(Begin again di John Carney, 2013)
John Carney è partito dal dramma con November afternoon, eppure sarà più facile che ne sentiate parlare, da qualcuno anche con una nota di scetticismo, come di un regista incline al sentimentalismo e lontano dall'essere originale. Può anche darsi che un fondo di verità in queste affermazioni ci sia, anzi diciamo pure che c'è di sicuro, però le sue opere, almeno quelle intrise di musica come Once e questo Tutto può cambiare, funzionano maledettamente bene. Nulla di male allora se un film non porta in sé una rivoluzione, se il tasso di romanticismo (mai melenso) è alto, se il fulcro della narrazione sono sempre musica e sentimenti; in fondo non sono aspetti fondamentali anche in molte vite reali? (quelle più fortunate almeno, in altre c'è molto di più e molto di peggio).
Dopo il successo di Once, vicenda romantica pluripremiata che vive di musica nell'Irlanda di Dublino, Carney ripete la formula con qualche soldo in più a disposizione, attori noti, New York come cornice (e che cornice) e una maggiore coralità: ne esce questo Tutto può cambiare che se paga dazio in termini di novità non manca di centrare il bersaglio nei cuori meno aridi e cinici. Sul piano musicale si perde un po' il confronto con il predecessore, la colonna sonora originale qui non è all'altezza di quella di Once che vinse anche l'Oscar nella categoria miglior canzone, l'intensità di Glen Hansard e Markéta Irglova non è nemmeno lontanamente paragonabile alle prove meno interessanti di Keira Knightley né tantomeno a quelle di Adam Levine che sebbene sia il leader dei Maroon 5 non è di certo il meglio di ciò che la scena musicale mondiale ha da offrire, anzi. Ad ogni modo i brani scritti per il film assecondano bene la storia di Carney, sono sempre piacevoli e contribuiscono a rendere la musica ancora una volta la vera protagonista, ma qui più che altrove è il connubio con le immagini, con le intuizioni (anche ruffiane se vogliamo) di Carney a donare vivacità e ottimi momenti alla pellicola. La scelta del regista di costruire la prima parte del film con flashback concatenati, cosa anche questa non certo nuova, permette di aggiungere livelli e sovrastrutture a scene all'apparenza semplici. Molto riuscita per esempio la sequenza in cui Gretta (Keira Knightley), in un momento di depressione, si esibisce su un palco di un piccolo club con una sua canzone, una versione povera e acustica di un pezzo scarno e diretto che il pubblico per lo più ignora, ma non Dan (Mark Ruffalo), uomo di musica accidentalmente ubriaco, che seguendo quelle poche semplici note immagina nella sua testa uno splendido arrangiamento, mentre Gretta suona da sola nella testa di Dan la musica esplode in tutta la sua dirompente bellezza, una forza incontenibile che cambierà le sorti di diverse vite nelle quali ogni giorno tutto può cambiare.
Se la prova della Knightley non lascia particolari segni (personalmente continuo a non trovare nulla di interessante in questa attrice) ma ben si amalgama all'incedere del film, Mark Ruffalo si rivela invece attore ben più interessante e sorprendente qui che non nelle sue trasformazioni nell'Incredibile Hulk, un uomo stropicciato, ferito, sconfitto ma alimentato da una passione non ancora domata e sopita. Il cast di contorno è di tutto rispetto, oltre ad Adam Levine c'è il conduttore James Corden che con la musica da sempre va a braccetto (vedere Carpool Karaoke per capire), ci sono i rapper Mos Def e Cee Lo Green e le attrici Hailee Steinfeld e Catherine Keener. Si lascia apprezzare una storia che, pur rientrando in pieno nei canoni della commedia romantica, non ne segue pedissequamente gli schemi: i due protagonisti vivono una rinascita grazie al loro incontro, fortuito, all'inizio conflittuale come vuole la regola, ma non destinato ad unire due cuori che hanno segnato strade e prospettive divergenti, inoltre la coralità della vicenda con l'ex (Levine) di Gretta, il suo amico Steve (Corden), la figlia (Steinfeld) e la moglie (Keener) di Dan, restituisce al film un certo dinamismo che non guasta, incorniciato in una New York splendida che è location della vicenda ma anche vero palco per tutte le esibizioni musicali del progetto che accompagnerà un pezzo della vita di Dan e Gretta.
