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lunedì 16 agosto 2021

LOBSTER JOHNSON - IL PROMETEO DI FERRO

(Lobster Johnson: The iron prometheus di Mike Mignola e Jason Armstrong, 2007/2008)

Nel 2007 arriva il momento di espandere ancora un poco il Mignolaverse, dopo le varie miniserie ed episodi brevi dedicati a Hellboy e al B.P.R.D. anche per la chela, Lobster Johnson, è ora di ottenere la prima uscita personale dopo diverse apparizioni sulle pagine dei fumetti dedicati ai suoi più illustri colleghi. Lobster Johnson è un personaggio misterioso, una piaga per nazisti e forze del male assortite, un uomo di cui non si sa molto e che sembra essere immune alle conseguenze del passare del tempo, un giustiziere armato di pistola e di una mano ustionante con la quale marchia i suoi nemici con il simbolo della chela, un deterrente per tutto il sottobosco criminale che ha imparato a temere l'avvento dell'aragosta. Il prometeo di ferro non ci dice ancora molto sulla storia di Lobster Johnson ma almeno ci permette di conoscere meglio il personaggio, i suoi metodi e la piccola squadra di supporto che aiuta il Nostro a fronteggiare il nemico di turno, questa volta identificato in un classico: il pericolo giallo tanto caro a molti romanzi pulp. E proprio dei protagonisti del pulp Lobster Johnson ha le caratteristiche, l'omaggio è dichiarato, come ci fanno capire esplicitamente gli inserti testuali corredati da illustrazioni che si trovano tra i vari episodi della miniserie in cinque parti. Questo "misterioso uomo mascherato con grossi occhiali rotondi vestito tutto di nero" sale alla ribalta delle riviste pulp grazie a un ex poliziotto divenuto scrittore che afferma di aver conosciuto Lobster Johnson durante la sua carriera da tutore dell'ordine, meno di una decina di romanzetti prima di passare sulle pagine dei fumetti, poi un paio di serial tv di scarsa qualità per finire nel circuito del cinema di serie B messicano. Ma il vero Lobster è altro, uno con cui non conviene scherzare.

New York, 1937. Jim Sacks fugge con la tuta T.E.V. capace di controllare la terribile energia Vril in seguito a un attacco al laboratorio dove la tuta stessa veniva testata dal Professor Gallaragas e da sua figlia Helena. I tizi che lo inseguono per impossessarsi della tecnologia T.E.V. vengono brutalmente fermati dall'intervento di Lobster Johnson che dovrà fronteggiare uomini con cattive intenzioni e scimmioni profondamente alterati. Dietro all'attacco c'è un'antica organizzazione che ha origine nel mito di Hyperborea, una delle antiche civiltà scomparse che Memnaan Saa, una sorta di Fu Manchu in stile pericolo giallo, vuole riportare all'antico splendore. Toccherà a Lobster Johnson con l'aiuto di un Sacks potenziato dall'armatura e quello della sua piccola gang di supporto, fermare hyperboreani, nazisti, scimmioni e draghi fiammeggianti, in un'avventura che non sfigurerebbe se pubblicata a puntate su una di quelle riviste pulp degli anni 30.

Come anticipato sopra Il prometeo di ferro, con riferimento al personaggio di Sacks, non ci dice molto del protagonista della serie, Lobster Johnson è un personaggio misterioso, di poche parole, uso a scomparire nel momento più opportuno (un po' come fa Batman con Gordon) e che evidentemente ha già un corposo passato di cui nulla ci viene ancora rivelato. Mignola si concentra sull'azione divertendosi a inserire nella storia tutti quegli elementi a lui cari (i nazi cattivi, i robot, i mostri, le scimmie) costruendo una storia adatta al periodo narrato, gli anni 30 delle storie pulp dove il pericolo arrivava dall'Asia o dal nascente movimento nazista. Mignola ripesca un personaggio visto di sfuggita su B.P.R.D. e lo trasforma nella nemesi di Lobster Johnson, per il design dei personaggi si avvale dell'aiuto di Guy Davis ma affida le matite a Jason Armstrong, disegnatore forse di minor talento se paragonato allo stesso Mignola o a Davis o a un Fegredo ma che ben si adatta allo stile narrativo di questa prima storia in solitaria della chela. Una buona storia di apertura per un personaggio che aspetta di essere scritto e costruito e che probabilmente entrerà con più decisione negli avvenimenti del Mignolaverse con i prossimi volumi, nel frattempo giunge il momento dell'esordio a solo anche per Abe Sapien.

sabato 24 luglio 2021

HELLBOY - IL RICHIAMO DELLE TENEBRE

(Hellboy: Darkness calls di Mike Mignola e Duncan Fegredo, 2007)

Dopo le storie brevi dei precedenti volumi si torna finalmente a una narrazione più corposa e compatta con questo Il richiamo delle tenebre, l'ottavo volume delle avventure del demone buono Hellboy. Con questa uscita Mignola sigla una delle avventure più coinvolgenti del personaggio, in bilico tra passato e proiezioni future andando ad attingere a molto del background di Hellboy che dopo numerose miniserie inizia a essere parecchio corposo e affollato di personaggi con i quali costruire eventi sempre più avvincenti. La grossa novità, tenendo conto che non si tratta questa di una storia breve, è l'affido delle matite a un'altro disegnatore, il creatore di Hellboy cede onere e onore al grandissimo Duncan Fegredo che qui offre una prova eccelsa  riuscendo a non far rimpiangere il tratto di Mignola nemmeno a lettori che come me che lo amano in maniera incondizionata.

