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mercoledì 28 novembre 2012

PUGACIOFF - MAGIE E DINTORNI

176 pp. b/n brossura, 10 euro.

Fino a qualche tempo fa si collaborava con Fumetti di carta e con Orlando Furioso. All'epoca ci si è tolta qualche bella soddisfazione così come altrettante ce ne toglieremo con la nuova creatura di Gennaro, il blog Fumettopenìa. Oltre alle suddette soddisfazioni ad Orlando si possono attribuire anche diversi consigli, alcuni dei quali si sono trasformati in ottimi acquisti. Uno di questi in particolare ha fatto la gioia della mia bambina oltre ad aver allietato parecchio anche me. Sto parlando del volume pubblicato dall'Associazione Culturale Annexia intitolato Pugaciòff magie & dintorni 1966/1968 che raccoglie le avventure a tema medievale del famigerato luposki della steppaski creato da Giorgio Rebuffi, ideatore tra gli altri di personaggi quali Tiramolla e Aiace il fantasma.

Evito di dilungarmi sulle opere e sull'importanza di Rebuffi nel panorama del fumetto italiano in quanto non ho davvero le competenze per farlo non conoscendone a fondo l'opera e avendone solo vaghi ricordi legati a letture di gioventù. Ricordi per altro ormai sbiaditi purtroppo, all'epoca ero davvero un fanciullino.

Mi concentrerò quindi sul volume in questione. Le storie raccolte in questo libro sono tutte d'ambientazione medievale, i protagonisti delle storie di Pugaciòff trasformati alla bisogna per l'evenienza. Così l'accoppiata Cucciolo e Beppe diventa Merlino e Merlone (mago pasticcione mi verrebbe da far la rima), il malvagio Bombarda è trasformato nel barone Bombardon de la Bombardière mentre Pugaciòff è sempre il luposki affamato con mire culinarie che prevedono il conte come portata principale.

Dieci le storie da sedici pagine l'una presentate in questa raccolta, dieci storie accomunate dal divertimento genuino, quello che tocca le corde del ragazzino che c'è in noi, apprezzatissimo come dicevo anche dalla mia bambina, lettura quindi consigliata doppiamente ai genitori, ottimo intrattenimento per momenti padre/figlia prima di andare a nanna, altro che televisione. In alcuni frangenti mia figlia si sganasciava, perché ci sono le botte, i calcioni, i voli fuori dalle finestre, i pasticci del mago imbranato, i tormentoni, i personaggi che finiscono in pentola o involontariamente a fare i giullari di corte. La forza grande di Rebuffi sta nel costruire storie che ti avvicinano alla gag in maniera fluida e non del tutto inaspettata. Il lettore sa che quel momento arriverà, qualcosa succederà, forse sappiamo anche già cosa o almeno ne abbiamo una vaga idea, poi il momento arriva e... niente da fare, si ride. Tutte le volte. Perché le botte messe in questa maniera sono divertenti, il reiterarsi di alcune situazioni è divertente, la parlata stramba (o meglio la parlataff stramboski) di alcuni personaggi è divertente. E' semplice e funziona. E' un umorismo diverso da quello di paperi e topi Disneyani, forse più diretto e per questo più efficace. L'effetto è amplificato dal tratto di Rebuffi altamente dinamico, l'azione e la bagarre non mancano in questi racconti e le linee tracciate dall'autore sono lì a sottolinearlo.

Le trame, che dire. Nei dintorni del castello del barone Bombardon de la Bombardière si aggira il lupo Pugaciòff intenzionato a mettere in pentola il pingue nobile. Il barone può contare sull'aiuto dell'abile mago Merlino e del pasticcione mago Merlone. Inutile dire che proprio Merlone è solitamente quello più a portata di mano con tutte le conseguenze del caso. Questa la traccia di volta in volta arrichita da situazioni e personaggi diversi, tutti all'insegna del divertimento più autentico.

