Visualizzazione post con etichetta Yorgos Lanthimos. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yorgos Lanthimos. Mostra tutti i post

domenica 7 luglio 2024

IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO

(The killing of a sacred deer di Yorgos Lanthimos, 2017)

Tanto sarà immerso nel fango e nel lerciume (e anche nella merda) il successivo lavoro di Yorgos Lanthimos La Favorita (prima sua collaborazione con Emma Stone e incetta di riconoscimenti), tanto è limpido, glaciale e pulito questo precedente Il sacrificio del cervo sacro, entrambi film molto riusciti, anche in maniera parecchio differente tra loro, a dimostrare l'intelligenza e l'ecletticità stilistica del regista greco, uno tra i contemporanei capace di dar vita a dibattiti e schieramenti sia tra la critica che tra il pubblico, cosa questa che già di per sé sottolinea il raggiunto status quantomeno di artista molto interessante da parte di Lanthimos, ormai uno dei registi a cui guardare nell'ambito della cinematografia mondiale di oggi. È curioso notare come nell'arco di un solo anno Lanthimos passi da un film all'apparenza freddissimo, preciso e asettico in ogni suo passaggio a uno vitale, grottesco per alcuni tratti, sporco e costellato da personaggi pieni di desideri e aspettative; c'è da dire che per La Favorita il regista non si è occupato della fase di scrittura, affidata questa a Tony McNamara che sarà poi di nuovo sceneggiatore per il greco con il più recente Povere creature!, a ogni modo allo spettatore scegliere l'esito a lui più congeniale, ciò che importa è che la scelta, quale che sia, passi comunque da opere decisamente meritorie e significative.

Steven Murphy (Colin Farrell) è un cardiochirurgo tenuto in grande considerazione nell'ospedale in cui opera; l'uomo vive nella sua bellissima casa con la moglie Anna (Nicole Kidman), una donna di classe e oftalmologa di successo, e con i due figli, il piccolo Bob (Sunny Suljic) e l'adolescente Kim (Raffey Cassidy). Senza che la sua famiglia ne sia a conoscenza Steven incontra spesso un giovane, Martin (Barry Keoghan), i due più che altro parlano, il giovane sembra essere affezionato al medico e tiene in considerazione le sue opinioni e il suo apprezzamento. Da principio la loro relazione non è chiara: non sono parenti, non sono amanti ma c'è un qualcosa, probabilmente nel loro passato, a legarli. Dopo qualche tempo Martin viene finalmente presentato in famiglia, il ragazzo ci mette davvero poco a fare breccia nel cuore di Kim, Anna invece lo trova semplicemente un ragazzo a modo, ben educato seppur proveniente da una realtà non così agiata ed elegante come quella dei Murphy. Poi sarà la volta per Steven di dover conoscere la mamma di Martin (Alicia Silverstone), una donna sola che mostrerà un certo interesse per il dottore. Pian piano si scoprirà il legame che c'è tra Steven e Martin e la storia prenderà pieghe sempre più difficoltose e inspiegabili che porteranno Steven a dover prendere decisioni estreme.

Il titolo del film di Lanthimos, che di primo acchito potrebbe risultare enigmatico ai più e intelligibile solo per chi conserva rudimenti di conoscenza in materia di miti greci, si rifà all'Ifigenia in Aulide, narrazione nella quale i protagonisti si troveranno a confrontarsi con il volere di dei ben più benigni di quello con il quale avranno a che fare i personaggi dell'opera del regista greco. In realtà ne Il sacrificio del cervo sacro non ci sono dei, la malasorte che affligge i componenti della famiglia Murphy è ben identificabile ma Lanthimos non ce ne esplicita mai la natura mantenendo così per tutta la durata del film un'ambiguità che pian piano diventa più comprensibile, o quantomeno indirizzabile, ma che non si scioglierà mai fino in fondo se non risalendo appunto al mito. Il contesto, sequenza iniziale a parte che presenta un'operazione a cuore aperto, è di una glacialità impeccabile. Nella messa in scena tutto è ordinato, simmetrico, pulito, rilucente; la famiglia dell'alta borghesia qui narrata è algida, di una freddezza che si esplicita anche nel sesso tra marito e moglie dove la fantasia frequente della coppia consiste in una moglie che finge di essere completamente anestetizzata, come nelle operazioni del marito, e così si concede senza passione alcuna. Allo stesso modo il dottore reagisce di fronte a un pericolo che mette a rischio la stessa vita dei suoi cari, senza grandi scatti emotivi, in preda a una razionalità impotente che solo in pochissimi casi mostrerà quel minimo di umanità necessaria che la situazione richiederebbe, radicata forse in una convinzione di superiorità di lui verso tutto e tutti, anche nei confronti della moglie che in fondo vede "solo come un'oftalmologa". Lanthimos lavora sulla colpa, sull'assunzione di responsabilità e su un terribile contrappasso, una colpa che il protagonista, mentendo a sé stesso e agli altri, tende a giustificare autoassolvendosi ("un chirurgo non sbaglia") tentando comunque in qualche modo di mitigarne il rimorso che ne deriva. È quando i nodi vengono al pettine, quando in qualche modo da quella situazione surreale, pericolosa e inspiegabile si dovrà infine uscire che Lanthimos diventa cattivissimo, mettendo in pessima luce tutti i suoi protagonisti principali. Nel far questo il regista sporca (giusto un po') la sua pulizia formale e apre le porte al caos, un caos che non si può combattere ma solo accettare, un'operazione da compiere caricandosi sulle spalle tutte le conseguenze del caso che sublimano in una sequenza finale davvero agghiacciante. Così giustizia è fatta, non ci sono scappatoie, non ci sono appigli che denaro, posizione, prestigio possano offrire. Ottima la prestazione del cast che vede emergere un Barry Keoghan sottilmente inquietante che rivaleggia senza timori con star più blasonate di lui e che trovano casa in maniera comoda nella compostezza messa in scena dal regista greco.

