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venerdì 6 agosto 2021

QUESTA NOTTE MI HA APERTO GLI OCCHI

(The dwarves of death di Jonathan Coe, 1990)

Nel 1990, arrivato al traguardo del terzo romanzo, Jonathan Coe si confermava un autore in evoluzione costante; se i primi due libri dello scrittore britannico (Donna per caso e L'amore non guasta) non  avevano convinto fino in fondo, con Questa notte mi ha aperto gli occhi si arriva a una forma più compiuta e soddisfacente che, pur lasciando sospesi e non detti, appaga il lettore preparando il campo al successivo esito dell'autore, quel La famiglia Winshaw che viene unanimamente indicato tra gli scritti più riusciti di Coe. Per questo romanzo lo scrittore unisce al suo amore per la lingua e la narrazione quello storico per la musica, ad aprire il romanzo, almeno nell'edizione Feltrinelli, c'è proprio un'introduzione che racconta la passione di Coe per la materia e il rimpianto per non aver studiato in gioventù la musica con maggiore impegno, trovando questa una forma d'arte ancor più sincera di quella legata alla parola scritta. Chissà quale scenario si sarebbe aperto per lo scrittore se le cose fossero andate diversamente, magari oggi non avremmo i suoi romanzi... e forse neppure la sua musica!

William è un giovane di Sheffield trasferitosi a Londra per provare a sfondare nel mondo della musica; compositore e pianista suona con un gruppo di mediocre talento, gli Alaska Factory, tenuto a galla proprio da William che ne è un po' il collante. Per mantenersi lavora in un negozio di dischi e condivide l'appartamento con Tina, che non incontra quasi mai, sorella di Tony, uno dei suoi primi insegnanti di musica. Gli Alaska Factory sono alla ricerca dell'agognato contratto discografico ma la situazione è stagnante, il loro manager Chester non riesce a trovare sbocchi per loro, così propone a William, l'unico ad avere un po' di talento, di fare una prova con gli Unfortunates, l'altro gruppo gestito da Chester, una band decisamente più rumorosa e sperimentale degli Alaska e composta da membri decisamente più bizzarri. Nel frattempo per William procede - per modo di dire - anche la vita sentimentale, il ragazzo porta avanti infatti una relazione platonica con la bellissima ma fredda Madeline, un rapporto fermo che oscilla per William tra l'adorazione e l'irritazione ma che in realtà sembra non andare da nessuna parte. Così la vita di William si trova a un punto morto sotto ogni aspetto, questo finché il protagonista non incontrerà gli Unfortunates e il loro cantante Paisley in una nottata che a tutti gli effetti gli cambierà davvero la vita.

Romanzo impregnato di musica, ogni capitolo porta il titolo di un termine musicale (Assolo, Coda, Sezione intermedia, Secondo tema e via dicendo) e soprattutto tutti si aprono con la citazione di un brano degli Smiths o di Morrisey, il testo del racconto è intervallato di quando in quando dal pentagramma sul quale William appunta parti delle sue composizioni entrando anche in qualche tecnicismo che rende il racconto ancor più gradevole per chi conosce la musica pur rimanendo sempre più che comprensibile a tutti, diciamo che c'è un di più che solo un musicista può realmente apprezzare. Il tono passa dal comico (applausi per il passaggio sui bus di Londra la domenica) al sentimentale, che poi è la parte centrale e più importante del libro, fino a sfociare in risvolti thriller con alcuni eventi di un certo peso nell'economia generale del racconto. Ma ciò che più fa breccia nel cuore del lettore e l'inadeguatezza incolpevole di William nei confronti della vita, incapace di progredire nel suo rapporto con Madeline, fermo da mesi a un amore platonico e a vuote discussioni ma impossibilitato anche nel troncarlo, bloccato con la musica in un gruppo privo di ambizioni, in difficoltà nel carpire le altrui esigenze o le richieste di aiuto, in questo William è uno come tanti, con talenti inespressi e privo di quella spinta propulsiva al cambiamento, un personaggio che è più facile di altri da sentire vicino. Inoltre Coe sa come si scrive, è a suo agio con tutti i registri, non si fa remore a dire che la musica di Andrew Lloyd Webber fa schifo, è sempre piacevole e non si perde in giri interminabili di parole. Il tutto lascia ben sperare nei romanzi successivi visto che Questa notte mi ha aperto gli occhi di solito non è menzionato tra le opere più importanti dell'autore inglese.

venerdì 2 ottobre 2020

L'AMORE NON GUASTA

(A touch of love di Jonathan Coe, 1989)

Non mi capita spesso, ma quando posso una cosa che mi piace fare è scoprire un autore leggendo le sue opere seguendone l'ordine cronologico d'uscita. È un approccio sicuramente metodico che ha i suoi vantaggi, per primo quello di godere dell'evoluzione artistica dello scrittore, poi tutti gli amanti della lettura sapranno benissimo come sia difficile darsi e mantenere questi propositi, siamo attratti dai titoli importanti, dai libri che abbiamo in casa, dal consiglio di un'amico, da una voglia urgente e irresistibile, e allora si finisce per leggere in modo disordinato, sull'onda del desiderio o della necessità di circostanza. Che poi sul piano dell'appagamento personale è la cosa migliore da fare. Con Jonathan Coe al momento sono riuscito a mantenere il proposito di affrontarne l'opera con ordine, partendo dall'esordio Donna per caso e passando ora, dopo diverso tempo, alla sua seconda opera: L'amore non guasta. Devo dire che al momento l'amore per lo scrittore inglese, da cui mi aspettavo molto, ancora non è scoccato. Consapevole che i suoi scritti migliori siano altri (La banda dei brocchi, La famiglia Winshaw, il più recente Expo 58 e via discorrendo) nondimeno mi aspettavo di più da questi brevi romanzi di inizio carriera. Indubbiamente L'amore non guasta segna un passo avanti rispetto all'esordio di Coe, non tanto per questioni di stile o di contenuto quanto almeno per una struttura del racconto un poco più originale.