Nel volume anche varie chicche: alcune storielle realizzate dai bimbi fan del luposki della steppaski, pubblicità e copertine tratte dalle edizioni d'epoca di Cucciolo, robe tipo Cucciolo n. 2 Gennaio 1967 lire 100 (sigh, sob!), e una postfazione di Orlando Furioso. Quasi non ci credevo, e si che Orlando me l'avrà pure detto ma io me ne ero proprio dimenticato. Poi l'ho vista, che bella sorpresa!

martedì 17 luglio 2012

UNA TRILOGIA INGLESE

Devo dire che questa Trilogia inglese mi ha colpito davvero in maniera positiva. I due creatori di queste storie, Floc'h & Rivière, mescolano al meglio la tradizione del fumetto francobelga con atmosfere di squisito stampo britannico. La linea chiara al servizio delle strade di Londra e delle campagne inglesi offre prospettive insolite e attraenti, per non parlare dei deliziosi ambienti in interno.

Ottava uscita della collana Graphic Novel che la Coconino in collaborazione con Repubblica portò in edicola alcuni anni orsono (a 9,90 euro), il volume gode di un'ottima introduzione redazionale grazie alla quale carpiamo interessanti informazioni sulle spinte creative che sono a monte dell'opera, più innovativa di quel che potrebbe sembrare dopo un veloce sguardo iniziale.

Nonostante l'uso della tradizionale linea chiara da parte di Floc'h nella realizzazione delle sue tavole (splendide a mio avviso), la narrazione si discosta dalla linearità classica che prevede una sequenza introduttiva, uno svolgimento e un finale per ogni storia narrata. Il tratto rassicurante di Floc'h insieme all'estro narrativo di Rivière ingannano il lettore conducendolo attraverso una narrazione tutt'altro che lineare e semplicistica. Piccoli inganni che rendono la lettura ancor più piacevole.

A corredo dei tre episodi della Trilogia inglese (L'appuntamento a Sevenoaks, Il dossier Harding e Alla ricerca di Sir. Malcolm) nel volume troviamo anche due interessanti racconti illustrati dove almeno uno dei due non svolge affatto il compito di sterile riempitivo ma assume invece una buona rilevanza nel complessivo tratteggio dei personaggi creati dal duo francese.

Gli interessi degli autori, oltre a quello di sviare e sorprendere in maniera delicata il lettore, si focalizzano sull'intrigo e sulla letteratura con una particolare attenzione al mistery inglese, non per niente tra le comparse delle tre storie presentate possiamo trovare niente meno che la signora Agatha Christie. L'intreccio giallo è interesse anche dei principali protagonisti delle vicende narrate, il critico letterario Francis Albany, detective per diletto e necessità, e la scrittrice Olivia Sturgess che proprio con il mistery ha cementato il suo successo letterario. Protagonista de L'appuntamento a Sevenoaks è invece un altro scrittore di racconti gialli, il giornalista George Croft. Proprio le atmosfere del giallo danno il passo a queste storie stemperate di volta in volta dal surreale, dal ricordo e dal sogno.

In L'appuntamento a Sevenoaks, lo scrittore George Croft si trova a dipanare una matassa legata a un vecchio libro di racconti del mistero che lo porterà a ripercorrere le vicende dell'ambiguo Basil Sedbuk, scrittore di opere per il Black Theater e della sua prima attrice Myriam de Karla. Ne Il dossier Harding, forse il più convenzionale dei tre racconti, la coppia Albany/Sturgess indaga su di un caso di omicidio mentre  in Alla ricerca di Sir Malcom ci viene offerto un viaggio a bordo del Titanic con annesso enigma da risolvere.

Il lavoro degli autori è ottimo su tutti i livelli, tavole in cui ci si perde nei dettagli, personaggi ben delineati anche grazie agli episodi testuali, simpatici inside-jokes e citazioni letterarie e un certo gusto per il mistero ovviamente. E poi quell'aria così inglese che da dei francesi non te lo aspetti mica. Un'ottima lettura sotto tutti i punti di vista, il più sarà riuscire a recuperare qualcosa d'altro prodotto da questi due interessanti signori.

lunedì 11 giugno 2012

100 BULLETS

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Per fortuna. Per fortuna la Lion ha ritenuto opportuno continuare a proporre a un prezzo popolare alcune serie della Vertigo, idea questa tra quelle meritevoli avute dalla Planeta DeAgostini, precedente licenziataria di tutte le serie DC Comics e Vertigo.