giovedì 21 maggio 2020

LA FAVORITA

(The favourite di Yorgos Lanthimos, 2018)

Il mio primo incontro con il Cinema di Yorgos Lanthimos, già fattosi apprezzare con The lobster e con Il sacrificio del cervo sacro, è stato davvero molto soddisfacente. Con  La favorita Lanthimos si immerge nel period drama asciugandolo però di tutte le rigidità del caso e riportando la narrazione in costume a un approccio più moderno e moderatamente audace, costruendo un film al femminile (gli uomini sono poco più che orpelli, poco utili anche per il sesso) che pennella tre bellissimi ruoli capaci di far risplendere Rachel Weisz, Emma Stone e Olivia Colman vincitrice dell'Oscar come miglior protagonista.

Siamo agli inizi del 1700, l'Inghilterra retta dalla Regina Anna di Stuart (Olivia Colman) è impegnata in una dura guerra con la Francia sui cui territori John Churchill (Mark Gatiss) conduce l'esercito inglese in attesa di poter dare il colpo di grazia ai rivali. Le decisioni più importanti sulla guerra non è realmente la Regina a prenderle bensì Lady Marlborough (Rachel Weisz) fidata consigliera della Regina e responsabile delle finanze della casata reale, nonché moglie di John Churchill. Lady Marlborough è una donna ambiziosa che concupisce la Regina Anna blandendola, adulandola, curandola (la Regina soffre di una brutta forma di gotta), infilandosi nel suo letto, sotto le sue gonne, titillandole le parti intime e solleticandone l'amor proprio. Pur se manipolatrice e profittatrice, Lady Marlborough non manca di nutrire un affetto apparentemente sincero per la Regina anche se sedimentato in dinamiche d'opportunità e ambizione, tra le due la donna forte non è di certo Anna che dal canto suo recita la parte dell'inconsapevole, cosa che a conti fatti è più una posizione di comodo, dettata da un bisogno d'amore, che non la reale natura della regnante. A mutare gli equilibri tra le due donne e quelli di corte arriva, letteralmente coperta di merda, la bella Abigail Masham (Emma Stone), cugina di Lady Marlborough, caduta in disgrazia fin da quando il padre la perse al gioco. Abigail si introduce a corte come sguattera, ma con grande furbizia e arrivismo riuscirà a ingraziarsi prima la cugina e poi la Regina mettendosi nel mezzo a un rapporto ormai consolidato scardinandone ogni certezza.


Lanthimos dirige quella che è più che altro una commedia dai toni grotteschi, dove non manca un approccio molto terreno alla materia, le tre splendide figure di donna sono spesso immerse nel fango, nel vomito, lacerate da malattia e contusioni, non lesinano attenzioni carnali alla Regina ed essa alla sue favorite, il tutto giostrato con un'equilibrio che non fa mai scadere il film nel triviale, anzi, la scelta di girare per lo più negli interni di Hatfield House e di avvalersi dei costumi di Sandy Powell ammanta il film di un'eleganza viva e carnale. Originale la scelta del regista di fare un uso pressoché continuo del grandangolo per aumentare e distorcere le dimensioni degli spazi, scelta stilistica che insieme ad altre trovate (il lancio della frutta marcia al nobile nudo ad esempio) e a un uso peculiare di suoni e musiche, carica il senso di grottesco della vicenda che non manca però di mostrare scampoli di dolore reale, afflizione e patimento. Le tre attrici sono superbe, tre ruoli meravigliosi per i quali si fa fatica a individuare una vera protagonista, nemmeno Nicholas Hoult, unico ruolo maschile di interesse, può avvicinarsi lontanamente alla bravura di Weisz, Stone e Colman.


La favorita è un film tutto da gustare, riporta alla sensibilità moderna un genere, il film in costume, che non tutti amano affrontare creando un prodotto degno di essere usato come modello per quello che il Cinema al femminile può essere, bastano volontà, buone idee e delle brave attrici, e queste non mancano di certo.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...