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martedì 11 luglio 2023

SPIDER-MAN: ACROSS THE SPIDER-VERSE

(di Joaquim Dos Santos, Kemp Powers, Justin K. Thompson, 2023)

Nel 2018 usciva Spider-Man: Un nuovo universo, diretto da un altro team di registi sempre per la Sony Pictures Animation (i tre erano Persichetti, Ramsey e Rothman). L'uscita di questo film d'animazione fu una bellissima sorpresa, una boccata d'aria fresca per un'opera che sembrava sul serio portare l'animazione un passo avanti, un salto nel futuro a mezzo di qualcosa che aveva il profumo di nuovo, originale, mai visto e dannatamente ben riuscito. Questo Spider-man: Across the Spider-Verse, sequel di Un nuovo universo, non ha tra le frecce al suo arco quell'effetto sorpresa suscitato dal primo capitolo, ciò nonostante il film di Dos Santos, Powers (già direttore di Soul della Pixar) e Thompson si avvicina moltissimo all'essere un capolavoro, di certo per quel che riguarda il cinema d'animazione ma al netto di questo, Across the Spider-Verse si ritaglia anche un posto tra i film migliori del genere supereroico (di certo il migliore di quest'anno finora). Inoltre, assodato il lavoro strepitoso compiuto sul versante dell'animazione (altro Oscar in arrivo?) Across the Spider-verse è anche un film riuscitissimo nel suo narrare l'adolescenza, il rapporto difficile che si ha a quell'età con gli adulti, con i genitori, persone che cercano in ogni modo di far la cosa giusta per i propri figli, per mantenerli al sicuro e proteggerli e che facendolo sbagliano inevitabilmente qualcosa, spesso per troppo amore o per difficoltà nel capire i giovani e i tempi, i cambiamenti, le loro reali aspirazioni. Insomma, se l'aspetto tecnico è semplicemente stupefacente, quello narrativo tiene il passo, per non parlare poi del ritmo indiavolato che fa passare queste due ore e venti in un baleno (sì, i film brevi sembra non si possano più fare nel circuito mainstream).

Nell'universo del Nostro Miles Morales, a.k.a. Spider-Man, non ci sono più gli amici che il ragazzo aveva conosciuto durante la passata avventura, gli Spider-Men delle altre dimensioni sono tornati a casa loro, così Miles si barcamena tra un forte senso di mancanza per l'amica Gwen, i problemi scolastici, la vita da Spider-Man e le aspettative dei suoi genitori che Miles non vorrebbe deludere ma che spesso non coincidono con i desideri del ragazzo. Nel frattempo, in un altro universo, Gwen affronta problemi simili: il difficile rapporto col padre, poliziotto che dà la caccia a Spider Woman inconsapevole che questa altri non è che sua figlia, la mancanza di Miles e le sfide con avversari provenienti da altre dimensioni. Al termine di uno di questi scontri Gwen viene reclutata dal riluttante Miguel O'Hara (lo Spider-Man del 2099) e da Jessica Drew (un'altra Spider-Woman) per entrare a far parte della Spider Society, un gruppo di Spider-Men provenienti da vari universi che tentano di tenere insieme il tessuto del multiverso cercando di evitare contaminazioni tra le varie realtà e assicurando che alcuni eventi, dei nodi focali, non vengano mai alterati nelle varie realtà per evitare spiacevoli e complicati effetti a cascata. Ma a sconvolgere il multiverso sarà proprio uno dei nemici di Miles, un criminale all'apparenza di mezza tacca ma ben determinato a vendicarsi di Spider-Man per quanto successo durante il loro precedente incontro: La Macchia. Per ripristinare il multiverso e fermare i piani di vendetta della Macchia, Spider-Man e la Spider Society dovranno collaborare, ma i sacrifici per rimettere tutto a posto sembrano essere di quelli impossibili da accettare.