La strada a questa linea adulta di comics nel mercato delle edicole italiche era stata aperta dall'illustre Sandman di Neil Gaiman e dal Preacher di Garth Ennis, due serie lunghe ma a termine a loro modo entrambe rivoluzionarie per il mercato dei comics americani. L'eleganza della prima e l'irriverenza della seconda sono state affiancate dall'occulta bastardaggine di John Constantine, protagonista assoluto di Hellblazer, una delle poche ongoing series della Vertigo e serie più longeva dell'etichetta. Mentre le prime due erano giunte alla loro naturale conclusione (insieme alla successiva e valida Y - The last man) già nelle mani della Planeta, quest'ultima sta continuando con maggiore regolarità proprio grazie all'impegno della Lion.

Prima vera nuova proposta da parte della casa editrice del leone su questo fronte è proprio 100 Bullets, serie che si alterna ogni due mesi proprio con la più celebre Hellblazer all'interno della collana ombrello Vertigo Monthly.

Piccola parentesi: per ognuna di queste serie parliamo comunque di ristampe, infatti tutte avevano già trovato spazio in volumi da libreria. Questa nuova edizione riporta nelle edicole a un prezzo popolare l'ottimo materiale già visto in precedenza in fumetteria. Devo dire che al momento, purtroppo, la distribuzione della Lion per le edicole lascia moooolto a desiderare. Personalmente sono riuscito a trovare solo qualche titolo del nuovo reboot della DC Comics, il resto del materiale, sebbene annunciato, sembra praticamente irreperibile se non in fumetteria. Speriamo la situazione si assesti al più presto perché così non va.

Torniamo a noi, 100 bullets dicevamo. Cosa fareste voi se vi consegnassero una valigetta contenente una pistola, 100 proiettili non rintracciabili e impunità garantita? Probabilmente nulla, credo che il 99,99% dei lettori di Fumetti di carta non abbiano conti in sospeso di tale portata da richiedere contromisure così estreme. Ma non è questo il punto. Il punto è cosa farebbero loro?



Dizzy Cordova esce di prigione. Ha scontato una condanna per una storiaccia legata alle gang, suo marito e il suo bambino sono stati falciati da una raffica di mitra proveniente da un'auto in corsa. Dizzy torna a una vita senza prospettive, torna a casa senza risposte e senza futuro. Ma già nel corso del tragitto dal penitenziario a casa le prime risposte arrivano. Un uomo distinto, non più giovane avvicina Dizzy e la intrattiene con una storia, una storia sulla morte del marito e del figlio. Offre a Dizzy i colpevoli su un piatto d'argento, una valigetta, una pistola, 100 proiettili non rintracciabili. Nessun compito, solo una scelta dettata dalla morale e dal libero arbitrio. Ma quali sono le motivazioni di questo misterioso individuo? Cosa è verità e cosa è bugia?

Lee Dolan gestisce un bar malfamato. Una volta era uno dei ristoratori più in voga e in ascesa della città. Poi un'incriminazione per possesso di materiale pedopornografico cancella tutto. Dolan perde ricchezze, fama, moglie, figli e prospettive. Un'accusa infondata gli toglie tutto e Dolan non sa a chi deve dire grazie. Glielo dirà un certo individuo molto informato. E con le informazioni una valigetta, una pistola, 100 proiettili. Perché?

Chucky è un baro, è bravo con i dadi ed ha da recuperare anni persi a causa di un'incidente d'auto in cui qualcuno ha perso la vita. Chucky era ubriaco. Chucky era talmente ubriaco da non ricordare nemmeno che alla guida di quell'auto c'era qualcun'altro e non lui. Ma a ricordarglielo ci pensano una valigetta, una pistola e 100 proiettili. E un individuo, sempre lo stesso.

Questo individuo è l'agente Graves. Quali sono le sue motivazioni? Quale potere può permettergli di fare quello che fa? Quali sono i suoi legami con gli altri personaggi che si muovono nelle pieghe di queste storie?

La struttura di 100 bullets è questa. Una storia, un'offerta, un dilemma morale. Di volta in volta i personaggi sono ben tratteggiati da Brian Azzarello che li rende reali già dalle prime vignette grazie alle loro sconfitte e ai loro difetti. Non sono eroi, anzi. Il mistero garantito dall'agente Graves rende l'inizio di questa serie intrigante. Ogni arco di storie (3 per Dizzy, 2 per Dolan e Chucky) offre qualche piccolo indizio che andrà in futuro a incastrarsi nella trama generale. La struttura della serie rischia in alcuni momenti di risultare ripetitiva ma i vari accenni al quadro complessivo e il fascino dei personaggi garantiscono una buona tenuta narrativa.