La storia si apre in Italia dove Igor Weldon Bromhead lega al suo volere la dea Ecate grazie alla conoscenza del suo vero nome. Intanto in Inghilterra una congrega di streghe mette in moto altri avvenimenti che porteranno Hellboy a confrontarsi con il redivivo cacciatore di streghe Henry Hood, gli sviluppi di queste vicende riporteranno in scena personaggi che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni: Gruagach il maiale, il vampiro Vladimir Giurescu, il guerriero Koshchei e soprattutto la strega Baba Yaga. Per venir fuori da quello che è a tutti gli effetti un atto di vendetta di Baba Yaga nei confronti del Nostro, Hellboy dovrà affrontare schiere di morti, guerrieri immortali e interagire con una serie di comprimari, spesso prelevati dal folklore russo, che arricchiscono questa storia carica d'azione, di presagi e di tutti gli elementi che ci fanno ammirare i vari racconti che vanno a comporre quell'universo gotico denominato Mignolaverse.

Nonostante Il richiamo delle tenebre presenti moltissimi elementi, la narrazione di Mignola è sempre coesa e avvincente, ciò che lascia a bocca aperta è con quanta personalità Duncan Fegredo raccolga il pesante testimone, pur rimanendo nella scia del creatore di Hellboy donando così continuità alla serie, Fegredo se ne discosta in maniera personale riuscendo a mantenere le stesse atmosfere che i lettori di Hellboy hanno imparato ad apprezzare ma allo stesso tempo tratteggiando una versione del demone e del suo mondo originale e riuscita oltre ogni aspettativa. Guardando il lavoro di Fegredo non si riesce a dire se il disegnatore inglese preferisca disegnare i mostri, i paesaggi, i dettagli degli interni, gli antri bui, i volti, le scene di massa, impossibile capirlo tanto ogni singola tavola è definita e realizzata con attenzione maniacale al più piccolo particolare. Bellissimo volume sotto tutti i punti di vista chiuso da un corposo sketchbook che ancora una volta sottolinea la maestria di questo splendido artista.

giovedì 8 aprile 2021

HELLBOY - LA STREGA TROLL E ALTRE STORIE

(Hellboy: The troll witch and others di Mike Mignola, Richard Corben e P. Craig Russell, 2004/2007)

Per il settimo volume dedicato ad Hellboy si torna un po' alle origini con una raccolta di storie brevi non legate in maniera troppo stretta alla continuity del personaggio, sono episodi che Mignola ha scritto per diverse raccolte di racconti tra il 2004 e il 2007 e qui riunite in un'antologia che ha il pregio maggiore nel presentare oltre alle matite sempre superbe del papà di Hellboy anche i lavori di due quotati artisti del fumetto: P. Craig Russell e Richard Corben. Come spesso accade per le storie del nostro demone preferito, soprattutto in quelle brevi e non facenti parte di qualche miniserie, gli spunti nascono da leggende e opere di folklore originarie dei più variegati paesi del mondo, anche i contenuti di La strega troll e altre storie non fanno eccezione a questa regola non scritta, la capacità di Mignola di prendere spunto da qualsiasi cosa sembri strana o inquietante per rielaborare l'idea di partenza e trasformarla in una storia di Hellboy o del B.P.R.D. è ormai una forma d'arte a sé stante, il plasmare l'assurdo è ormai pane quotidiano per questo autore dal talento innegabile, poi non tutte le ciambelle riescono con lo stesso buco, come anche questa antologia è qui a dimostrare.

Il volume si apre con La Penanggalan, storia di poche tavole alla quale si fatica a trovare un senso se non nelle vignette sempre cariche della giusta atmosfera di Mignola, dal folklore malese una storia di streghe (? o meglio esseri) capaci di staccarsi la testa con tutte le viscere al seguito, inquietudini completamente sfasate. Si prosegue con L'idra e il leone che unisce il mito di Ercole con le fantasie sfrenate della piccola figlia dell'autore, altra storia breve che gode del tocco ironico di Mignola e colloca gli accadimenti ai tempi in cui il Bureau era ancora ubicato a Fairfield in Connecticut. Per La strega troll, racconto che dà il titolo al volume, anche questo brevissimo, si passa ai racconti popolari norvegesi per una storia dove belle ragazze, streghe troll e vacche hanno più o meno la stessa importanza, da notare come spesso in questi episodi l'intervento di Hellboy non abbia poi questo peso specifico così fondamentale nel risolversi delle situazioni incredibili con le quali il Nostro si trova a doversi confrontare. Con Il vampiro di Praga si passa la matita a P. Craig Russell, il tratto più caricaturale del disegnatore ben si sposa con le atmosfere scanzonate della storia dove il protagonista è un vampiro giocatore d'azzardo al quale non rimane che confrontarsi con i morti e ovviamente con Hellboy, la storia non è tra le più memorabili, personalmente non sono un grande fan del tratto di Russell sebbene non possa negare che sia interessante vedere ogni tanto altre interpretazioni del personaggio, Mignola però rimane Mignola nonostante il bel ritratto che Russell ci regala di Praga e di alcuni suoi particolari. Per L'esperimento del Dottor Carp e per Il Ghoul riprende le redini saldamente in mano il creatore di Hellboy: scimmie assassine, esperimenti immorali e cadaveri col vezzo della poesia fanno da apripista per quello che a conti fatti sembra essere il piatto forte del volume, quel Makoma disegnato da Corben, maestro della nona arte che regala un'interpretazione del demone rosso effettivamente di gran levatura. Makoma è anche l'unica storia del volume di una certa lunghezza, Hellboy viene qui reinterpretato come una sorta di divinità africana e il suo errare per il continente, a contatto con dei minori, sembra avere a che fare con il creato stesso. Lo stile di Corben si discosta molto da quello di Mignola ed è perfetto per rendere al meglio le atmosfere canicolari e assolate del continente africano, i volti degli anziani, quello di Hellboy, i paesaggi torridi e la flora e la fauna del continente nero tratteggiati da Corben sono una meraviglia per gli occhi e creano un contrasto superbo con le atmosfere gotiche di Mignola.

