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domenica 21 settembre 2025

ELIO

(di Adrian Molina, Domee Shi, Madeline Sharafian, 2025)

Il problema – se di problema si vuol parlare – della Pixar più recente è legato alla fatica che si fa a trovare nelle opere della casa di produzione californiana quella spinta verso l’innovazione e quell’ambizione a superarsi che, fino a qualche anno fa, sembravano parte integrante del suo DNA creativo. È probabile che questi siano alcuni dei motivi che hanno contribuito a decretare l’insuccesso commerciale di Elio, l’ultimo film targato Pixar, un destino poco lieto che tutto sommato il film non meritava. È pur vero che, sia sul versante grafico, sia su quello narrativo, Elio non presenta spinte rivoluzionarie né grandi passi avanti (o anche solo laterali) nel discorso che Pixar e anche Disney portano avanti ormai da diverso tempo; ciò nonostante rimane una narrazione piena di spunti e tematiche interessanti, soprattutto per i giovani in via di formazione, espressa con la solita perizia ed eleganza alla quale la casa della lampada ci ha sì abituati, ma che a ogni modo continua a essere garanzia per prodotti quantomeno validi. In questo, Elio non fa eccezione: il film unisce buoni sentimenti a temi sentiti e universali (in questo caso è proprio il caso di dirlo), che non mancheranno di muovere nel pubblico empatia verso i piccoli protagonisti e momenti di commozione non rari in film di questo genere.

Elio Solis è un ragazzino che ha perso entrambi i genitori in un incidente, ora vive con la zia Olga, una ricercatrice che lavora a un progetto spaziale che ha lo scopo di monitorare i detriti vaganti presenti nello spazio. Elio soffre di solitudine, sente la mancanza dei genitori ed è convinto che la zia lo veda come un peso (cosa non vera) e un ostacolo alla sua carriera in campo aerospaziale. Il ragazzino è affascinato dallo spazio e dalla possibilità che lassù ci sia vita extraterrestre; con mezzi di fortuna cerca in tutti i modi di comunicare con altre civiltà nel tentativo di farsi rapire dagli alieni e vivere una vita diversa da quella sulla Terra, una vita da orfano con pochi amici e quasi nessun legame. Per una combinazione di eventi il suo messaggio viene davvero intercettato da alcune forme di vita aliena: il Comuniverso, un consesso di civiltà aliene che scambiano Elio per il leader della Terra e lo invitano a far parte della loro organizzazione pacifica intergalattica. Elio vede il suo sogno avverarsi, è affascinato dal Comuniverso e vorrebbe restare; c’è però un altro candidato a far parte del Comuniverso, il più aggressivo e riottoso Lord Grigon. I membri del Comuniverso, spaventati da Grigon, daranno la possibilità a Elio di trattare con l’alieno guerrafondaio; Elio però è solo un bambino e presto farà amicizia con il figlio di Grigon, il vermiforme e tenerissimo Glordon, un giovane pacifico che non ha nessuna intenzione di diventare una macchina da guerra come la sua cultura impone.

Dato per assodato come in casa Pixar comunque si facciano sempre le cose per bene, pur non presentando elementi di grande innovazione, Elio si dimostra un film capace di farsi portavoce di un disagio che molti custodiscono gelosamente nel proprio animo senza mai esternarlo (o facendolo con gran fatica), ovvero quel senso greve di solitudine che nasce dal sentirsi poco capiti o non apprezzati nel luogo che dovrebbe essere per tutti un rifugio: casa, famiglia, affetti. In Elio tutto muove da una perdita profonda, irreparabile; quello tra i due Solis rimasti è un rapporto d’amore incompreso, un rapporto difficile dove l’incomunicabilità porta a credenze erronee, tanto da scatenare un fuga e attenzioni rivolte all’esterno dove spesso è facile trovare nuovi stimoli e maggior comprensione. Pur non toccando vette viste in passato in casa Pixar, Elio sa toccare le corde giuste muovendosi all’interno di una narrazione sempre piacevole e comprensibile anche dai più piccoli. Si prosegue su quella rotta “intimista” che non mette più al centro della storia la contrapposizione buono/cattivo (in fondo qui nemmeno Lord Grigon è malvagio, anzi) quanto piuttosto le relazioni, decisamente più complicate da dirimere, tra amici, familiari, consanguinei, etc… Altro punto a favore del film è la scelta di non riproporre personaggi già visti, come accaduto con molti sequel recenti, andando così ad ampliare, con la fantascienza per giunta, un immaginario che si spera possa anche in futuro proporre cose nuove, magari con la speranza che qualcuna di queste si riveli anche (ancora una volta) innovativa.