Il tratto di Risso è perfetto per questa storia, inquadra in maniera egregia stati d'animo attraverso espressioni e condizioni di vita attraverso gli ambienti. Riesce a creare tavole dal grande dettaglio senza abusare della matita, difficile trovare un tratto di troppo nella complessità di alcune tavole (guardate il bar dove lavora Dolan ad esempio).

La trama orizzontale procede lentamente, siete avvisati, ma quelle verticali comunque ripagano il lettore, specie quello più attento. Siete lettori attenti? Vediamo. Mi sembra chiaro che sette episodi in due volumi siano un numero alquanto insolito. Abbiamo detto 3 per Dizzy, 2 per Dolan e 2 per Chucky. E l'ottavo?

Nell'ottavo c'è Lono.

domenica 29 aprile 2012

ACTION COMICS 1

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Action Comics 1 - Cover di Joe Shuster
La scorsa settimana, in allegato a Panorama e a Tv Sorrisi e Canzoni (e che ci volete fare?) è uscito il primo numero di una nuova collana di volumi dedicata all'uomo d'acciaio a cura della Lion, nuova etichetta per la quale viene pubblicato in italia il materiale della DC Comics. Si parte con la saga Origini di Geoff Johns e Gary Frank e vi confesso di non aver neanche iniziato a leggere questo volume (che sarà probabilmente anche l'unico che acquisterò).

Perché quello che mi interessava portare a casa con i tre euro e novanta centesimi della prima uscita era la ristampa anastatica di Action Comics 1 del giugno 1938, numero sul quale esordirono Superman e il moderno fumetto supereroico (beh, moderno almeno per i canoni del tempo ma il mito nasce proprio su quelle pagine).

A differenza dell'odierna incarnazione della testata, all'epoca Action Comics era un albo antologico che non presentava solamente le storie di Superman, trovavano spazio tra le sue pagine personaggi dediti all'avventura e alla magia, le storie del vecchio west e quelle umoristiche, detective e pugili, insomma il sommario era molto variegato.

L'onore della copertina e della storia d'apertura della nuova collana spetta proprio a Superman. I creatori Jerry Siegel e Joe Shuster (sua anche la cover) avevano pensato le avventure dell'azzurrone per il formato comic strip riadattandole solo in seguito al formato comic book proprio per l'esordio su Action Comics, prima vera occasione data al personaggio di arrivare al grande pubblico (i due autori avevano ricevuto alcuni precedenti rifiuti).

Scordiamoci le origini che noi tutti conosciamo, la storia di Krypton, i coniugi Kent che trovano la navicella in un campo di grano, etc...

La storia di Superman è condensata nella prima tavola in tre blocchi di tre vignette ciascuno.

Primo blocco.

Vignetta uno: Un pianeta (anonimo) esplode, uno scienziato spedisce una navetta con suo figlio nello spazio.
Vignetta due: la navetta atterra sulla Terra e il bimbo finisce in orfanotrofio.
Vignetta tre: il neonato gioca sollevando le poltrone.

Nel secondo blocco di vignette Superman, che qui viene già chiamato Clark, salta palazzi, solleva pesi tremendi, corre più veloce di un treno (l'espresso, non il regionale di Trenitalia che sono capace anche io). Rispettivamente vignette uno, due e tre.

Nel terzo blocco c'è l'esordio di Superman in costume e un paio di vignette con "una spiegazione scientifica della stupefacente forza di Clark Kent". Nessun accenno al sole giallo e al sole rosso, semplicemente si descrive il popolo di Superman come gente che al momento della maturità ottiene meravigliosi poteri.

Tutto in una tavola, una tavola che ci fa notare come il mito si sia affinato ed evoluto nel corso di lunghi anni. Graficamente invece Superman presenta già tutte le caratteristiche che ben conosciamo, unica differenza una S sul petto appena accennata e molto più simile alla S tonda del nostro alfabeto rispetto all'attuale segno decisamente più geometrico.

