(di Nia DaCosta, 2023)
Passato un po’ di tempo dalla loro uscita in sala alcuni film del Marvel Cinematic Universe iniziano a sviluppare un certo sapore di muffa; oppure questa potrebbe essere una caratteristica esclusiva propria di The Marvels diretto dalla regista newyorkese Nia DaCosta. Di per sé in The Marvels sembra non funzionare praticamente nulla, e scrivo questo senza nessuna spocchia né pregiudizio alcuno in quanto fan della Marvel da sempre (sì, ok, quella di carta, ma l’affetto trasla). Sì, ci sono i gatti, quelli funzionano, in fondo i gatti funzionano un po’ dappertutto, non vedo perché non dovrebbero funzionare nello spazio o all’interno di The Marvels. Ma, gatti a parte, funziona davvero poco e niente in questo film che mette insieme tre delle più recenti supereroine del MCU, ovvero Capitan Marvel (Brie Larson), Monica Rambeau (Teyonah Parris, che nei fumetti era un’altra Capitan Marvel, per un periodo Photon) e infine la giovanissima Miss Marvel, grandissima fan di Capitan Marvel, la prima, quella bianca e bionda (Monica è nera e bruna). Tutto chiaro? No? Occhei… allora… Capitan Marvel è Carol Danvers, bianca, bionda, più seriosa e più potente delle altre, ex esercito, pupilla di Nick Fury (quello nero, interpretato da Samuel L. Jackson); Monica, che non è ancora Capitan Marvel, almeno di nome, è quella vestita di bianco ma nera, quella non bianca bianca e nemmeno nera nera invece è Miss Marvel, di origini pakistane, è quella giovane, fan della Danvers, una serie televisiva all’attivo da protagonista e tutto sommato di gran lunga la più simpatica e interessante del lotto (la sua serie era parecchio carina). Spero sia tutto chiaro. Bene, ora che è tutto chiaro, come fare a complicarsi un poco la vita? Ovvio, guardando il film a circa tre anni dalla sua uscita in sala, con poca memoria di quanto successo in Captain Marvel del 2019 e ancor meno nella serie Ms. Marvel del 2022. E, tornando alla muffa delle prime righe, qui sta il problema di questo The Marvels: il problema è che questo non sembra un film, bensì un tassello di un mosaico più grande che perde gran parte del suo senso se non si hanno in mano i pezzi che gli stanno attorno, da qui il sapore di muffa se non lo si guarda nel momento giusto, è passato troppo tempo ormai, troppi fatti, altri film, altri personaggi. Ma, a parer di chi scrive, non è così che un film dovrebbe funzionare. Un film dovrei poterlo guardare più o meno quando mi pare, è la solita croce e delizia della cara vecchia continuity, amata e odiata da tutti i Marvel fan. E non preoccupiamoci per ora del fatto che un film basato sull’azione continua non dovrebbe mai risultare noioso e ancor meno indurti a desiderare il tuo cellulare durante la visione per manifesta noia sopraggiunta (e spingerti a guardare le mail di lavoro pensando di poterle trovare più divertenti del film, cosa peraltro in qualche caso vera).Bene, ma che succede in questo The Marvels? Le protagoniste devono trovarsi insieme per un incontro con il loro capo, quello nero con la benda, per un focus sui tempi di ritardo nel processo di liquidazione delle fatture ai fornitori. Purtroppo quando arrivano alla sala meeting della stazione spaziale, la trovano occupata da una festa di pensionamento di un collega anziano. Trovatisi spiazzati, i componenti del gruppo… scusate, forse ho fatto confusione con le mail di lavoro. Pare che in un film precedente la Danvers abbia fatto casino su Hala, pianeta del popolo dei Kree. La loro leader Dar-Benn (Zawe Ashton), un villain decisamente più noioso del più noioso dei pensionandi dell’ufficio di cui sopra, recupera un bracciale quantico, regalo per il collega in procinto di andare in pensione, grazie al quale progetta di fare grandi cose: rinverdire soli, aspirare atmosfere, viaggiare nella zona plaid, robe così. Fatto sta che fa danno. Fury se ne accorge e manda Danvers e Rambeau a indagare (è un po’ più complicato di così ma egualmente noioso), ne viene fuori che, per un casino o per l’altro, tutte le volte che usano i loro poteri, le due si scambiano di posto. In tutto questo viene coinvolta anche Kamala, Ms. Marvel (Iman Vellani), perché ha l’altro braccialetto, per robe successe nella sua serie che nessuno ricorda. Quindi diventa tutto uno scambio di posti a tre. Poi c’è il fatto che una è la zia adottiva dell’altra, che è un po’ come se avesse abbandonato la nipotina da piccola e non si vedono da un botto, ma di tutta sta roba, che poteva essere interessante, alla DaCosta non gliene importa niente e quindi ciccia. Alla fine che rimane? Il gatto, che pure lui, se si fosse mangiato tutti prima noi avremmo speso la serata in modo migliore, ma sai, alla fine i gatti fanno sempre quel che gli pare.
È necessario quindi superare lo spaesamento iniziale, ripassare la questione bracciali, riprendere il discorso pseudo parentale, capire come si intrecciano i poteri delle tre protagoniste e inquadrare il tutto in un percorso più ampio, valutando poi se davvero vale la pena fare questo sforzo (la risposta giusta è NO) per godere di uno degli action supereroici più noiosi di questo millennio. Non c’è nerbo, non c’è sostanza, manca qualsiasi accenno di approfondimento (e si sarebbe potuto costruire qualcosa), c’è una villain carismatica come un piede con calzino bianco dentro un sandalo da uomo, scene in stile Bollywood assolutamente fuori contesto, numeri canterini idioti e che altro? Beh, il film è politicamente corretto, a spinta femminile (regista, protagoniste, sceneggiatrici, musiche, costumi, etc…), inoffensivo… alla fine l’unica cosa che si aspetta, oltre alla fine del film, sono le scene post-credits, sono due, aprono altre strade, abbiate cura di percorrerle per tempo, prima che ammuffiscano. Oppure dedicatevi ad altro, alle mail di lavoro per esempio.





