Ted riceve una telefonata dalla moglie Katharine mentre si sta recando a Coventry per un incontro di lavoro. La moglie è preoccupata per Robin, un loro loro vecchio compagno d'università che abita proprio a Coventry; in una recente telefonata Kat l'ha sentito strano, preoccupato, un po' depresso, così convince il marito Ted a passare a trovarlo, cosa che Ted non ha nessuna voglia di fare. Raggiunto l'(ex)amico Ted effettivamente lo trova in una situazione di stallo e sconforto, sembra che Robin non si sia mai lasciato alle spalle il periodo trascorso all'università, è come se la sua vita non fosse mai andata avanti e Robin fosse rimasto invischiato in un mondo teorico, fatto di intelligenti elucubrazioni su politica e letteratura, impantanato nei riverberi profondi di un amore mai realmente consumato, assaporato né tanto meno dichiarato o corrisposto. Robin annaspa tra bar per uomini solitari che trovano conforto nell'altrui solitudine, nei fallimenti di nuove relazioni e nel tentativo, mai perseguito fino in fondo, di scrivere qualcosa di memorabile da lasciare ai posteri. La sua produzione si limita al momento a quattro brevi racconti appuntati su altrettanti taccuini rossi.

È proprio su quest'ultimo elemento che Coe movimenta la struttura del suo breve romanzo, alternando le vicissitudini di Robin e di altri personaggi che in qualche modo e a diverso titolo hanno contatti con il protagonista, proprio con i quattro racconti (tutti inseriti nel testo), ognuno dei quali dovrebbe approfondire e dare un'interpretazione sul personaggio di Robin che in questi scritti mette un po' di sé stesso. Seppur brevi i quattro racconti, quando arriva il loro momento, rubano la scena alla storia principale che pur non perdendo mai d'interesse non riesce a dare fino in fondo quella sensazione di coinvolgimento emotivo che sarebbe necessaria se non in alcuni passaggi o situazioni nelle quali ognuno di noi può rivedere esperienze personali o comunque note e universali. Molto bravo l'autore nella chiusura del romanzo che coglie nel segno, rimane però a lettura ultimata la sensazione di una crescita potenziale che rispetto alla prima opera c'è stata ma non in maniera così significativa. Ma la scrittura è un processo di apprendimento continuo, il terzo romanzo di Coe è Questa notte mi ha aperto gli occhi, riuscirò a rimanere fermo nel mio proposito sapendo che questo libro ancora non è in mio possesso mentre il successivo La famiglia Winshaw occhieggia già dalla mia libreria? Non so, io non ci credo molto, ciò che al momento è certo, scandito a chiare lettere dall'autore in maniera subliminale a chiusura del libro, è che di certo l'amore non guasta, una cosa sulla quale è bene meditare.

venerdì 16 agosto 2013

DONNA PER CASO

(The accidental woman di Jonathan Coe, 1987)

Esordio e probabilmente opera minore nella bibliografia di Jonathan Coe, conosciuto più per altri romanzi come La banda dei brocchi o La famiglia Winshaw. Questo Donna per caso è una lettura veloce e piacevole, senza essere uno di quei libri che ti catturano totalmente riesce comunque a lasciare una sensazione positiva.

La protagonista della vicenda è Maria, una ragazza inglese in procinto di iscriversi a Oxford. Nel corso del libro seguiremo l'esistenza (forse chiamarla vita sarebbe troppo) di Maria da lì a parecchi anni in avanti. Maria è un tipo strano, decisamente restia nell'esternare emozioni e altrettanto parca nel provarne, un tipo che noi gente comune potremmo definire freddo. Non che Maria non voglia bene ai suoi genitori, a suo fratello o al gatto Sefton, no, no, semplicemente il suo amore è moderato, temperato se volete.

E' così che Maria affronterà la sua vita, i rapporti con le nuove amiche/conoscenti, con i ragazzi e con il suo eterno e non ricambiato spasimante Robby. Maria è bella e intelligente, le cose le vanno bene, le cose le vanno male, i giorni passano e la vita va avanti.

Assistiamo al passare dei giorni accompagnati da un narratore esterno, a volte ironico, a volte divertente, comunque sempre particolarmente presente. Si può prendere l'esistenza di Maria per quella che è, si può riflettere sulla sua vita o anche sulla nostra/vostra se volete. Quel che rimane è comunque una lettura veloce, piacevole che lascia un buon retrogusto in bocca tanto da invogliare a leggere magari qualcosa di più corposo di Jonathan Coe.

Jonathan Coe
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