Caratterialmente ci troviamo davanti a un eroe in difesa dei deboli dai modi però piuttosto bruschi. Come contraltare Clark Kent recita la parte del codardo e proprio per questo risulta inviso alla giornalista Lois Lane. Piccola curiosità: il giornale per il quale lavorano i due è il Daily Star e non il più conosciuto Daily Planet (che esordì solo nel 1940).

Le storie sono a dir poco telegrafiche. In tredici tavole Superman riesce a salvare una donna condannata ingiustamente (facendo sfoggio di superforza e invulnerabilità), fermare un bruto che picchia la moglie, assicurare alla giustizia il prepotente che insidia la bella Lois e occuparsi di un caso di corruzione. Altra curiosità: non si vede mai Superman nell'atto di volare, in aria l'eroe è disegnato sempre in posizione di salto, mai si accenna alla proprietà di volo del personaggio.

Visti oggi, storie e disegni risultano ingenui, schematici, poco sviluppati. La sensazione di avere tra le mani un grande pezzo di storia che riguarda la nostra passione però è impagabile. Inserito nel contesto dell'epoca il tutto assume un grandissimo valore (più di due milioni di dollari a essere precisi), non è da tutti inventare un genere e un personaggio ancora sulla cresta dell'onda dopo ben settantaquattro anni dalla loro nascita. Pensare che Siegel e Schuster non hanno visto che la minima parte dei soldi ricavati dalla loro creatura.

Chuck Dawson di Homer Fleming
Come dicevamo Action Comics era in origine un albo antologico. Per la seconda storia dell'albo ci si trasferisce nel Wyoming con Chuck Dawson, storia di vendetta in salsa western dove volano cazzotti e le mascelle si frantumano. Disegni più che all'altezza (considerando la data d'uscita) a opera di Homer Fleming, incerta l'attribuzione della storia che come quella di Supes entra nel vivo senza troppi preamboli. Dopo una ventina di uscite del personaggio si persero le tracce se si eccettuano un paio di future ristampe.

Altro esordio importante è quello del mago e illusionista Zatara che con l'aiuto del fido Tong tenta di sgominare la banda di ladri della Tigre. Anche qui azione e ingenuità (bellissima la scena in cui Zatara per aiutare un ferito con la magia fa comparire un kit di pronto soccorso) vanno a braccetto grazie alla storia e alle legnose matite di Fred Guardineer. Personaggio che ancora oggi compare nel DC Universe, conosciuto più che altro per aver dato i natali alla bellissima figlia Zatanna e per l'uso delle frasi al contrario per evocare i suoi incantesimi.

Zatara di Fred Guardineer

Dopo un racconto in prosa di due paginette è la volta della storia umoristica che però non fa ridere intitolata Sticky-Mitt Stimson attribuita ad Alger. Trascurabile.

Sven Elven ci porta sui sentieri dell'avventura con il viaggio di Marco Polo verso i territori del Khan mentre Fred Guardineer concede il bis facendoci salire sul ring insieme al peso mediomassimo Pep Morgan dove lo stile del disegnatore/scrittore sembra più dinamico. Anche questo personaggio non fece una grande carriera dopo l'avventura su Action Comics (circa 40 numeri) però il suo esordio avvenne già nel 1935 sulla collana More Fun Comics della National Allied Publications (antesignana della DC Comics).

A chiudere l'albo Scoop Scanlon di Will Ely, giornalista d'assalto che non si cura di finire in mezzo ai proiettili e Tex Thomson, petroliere arricchito in cerca d'avventure in giro per il mondo. Se non erro (non è facile districarsi tra le varie realtà alternative di casa DC) quest'ultimo diventerà in seguito Mr. America, un eroe mascherato minore.

Un albo tutto sommato divertente, le storie di poche pagine mi lasciano sempre con l'amaro in bocca però il mio animo nostalgico in questi casi prende il sopravvento. Sicuramente sarei tra i sostenitori di ristampe economiche di materiale così datato che, seppur lontano dalla nostra sensibilità moderna, ha un fascino difficilmente eguagliabile ancora oggi.

Scoop Scanlon di Will Ely

Spendeteli questi quattro euro scarsi che per avere in mano un pezzetto di storia ne vale la pena.

lunedì 5 marzo 2012

ARCHITETTI MARVEL

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Da qualche tempo a questa parte alcuni degli autori di punta della casa delle idee sono stati investiti della carica nobiliare di Architetti Marvel (a torto o a ragione questo lo decideremo noi lettori).

