Visualizzazione post con etichetta Stefano Sollima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stefano Sollima. Mostra tutti i post

sabato 7 ottobre 2023

SUBURRA

(di Stefano Sollima, 2015)

Stefano Sollima è cresciuto artisticamente sui set del padre Sergio, una scuola che gli è valsa più di tante accademie del cinema o corsi di regia; Sollima jr. ha respirato cinema fin dalla tenera età e dalle inclinazioni del genitore ha ereditato la fascinazione per l'ambiente criminale che in alcune occasioni anche papà Sergio aveva battuto (da regista si intende: Città violenta del '70, Revolver del '73). In questo campo il figliolo non ha nulla da invidiare al padre, anzi, Stefano è oggi uno dei maggiori esponenti del crime italiano avendo partecipato e diretto opere fondamentali come la serie televisiva Romanzo criminale, questo Suburra che genererà poi l'omonima serie tv, è stato tra i direttori dell'osannata Gomorra, e poi ancora ZeroZeroZero, in passato episodi per La squadra e Crimini e ancora film come A.C.A.B., Soldado e il prossimo, sempre in tema, Adagio. Per Suburra, come già fatto per Romanzo Criminale, Sollima torna a un testo dello scrittore e magistrato Giancarlo De Cataldo che scrisse l'omonimo romanzo insieme a Carlo Bonini, già autore del libro A.C.A.B - All cops are bastards; lo stile narrativo portato sullo schermo dal regista romano risuona delle stesse vibrazioni della scrittura di De Cataldo, entrambi gli autori sono infatti capaci di tradurre in finzione un'epica criminale realmente esistente senza per questo mitizzarne i protagonisti che escono dal racconto (quando ne escono) sempre come le figure negative e detestabili che in realtà sono, con un occhio all'attualità ma sempre con ben in mente la costruzione di una finzione che possa arrivare al pubblico nel migliore dei modi e, diciamocelo, Suburra arriva benissimo.

Siamo nel Novembre del 2011 a Roma nei giorni in cui la massima carica della Chiesa Cattolica sta pensando di abdicare al suo mandato. Anche la politica è in fermento, il Governo sembra possa cadere da un momento all'altro o quantomeno andare incontro a un forte rimpasto. In questo clima di confusione il parlamentare Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino) sta cercando di far passare una legge grazie alla quale sarà possibile riqualificare tutto il litorale di Ostia, un progetto enorme al quale sono interessate la vecchia criminalità romana, le famiglie del crimine organizzato del Sud Italia e i gestori della malavita di Ostia capeggiati da Aureliano Adami detto Numero 8 (Alessandro Borghi). Durante un festino a base di sesso e droga organizzato da Malgradi con due giovani prostitute una delle due muore; qui entra in scena Spadino (Giacomo Ferrara) chiamato dall'altra prostituta, Sabrina (Giulia Elettra Gorietti) per disfarsi del cadavere. Così ora c'è almeno un testimone di troppo, Malgradi diventa ricattabile e Spadino è fratello di Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi), il capostipite di una schiatta criminale e spietata di zingari arricchiti, cosa che non promette per niente bene. Quando la situazione inizierà a scaldarsi a tutelare il politico arriverà Samurai (Claudio Amendola), nome storico, rispettato e temuto, della malavita romana, ovviamente non per amicizia ma per interessi tutti suoi. In mezzo a tutto questo caos verrà trascinato anche il giovane imprenditore Sebastiano (Elio Germano), amico di Sabrina.

Narrazione potente e calibrata quella di Sollima, sostenuta da un lavoro certosino in fase di sceneggiatura alla stesura della quale partecipano anche De Cataldo e Bonini. Sul piano squisitamente narrativo sembra che Suburra viva di pezzi ad incastro, chiari e leggibilissimi, che un poco alla volta vanno a chiudere un cerchio, andando però non a comporre un quadro o un puzzle, muovendosi invece fino a farlo deflagrare, come indica anche la scelta didascalica di Sollima che introduce i vari momenti del film con un conto alla rovescia verso l'apocalisse. È un po' come se dei rapaci volteggiassero su Roma per fiondarcisi sopra a chiudere su un finale esplosivo e nerissimo imbevuto di una punta di giustizia deviata, malata e sbeccata d'amore. Suburra inanella diversi momenti realmente drammatici, in cui il dramma, la paura, il dolore e la disperazione vengono avvertiti dallo spettatore in maniera profonda. È un film molto studiato Suburra, o almeno dà l'impressione di esserlo, un film che vuole arrivare a colpire lo spettatore e riesce a farlo senza usare mezzucci grazie anche a un cast di ottimo livello. La miscela respingente di politica, religione, imprenditoria e criminalità riporta a chiare lettere all'attualità contemporanea al film (che ha poco meno di dieci anni ma la storia in fondo è ancora sempre quella) e dipinge personaggi di una barbarie inconcepibile ma purtroppo ormai non così difficile da credere. Respiro internazionale per un film nostrano, molto italiano, molto romano, che non ha davvero nulla da invidiare a prodotti d'oltreoceano. Chapeau. 

