venerdì 9 ottobre 2026

NAZA

(di Yuval Abraham e Rachel Szor, 2026)

In un clima di imminente oscurantismo, dove minacce di futuri embarghi alla libera parola sulla questione israelo-palestinese (per mezzo di ben poco chiari ddl antisemitismo) permeano un’aria già resa fetida da una classe politica non proprio all’altezza di un Paese civile (in uno slancio di ottimismo ci metto anche la maiuscola), cogliamo questi ancor possibili spazi di libera opinione per parlare un poco di Naza e delle politiche genocide del governo israeliano. Naza, come ormai in molti sapranno, è il nuovo documentario della coppia di registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già tra gli autori del Premio Oscar No other land del 2024. Parlare di Naza in termini cinematografici sarebbe finanche riduttivo, probabilmente inutile: certo, lo si può fare, dietro ogni opera ci sono le scelte degli autori, segnali di stile (anche qui presenti), decisioni pensate, tagli al montaggio e il lavoro dietro a tutte quelle scelte che rendono una serie di immagini un film o, come in questo caso, un documentario dalla forma compiuta. Basti pensare in questo caso all’alternanza tra la fredda esposizione degli orrori da parte dei militari israeliani intervistati da Yuval Abraham e le riprese sulla vita notturna di una modernissima Tel Aviv. Una città che dista circa una settantina di chilometri da Gaza. Più o meno la stessa distanza che può esserci tra Torino e Alessandria. Quello che sta succedendo è una cosa inaudita, se riflettiamo, anche solo sotto questo punto di vista.

Naza è un documentario che ha colpito in maniera forte l’opinione pubblica mondiale e i vertici di governo in Israele, i quali sono arrivati addirittura a chiedere il ritiro della cittadinanza israeliana per i registi Yuval Abraham e Rachel Szor, i quali sono peraltro già stati minacciati di morte. Il film sta riscuotendo un enorme successo in Italia, ben oltre le aspettative, e questo è indubbiamente un buon segnale per un Paese che, se avesse a disposizione valide proposte elettorali, magari sarebbe anche propenso a togliersi dai piedi una classe politica che continua ad avallare l’immondo operato di gente come Netanyahu. Naza non è finora arrivato nelle sale israeliane; prodotta dal Guardian l’opera sarà a breve visibile gratuitamente sul sito del giornale londinese. Il lavoro di Abraham e Szor si fonda su una serie di interviste rilasciate da ventiquattro tra militari e appartenenti all’intelligence israeliana, testimoni ovviamente resi irriconoscibili e ai quali sono state modificate le voci e oscurati elementi di possibile riconoscimento, come la grafia nei casi in cui gli intervistati affiancano schizzi e scritti per meglio far capire l’operato dell’intelligence israeliana.

Tutto è avvolto da un senso di disumanizzazione dirompente. I testimoni parlano delle migliaia di vittime civili semplicemente come Naza, un acronimo freddo, sterile, traducibile all’incirca come “danni collaterali”. I militari e i membri dell’intelligence israeliana non parlano mai di vittime, di bambini uccisi, di famiglie sterminate, parlano sempre e solo di Naza, danni collaterali, un processo di spersonalizzazione delle vittime tanto atroce quanto irricevibile per ogni mente pensante e per ogni cuore ancora dotato di un barlume di umanità. A rendere ancor più fredde le operazioni perpetrate da Israele arriva la meraviglia dell’A.I. che, tramite un sistema algoritmico chiamato Lavender, individua e segnala i bersagli da bombardare e quindi le persone da uccidere, Naza compresi, sollevando le menti bacate dall’odio degli esecutori da ogni responsabilità, eccetto quelle morali e umane che però sembrano ormai essere state cancellate da quell’odio che oggi si barrica dietro agli eventi del 7 ottobre 2023. Alcune delle rivelazioni fatte dagli intervistati sono atroci, non per nulla, a fine film, gli spettatori escono dalla sala ammutoliti, in un silenzio raggelato da un’esperienza al limite del credibile. Uno degli aspetti più terribili è la decisione da parte dell’intelligence israeliana, che ha i mezzi per controllare tutta la rete telefonica di Gaza, infrastrutture e telefonia mobile comprese, di uccidere gli obiettivi individuati da Lavender quando sono in casa, “perché è più facile”, accettando tranquillamente così di sterminare famiglie, uccidere mogli, annientare la vita di bambini innocenti. A decine. A centinaia. A migliaia. Invece di minimizzare le vittime le si massimizza, ma attenzione a parlare di genocidio, guai…

Alcuni testimoni riferiscono di essersi “sentiti come Dio” con un sistema simile in mano, “come giocare a un videogioco” con in ballo la vita di persone reali però. Quello che lascia sgomenti è la percezione di non totale pentimento e presa di coscienza del male che si sta compiendo, dell’orrore che si sta perpetrando. Naza è la testimonianza di cos’è il male, di cos’è l’odio senza possibilità di redenzione. La sequenza finale riporta tutto alla dimensione del reale, in quella terra dove i quartieri non ci sono più, i padri piangono cercando i figli sotto le macerie, figli dei quali ormai si vedono spuntare solo i piedi senza vita.