Questione di gusti, forse. Non amo particolarmente queste raccolte di storie oltremodo brevi, o meglio, se confronto questo volume con altri che raccolgono miniserie più lunghe, strutturate e corpose, mi viene naturale etichettare La strega troll e altre storie come uno degli episodi meno interessanti della storia editoriale di Hellboy (fin qui si intende), inoltre iniziano a mancarmi i tizi del Bureau che garantiscono una vivacità alle storie decisamente maggiore, spero che con il prossimo volume, Il richiamo delle tenebre, si possa tornare in carreggiata e a una narrazione più densa di avvenimenti, augurandoci che il nostro demone "possa vivere in tempi interessanti".

martedì 23 marzo 2021

HELLBOY - STRANI LUOGHI

(Hellboy: Strange places di Mike Mignola, 2002/2005)

Come promesso, dopo la lunga cavalcata durata la bellezza di otto volumi dedicata al Bureau for Paranormal Research and Defense (il B.P.R.D.), torniamo a occuparci di Hellboy, il personaggio principale di quello che è ormai noto come Mignolaverse e che avevamo lasciato al termine del volume Il verme conquistatore in procinto di partire per l'Africa, pieno di dubbi sul suo destino e sull'operato dello stesso Bureau che senza troppi scrupoli nel corso di quell'avventura mise in pericolo la "vita" di Roger l'omuncolo, strano essere al quale Hellboy, come tutti i lettori, era ormai sinceramente affezionato. Nonostante entrambe le serie siano scritte da Mignola (con l'aiuto di Arcudi per quel che riguarda il B.P.R.D.) il cambio di atmosfera è marcato e palese, con Hellboy, nonostante la narrazione si svolga in parallelo ai fatti narrati negli ultimi volumi della serie del Bureau, sembra di fare un salto nel passato all'epoca del romanzo gotico, il tratto di Mignola è molto adatto a queste atmosfere lugubri e catapulta il lettore in un mondo più oscuro, minaccioso e greve dove l'aria di disastro incombente è stemperata dal solo Hellboy, sempre pronto alla battuta sagace e a sdrammatizzare ogni situazione, comprese quelle relative ai funesti presagi legati alla sua stessa mano destra.

Molto interessante la genesi della prima delle due storie contenute in questo volume (Il terzo desiderio e L'isola) pensata da Mignola parecchi anni prima con protagonista Namor il Sub-Mariner di casa Marvel, la vicenda si svolge infatti sul fondo dell'oceano, ma andiamo con ordine. Hellboy come da programma arriva in Africa al cospetto di un vecchio sapiente di nome Mohlomi che già da tempo è in attesa dell'arrivo del demone buono, tra leggende africane e supernaturali visioni, dall'Africa continentale lo strano duo si trova ai bordi dell'oceano dal quale Hellboy viene prontamente inghiottito, non prima però di essere stato fornito dall'anziano Mohlomi di uno strano amuleto protettivo. Sui fondali oceanici la strada di Hellboy incrocerà quella delle tre sorelle sirene e dei loro desideri, esposti in maniera malaccorta alla strega dell'acquitrino, un essere anfibio più che deciso a togliere di mezzo il Nostro, sempre a causa di quella vecchia profezia che indica la mano destra dell'affabile demone come portatrice di distruzione inarginabile. Tra chiodi conficcati nel cranio, catene d'ossa maledette, amuleti, lance di vecchi guerrieri e diversi rimandi alla continuity del personaggio (La bara incatenata e altre storie) Hellboy riuscirà a riemergere dal mare solo per finire sull'isola della seconda storia del volume, luogo dove si troverà di fronte, anche fisicamente, a ciò che le profezie dicono di lui, all'essere maligno e distruttivo che potrebbe diventare se corrotto dal male infernale, dall'influenza dell'Ogdru Jahad, demone del quale si narrano qui nel dettaglio le origini.

Hellboy è un fumetto di classe dalle dichiarate influenze letterarie, di folklore, imbevuto delle tradizioni di vari paesi, in questo volume si pesca dalle leggende africane, si cita Moby Dick, ci si ispira alla Sirenetta di Andersen e ai racconti di William Hope Hogdson, questo impianto molto classico discosta la narrazione da quella adoperata per la serie del B.P.R.D. donando vivacità a un universo condiviso nel quale è possibile trovare approcci diversi alla materia, entrambi molto validi. Amando i racconti corali per quel che mi riguarda l'allievo ha addirittura superato il maestro e trovo alcune avventure del B.P.R.D. più intriganti di queste dello stesso Hellboy che rimane comunque un personaggio magnifico. Mignola lavora molto sulla costruzione del presagio, del destino che Hellboy sarà chiamato a sfatare, si vedrà nei volumi successivi in che modo l'autore deciderà di portare avanti la vicenda.