mercoledì 28 luglio 2021

SENZA RIMORSO

(Without remorse di Stefano Sollima, 2021)

Solo per appassionati del genere action e magari nemmeno tutti. Senza rimorso è un film d'azione muscolare, ben girato e con diverse trovate di regia di Sollima niente affatto male, è nello sviluppo però tremendamente convenzionale e risaputo che la sceneggiatura va a inficiare ciò che di buono ha costruito il regista con la macchina da presa. Senza rimorso è uno di quei film che porta a pensare che il genere d'azione debba essere per forza di cose considerato un filone minore nella produzione cinematografica (soprattutto se i parametri di giudizio adottati sono quelli di qualità e contenuti e non quelli riferiti agli incassi), assunto tra l'altro non sempre valido, basti vedere ottime saghe action come quella di Jason Bourne per esempio o classici del genere come i primi Die Hard e altro ancora. Rimane il fatto che per innalzarsi dalla media e garantire almeno del sano divertimento il film d'azione deve necessariamente essere ben costruito e presentare una buona dose di originalità o, in alternativa, un approccio ironico o esageratamente tamarro (vedi John Wick per citarne uno), Senza rimorso purtroppo non fa nulla di tutto ciò, Taylor Sheridan (che ha sicuramente fatto di meglio in passato) infiocchetta uno script da minimo sindacale lasciando a Sollima il compito di rendere il tutto più godibile, il nostro connazionale sigla un ottimo lavoro che non basta purtroppo a rendere il film interessante.

John Kelly (Michael B. Jordan) fa parte di un team di Navy Seal impegnato in un'azione di recupero in Siria, a coordinare l'operazione c'è Robert Ritter (Jamie Bell) della C.I.A., la squadra al comando di Karen Greer (Jodie Turner-Smith) trova più opposizione del previsto, si imbatte infatti in un'equipe militare russa e in un traffico d'armi non preventivato, da subito a Kelly sorgono dubbi sul coinvolgimento di Ritter in quella che a tutti gli effetti è un'operazione nascosta dalla missione ufficiale. Rientrati a casa alcuni dei membri che componevano la squadra dei Seal vengono assassinati, il tentativo viene fatto anche con Kelly che però è un osso duro e sopravvive, nell'agguato però perdono la vita la moglie incinta (Lauren London) e la bimba che porta in grembo; ancora una volta sono coinvolti soldati russi. Appresa la notizia il Comandante Greer, insieme a Ritter e al sottosegretario alla Difesa Thomas Clay (Guy Pierce) studiano una strategia di risposta da attuare su territorio russo. John Kelly, impazzito dal dolore e ormai fuori controllo troverà il modo di essere della partita.

La cosa più interessante del film è la presenza di Jamie Bell, attore ormai adulto che più o meno tutti abbiamo amato nei panni di Billy Elliot, e questo è tutto dire. Purtroppo di accattivante c'è davvero poco nello sviluppo di Senza rimorso (mi sforzo di evitare facili battute sul titolo), dopo poche sequenze si intuisce chi potrebbe essere il burattinaio di tutto l'intrigo, nella costruzione davvero nessuna sorpresa. Purtroppo c'è da dire che anche il cast manca del giusto carisma, Michael B. Jordan purtroppo non è Bruce Willis, non è Matt Damon e non è nemmeno Keanu Reeves che nei loro ruoli action hanno riversato personalità marcate, ognuno a modo suo, qui il nostro protagonista è semplicemente anonimo, più interessante Jodie Turner-Smith ma insufficiente a tener su la baracca da sola. La regia invece funziona, Sollima crea un paio di momenti tesi il giusto, aiutato anche dallo score in qualche caso, infila alcune sequenze dinamiche davvero ben riuscite, quella sull'aereo ad esempio ma anche il lungo passaggio dell'assedio nell'edificio, tecnica e ritmo ci sono, peccato manchi una trama avvincente. Non è un film terribile Senza rimorso, però quanti ne abbiamo visti di simili, con l'offerta abnorme di film che c'è oggi sicuramente si può investire il tempo in qualcosa di più interessante. Occhio alla scena post-credits, si minacciano sequel a pioggia.

