Visualizzazione post con etichetta manga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manga. Mostra tutti i post

sabato 2 settembre 2023

DEATH NOTE

(di Adam Wingard, 2017)

Lo Shinigami è un dio della morte. Death note è invece un manga di grande successo realizzato da Tsugumi Ōba per quel che riguarda sceneggiatura e testi della storia e da Takeshi Obata che ne realizzò i disegni. Lo Shinigami è un po' il motore dell'intera vicenda insieme a un oggetto di sua proprietà, il Death note, che altro non è se non un "quaderno della morte" a causa del quale la persona il cui nome vi viene inscritto sopra è destinata a una prematura dipartita. Quello di Adam Wingard è un adattamento in salsa statunitense del materiale di partenza: dopo un lavoro di taglia e cuci (taglia e taglia più che altro) su quella che era la mole originaria (più ampia) del fumetto giapponese, la struttura restante viene traslata nella realtà americana con le conseguenti differenze nei confronti dell'opera di Ōba e Obata, cosa questa che ha fatto sorgere anche diverse accuse di whitewashing (sbiancamento?) nei confronti di Adam Wingard, tacciato di aver selezionato un cast composto da troppi attori bianchi. In realtà tra i protagonisti principali compaiono un asiatico e un afroamericano, ormai con questa storia del politically correct sembra sempre di stare dentro una barzelletta (ci sono un asiatico, un afroamericano, etc...); detto che queste accuse, almeno a chi scrive, sembrano davvero ridicole, rimane da dire come i problemi di Death note siano altri e di come questi poco abbiano a che spartire con il "recasting" razziale tanto sbandierato a destra e a manca. Comunque... di che parla Death note?

Light Turner (Nat Wolff) è uno studente di Seattle, frequenta una high school che come quasi tutte le scuole d'America è abitata anche da bulli e belle ragazze. Light è un tipo un po' solitario, ha perso la madre a causa di un crimine violento ed è figlio di James Turner (Shea Whigham), poliziotto che non è riuscito a risolvere il caso sulla morte della moglie. Un giorno, mentre è seduto su una panchina nelle aree esterne della sua scuola, Light vede cadere letteralmente dal cielo un quaderno; è il Death Note, un taccuino appartenente al dio della morte Ryuk (Willem Dafoe): ogni persona il cui nome vi verrà scritto sopra troverà a stretto giro la morte ad attenderla. Attenzione però, il proprietario per decretare la morte di qualcuno dovrà ovviamente conoscerne il nome ma anche il volto, il libro è corredato poi da una serie di altre regole esplicative. Dopo un primo spaventoso incontro con Ryuk, essere che solo Light in quanto possessore del quaderno può vedere, il ragazzo verificherà la veridicità delle incredibili istruzioni riportate sulla carta uccidendo uno dei bulli della scuola. Trascinata in questa strana avventura anche la bella (e più sadica di lui) Mia (Margaret Qualley), Light, sotto lo pseudonimo di Kira, inizia a giustiziare criminali e diventa una specie di idolo pubblico. Sulla sequela di strane e inspiegabili morti inizierà a indagare la polizia, avvalendosi dell'aiuto di L (Lakeith Stanfield), un giovane e misterioso investigatore dai modi strambi e dall'intelletto superiore.

Death note è un film di stampo adolescenziale venato da qualche punta horror garantita dalle varie morti, alcune delle quali fantasiose; il quaderno permette infatti anche di decidere la dinamica, o almeno la causa, dei decessi. Purtroppo nella riduzione dal manga alla versione cinematografica si perde quasi in toto il fascino che invece era presente nel fumetto, principalmente per due motivi. Il primo è l'ironica figura di Ryuk, il dio della morte, qui molto sacrificata e che purtroppo sembra sprecare l'unico grande attore "presente" nel film (Dafoe sta dietro la motion capture del dio); nel manga la figura del demone garantiva quel quid divertente in più a una storia di per sé parecchio intrigante, aspetto che non è sviluppato a dovere in questa versione per lo schermo dove tra l'altro il demone è spesso in ombra e poco visibile. Il secondo motivo è proprio la struttura del racconto che nel manga era basata su ripetute sfide di intelletto, su indagini e contro indagini, mosse e contro mosse, quasi una partita a scacchi mortale molto coinvolgente che qui viene sperperata nella fretta di chiudere il film nell'ora e quaranta della sua durata. Manca il tono di sfida tra Light ed L, nessuno dei due attori che li interpretano ha il giusto carisma per alzare il livello di un film medio che manca di punti di interesse, non sono evidenziati i dilemmi morali, la sfida con la polizia è blanda. In qualità di regista Wingard allestisce un lavoro discreto, l'attenzione ad alcuni particolari c'è, la confezione non è malaccio, Death note potrebbe anche essere una buona soluzione per adolescenti, magari fan del manga, per passare un pomeriggio tra amici con patatine e risate, pur restando la quasi certezza che anche loro resteranno un po' delusi da questa versione striminzita di un'opera decisamente meglio riuscita. Magari chi è a digiuno del fumetto potrebbe apprezzarne qualche risvolto.