A chiudere il volume ci sono le prime otto pagine di una precedente stesura de L'Isola, completamente disegnate e inchiostrate per renderle disponibili ai fan ma mai utilizzate per la storia in questione, chiudono alcuni sketch nei quali è possibile ammirare la matita "nuda" di Mignola.

venerdì 5 marzo 2021

B.P.R.D. - CAMPO DI BATTAGLIA

(B.P.R.D.: Killing ground di Mike Mignola, John Arcudi e Guy Davis, 2008)

L'ottavo volume delle avventure dedicate al Bureau for Paranormal Research and Defense si apre portando un po' di scompiglio tra le fila del Bureau e nel lettore, già dalle prime pagine Mignola e Arcudi lavorano su diversi spunti, a sorpresa troviamo il medium Johann Krauss in un portentoso corpo umano, una massa di muscoli e carne avida di cibo e di ogni desiderio umano, e Johann, da tempo incorporeo, non vuole negarsi nessuna delle esperienze che la sua nuova condizione gli permette di assaporare dopo tanto tempo di astinenza, cosa che creerà più d'un grattacapo alla Dottoressa Corrigan. Nello stesso momento le scoperte fatte da Krauss nel corso del precedente volume sul passato del Capitano Daimo rendono quest'ultimo molto irascibile nei confronti della squadra che si sta preparando per accogliere nel complesso del Bureau in Colorado un ospite molto pericoloso e che si dimostrerà parecchio difficile da gestire. Verso il Colorado si dirige anche un laconico killer con una missione da portare a termine, se ci aggiungiamo l'inedita ingestibilità di Krauss data dai bisogni generati dal suo nuovo corpo, i continui incubi apocalittici ad occhi aperti di Liz Sherman che sembrano non accennare ad alcun miglioramento, la presenza della mummia Panya e soprattutto quella del demone che da un po' di tempo sta consumando il Capitano Daimo dall'interno, il cocktail per il potenziale disastro è presto servito.

La formazione del B.P.R.D. conferma avere una consistenza molto fluida, le defezioni, le morti, i subentri, le collaborazioni, gli ospiti e tutto l'incredibile campionario di creature che gira intorno al gruppo rende lo stesso ben poco definito nei suoi contorni, anche la sua leadership, per usare le parole dello stesso Abe Sapiens "è diventata una cosa mutevole. Cambia con ogni nuova missione, con ogni situazione". Proprio per questo la narrazione di questa serie rimane sempre fresca e vitale, il lettore magari può dispiacersi per alcuni abbandoni ma, assorbito quello di Hellboy, sembra ormai lecito aspettarsi di tutto dai due autori, nel complesso la struttura narrativa offre una tavolozza di colori più viva di quella della serie madre e talvolta si ha la sensazione che l'allievo abbia superato il maestro e l'albo del B.P.R.D. si faccia leggere addirittura con maggior piacere di quello dello stesso Hellboy.

Campo di battaglia è probabilmente il volume della serie che presenta il ritmo più serrato, dopo una ponderata introduzione la sede del Bureau diventa un vero e proprio campo di battaglia, l'impianto e la scansione della vicenda godono di un respiro molto cinematografico, la tensione cresce grazie alle prime morti e alle diverse minacce in campo, il lettore non sa bene quale epilogo aspettarsi, e questo ha l'apparenza di una piccola grande catastrofe. Ancora una volta Mignola e Arcudi preparano una sorpresa per il finale con un atto d'altruismo estremo. Forse. A movimentare il tutto, come se ce ne fosse ancora bisogno, arriva anche l'aragosta, la chela, Lobster Johnson la cui presenza è tutta da spiegare. Guy Davis si conferma il maestro che è, stile parecchio distante da quello di Mignola, il creatore della serie, ma talento da vendere, dopo un'altra avventura della variegata banda composta da questi strani personaggi, magari la prossima volta andremo a vedere cosa sta combinando Hellboy in Africa.

sabato 30 gennaio 2021

B.P.R.D. - IL GIARDINO DELLE ANIME

(B.P.R.D.: The garden of souls di Mike Mignola, John Arcudi e Guy Davis, 2007)

Finalmente Mignola e Arcudi tirano fuori Abe Sapiens da quel limbo di apatia depressiva in cui era piombato nel corso dei volumi precedenti, ne Il giardino delle anime è proprio Abe il vero protagonista spalleggiato da un diffidente ma tutto sommato paziente e disponibile Capitano Daimo. Come già accaduto per Hellboy, come sta accadendo in questi volumi per Daimo e come accade a turno un po' a tutti gli elementi del B.P.R.D., giunge il momento anche per Abe di fare i conti sul serio con il proprio passato, elemento fondamentale nella narrazione di tutti i personaggi imbastiti da Mignola.

Si torna quindi in epoca vittoriana, a Londra nel 1859, all'esistenza di quel Langdon Everett Caul che si è già appurato essere stato l'incarnazione precedente di Abe Sapiens, un'esistenza della quale purtroppo il Nostro non serba grandi ricordi. Nella residenza di Lord Minnbrough si tiene una "cerimonia di srotolamento", una serata durante la quale, davanti a studiosi e appassionati, si srotola una vera mummia ritrovata a Tebe, allo scopo di esaminarne lo stato di conservazione. Per Langdon, americano, è l'occasione per incontrare i membri inglesi della società di studio alla quale anche lui appartiene, la serata finirà con una sorpresa sconvolgente: la vecchia mummia prende vita e, si apprenderà in seguito, troverà il suo posto nella società londinese dell'epoca.

Dopo questa fase introduttiva che consente a Guy Davis di mostrare ancora una volta il suo talento incredibile per le atmosfere vittoriane, qui tratteggiate con grande maestria e colorate con un virato al seppia decisamente attraente, Mignola e Arcudi costruiscono nel presente il grosso della storia sui personaggi di Abe e Daimio senza mai dimenticare di portare avanti le sottotrame legate agli altri protagonisti della serie. Dopo l'ultimo saluto a Roger, ad Abe viene recapitato un pacco contenente un oggetto appartenuto a Langdon Caul, al suo interno una mappa sulla quale è evidenziata la località di Balikpapan in Indonesia. È così che, senza nessun indizio preciso, Abe si recherà in Indonesia alla ricerca del suo passato, accompagnato da un ignaro Daimio che nel frattempo sta tentando di esorcizzare i suoi demoni tramite sedute molto dolorose condotte da una specie di guaritore asiatico. Alla sede del Bureau intanto Liz Sherman continua ad avere delle premonizioni funeste sulla fine del mondo mentre Johann Krauss, frugando negli archivi del Bureau, scopre un inquietante segreto sul passato di Daimio.