Non supportiamo chi avalla tutto questo.

giovedì 1 ottobre 2026

I FANTASTICI 4 – GLI INIZI

(The Fantastic Four – First Steps di Matt Shakman, 2025)

Per dirigere Fantastici 4 – Gli inizi è stato scelto il poco conosciuto Matt Shakman, il quale si è costruito una carriera orientata in prevalenza alla regia di episodi di serie tv (WandaVision), con un solo lungometraggio all’attivo, del quale peraltro non rimane particolare memoria. Questa scelta sembra andare in continuità con il volere dei Marvel Studios che, salvo rare occasioni (Sam Raimi, Chloé Zhao, Ryan Coogler, Kenneth Branagh e pochi altri), preferiscono onesti mestieranti a nomi di grido o “autori”, per realizzare quelli che sono ormai capitoli della grande storia condivisa del Marvel Cinematic Universe. A Shakman spetta il compito non semplice di portare all’interno del MCU la “prima famiglia”, quella che nel 1961 fu il pilastro fondante della nuova Marvel di Stan Lee e Jack Kirby, creatori di questi e di infiniti altri personaggi. Reed Richards (Mister Fantastic), Ben Grimm (La Cosa), Susan Storm (la Ragazza Invisibile e poi la Donna Invisibile) e Johnny Storm (La Torcia Umana) hanno dato il via a quel grande “romanzo americano” che ancora oggi, a sessantacinque anni dalla sua nascita, affascina migliaia di lettori e milioni di spettatori (e sì, il cinema ha ormai surclassato le pagine dei fumetti sulle quali la magia ha preso vita). Ed è proprio su una nota nostalgica che punta questa nuova partenza dei Fantastici 4, tornando a quegli anni Sessanta che li videro esordire sulle pagine dei fumetti, anni Sessanta, però, di un altro universo, un universo che ha avuto uno sviluppo diverso dal nostro…

Gli anni Sessanta di Terra-828 non sono propriamente come i nostri: più evoluti, futuristici, all’apparenza meno minacciosi, colorati, nostalgici. In questo mondo i Fantastici 4 sono una famiglia di supereroi molto amata da newyorkesi e, in generale, da tutto il mondo. Mr. Fantastic (Pedro Pascal) e la Donna Invisibile (Vanessa Kirby) aspettano il loro primo figlio, la Torcia Umana (Joseph Quinn) e la Cosa (Ebon Moss-Bachrach) si apprestano a diventare rispettivamente zio biologico e zio adottivo del nascituro. In questo contesto di felicità sulla Terra arriva Silver Surfer (Julia Garner), l’araldo di Galactus (Ralph Ineson), il divoratore di mondi, per annunciare l’imminente morte e distruzione del pianeta a opera del divoratore, un’entità cosmica che si nutre di corpi celesti. Dopo aver avuto un incontro/scontro con la surfista d’argento, la Torcia tenta di comprenderne la lingua mentre il successivo incontro con Galactus non dà gli esiti sperati, ossia una fruttuosa negoziazione che permetta di far risparmiare la Terra dalla fame entropica del divoratore. Galactus pone i Fantastici 4 di fronte a una scelta: o la Terra o la vita di Franklin, il bimbo che Reed e Susan stanno aspettando.

I Fantastici 4 – Gli inizi è un film ben riuscito. Non è di certo una di quelle pellicole memorabili e nemmeno uno dei capitoli fondamentali o più interessanti all’interno del Marvel Cinematic Universe, però può vantare diverse frecce al suo arco che lo rendono piacevole e facilmente fruibile da chiunque. Intanto il film gode di un ottimo impianto scenografico e visivo: lo stile retrofuturista adottato per pennellare i Sessanta di Terra-828 è perfetto per imbastire una sequenza iniziale meravigliosa per la sua capacità di cogliere quell’alone di pura ingenuità dei fumetti degli esordi (1961). La carrellata che ci mostra nemici classici come l’Uomo Talpa (Paul Walter Hauser) o le sue super-scimmie del Fantasma Rosso, dispone al meglio l’animo del fan sfegatato e offre un’intro semplice ed efficace per chi fosse a digiuno delle imprese dei quattro eroi, in un contesto immaginifico che non può non ricordare Gli Incredibili di casa Pixar, a loro volta già ispiratisi proprio al quartetto della Marvel. Sembra un mondo più positivo quello dipinto nel film di Shakman, i protagonisti sono messi di fronte a un dilemma morale difficilissimo: la vita di loro figlio o quella del pianeta, e ancora, è morale sacrificare una vita per quella di molti? È l’approccio dei protagonisti a essere interessante qui. Tutto sembra puro, con innocente candore Reed e Sue annunciano al mondo qual è la richiesta di Galactus, non tentano di nasconderla, di mascherare le loro future scelte, e dicono no! Non sacrificheremo nostro figlio per la Terra, ma combatteremo per ciò che è giusto, e chiedono ai loro concittadini, al mondo, di stare con loro. E il mondo dice sì. Una solidarietà di un’ingenuità disarmante, ma, almeno per una volta, anche solo al cinema, fatecela godere. Una visione quasi rivoluzionaria. Non mancano piccoli difetti: Reed con ‘sti baffi non si può guardare, la versione di Johnny qui mostrata è troppo raffinata e intelligente (ma è una Terra diversa e quindi…), Silver Surfer è stato trasformato in un personaggio femminile e non se ne capisce davvero la ragione (ma è una Terra diversa e quindi…), tutte piccole cose che non inficiano la riuscita di un film che mette un po’ d’acquolina in bocca per l’ingresso del quartetto all’interno del MCU ufficiale.

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