martedì 10 maggio 2016

DEATH NOTE

(di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, 2003/2006)

Il Death Note è il quaderno sul quale gli Shinigami, divinità della morte, scrivono il nome degli umani prossimi a passare nel regno dei più. In fondo è tutto qui il compito di un dio della morte, assicurarsi un tot di dipartite umane per continuare a esistere, compito che alla lunga risulta essere molto noioso per esseri sovrannaturali dalla prospettiva di vita lunghissima.

Proprio per questo uno di loro, Ryuk, decide di movimentare un poco le cose, lasciando cadere il suo Death Note nel mondo degli umani dove verrà trovato da Light Yagami, studente modello e intelligenza prodigio del Giappone. Ovviamente Ryuk si preoccupa di far ritrovare anche le regole di utilizzo del quaderno che così darà a Light potere di vita e di morte su chichessia, il tutto organizzato da parte di Ryuk al fine di avere un qualche tipo di distrazione e alleviare così la noia. Tra le regole, l'obbligo di conoscere vero nome e volto della persona che si vuole uccidere.

Dopo un momento di smarrimento iniziale dovuto alla constatazione che il quaderno e le sue regole non sono uno scherzo (constatazione avvenuta tramite l'omicidio di un criminale), Yagami si rende conto di avere tra le mani un'arma potentissima capace di cambiare il mondo, inizia così per mano del ragazzo una crociata in bilico tra giustizialismo e piano criminoso per sgominare i malvagi e rendere il mondo un posto più pulito.

Le morti delle persone iscritte nel Death Note, a meno di istruzioni diverse, avvengono per arresto cardiaco. Quando questo tipo di morte tra i criminali diventa esponenziale la polizia inizia a sospettare di un intervento esterno; data l'estrema particolarità del caso (nel quale mancano totalmente indizi concreti) viene chiamato a investigare Elle, sorta di detective di grande fama che già ha tolto le castagne dal fuoco alla polizia in diverse occasioni. Elle è un altro ragazzo prodigio, a differenza di Light Yagami è però un disadattato dai tratti del tutto peculiari.


Tra Elle e Yagami, da quel momento noto col nome di Kira, nascerà un duello a distanza giocato a colpi di intelligenza, deduzioni e articolati ragionamenti.

Quello che vi ho raccontato finora è solo l'incipit del manga di Ohba e Obata pubblicato in Italia in dodici volumi, anche se personalmente vi consiglio la Black Edition uscita in soli sei tomi con formato più grande che offre tavole più ariose e ottima carta sulla quale risaltano al meglio le belle vignette di Takeshi Obata.

La parte fantastica della storia, pur presente, è ridotta all'osso in un plot dove lo scontro di cervelli è il vero motore che fa muovere le cose. Oltre allo scontro tra i due principali protagonisti ad arricchire la vicenda c'è un cast di contorno funzionale allo sviluppo della trama, cast destinato ad ampliarsi in corso d'opera con pedine fondamentali. Da subito il lettore potrà familiarizzare con Ryuk, il dio della morte patito delle mele, figura inquietante dal largo sorriso, visibile solo al possessore del quaderno da lui (volontariamente) smarrito. Ryuk diviene presto figura anche comica nella sua palese indifferenza alle sistematiche uccisioni messe in atto da Kira, interessato solo al frutto del peccato e al divertimento procuratogli dalla sfida tra Kira ed Elle.


