(The left handed gun di Arthur Penn, 1958)
Sebbene inserito nel filone del western più classico, l'esordio al Cinema di Arthur Penn, regista di grande interesse, si discosta dai lavori di molti suoi predecessori e dai topoi narrativi più ricorrenti nel genere, con questo Furia selvaggia Penn adatta alle proprie esigenze la storia di William Bonney, alias Billy the Kid. Il regista non è tanto interessato a una cronistoria fedele delle gesta del celebre bandito quanto a uno scavo psicologico e a un approfondimento comportamentale cesellato sul protagonista e sulle sue azioni, discorso enfatizzato da un Paul Newman che si esibisce in una prova d'attore molto caricata, poco naturale e parecchio teatrale nei gesti e nelle movenze. Siamo di fronte a un Cinema datato, non solo in virtù dell'anno di uscita del film; ciò nonostante Penn rimane un regista capace di suscitare interesse proprio per il suo approccio ai personaggi, approccio questo che rende il film godibile ancora oggi, fermo restando che se si vive di pane e Netflix qualche difficoltà a maneggiare questo tipo di pellicole la si potrebbe incontrare. A conferma della validità dell'autore ricordiamo solo alcuni dei titoli successivi firmati da Arthur Penn, e parliamo di film dagli esiti che variano dal capolavoro al molto valido quali Anna dei miracoli (2 Oscar), Gangster story (2 Oscar), La caccia, Il piccolo grande uomo e altre cose ancora.
William Bonney (Paul Newman) è un vagabondo già macchiatosi di un primo delitto in tenera età, a dispetto della sua cattiva fama l'allevatore Tunstall (Colin Keith-Johnston) prende a ben volere il giovane ragazzo e gli procura un lavoro insieme agli altri suoi mandriani. Per questioni economiche Tunstall viene poi fatto fuori da un poker di carogne che vantano tra le loro fila lo sceriffo Brady (Robert Faulk). Billy, sconvolto dalla morte di una delle poche persone che gli avevano accordato fiducia senza chiedere nulla in cambio, decide di adoperarsi per vendicare il suo benefattore trovando l'aiuto dei cowboys Tom (James Best) e Charlie (James Congdon). Sulla sua strada il ragazzo, un vero fulmine con la pistola, troverà un pistolero altrettanto in gamba: Pat Garrett (John Dehner).
Ciò che differenzia Furia selvaggia da tutta una serie di altri western più classicheggianti è la modalità in cui il protagonista affronta il dolore per la perdita di una figura che, sebbene conosciuta da poco tempo, avrebbe potuto sostanzialmente fungere da palliativo per un'infanzia turbolenta e problematica, divenendo sostituto di una figura paterna assente. Tralasciando l'età di Newman già un po' troppo matura per interpretare quello che avrebbe dovuto essere poco più che un adolescente, e il fatto che la storia di Billy the Kid viene da Penn largamente alterata, rimane un protagonista originale che sembra essere in preda a una sorta di schizofrenia, un ragazzo che passa da momenti di ilarità e indole festaiola alla spietatezza del killer passando per dolori degni di un Delitto e castigo, nel contesto un filo fuori posto, senza riuscire a decidere se seguire i consigli del suo demone interiore o quelli di un amico sincero come Pat Garrett, uomo per mano del quale, lo sappiamo tutti, Billy incontrerà il suo destino. Siamo in bilico tra il western e qualcosa di diverso e più moderno, il film ha la capacità di accontentare sia lo spettatore che cerchi l'una o l'altra soluzione, fermo restando ritmi e modi narrativi almeno in parte ancorati al Cinema dei 50 del secolo scorso.
Anche solo in virtù del fatto di rappresentare l'esordio dietro la macchina da presa di Arthur Penn il film vale la visione, si recita di maniera ma diversi passaggi vanno a segno, poi Penn svilupperà meglio il suo Cinema nelle prove successive, un percorso che vale la pena approfondire e conoscere.
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mercoledì 20 novembre 2019
sabato 21 marzo 2015
ANNA DEI MIRACOLI
(The miracle worker di Arthur Penn, 1962)
Da piccolo, come sarà capitato a tanti di voi, andavo all'asilo, quello che i bambini di oggi chiamano scuola materna. L'asilo in questione portava il nome di Helen Keller e all'epoca mai mi venne in mente di chiedermi chi fosse questa Helen Keller, per me l'asilo era l'asilo e basta. Solo in seguito venni a sapere chi era stata la donna di cui l'edificio portava il nome e della quale viene raccontato un breve segmento di vita in questo film diretto da Arthur Penn.
Anna dei miracoli è un film commovente, a tratti straziante, forte e duro, capace di trasmettere con la stessa intensità gioia e dolore grazie a una messa in scena perfetta, a un bianco e nero evocativo e alle magnifiche interpretazioni di Anne Bancroft e della giovane Patty Duke entrambe premiate con l'oscar, per la miglior attrice protagonista la prima e non protagonista la seconda. Le emozioni intense si palesano fin dalla prima scena dove due genitori, il Capitano Arthur Keller (Victor Jory) e sua moglie Kate (Inga Swenson) scoprono che la loro bambina è diventata cieca e sorda in seguito a quella che era stata frettolosamente diagnosticata come una congestione di stomaco e cervello. A causa della malattia la piccola Helen (Patty Duke) cresce nel più totale isolamento mentale in seno a una famiglia premurosa ma incapace di gestire la situazione, l'amore della madre soprattutto, ma anche quello del padre, aggiungeranno ai problemi della bambina anche quelli derivanti da una cattiva educazione che porterà la bimba a crescere viziata e senza regole.