In Indonesia Abe Sapiens ritroverà i vecchi compagni, di cui non serba ricordo, che invece di esseri anfibi hanno attraversato le epoche in involucri metallici, un folle piano nelle loro menti e l'ambizione di tornare umani. Volume che si attendeva ormai da un po', nell'economia della serie il passato di Abe stava iniziando a diventare una presenza ingombrante, qui finalmente ben sviluppata e in parte risolta, ora è il passato di Daimo a preoccupare, la questione esploderà nel successivo volume: Campo di battaglia.

domenica 27 dicembre 2020

B.P.R.D. - LA MACCHINA UNIVERSALE

(B.P.R.D. The universal machine di Mike Mignola, John Arcudi e Guy Davis, 2006)

Con le prime tre tavole di questa nuova miniserie del Bureau for Paranormal Research and Defense Mignola e Arcudi chiudono la vicenda legata alla "piaga di rane" per lanciarsi in una nuova avventura che muove da una delle conseguenze della mini precedente (segue qualche spoiler per chi non avesse letto il volume La Fiamma Nera). Data la natura corale della serie gli autori sviluppano qui tre linee narrative, quella portante vede la Dottoressa Corrigan, storica del folklore ed eventi insoliti, intraprendere un viaggio in Francia, nel borgo di Ableben, alla ricerca del Flamma Reconditus, antico e introvabile volume arcano che dovrebbe contenere le istruzioni per ridare la vita agli omuncoli, la speranza è quella di poter portare indietro Roger, all'apparenza irrimediabilmente distrutto nell'episodio precedente. Ad accompagnarla alla ricerca del vecchio collezionista che dovrebbe essere in possesso del manoscritto c'è l'agente Andrew Devon, un novellino sul campo, ma l'azione del Bureau questa volta non sembra presentare rischi, in fondo si tratta di portare a termine con esito favorevole la trattativa con un privato per l'acquisizione del libro. La seconda linea narrativa, sviluppata in poche pagine, vede ancora una volta il fondamentale Abe Sapiens in disparte, demotivato, avvilito e in preda agli spettri del suo passato, ancora tutto da costruire, con l'andare della storia si unirà ai restanti membri del gruppo per quella che è una sorta di seduta di autoanalisi, dove ognuno dei personaggi affronta il suo rapporto con la relatività della morte con cui molti dei componenti del B.P.R.D. hanno già avuto a che fare. Mentre in Francia si svolge l'azione vera, questa terza linea narrativa permette a Mignola e Arcudi di ricamare e costruire ancora meglio i loro personaggi, ponendo un focus sul Capitano Benjamin Daimo, pur sempre l'ultimo arrivato, che ci racconta l'episodio che ha portato a quei tre giorni durante i quali in passato è stato dichiarato morto, una vicenda nella quale sono coinvolti l'esercito, la giungla boliviana, delle suore morte e il misterioso culto del giaguaro. Per Liz Sherman sarà l'occasione di tornare ancora una volta ai ricordi della sua famiglia e alla parte che lei stessa ha avuto nella loro morte, Abe racconterà invece una storia non personale in cui compare anche Hellboy, persistendo così nel suo mood poco collaborativo, infine Johann Krauss rievocherà il ricordo di un amore ultraterreno e moderatamente morboso.

La macchina universale è uno dei migliori volumi del B.P.R.D letti finora, Mignola e Arcudi raggiungono una sintonia perfetta alternando atmosfere misteriose e orrorifiche intrise di un'ottima calibrazione della suspense a narrazioni che toccano i toni più disparati nei racconti dei membri rimasti in Colorado nella sede del Bureau, Guy Davis ormai è il B.P.R.D. come Mignola è Hellboy, i suoi disegni accompagnano la progressione della storia in maniera sempre efficace e naturale, sebbene di naturale nelle storie di Mignola ci sia davvero poco. La lettura di questo volume risulta appassionante (anche la rilettura), introduce nel Mignolaverse il Marchese De Fabre e la storia del suo castello legata a quella degli abitanti del borgo, un piccolo paesino francese che ospita uno dei negozi antiquari più affascinanti e pericolosi del vecchio continente. Molto buona l'idea di introdurre l'agente Devon che rappresenta qui il corpo estraneo alle solite dinamiche del Bureau e che si troverà quindi ad aver a che fare con forze molto più grandi di lui di fronte alle quali dovrà lottare anche solo per riportare la pellaccia a casa, tutto sommato il ragazzo non se la caverà male. Conosciamo un poco meglio anche Daimo, alla fine possiamo dire come la morte temporanea non l'abbia cambiato più di tanto, sebbene qualsiasi esperienza capace di portarti via mezza faccia debba essere per forza traumatica, Daimo tosto e irascibile era prima, tosto e irascibile rimane ora, ma sinceramente addolorato per la sorte toccata a Roger l'omuncolo.