In Death Note si apprezzano la costruzione dei ragionamenti e delle sfide intellettuali tra i protagonisti in un thriller molto spesso teso ma che raramente fa ricorso a scene d'azione (che qua e là comunque ci sono). Sospetti, inganni, ribaltamenti di situazioni e diversi colpi di scena nella trama, taluni anche grossi, offrono parecchie ore di ottimo svago. Nel pieno della corsa Death Note vi lascerà di sasso per poi ripartire con nuovo slancio.

C'è chi dice che l'opera avrebbe dovuto fermarsi alla prima grande svolta della trama, chi invece asserisce di averla apprezzata in toto. Nonostante la lunghezza forse eccessiva, tutto sommato Death Note riesce a rimanere interessante fino in fondo, riservando anche un finale che a prima vista potrebbe sembrare contraddittorio ma che visto sotto la giusta ottica potrebbe essere invece il più plausibile dei finali possibili.

Io che di manga ne capisco poco mi sento di consigliare a tutti la lettura di Death Note (almeno se non vi spaventano le pagine fitte fitte di testo), decidete voi poi se parteggiare per Elle, per Kira o per qualcuno degli altri protagonisti della storia. Io per conto mio ho sempre tifato solo per Ryuk.


venerdì 25 luglio 2014

IL MANGA - STORIA E UNIVERSI DEL FUMETTO GIAPPONESE

(Manga. Hisoire et univers de la bande dessinée japonaise di Jean Marie Bouissou, 2008)

Jean Marie Bouissou è un appassionato di manga oltre a essere un conoscitore della cultura giapponese a tuttotondo, i suoi studi storici e politici si sono concentrati sul Giappone moderno ed è autore di diversi saggi dedicati a questo paese. Titoli che danno l'idea di trovarsi di fronte al lavoro di un cosiddetto professorone, probabilmente è davvero così, un professorone però che è stato in grado, grazie a una passione per il fumetto giapponese palese e trasparente scoccata in età avanzata (il professorone è del 1950), di scrivere un saggio sul manga sempre divertente, accattivante e scorrevole, privo di qualsiasi tipo di pesantezza (si leggono volentieri anche le note) e allo stesso tempo illuminante e prezioso per chi come me di manga ne sa davvero poco e piacevole anche per il super esperto.

Dopo aver terminato la lettura (o durante la stessa), si inizia a guardare ad alcune delle caratteristiche presenti in diversa narrativa per immagini giapponese con un occhio nuovo, con nuova consapevolezza, soprattutto se si prendono in esame quei peculiari elementi molto distanti dalla nostra cultura occidentale, fumettistica e no. In molti casi l'approccio al fumetto dei giapponesi, per noi così originale, è determinato dalla storia del loro paese, diversa dalla nostra, o dalla diversa mentalità, pensiamo ad esempio a un popolo abituato a comunicare per iscritto usando dei concetti (ideogrammi) e non parole legate a segni e suoni, meccanica mentale che può portare anche a una diversa lettura di una tavola di un fumetto. Questi sono argomenti per me non facilissimi da spiegare in questa sede ma che Bouissou illustra a meraviglia in maniera coinvolgente nelle pagine del libro, facendo capire al lettore il perché di molte cose magari fino a quel momento etichettate dallo stesso con molta superficialità come sciocche o poco serie.

L'autore esplora i legami del manga con la storia del Giappone, sia quella sociale e politica, sia quella più prettamente artistica, illustra al lettore da dove provengano contenuti e modalità espressive che a noi occidentali possono sembrare strampalate, ci parla di sesso e umorismo scatologico contestualizzando il tutto in maniera chiara e divertente. Non mancano un po' di storia e riflessioni sui diversi approcci al manga delle varie generazioni di mangaka, molto interessante vedere come cambino forme e contenuti in base allo "stato d'animo" del paese, ci sono i risvolti economici e produttivi del settore, l'esplosione del manga in occidente, le contestazioni e chi più ne ha più ne metta.

L'effetto più strabiliante che questo volume procura al lettore, almeno a quello che ora scrive, è quello di far nascere la voglia di andare a leggersi la maggior parte delle storie che l'autore cita o di cui tratta (e per questo c'è una bella appendice in coda al volume), se siete soliti farvi prendere dalla scimmia la cosa potrebbe essere molto, molto pericolosa.