Il film, che alla sceneggiatura vede Lord e Miller già artefici dei brand di Piovono polpette e The Lego Movie (Lego presenti anche in Across the Spider-verse), indovina perfettamente un connubio di più linguaggi: il primo è il melting-pot tecnico-visivo che unisce una serie di stili d'animazione differenti capaci di restituire la ricchezza che dovrebbe logicamente essere propria di un multiverso. È possibile che, posto che finissimo davvero tutti risucchiati in un altro universo, questo si presenti identico al nostro? E se la risposta fosse no, come appariremmo noi in quell'altro universo? Forse come un'anomalia, un segno grafico differente e distinto che potrebbe comunque convivere con quelli dell'altro universo e che potrebbero diventare una miriade e coesistere tutti insieme in caso di multiverso. Ecco, un pochino Spider-Man: Across the Spider-verse ci restituisce questa idea, moderna e ingarbugliata, che sul grande schermo però funziona maledettamente bene e ha la capacità di lasciare lo spettatore con la bocca aperta per l'intera durata del film. Oltre alla meraviglia visiva c'è un altro linguaggio che funziona bene (o almeno così mi sembra), il film parla ai giovani, i protagonisti usano mezzi e abitudini dei ragazzi e veicolano con le loro storie un sentire che potrebbe essere di molti adolescenti, i rapporti tra i personaggi sono ben sviluppati, quegli con gli adulti, più conflittuali, anche, magari un pizzico "cinematografici" ma nei concetti di base credibili. Funzionano anche molto bene il linguaggio musicale che accompagna le avventure di Miles Morales e soci e quello puramente da Marvel-fan, con una buona dose di riferimenti alla Casa delle Idee (bellissima la comparsa dello statico Spider-Man dei cartoni animati anni 70) e alla tradizione del mondo dell'Uomo Ragno. C'è davvero poco che si possa rimproverare a questo film, piccolo (ma neanche tanto) capolavoro immaginifico, uno di quelli che un domani forse indicheremo come precursore per nuove strade che sicuramente vedranno in futuro il loro giusto sviluppo.

domenica 7 marzo 2021

SOUL

(di Pete Docter, co-regia di Kemp Powers, 2020)

La nuova regia di Pete Docter in casa Pixar si aspettava con una certa attesa, dopo ottimi esiti quali Monsters & Co., Up e soprattutto lo splendido Inside out, non era facile uscire con un altro film di livello, Docter invece non tradisce e confeziona un degno successore di Inside out, pur non raggiungendone la caratura innovativa ed emozionale, Soul si rivela essere un'altro tassello di quell'indagine sull'io interiore dell'essere umano che Docter sembra voler portare avanti, dopo il focus sugli stati d'animo del film precedente con Soul si indaga l'anima, l'essenza profonda delle persone che le porta ad avere predisposizioni, desideri, un'innato amore verso taluni aspetti che la vita ci offre, lo fa passando dal mondo reale a quello ultraterreno, quello che ci aspetta nel momento del trapasso in un fantasioso altrove dove per chi è in partenza c'è ad attenderlo la famosa "luce bianca" della quale in tanti hanno dato testimonianza una volta vicini all'ultimo passo su questo mondo poi in qualche modo scongiurato, ma per chi è in arrivo c'è tutto un percorso di addestramento da seguire per giungere sulla Terra con le proprie innate inclinazioni e un avvenire potenzialmente radioso tutto da costruire.