Questo sesto volume dedicato alle avventure del B.P.R.D. si conferma uno dei migliori tasselli del Mignolaverse, universo narrativo il cui recupero inizia ad essere un poco problematico visto l'alto numero di volumi che iniziano a comporre l'opera dedicata ai personaggi creati da Mignola. Ci proviamo!

domenica 2 febbraio 2020

B.P.R.D. - LA FIAMMA NERA

(B.P.R.D. The Black Flame di Mike Mignola, John Arcudi e Guy Davis, 2005)

Secondo volume consecutivo dedicato ai membri del B.P.R.D. (Bureau for Paranormal Research and Defense) a essere orchestrato dalla coppia formata da Mike Mignola e John Arcudi ai testi con l'ausilio delle matite di un Guy Davis ormai di casa nell'universo narrativo di Hellboy. Anche in questo quinto volume dedicato all'agenzia sui generis che si occupa di paranormale troviamo rane, rane e ancora rane. La minaccia che incombe sul mondo ormai da tempo si fa sempre più pressante, il Bureau con il nuovo assetto che vede al comando della squadra operativa il Capitano Benjamin Daimio, si trova ad affrontare un avversario che cresce in spavalderia e potenza, gli esseri raniformi si muovono ormai in gruppi numerosissimi, non si nascondono più e si riversano sulle città e sui loro abitanti con furia devastante, provocando ondate di panico, terrore e follia. Al Bureau non rimane che utilizzare un approccio altrettanto diretto al problema, cosa che al Capitano Daimio riesce particolarmente bene, la sua soluzione consta in un mare di pallottole e gittate di fuoco su quella che a tutti gli effetti è ancora una piaga di rane (titolo di uno dei precedenti volumi della saga). A dargli manforte sul campo Roger l'omuncolo, un essere che è difficile capire in che termini possa considerarsi vivo, un animo puro e ingenuo che in Daimio trova un punto di riferimento e al quale tende ad assomigliare sempre di più, quasi come se l'essenza del Comandante stesse plasmando quella del suo soldato. Insieme a loro, meno entusiasti degli scontri continui con questi esseri che non presagiscono nulla di buono, ci sono la pirocineta Liz Sherman e il medium incorporeo Johann Krauss.


Su un altro fronte destinato a convergere con il primo, si muove l'azienda multimilionaria Zinco, all'interno della quale il dirigente Pope e il dottor Marsten stanno conducendo diversi esperimenti sulle creature che il B.P.R.D. sta tentando di fermare. Questi esperimenti porteranno alla nascita di un nuovo nemico da tenere d'occhio, La Fiamma Nera, un personaggio che lo stesso Mignola definisce una sorta di Teschio Rosso dell'universo di Hellboy. Le macchinazioni della Zinco porteranno al male finale, alla rinascita di una di quelle creature ataviche e malvagie che uno come Lovecraft avrebbe definito Antichi, il demone Katha-Hem.

Forse un filo meno appassionante di Una piaga di rane, questo quinto volume di B.P.R.D. lavora sui personaggi, ci permette di osservare (ma non di comprendere) la portata delle capacità della Sherman, costringe uno dei protagonisti della serie, Abe Sapiens, a tornare in servizio attivo e il Capitano Daimio, in seguito a una tragedia, ad affrontare le conseguenze dei suoi metodi operativi. Lo scenario offre un'escalation e una parziale risoluzione di una minaccia ormai nota, con la speranza che si inizi a guardare anche altrove. Davis ha fatto i personaggi completamente suoi, affinando uno stile diverso e complementare a quello di Mignola che con Arcudi pare aver trovato il giusto affiatamento. Indubbiamente questa serie, insieme a quella dedicata a Hellboy e ai vari speciali di Lobster Johnson e compagnia bella, costituisce uno degli universi narrativi a fumetti più interessanti da seguire, meno vario di quelli dei colossi Marvel e DC ma con una qualità media decisamente superiore.

lunedì 2 gennaio 2017

FIRMA AWARDS 2016: FUMETTO

Sempre più difficile stilare classifiche articolate divise in più sezioni per quel che riguarda la macro categoria fumetto. Il motivo principale è la mole sempre decrescente di materiale letto a causa della mole sempre decrescente di soldi guadagnati, quindi come l'anno scorso tenterò di riunire in tre sole categorie tutti gli albi letti quest'anno (che comunque ancora non sono proprio pochi, pochi).

Le tre categorie saranno dedicate ai fumetti inediti usciti in Italia nel corso del 2016 (e qui siamo sul pezzo), alle ristampe edite sempre nel corso del 2016 (sul pezzo anche qui stranamente) e una a quei volumi o a quelle graphic novel che io ho recuperato nel corso dell'anno, quindi qui ci rientra di tutto, anche roba molto vecchia.

Iniziamo proprio dalla categoria dedicata al materiale più datato, quella dei VOLUMI, GRAPHIC NOVEL e RECUPERI VARI, in quest'ottica prosegue il mio recupero dei Texoni, nei mesi in cui ho lavorato in fumetteria ho avuto modo di mettere mano anche a letture un po' diverse da quelle affrontate di solito. Ma vediamo questo benedetto podio.

Terzo classificato:
Rughe di Paco Roca
Bellissima visione sulla terza età, sulla vita degli anziani spesso abbandonati all'interno di fredde case di cura, una narrazione dal tocco lieve e sensibile, commovente e divertente. È qui, ma anche in vetta al podio non avrebbe sfigurato.

Secondo classificato:
Death Note di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata
Ebbene sì, non avevo ancora mai letto l'appassionante Death Note, manga rivoluzionario, forse imperfetto e allungato oltre il naturale finale, quello che più avrebbe amato il pubblico, una vicenda che però ti prende alla grande. Poi c'è l'irresistibile Ryuk.