Tutto può cambiare è una bella storia, semplice, sentimentale, nulla più, nulla meno. È costruita con diverse scene emozionanti che sanno quali corde andare a toccare ed è accompagnata da una bella colonna sonora, magari non indimenticabile ma che rende piacevole ogni singola sequenza. Forse è tutta roba già vista, ma di quella che non mi stancherei di rivedere, cosa che probabilmente accadrà durante la visione di Sing street, l'ultimo film del regista John Carney.
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martedì 9 aprile 2019
venerdì 30 gennaio 2015
ONCE
(di John Carney, 2006)
Once è uno di quei film piccoli, girati con pochi mezzi ma pieni di passione, uno di quei film che puntano tutto sul coinvolgimento emotivo (riuscendoci molto bene) e che riescono a rimetterti in pace con il mondo per un buon periodo di tempo. C'è da dire che è anche un film per chi ama la musica, per chi le dà la giusta importanza, per chi con la musica vive un rapporto profondo, non necessariamente da musicista, ma anche solo da appassionato ascoltatore. Proprio come i suoi protagonisti, Seppur privo di grandi mezzi, Once è un film da non sottovalutare.
Once è la storia di un amore, forse di due o anche tre. Un amore nuovo, uno perso e quello per la musica. È un film su una storia d'amore semplice, di quelle che si vedono solo al cinema, ma di cui tutti sogniamo e di cui tutti abbiamo bisogno. È un film sull'amore ma uno di quelli capaci di fermarsi prima di diventare melensi o posticci.
All'epoca dell'uscita della pellicola nelle sale, una critica severa lo liquidò, con una metafora poco felice, come un film per chi ha bisogno di un pianto catartico per una storia mai iniziata. Con qualche canzone romantica. È da ringraziare quella critica, perché ancora una volta ci ricorda che quando si rientra nella sfera emotiva è bene fidarsi solo del proprio giudizio. Riletta oggi, mi sembra un'affermazione che sminuisce un film capace di emozionare chiunque e che lo fa in modo genuino e naturale, due aggettivi che si adattano bene anche alla recitazione dei due protagonisti, Glen Hansard e Markéta Irglova, musicisti professionisti e attori dilettanti (però molto bravi).
Lui è un ragazzo irlandese che vive con il padre, insieme gestiscono un negozietto dove si riparano aspirapolvere. Nel tempo libero suona la chitarra per le strade di Dublino, per arrotondare e dare sfogo alla sua passione per la musica. Lei è un'immigrata ceca che si arrangia con piccoli lavoretti, anche lei grande amante della musica e ottima pianista. Dopo diversi incontri casuali, la ragazza riesce ad ascoltare una delle canzoni scritte dal ragazzo (i due non hanno nome nel film) che di solito per strada si limita a proporre delle cover. Colpita dal brano, la ragazza confessa di saper suonare il piano che prova regolarmente in un negozio di strumenti musicali per gentile concessione del titolare. È proprio lì che i due suoneranno insieme per la prima volta.
La storia procede accompagnata da una colonna sonora toccante e assolutamente godibile, i pezzi scritti dagli stessi attori sono ottimi, (Falling slowly vinse anche l'Oscar come miglior canzone). La Irglova riesce a essere dolcissima, Hansard straziante e rabbioso dove serve, il connubio tra immagini e musica contribuisce a creare scene di forte impatto anche con la camera a mano e un'illuminazione fioca. Splendida, ad esempio, quella in cui lei scende da casa, di notte, in vestaglia, per andare a comprare le pile per il lettore CD, con l'urgenza di donare un testo alla musica scritta da lui, testo che prenderà vita già nel tragitto di ritorno verso casa (il pezzo è If you want me).