La trama offre diversi passaggi interessanti con tanti spunti che solo un adulto può riuscire a cogliere, come da manuale Pixar però gli sceneggiatori sono in grado di inserire i contenuti all'interno di uno sviluppo che anche i più giovani possono seguire focalizzandosi sul livello di lettura più semplice del racconto. Joe Gardner è un ottimo pianista che insegna musica in una scuola media di New York, finalmente dalla direzione arriva la proposta di un contratto regolare, una cattedra, un full-time e un avvenire sicuro e sereno. Ma Joe non è soddisfatto, lui sa di essere un buon pianista e di avere una smisurata passione per il jazz, il suo desiderio è quello di poter suonare con una band affermata in un buon club di musica jazz, quella è la vita che sogna, l'impiego a scuola è una cosa che piace più a sua madre Libba che questo figlio alla soglia della mezza età vorrebbe proprio vederlo sistemato. Grazie all'incontro con un suo ex studente Joe ottiene la possibilità di fare un provino per suonare con la band della famosa sassofonista Dorothea Williams la quale apprezza la passione di Joe e decide di dargli un'occasione. Nel tornare a casa Joe, travolto dall'entusiasmo, si distrae e subisce un incidente che lo porta nell'Oltremondo, alla soglia del momento del trapasso, ma l'anima di Joe non può accettare questa situazione, non nel giorno in cui dovrà esibirsi con la band di Dorothea. Tenterà così di tornare nel suo corpo grazie a un'anima nuova, 22, destinata ad arrivare sulla Terra ma del tutto contraria all'idea, i due stringeranno un accordo per ingannare i controllori di Oltremondo che dovrebbe permettere a Joe di tornare sulla Terra e a 22 di risparmiarsi quest'incombenza che non la alletta affatto. Da questo incontro inizierà un percorso di crescita che porterà entrambi a nuove rivelazioni.

In un mondo dove siamo bombardati da continui incitamenti al successo, alla realizzazione dei propri sogni, all'affermazione e alla forza (fisica, atletica, di volontà), all'incessante lavorio sulle aspettative, nostre e degli altri, al conseguimento di obiettivi, Soul offre un piccolo messaggio di speranza anche per chi ha una vita "normale", a chi ha accantonato i sogni e porta avanti un'esistenza ordinaria, per tutti quelli che i fautori dell'autorealizzazione e del successo a tutti i costi guardano dall'alto in basso bollandoli come "mediocri", perché il messaggio veicolato dall'ultimo Pixar è quello di una vita che offre cose magnifiche a ognuno di noi, non necessariamente la realizzazione di un sogno, che in alcuni casi può mutare in maniera deleteria in ossessione, un sogno che non è l'unico motore per apprezzare la vita che invece, come impareranno la refrattaria 22 e Joe al suo seguito, è fatta di tanti momenti di piccola perfezione. Dopo un percorso accidentato questa rivelazione porta i due protagonisti in una condizione di pace con sé stessi, sogni o non sogni c'è sempre qualcosa di bello ad aspettarci: una passeggiata, un incontro, una canzone, un sapore e il fine ultimo della ricerca di quella scintilla che le anime del film intraprendono prima di iniziare il loro cammino sulla Terra è semplicemente questo, una preparazione per affrontare la vita giorno dopo giorno, con le nostre inclinazioni e tutto il resto. Dal punto di vista tecnico troviamo una realizzazione che alterna le sequenze nel mondo reale con un'animazione calda e impeccabile, la New York ritratta è avvolgente e bellissima, la resa del jazz club, i momenti musicali, interni ed esterni sono realizzati con la consueta maestria alla quale la Pixar ci ha abituati, sul versante ultraterreno troviamo soluzioni visive solo all'apparenza semplici, soprattutto nella figura dei Jerry, i consulenti delle future vite, ispirati alla line art (viene in mente per alcuni aspetti la mitica Linea di Cavandoli, genio puro) con un che di tocco cubista alla Picasso, viene fatto anche un bel lavoro sull'illuminazione dei personaggi mentre per le anime si sceglie un approccio più tondeggiante e "coccoloso", ognuno di questi aspetti va a creare un'armonia globale che rende il film molto piacevole esteticamente.

Più per adulti che per bambini, sono diversi i prodotti Pixar a seguire ormai questa strada ma Soul ha l'intelligenza dell'equilibrio diventando così accessibile a tutti, inoltre se inquadriamo questa uscita nella programmazione della casa di produzione che ha già pianificato la distribuzione di Luca del nostro Enrico Casarosa, si apprezza la tendenza degli ultimi anni a non rifugiarsi solo nei sequel che comunque costituiscono un terzo della produzione dei lungometraggi Pixar: Alla ricerca di Dory, Cars 3, Toy Story 4 e Gli Incredibili 2 erano stati inframezzati solo dall'uscita di Coco, unico inedito tra il 2016 e il 2019. Cresce ora l'attesa per il primo lungo "italiano" della casa cinematografica di Luxo e soci.

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