lunedì 18 novembre 2019

GOMORRA - STAGIONE 1

Volendo parlare di Gomorra - La serie (per distinguerla dall'omonimo film di Garrone) ci si potrebbe concentrare sui personaggi, sulla loro evoluzione e sulle loro gesta criminali; potremmo parlare dei luoghi, dello sguardo sugli stessi e su come questi, seppur circoscritti per gran parte della stagione, portino alla serie un respiro internazionale, segno di una visione d'insieme intelligente da parte dei realizzatori ricollegandoci ai quali potremmo parlare di regia, sceneggiatura, fotografia. Si potrebbe affrontare il discorso legato ai temi sociali, alle occasioni di denuncia che la serie potrebbe essere chiamata a testimoniare. Ancora si potrebbe soffermarsi su volti e recitazione. Ma, fermo restando la validità di tutte queste caratteristiche delle quali parleremo, il punto forte della serie rimane la semplice e pura narrazione, realizzata ad arte da un team che tiene saldo in ogni singolo momento il filo di una struttura corale e orizzontale, pur concedendo qualcosa alla verticalità di diversi episodi (magari a blocchi) che si inseriscono al meglio in un contesto continuativo e più ampio, in un'epoca in cui la verticalità fine a se stessa ha perso d'attrattiva (fatto salvo per gli antologici) e fatica a trovare il consenso del pubblico più giovane.


Gomorra vive di intrighi, tradimenti, giochi di potere, violenze e tensione, sia nelle vicende narrate che nell'attesa dello spettatore, è un ordigno a orologeria perfetto che trova un'esplosione già sul finale di questa prima stagione, aperta e che costringe lo spettatore all'attesa spasmodica della seconda annata (per fortuna arrivo in ritardo e non dovrò aspettare), in più la capacità di scrittura e di messa in scena della squadra dietro alla serie, che vede coinvolti sia Roberto Saviano che una serie di registi e sceneggiatori tra i quali Stefano Sollima, la Comencini e Cupellini, rende il prodotto appetibile a ogni latitudine seguendo la recente inclinazione a portare la nostra serialità fuori da un provincialismo che sinceramente non ci meritiamo più, a mio parere, giusto per fare un esempio, sul piano della scrittura questa prima stagione di Gomorra è superiore a quasi tutto ciò che è stato prodotto per l'osannato Il trono di spade (che comunque ha degli ottimi momenti qua e là). Altro aspetto che non era facile da gestire era quello della scrittura di personaggi criminali e spietati, calati in un contesto estrapolato da una realtà nostrana molto delicata, uomini che non andavano mitizzati e non avrebbero dovuto diventare idoli per nessuno, onde evitare di andare a ferire chi quel tipo di realtà la vive sul serio. Anche in questo Gomorra è perfetta, i protagonisti sono tutti respingenti, non si può empatizzare con nessuno se non con qualche povera vittima, all'interno di un cast di attori bravissimi tutti sono alle prese con la personificazione del male, con l'interpretazione dei peggiori elementi che una fetta disadattata della nostra realtà è riuscita a produrre. Si è lavorato magnificamente anche sull'evoluzione degli stessi, in particolar modo sullo sviluppo di Genny Savastano (Salvatore Esposito) che da figlio di papà potenziale erede di un impero criminale, un ragazzone che non ha mai sparato e ancora cerca l'abbraccio della mamma, diventa una spietata macchina di morte a capo della nuova generazione in ascesa nella scalata al potere. Delineati in maniera perfetta i protagonisti, su tutti Ciro l'immortale (Marco D'Amore anche regista di qualche puntata), Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) e la consorte Donna Imma (Maria Pia Calzone). Ferale la messa in scena di una Scampia e di un hinterland napoletano vero e proprio ostaggio della criminalità, quasi a  metafora della realtà, nella serie le forze dell'ordine raramente compaiono, in un territorio dove notoriamente lo Stato è per scelta assente.

Indubbiamente uno dei prodotti seriali italiani più avvincenti di sempre, almeno in questo suo esordio, è proprio di questi giorni la notizia di un possibile film dedicato alla figura dell'Immortale diretto proprio dal suo interprete Marco D'Amore. Ci si sente a breve per aggiornamenti.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...