Insomma, il film colpisce e affonda anche chi non gode proprio della fama di gran romanticone (ma che forse dentro lo è più di altri). Penso che questo sia un film che non si possa non amare, con buona pace di eventuali detrattori. Valore aggiunto: la possibilità di rivivere storia ed emozioni tramite la sua (splendida) colonna sonora.
Once è uno di quei film piccoli, girati con pochi mezzi ma pieni di passione, uno di quei film che puntano tutto sul coinvolgimento emotivo (riuscendoci molto bene) e che riescono a rimetterti in pace con il mondo per un buon periodo di tempo. C'è da dire che è anche un film per chi ama la musica, per chi le dà la giusta importanza, per chi con la musica vive un rapporto profondo, non necessariamente da musicista, ma anche solo da appassionato ascoltatore. Proprio come i suoi protagonisti, Seppur privo di grandi mezzi, Once è un film da non sottovalutare.
Once è la storia di un amore, forse di due o anche tre. Un amore nuovo, uno perso e quello per la musica. È un film su una storia d'amore semplice, di quelle che si vedono solo al cinema, ma di cui tutti sogniamo e di cui tutti abbiamo bisogno. È un film sull'amore ma uno di quelli capaci di fermarsi prima di diventare melensi o posticci.
All'epoca dell'uscita della pellicola nelle sale, una critica severa lo liquidò, con una metafora poco felice, come un film per chi ha bisogno di un pianto catartico per una storia mai iniziata. Con qualche canzone romantica. È da ringraziare quella critica, perché ancora una volta ci ricorda che quando si rientra nella sfera emotiva è bene fidarsi solo del proprio giudizio. Riletta oggi, mi sembra un'affermazione che sminuisce un film capace di emozionare chiunque e che lo fa in modo genuino e naturale, due aggettivi che si adattano bene anche alla recitazione dei due protagonisti, Glen Hansard e Markéta Irglova, musicisti professionisti e attori dilettanti (però molto bravi).
Lui è un ragazzo irlandese che vive con il padre, insieme gestiscono un negozietto dove si riparano aspirapolvere. Nel tempo libero suona la chitarra per le strade di Dublino, per arrotondare e dare sfogo alla sua passione per la musica. Lei è un'immigrata ceca che si arrangia con piccoli lavoretti, anche lei grande amante della musica e ottima pianista. Dopo diversi incontri casuali, la ragazza riesce ad ascoltare una delle canzoni scritte dal ragazzo (i due non hanno nome nel film) che di solito per strada si limita a proporre delle cover. Colpita dal brano, la ragazza confessa di saper suonare il piano che prova regolarmente in un negozio di strumenti musicali per gentile concessione del titolare. È proprio lì che i due suoneranno insieme per la prima volta.
La storia procede accompagnata da una colonna sonora toccante e assolutamente godibile, i pezzi scritti dagli stessi attori sono ottimi, (Falling slowly vinse anche l'Oscar come miglior canzone). La Irglova riesce a essere dolcissima, Hansard straziante e rabbioso dove serve, il connubio tra immagini e musica contribuisce a creare scene di forte impatto anche con la camera a mano e un'illuminazione fioca. Splendida, ad esempio, quella in cui lei scende da casa, di notte, in vestaglia, per andare a comprare le pile per il lettore CD, con l'urgenza di donare un testo alla musica scritta da lui, testo che prenderà vita già nel tragitto di ritorno verso casa (il pezzo è If you want me).
Insomma, il film colpisce e affonda anche chi non gode proprio della fama di gran romanticone (ma che forse dentro lo è più di altri). Penso che questo sia un film che non si possa non amare, con buona pace di eventuali detrattori. Valore aggiunto: la possibilità di rivivere storia ed emozioni tramite la sua (splendida) colonna sonora.
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