma quelle di un vero folle. Anche in questo caso Ellroy non smentisce il suo talento creando una storia sempre avvincente.

I fatti di cronaca reale qui si concentrano sull'argomento serial-killer. Plunkett durante il suo viaggio incontrerà Charles Manson, si parlerà del killer dello Zodiaco e di un mostro del Wisconsin. Come al solito alla mera narrazione, Ellroy alterna estratti da articoli di giornale, diari, rapporti di polizia e quant'altro ci riporta allo stile dello scrittore americano. Tutto però in maniera insolitamente fluida e scorrevole.

Anche qui un viaggio nel nero dell'America ma in una maniera che non mi aspettavo. Che Ellroy continui a stupirmi non può che essere un fatto positivo, ennesima dimostrazione del talento dell'autore.

I miei pezzi sul Ellroy forse sono un po' di parte ma per il mio autore favorito potete anche concedermelo.

giovedì 20 gennaio 2011

IL DUBBIO LETALE

(Grave doubt, di James Ellroy, 2000)

Il dubbio letale è un breve racconto di James Ellroy pubblicato in origine sulla versione americana della rivista GQEllroy prende spunto da una vicenda realmente accaduta, ne ripercorre i passi con il consueto stile secco e asciutto e ne porta a galla i dubbi che la circondano.

Un uomo bianco, in seguito a un tentativo di rapina nel parcheggio di un supermercato di Houston, viene colpito a morte da un colpo d’arma da fuoco. A impugnare l’arma un giovane nero. Il racconto prosegue come una sorta di cronaca dell’indagine successiva: testimonianze, rapporti, sospetti, vicoli ciechi, nuove piste. Dell’omicidio viene accusato il giovane Gary Graham. Segue il processo con relativa condanna a morte. In attesa dell’esecuzione della sentenza, il caso viene preso nuovamente in mano da due investigatori. Gli elementi sono pochi e contraddittori. A incriminare Graham un’unica testimonianza di peso.

Da qui il dubbio.

La Bibbia recita: (Libro del Deuteronomio, Capitolo 17, versetto 6) Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non potrà essere messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio.

Senza spendere troppe parole per quello che sembra un (molto) breve lavoro di routine per Ellroy, pubblicato in prima istanza come articolo, mi preme puntare l’attenzione sulle scelte editoriali italiane e nello specifico della casa editrice Bompiani.

La Bompiani è riuscita ad ottenere da questo articolo, usando un formato ridotto e un carattere decisamente grande, un libro che conta meno di 80 pagine. Un libro che ho letto in due giorni dedicando alla lettura neanche un ora al giorno. Il libro costa 6 euro. Io ho avuto la “fortuna” di acquistarlo su internet a 3 euro, ma questo è un altro discorso.
Sei euro per un articolo che negli States è stato raccolto insieme ad altri nel libro intitolato Destination: Morgue.

Bene, quest’ultimo libro è uscito anche qui da noi in Italia, epurato però dei racconti Grave doubt (pubblicato a parte da Bompiani come Il dubbio letale, 6 euro), Hot-Prowl Rape-O (pubblicato a parte da Bompiani come Scasso con stupro, 6,50 euro), Jungletown Jihad (pubblicato a parte da Bompiani con lo stesso titolo, 13 euro). Destination Morgue costa invece 8,50 comprende però tre racconti non presenti nell’edizione U.S.A. uno dei quali è però un recupero di un precedente taglio effettuato sulla raccolta Corpi da reato.

Per questa raccolta di racconti perchè la Bompiani deve farmi spendere la bellezza di 32 euro? Chi è che si prende la briga di fare certe scelte editoriali?
Per chiudere in bellezza cito il nome della collana che, alla luce dei fatti, ha il sapore di presa per il culo. La collana si chiama (scritto proprio così, minuscole/maiuscole comprese) asSaggi di narrativa Bompiani.


venerdì 30 luglio 2010

SEI PEZZI DA MILLE

(The cold six thousand di James Ellroy, 2001)