Proprio quando la situazione sembra divenire insostenibile i coniugi Keller decidono di ricorrere a un'istitutrice privata, Annie Sullivan (Anne Bancroft), una ragazza giovane anche lei con qualche problema alla vista e che in passato ha vissuto situazioni terribili simili per alcuni versi a quelle patite dalla piccola Helen. La fatica maggiore per Annie sarà quella di stabilire un contatto con la bambina, quella della famiglia sarà data dalla totale fiducia che i suoi membri dovranno accordare a questa insegnante capace di infinita pazienza ma anche di modi e metodi parecchio bruschi.
L'intensità della vicenda viene proiettata sullo spettatore in modo egregio tramite la forza dei sentimenti che da questa scaturiscono ma anche grazie a prove molto fisiche da parte delle attrici protagoniste, il confronto non sarà solo intellettivo, medico o un confronto d'amore ma si risolverà in un vero e proprio conflitto fisico, in una lotta di nervi e pazienza, di decisioni ferme, una lotta contro la spossatezza e l'arrendevolezza. Anne Bancroft risulta interprete fantastica nel portare in scena una donna che cerca di penetrare una corazza all'apparenza impenetrabile tentando d'insegnare il linguaggio a una bambina che non sente e non vede e che non ha la minima idea del concetto di parola e di significato.
Chi ha un minimo di sensibilità correrà il rischio di dover versare calde lacrime durante la visione di un film che però non batte sul pietismo ma piuttosto mostra la forza infinita di un'insegnante decisa ad ottenere quel che si è prefissata per amor proprio e della sua alunna/paziente e quella di una bambina che in qualche modo inizia a capire che per lei la possibilità di una vita migliore in fondo esiste. Il cinema d'altri tempi regala perle a volte poco note a molti giovani spettatori di oggi, il mio consiglio spassionato è quello di farsi prendere dalla curiosità, provare, spulciare e scoprire il maggior numero possibile dei piccoli e grandi tesori come questo che la storia del Cinema ci ha regalato nel corso degli anni.
Da piccolo, come sarà capitato a tanti di voi, andavo all'asilo, quello che i bambini di oggi chiamano scuola materna. L'asilo in questione portava il nome di Helen Keller e all'epoca mai mi venne in mente di chiedermi chi fosse questa Helen Keller, per me l'asilo era l'asilo e basta. Solo in seguito venni a sapere chi era stata la donna di cui l'edificio portava il nome e della quale viene raccontato un breve segmento di vita in questo film diretto da Arthur Penn.
Anna dei miracoli è un film commovente, a tratti straziante, forte e duro, capace di trasmettere con la stessa intensità gioia e dolore grazie a una messa in scena perfetta, a un bianco e nero evocativo e alle magnifiche interpretazioni di Anne Bancroft e della giovane Patty Duke entrambe premiate con l'oscar, per la miglior attrice protagonista la prima e non protagonista la seconda. Le emozioni intense si palesano fin dalla prima scena dove due genitori, il Capitano Arthur Keller (Victor Jory) e sua moglie Kate (Inga Swenson) scoprono che la loro bambina è diventata cieca e sorda in seguito a quella che era stata frettolosamente diagnosticata come una congestione di stomaco e cervello. A causa della malattia la piccola Helen (Patty Duke) cresce nel più totale isolamento mentale in seno a una famiglia premurosa ma incapace di gestire la situazione, l'amore della madre soprattutto, ma anche quello del padre, aggiungeranno ai problemi della bambina anche quelli derivanti da una cattiva educazione che porterà la bimba a crescere viziata e senza regole.
Proprio quando la situazione sembra divenire insostenibile i coniugi Keller decidono di ricorrere a un'istitutrice privata, Annie Sullivan (Anne Bancroft), una ragazza giovane anche lei con qualche problema alla vista e che in passato ha vissuto situazioni terribili simili per alcuni versi a quelle patite dalla piccola Helen. La fatica maggiore per Annie sarà quella di stabilire un contatto con la bambina, quella della famiglia sarà data dalla totale fiducia che i suoi membri dovranno accordare a questa insegnante capace di infinita pazienza ma anche di modi e metodi parecchio bruschi.
L'intensità della vicenda viene proiettata sullo spettatore in modo egregio tramite la forza dei sentimenti che da questa scaturiscono ma anche grazie a prove molto fisiche da parte delle attrici protagoniste, il confronto non sarà solo intellettivo, medico o un confronto d'amore ma si risolverà in un vero e proprio conflitto fisico, in una lotta di nervi e pazienza, di decisioni ferme, una lotta contro la spossatezza e l'arrendevolezza. Anne Bancroft risulta interprete fantastica nel portare in scena una donna che cerca di penetrare una corazza all'apparenza impenetrabile tentando d'insegnare il linguaggio a una bambina che non sente e non vede e che non ha la minima idea del concetto di parola e di significato.
Chi ha un minimo di sensibilità correrà il rischio di dover versare calde lacrime durante la visione di un film che però non batte sul pietismo ma piuttosto mostra la forza infinita di un'insegnante decisa ad ottenere quel che si è prefissata per amor proprio e della sua alunna/paziente e quella di una bambina che in qualche modo inizia a capire che per lei la possibilità di una vita migliore in fondo esiste. Il cinema d'altri tempi regala perle a volte poco note a molti giovani spettatori di oggi, il mio consiglio spassionato è quello di farsi prendere dalla curiosità, provare, spulciare e scoprire il maggior numero possibile dei piccoli e grandi tesori come questo che la storia del Cinema ci ha regalato nel corso degli anni.
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