Primo classificato:
Alack Sinner di Carlos Sampayo e Josè Munoz
Stupendo l'hard boiled di Alack Sinner, aspetto con impazienza la ristampa annunciata dall'Editoriale Cosmo nella speranza che comprenda tutto il materiale dedicato al personaggio. Da recuperare a occhi chiusi.


         



La seconda categoria che vorrei prendere in considerazione è quella dedicata alle RISTAMPE di vecchio materiale pubblicate nel corso del 2016, anche qui un podio del tutto soddisfacente (almeno per me) con tre gradite sorprese, tutti fumetti che non avevo mai avuto occasione di leggere.

Terzo classificato:
I.R.$. di Stephen Desberg e Bernard Vrancken
Ottimo thriller ambientato nel mondo della finanza e soprattutto delle tasse e delle dichiarazioni dei redditi. Potrebbe sembrare noioso ma non lo è. Affatto. Ottima cura negli albi da parte dell'Editoriale Aurea, cura alla quale non ci aveva abituato. Peccato il progetto degli Integrali sembri già arenato dopo la proposta di questa prima serie.

Secondo classificato:
Xenozoic di Marc Schultz
Oltre a una bella serie, divertente e vintage, la scoperta di un grandissimo disegnatore, sarà il cognome ma gli Schultz con il fumetto ci sapevano davvero fare.

Primo classificato:
Blake e Mortimer di Edgar P. Jacobs
Onore e merito ai tipi di Gazzetta dello sport che continuano a portare in edicola capolavori a prezzo più che accessibile. Quest'anno è stata la volta, tra le altre cose, di Blake e Mortimer. Fantastico.


  



Chiudiamo con la categoria dei FUMETTI INEDITI, più che un vero e proprio gotha del fumetto targato 2016, semplicemente qualche buona segnalazione, qualche consiglio per recuperare una o due buone serie per chi fosse interessato a farlo. Mi sembra che nel fumetto mainstream ci sia una flessione qualitativa generale, l'impressione è che le cose davvero interessanti arrivino sempre più da ristampe e materiale datato o che si trovino in volumi costosi che non posso più permettermi. Insomma, il fumetto a prezzi popolari langue un poco, qualcosa di buono c'è sempre, non si parla però quasi mai di capolavori. Rispetto all'anno scorso sono mancati quei progetti degni di nota come Multiversity di Morrison o Sandman ouverture di Gaiman, altre cose come Battaglia e Morgan Lost hanno a mio avviso un po' deluso le aspettative, rimane qualche colpo di Bonelli, qualche outsider e la cara vecchia Marvel (la DC per me è ormai scomparsa, speriamo nel rilancio). Ecco comunque qualche segnalazione (la classifica prendetela pure un po' con le pinze):

Dodicesimo classificato:
The Professor di Andrea Corbetta e AA.VV.
Sulla fiducia e per il coraggio. Una nuova proposta italiana, un editore nuovo per il fumetto, un personaggio potenzialmente interessante con alcune cose ancora da mettere a posto (cliché dai quali allontanarsi, qualche ingenuità nella grafica e anche nel nome), però dai, due storie tutto sommato piacevoli da leggere, poi i soliti frantumapalle criticheranno a manetta, però per la buona volontà è giusto premiare l'iniziativa. I miei migliori auguri. Gli stessi auguri li estendo anche al nuovo Martin Mystère della Bonelli, ho avuto modo di leggere diffidente solo il primo numero, per questo non è in classifica, mi ha sorpreso piacevolmente, se son rose...

Undicesimo classificato:
Astonishing Ant-Man di Nick Spencer e Ramon Rosanas
Una serie fresca, divertente, che non si prende mai sul serio ma che non disdegna di toccare alcune corde che sono molto più vicine all'uomo che non al supereroe. Poteva potenzialmente essere ancora meglio, ma va bene così.

Decimo classificato:
Mighty Thor di Jason Aaron e Russell Dauterman
Largo alle donne! Se i puristi avranno storto il naso con la nuova incarnazione di Thor tutta al femminile, c'è da dire che la serie è piacevole e ha i giusti toni che debbono avere le vicende legate a un Dio del Tuono che si rispetti. In più il tema della malattia, con una Jane Foster ammalata di cancro e che a ogni sua trasformazione nella potentissima Thor vanifica tutte le sue sedute di chemioterapia, essere potentissimo condannato al deperimento. Non male.

Nono classificato:
Deathlock di Nathan Edmonson e Mike Perkins
Serie limitata dedicata a un personaggio minore, rilanciato probabilmente grazie alla sua presenza nello show televisivo Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D. e che nelle mani di Edmonson diventa l'ennesima pedina ben manovrata all'interno di trame più vicine alle spy stories complottistiche che non a quelle supereroiche. Niente male.

Ottavo classificato:
Black Widow di Nathan Edmonson e Phil Noto
Ancora Edmonson, ancora spy story e la possibilità di sbirciare un poco nel privato della Vedova Nera, personaggio abbastanza mortificato al cinema quando è in compagnia dei suoi colleghi uomini. A quando un film a solo sulla bella Natasha? Credo che Scarlett sarebbe d'accordo.

Settimo classificato:
Squadron Sinister di Marc Guggenheim e Carlos Pacheco
Legate all'evento Secret Wars ci sono state diverse sorprese, miniserie brevi di quattro o cinque numeri molto divertenti o interessanti, penso a 1872, A-Force o Vecchio Logan e altre... decido però di segnalare la squadra di stronzi dello Squadrone Sinistro, bastardi fino al midollo.

Sesto classificato:
Star Wars di Jason Aaron e Stuart Immonen
Le storie inseriti nell'universo di Star Wars continuano a divertire, sia con questa serie principale sia con gli altri progetti come la serie dedicata a Darth Vader e le mini con protagonisti altri personaggi come Lando o Chewbacca. Intramontabili.