L'edizione Tunué è davvero ben curata, un bel volumone di quasi quattrocento pagine corredato da numerose illustrazioni (b/n), note e glossario dei termini giapponesi, il tutto avvolto in una bella confezione, la collana Lapilli Giganti si conferma una selezione di scritti davvero preziosa.

giovedì 3 aprile 2014

PROPHECY

Dopo aver parlato di Rainbow qualche tempo fa, eccomi a consigliarvi la lettura di un altro manga di grande qualità. Dopo i commenti positivi degli amici Orlando e Matteo non potevo esimermi dal provare l'opera del mangaka Tetsuya Tsutsui.

A Tokyo viene creata la sezione anti-cybercriminalità, ramo operativo della Cyber-force che si occupa unicamente di indagini legate a crimini informatici. La nuova squadra, capitanata dalla bellissima Erika Yoshino, inizia ad agire e come prima azione incrimina un ragazzino resosi colpevole di upload illegale di videogiochi coperti da copyright. Dopo questo primo caso in cui la Yoshino si dimostra agente spietato, la nuova squadra si imbatte in un caso ben più serio. Un giovane uomo, con il volto nascosto da un cappuccio ricavato da un foglio di giornale, tramite un video caricato su Youtube con il nickname di Paperboy, minaccia di raddrizzare in maniera violenta quello che secondo lui è un torto nei confronti dei cittadini di Tokyo (o di parte di essi almeno). Il fatto profetizzato in video diventa effettivamente realtà: un'azienda agroalimentare resasi colpevole di aver procurato una generalizzata intossicazione alimentare viene data alle fiamme. La Yoshino e i suoi si mettono all'opera ma capiranno subito di non aver a che fare con un esaltato qualsiasi bensì con qualcuno in grado di muoversi con prontezza e intelligenza e di destreggiarsi abilmente nella rete informatica. Pian piano le azioni di Paperboy inizieranno a riscuotere il consenso di molti internauti.

Prophecy è un'ottima storia, avvincente e intrigante, sviluppata al meglio dall'autore che è capace sia di incuriosire il lettore creando la giusta aspettativa durante il dipanarsi della vicenda sia di scatenare un buon numero di riflessioni su diversi argomenti di feroce attualità, cosa che rende la lettura di questo manga preziosa oltre che estremamente piacevole.


Oltre all'immediato pensiero sulla diatriba ormai annosa legata al download di contenuti multimediali, le riflessioni che ci propone Tetsuya Tsutsui sono molteplici e molto più importanti di quella legata al download si/download no. Il tema centrale dell'opera, a mio avviso, è l'ormai insopportabile sfruttamento sociale dal quale, forse ipocritamente, anche noi occidentali iniziamo a sentirci sempre più oppressi. Le condizioni di lavoro sempre peggiori, il mancato riconoscimento della dignità della persona, la progressiva perdita di valore della qualità di vita delle persone se non, in casi estremi, quello della vita stessa. Poi capita, un bel giorno, che qualcuno si stufa, magari sbrocca, e dice "adesso basta". Succede che quel qualcuno decide di prendersi delle rivincite, magari con metodi sbagliati, addirittura su obiettivi sbagliati, esagerando, ma si stacca dalla massa, smette di parlare e agisce.

I personaggi di Prophecy sono controversi, i sentimenti che riescono a sprigionare contrastanti. Proprio in questo sta la forza di questa bella storia. La ciliegina sulla torta la mette la mano dell'autore in grado di tratteggiare tavole di grande impatto che ben accompagnano l'incedere della narrazione, cosa che rende Tetsuya Tsutsui un autore completo da tenere d'occhio con grande attenzione.


lunedì 9 dicembre 2013

RAINBOW

(Nisha Rokubo no Schichinin di George Abe e Masasumi Kakizaki)

E' con una certa emozione che mi appresto a mettere giù queste righe, non per timore reverenziale verso l'opera o verso gli autori di cui vado a parlare, molto più semplicemente perché dopo tre anni e mezzo dalla nascita di questo blog parlerò per la prima volta di manga. Francamente mi sento impreparato. Pochi termini di paragone, poca conoscenza dell'argomento, poche letture alle spalle. Il mio rapporto con il manga si è finora limitato a qualche assaggio qua e là e alla lettura di qualche serie recuperata dal cassetto dei ricordi, la versione cartacea di quegli anime che mi hanno accompagnato per un pezzo di giovinezza. Per la maggior parte sono state letture a spizzichi e mozzichi di opere seguite in tv non proprio da piccolo ma quando ero già in età da scuola media, giusto per intenderci.