mercoledì 30 marzo 2022

RED

(Turning red di Domee Shi, 2022)

La Pixar si colloca ad altezza di (pre)adolescente con il film della sino-canadese Domee Shi, regista che riversa in Red molti elementi autobiografici: la vicenda è infatti ambientata a Toronto, città dove la stessa Shi è cresciuta, siamo nel 2002, anno in cui la regista aveva tredici anni, la stessa età che ha nel film la giovane protagonista Meilin "Mei" Lee che inoltre è di origine cinese proprio come la Shi. Si affronta in Red, probabilmente per la prima volta in un lungo animato di una major, il cambiamento fisico che si trovano a dover gestire le giovani adolescenti quando il loro corpo inizia a svilupparsi, la metafora con l'arrivo delle prime mestruazioni è evidente, qui il rosso non indica ovviamente il colore del sangue ma quello del tenerissimo (ma molto goffo) panda rosso gigante in cui Mei Lee si trasforma al sopraggiungere di emozioni forti, una sorta di maledizione che la sua famiglia si porta dietro da generazioni e generazioni. Il parallelo è palese: sbalzi d'umore, contrasti con i genitori, difficoltà nel controllare il proprio corpo, nuove sensazioni e primi stimoli di natura sessuale che qui vengono sublimati dalle prime cottarelle per i ragazzi, sia quelli comuni sia per le star del mondo dello spettacolo, affermazione di un nuovo sé, tutte caratteristiche note a chi adolescente è già stato o chi rivive le stesse esperienze nei panni di genitore.

Mei Lee ha tredici anni, vive a Toronto e sta entrando a passi svelti nel pieno dell'adolescenza. Come è giusto che sia per le ragazzine della sua età Mei ha il suo piccolo gruppo di amiche inseparabili: Miriam, Priya e Abby, tutte quante come lei follemente innamorate dei componenti dei 4*Town, una boy band di successo composta non da quattro ma da ben cinque baldi giovini. Rimanendo con i piedi per terra la cottarella adolescenziale di Mei è il biondo Davon, una specie di ameba all'apparenza poco sveglia che lavora in un minimarket del quartiere, personaggio inviso alla madre di Mei Lee, la severa e molto esigente Ming. Mei Lee è una brava ragazzina, studiosa, affatto ribelle, cerca in tutti i modi di compiacere la rigida madre, tutti i pomeriggi la aiuta nella gestione del tempio dedicato al panda rosso. Quando con l'arrivo della pubertà si scatena la maledizione di famiglia anche su Mei Lee, questa inizia a trasformarsi in un grosso e goffo panda rosso ogni qualvolta le sue emozioni vanno fuori scala, sarà proprio questa trasformazione a far capire alla ragazza che il suo percorso non deve essere per forza nel solco di chi l'ha preceduta e che non è giusto continuare a vivere solo per compiacere la propria madre. La situazione di emergenza chiamerà a raccolta tutte le donne della famiglia e sarà occasione di crescita e cambiamento un po' per tutti.

È un film abbastanza semplice questo Red che però si porta dietro un bel carico di esperienze e metafore che lo sguardo tutto femminile di Domee Shi rende al meglio, tratteggiando un universo di donne giovani (e non) capaci di scrivere il proprio destino senza dar seguito ai condizionamenti loro imposti; il mondo maschile sembra essere invece composto più che altro da inutili semi idioti. L'animazione è anch'essa semplice ma molto accattivante, guarda più all'efficacia di espressioni e stati d'animo che non al dettaglio a tutti i costi, molto adatta al tipo di storia narrata dove l'essere protagonista, Mei trasformata in panda, farà innamorare grandi e piccini. Molto indovinata la colonna sonora con i brani dei 4*Town composti da Billie Eilish e dal fratello Finneas O'Connell che ci riportano agli anni d'oro delle boy band (anni d'oro ovviamente per chi amava questo genere di musica), in alcuni momenti sembra di risentire i vecchi Backstreet Boys e l'effetto devo ammettere che è parecchio divertente. Oltre all'insegnamento sull'autoaffermazione, alle metafore sull'età puberale e i traumi così importanti per un adolescente che questa si porta dietro, c'è anche un bel discorso sull'amicizia in un'età in cui il giudizio e l'approvazione degli amici, il senso di appartenenza al gruppo, diventano più importanti agli occhi dei ragazzi anche del rapporto con i propri genitori. Forse Red non sarà uno degli apici toccati dalla Pixar ma è indubbiamente un film d'animazione divertente, perfetto per chi sta entrando nell'adolescenza e che avrebbe meritato un passaggio in sala invece di essere distribuito direttamente sulla piattaforma Disney+. Se anche l'animazione cede, tempi duri per le sale!

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