22 Novembre 1963. JFK è stato ucciso, Ellroy aveva chiuso con questo episodio il suo splendido American Tabloid e proprio da lì riprende la narrazione con questo Sei pezzi da mille nel quale lo scrittore ci racconta la sua personale Storia Americana fino al Giugno 1968.
Partiamo per una volta dalle note dolenti: Sei pezzi da mille non è all’altezza del suo predecessore.
E’ un buon libro, lo stile di Ellroy è riconoscibile e le tematiche portate avanti sono le stesse. Non potrebbe essere altrimenti: la Storia Americana è bagnata nel sangue, trame oscure scorrono sotto la superficie e il mondo non le vede, Ellroy ce le racconta.
A Dallas qualcosa è andato storto, l’attentato è riuscito ma qualcosa trapela. Qualcuno ha visto, qualcuno ha sentito. I protagonisti del precedente romanzo (lo saranno anche di questo, almeno alcuni) devono mettere le cose a posto e fare i conti con la propria coscienza. Ne escono personaggi forse più realistici ma meno epici, meno coinvolgenti, schiacciati dalla vita. Almeno uno dei cardini del precedente romanzo qui non è presente (non vi svelerò quale, tranquilli), ed era uno di quelli di maggiore fascino. Nuovi protagonisti ne prenderanno il posto ma nessuno, nemmeno Wayne Tedrow Jr. l’uomo con i sei pezzi da mille, riuscirà a eguagliarne il carisma.
Si ha inoltre la sensazione che la storia vera, quella con la S maiuscola, sia più lontana questa volta. Se escludiamo la parte finale del libro (di ben 760 pp.), sembra che i personaggi interagiscano meno con gli eventi realmente accaduti e anche le vicende dei veri protagonisti della Storia sembrano viste dal di fuori. Se in American Tabloid seguivamo da vicino quel che succedeva ai fratelli Kennedy, ai signori della malavita, a Jimmy Hoffa e via discorrendo, in questo seguito sembra di non avvicinarsi mai a Bobby Kennedy, a Martin Luther King, a Howard Hughes o a Lyndon B. Johnson. Si ha di questi personaggi una visione esterna.
I motivi di interesse restano comunque numerosi. Oltre a vedere come si evolveranno le vite degli uomini ai quali ci siamo ormai affezionati, si potrà seguire l’influenza che su di loro avranno la politica di Lyndon Johnson, la guerra in Vietnam, le macchinazioni di J. Edgar Hoover e il movimento per i diritti civili in favore dei neri d’America portato avanti da Martin Luther King.
Grande importanza rivestiranno le donne dei protagonisti. Donne che odiano la vita nella quale sono invischiati i loro compagni, donne maltrattate che non dimenticano, donne che tornano sotto forma di fantasmi dal passato. Donne in gamba e scaltre quanto e più dei nostri protagonisti.
Una delle costanti di questo romanzo è il tradimento. A chi ancora interessano le vecchie cause come quella cubana? A chi sta a cuore il destino dei soldati americani in Vietnam? A chi interessa solo la droga e i guadagni che questa porta? Quanti sono disposti a girare le spalle a vecchi compagni con i quali hanno condiviso addirittura la Storia e non una semplice birra?
Grande importanza ha inoltre la città del peccato, Las Vegas, con i suoi casinò, con la mafia e con il desiderio di un ormai sbiellato Howard Hughes di diventarne il padrone.
Ancora un romanzo d’odio, di sangue, di violenza ma anche di ideali e di amore.
Ricreare l’atmosfera di American Tabloid era difficile e infatti questo libro non ci riesce. Rimane comunque una buonissima lettura alla quale i fan del primo romanzo non potranno resistere.

venerdì 28 maggio 2010

AMERICAN TABLOID

(di James Ellroy, 1995)

American Tabloid è il capolavoro di James Ellroy. Lo scrittore losangelino ha scritto altri grandi romanzi come L.A. Confidential, Dalia Nera e Il grande nulla giusto per citarne qualcuno, ma American Tabloid ha quel je ne sais quoi che gli ha permesso di balzare in cima alla classifica dei miei libri preferiti (tra quelli scritti da Ellroy ma anche in senso assoluto).
American Tabloid è la Storia americana della seconda metà del nostro secolo (non quello in corso, quello nel quale siamo nati). Sappiamo tutti, o almeno ne abbiamo il sentore, che la Storia come ce la raccontano, soprattutto quella moderna (basti pensare all’11/09), è edulcorata, resa presentabile dai media e dai governi a uso e consumo dell’opinione pubblica. Ellroy ci dà la sua versione. Romanzata sicuramente, fantasiosa forse ma comunque possibile. Chissà che alcuni fatti che Ellroy ci racconta non siano andati pressappoco come lui ipotizza. Ellroy ci regala allo stesso tempo una versione rivista e corretta di quel periodo storico e un Romanzo fantastico.
Il periodo preso in esame dallo scrittore è quello che va dalla fine del 1958 coincidente con l’ascesa del clan Kennedy ai vertici della scena politica americana fino all'assassinio di JFK nel novembre del 1963. Tre sono i protagonisti che Ellroy sapientemente inserisce, con le loro storie e le loro azioni, nella narrazione degli eventi principali che caratterizzarono quel dato momento storico. I fatti realmente accaduti e quelli messi in moto dai tre soggetti di cui sopra si amalgamano in maniera fluida e credibile. Kemper Boyd, Ward J. Little e Pete Bondurant sono personaggi in continua evoluzione, agenti F.B.I. i primi due, faccendiere per Howard Hughes l’ultimo. Questo in principio. Alla fine del libro sarà tutta un’altra storia.
Addentrandoci nelle pagine del romanzo potremo seguire le vicende di Howard Hughes, produttore cinematografico e proprietario della Hughes Aircraft, uno degli uomini più ricchi d’America, e vedremo apparizioni di grossi nomi dello spettacolo come Frank Sinatra e Marylin Monroe. Grande risalto avranno ovviamente le vicende dei fratelli Kennedy e del loro padre, sul quale avremo parecchie cose da scoprire. Centrali saranno anche le manovre della malavita organizzata: Carlos Marcello, Santo Trafficante e Sam Giancana su tutti sono gli uomini di punta dell’organizzazione. Legati a loro una schiera di personaggi minori ma soprattutto la questione cubana. Ci sono da difendere gli interessi dell’organizzazione nell’ambito del gioco d’azzardo a Cuba, assisteremo quindi alle manovre legate alla rivoluzione cubana, Castro, Batista fino ad arrivare all’episodio della Baia dei porci.
Jimmy Hoffa e il sindacato dei trasporti sono un altro tassello indispensabile del mosaico. L’F.B.I., J. Edgar Hoover, la C.I.A., il Ku Klux Klan, non manca proprio nessuno. La crociata di Bobby Kennedy contro la mafia, la passione di John Kennedy per le donne, i guadagni derivanti dall’eroina, i vizi, le debolezze, il potere, sono tutti elementi che vanno a caratterizzare questo splendido romanzo.
Si arriva all’omicidio di John Kennedy con la sensazione di aver letto qualcosa di unico (almeno per me è stato così). Ma non disperiamo. Ellroy ha già pubblicato Sei pezzi da mille e Il sangue e randagio che proseguono la Sua narrazione della storia americana proprio da dove American Tabloid ci aveva lasciati.


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