Negli ultimi tempi diversi fattori hanno contribuito a destare in me parecchia curiosità verso la narrazione proveniente da sol levante, in prima battuta la visione dei film d'animazione di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli. Allo stesso tempo i commenti appassionati di Acalia e di Orlando, uniti all'arrivo nelle edicole/fumetterie di serie che hanno suscitato il mio interesse, hanno contribuito alla mia capitolazione.

Quindi oggi si parla di Rainbow, ripescaggio da parte di Planet Manga di una serie del 2003 a opera di George Abe (testi) e Masasumi Kakizaki (disegni) che dovrebbe svilupparsi in 22 uscite mensili.

Siamo nel 1955 in un Giappone che fatica ancora a risollevarsi dopo le sconfitte subite nel decennio precedente durante la Guerra Mondiale, le persone più povere mancano di tutto: cibo, vestiti, casa. In questo scenario sei ragazzi adolescenti, pizzicati per reati di vario genere, sono condannati a passare un periodo di tempo nel riformatorio speciale Shonan e il loro soggiorno all'interno della struttura sarà tutt'altro che una passeggiata di salute.

Ora, per tutti i motivi di cui sopra, non so dirvi se nel panorama fumettistico giapponese questa possa considerarsi una storia che esula per impatto dalla produzione media, devo dire che a me ha colpito fin dalla prima sequenza. I sei ragazzi, incappucciati e ammanettati, vengono portati al riformatorio su un bus di linea e qui esposti al pubblico disprezzo da parte di gente che non è neanche a conoscenza delle loro colpe, anche il gesto gentile di uno di loro viene frainteso fino a generare disprezzo agli occhi di una bambina, figura che solitamente dovrebbe essere incline a bontà e comprensione. Le matite di Kazikaki rendono fin da subito le atmosfere cupe e opprimenti  con una splendida doppia tavola dove la pioggia battente sembra seguire i sei incappucciati fin dentro il bus quasi a presagire le imminenti ore di tempesta in arrivo.

La seconda umiliazione non tarda ad arrivare, l'esplorazione corporale, anche visivamente esplicita, dà il benvenuto ai ragazzi nel riformatorio Shonan. Dopo le prepotenze e le provocazioni dei secondini i ragazzi vengono rinchiusi in una cella insieme a un altro recluso di nome Rokurota Sakuragi. Risultano forse superflue le didascalie che sottolineano alcuni momenti di per sè già comprensibili ed emotivamente carichi, per esprimere i quali rendono già un ottimo servigio dialoghi e matite.

I sei ragazzi, Mario, Suppon, Truffatore, Joe, Verza e Soldato i loro soprannomi, conosceranno la vera sofferenza fatta di violenza, abbandono, umiliazione, dolore fisico, paura, tradimento e manipolazione ma per quanto possibile riusciranno ad aggrapparsi a sprazzi di fratellanza e amicizia, alcuni dei quali perseguiti con sacrificio e scontati nel dolore. Con il procedere della lettura si scopriranno pian piano i caratteri dei sei compagni di sventura e piccoli flash della loro vita precedente all'arresto.

La narrazione di George Abe coinvolge dalla prima pagina del racconto ed è in grado di tenere alta la tensione per tutta la durata del corposo volume, i passaggi molto intensi sono diversi e la tenuta globale del racconto è davvero ammirevole. Ottime le tavole di Kakizaki in grado di rendere un vasto campionario di emozioni in maniera sublime trasfigurando i volti in pura perversione (il Dr. Sasaki) come in cattiveria atavica (il secondino Ishihara) o in rabbia, dolore e spavento. Qualche lieve carenza su profili spigolosi non va a inficiare un lavoro nel complesso davvero suggestivo.

L'esordio con questo primo volume mi è sembrato davvero ottimo, confido in una buona tenuta sulla lunga distanza, il mio approccio al manga inedito (di cui cioè non conoscevo neanche l'anime) è stato davvero soddisfacente. Magari si tornerà a parlare di manga anche da queste parti.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...