Quinto classificato:
All New Hawkeye di Jeff Lemire e Ramon Perez
Non ha la forza innovative della serie di Occhio di Falco di Fraction e Aja ma anche Lemire ha fatto un ottimo lavoro andando a scavare nel passato dei due Occhio di Falco, Clint e Kate. Uno, anzi due, dei personaggi meglio gestiti dalla Marvel più recente.

Quarto classificato:
Daredevil di Charles Soule e Ron Garney
Devil ritorna alle atmosfere urbane e oscure, quelle che più si confanno al personaggio. Trainato anche dalla splendida serie tv, una nuova rinascita per il diavolo di Hell's Kitchen che per la prima volta si muove in città potendo contare su una valida spalla, il giovane Blindspot.

Terzo classificato:
Doctor Strange di Jason Aaron e Chris Bachalo
Potenza del cinema, un'esposizione del personaggio mai vista prima: ristampe, volumi lussuosi, collane allegate ai quotidiani e questa nuova serie regolare (in Italia accompagnata da Scarlet Witch) che promette una visione diversa sull'universo Marvel e tanto divertimento. Non male caro dottore, non male...

Secondo classificato:
Manifest Destiny di Chris Dingess e Matthew Roberts
La storica spedizione di Lewis e Clarke alla scoperta dell'ovest americano tra autoctoni, zombi vegetali, minotauri e mostri delle specie più disparate, un'esplorazione avventurosa dalle forti tinte horror narrata con il giusto piglio. Altro centro della factory di Kirkman.

Primo classificato:
Ut di Paola Barbato e Corrado Roi
Semplicemente la narrazione più originale che ho avuto modo di leggere quest'anno, un mondo affascinante come pochi, tavole meravigliose per le quali le lodi a Roi non saranno mai troppe. Sei numeri da avere senza se e senza ma nonostante la difficile comprensione della vicenda.


         


         


         


         

sabato 21 maggio 2016

BROOKLYN DREAMS

(di J. M. DeMatteis e Glenn Barr, 1994/95)

Per i fan dei comics americani con qualche primavera sulle spalle il nome di John Marc DeMatteis (meglio noto come J. M. DeMatteis) non suonerà di certo nuovo. Le sue opere più note e ricordate con più affetto sia dai fan che dalla critica, rimangono indubbiamente la sua gestione di Spider-Man per la Marvel (in particolare con L'ultima caccia di Kraven) e quella della Justice League in chiave scanzonata realizzata in compagnia di Keith Giffen e Kevin Maguire per la quale si portò a casa anche un Eisner Award, l'Oscar del fumetto.

Ma i suoi lavori e i personaggi di cui si occupò furono moltissimi. Sono forse in pochi però a ricordare questa sorta di romanzo a fumetti autobiografico edito sul finire del 1994 realizzato in collaborazione con il disegnatore Glenn Barr.

Mosso forse dall'esigenza di allontanarsi da costumi sgargianti e tutine in spandex, o più probabilmente dall'urgenza di mettere su carta un periodo importante della sua vita, DeMatteis ci racconta i suoi giorni da cane, quelli che andarono a comporre l'ultimo anno delle sue scuole superiori. Ed è la voce narrante dell'autore che ci accompagna tra le numerose pagine di questo bel volumone edito da Magic Press, con dialoghi asciugati all'osso e una narrazione che assomiglia a un lungo flusso di coscienza dal carattere felicemente colloquiale.

Siamo come è ovvio a Brooklyn, nel 1970. L'alter ego di DeMatteis si chiama Vincent Carl Santini, nato da Dominik Santini di origini italiane e dall'ebrea Ester Santini. Un padre strano, a volte paranoico e una madre isterica, pronta a far di ogni cosa una tragedia. In questo scenario i ricordi del protagonista che, come afferma egli stesso, non hanno pretesa di essere veritieri o precisi ma semplicemente possibili, per dirla con le stesse parole di un Vic ormai adulto ci verranno raccontate alcune bugie sulla sua vita che chissà, con un po' di fortuna, potrebbero rivelarsi vere.


Le esperienze di vita di DeMatteis possono con facilità riflettersi su quelle di molti lettori che hanno vissuto quegli anni o solamente esperienze similari, che in fondo non sono così rare da incontrare lungo il proprio percorso (a parte forse quella dell'arresto). Lo straniamento dell'adolescenza, l'amore smisurato per il proprio cane, i rapporti difficili con i genitori, l'amico inseparabile, le riflessioni e le illuminazioni, la scoperta della lettura come terapia di vita e beh, si, anche l'arresto per possesso e consumo di sostanze stupefacenti.

La narrazione oscilla tra il serio e il faceto con numerosi passaggi decisamente divertenti, diversi sorrisi si aprono grazie all'interpretazione indovinata della storia da parte del disegnatore Glenn Barr capace di dar vita alle situazioni descritte tramite scenette davvero esilaranti.


Si avvale di un registro ricchissimo la matita di Barr, dal bianco e nero secco alle eleganti sfumature di grigio, dal disegno definito al veloce bozzetto, dal tratto caricato e grottesco a quello più realistico e ogni cambio di stile sottolinea in maniera esemplare lo stato d'animo espresso in quel momento da DeMatteis.

Il viaggio, come quello di molte vite, non porta a mete sconvolgenti ma a qualche presa di coscienza e a diversi momenti, buoni e meno buoni, come quelli che a tutti noi è capitato prima o poi di dover affrontare. In fondo a New York, per trovare buone storie, non è detto che si debba per forza rivolgere lo sguardo verso l'alto.


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