Ma chi o che cosa sono sti ARCHITETTIMARVEL! (da pronunciare rigorosamente riempiendosene la bocca!).


Cominciamo con il dire che sono in cinque, sono scrittori, non sono un nuovo supergruppo, non sono gli Illuminati ma forse sono illuminati, si avvalgono dei contibuti anche di altri autori e in teoria dovrebbero tirare le fila di ciò che accade nell'universo Marvel. Buttano giù le idee, sviluppano gli accadimenti delle serie principali, curano le storie dei personaggi più popolari della casa editrice e così via.

Ma in realtà chi sono e cosa stanno combinando questi cinque autori? Quali di questi sono stati sostituiti da Skrull malvagi? Qualcuno di loro è un clone? Chi di loro è il più grasso e chi il più basso? Le risposte a queste domande non hanno prezzo, per tutto il resto c'è Fumetti di Carta.

Ma torniamo a noi. Chiunque segua un minimo le vicende di questo universo narrativo non starà trattenendo il respiro in attesa della grande rivelazione. I loro nomi sono sulla bocca di tutti, proprio l'altro giorno sentivo mia madre che farneticava di un certo Brian Brubaker e della sua discesa all'inferno. Da qui ho capito che forse mamma non era proprio sul pezzo. Sono sicuro però che voi lo siate.

Quindi ve lo dirò una volta sola e non mi ripeterò. Questo è un pezzo per mia madre, non per voi. Poi non venite a dire che non siete stati avvisati. Non vi lamentate perché il Capo poi mi cazzia e io non voglio sentire niente, che di questi tempi non è aria.

Ri-Torniamo a noi. And the nominees are*:

Brian Michael Bendis: Avengers, New Avengers, Moon Knight.
Matt Fraction: Fear Itself, The Mighty Thor, The Invincible Iron Man.
Ed Brubaker: Captain America, Secret Avengers.
Jason Aaron: Wolverine, Schism, The Incredible Hulk.
Jonathan Hickman: Secret Warriors, Fantastic Four/Future Foundation, S.H.I.E.L.D.

* Dall'elenco sono esclusi lavori passati da troppo tempo e quelli legati all'universo Ultimate.

Diamo un'occhiata rapida al lavoro recente svolto da lorsignori per la casa delle idee.

Allora da chi vogliamo partire? Ordine alfabetico? No, perché Aaron voglio lasciarlo per ultimo. Partiamo da Bendis.


Brian Michael Bendis.
E' innegabile che in casa Marvel negli ultimi anni il prezzemolo porti il nome di Brian Bendis. Tra gli architetti Marvel è forse quello che maggiormente divide la platea, c'è chi lo ama e chi lo appenderebbe per i piedi (mia madre era addirittura convinta che fosse disceso agli inferi in compagnia di Virgilio, agente dello S.H.I.E.L.D.).
Lavora da anni per fissare saldamente al centro del Marvel Universe I Vendicatori e pare proprio che ci sia riuscito. Da Avengers Disassembled in poi è stato un continuo crescendo di popolarità. Ora le testate dedicate al gruppo di eroi sono già quattro e pare che non sia finita qui. Nel nostro paese è possibile leggere le avventure del gruppo (o meglio, dei gruppi) su Avengers, New Avengers, Secret Avengers e Avengers Academy. Delle prime due il nostro si occupa personalmente dei testi.

Su Avengers il buon Brian ha riunito quelle che sono le maggiori icone Marvel. Dalla tradizione dei Vendicatori arrivano i fondatori Thor e Iron Man e il nuovo Capitan America (Bucky Barnes). Aggiungiamoci il classico Occhio di Falco e personaggi di primo piano come Spider-Man e Wolverine, una spruzzata di Hulk Rosso, Donna Ragno e Noh-Varr quanto basta e il gioco è fatto. Il tutto con la benedizione di Steve Rogers e la supervisione di Maria Hill. Potevate desiderare formazione migliore?
Due al momento le storyline principali imbastite sulla serie. Il confronto in un forse non troppo remoto futuro con il temibile Ultron e la saga delle gemme dell'infinito. Due saghe tutto sommato piacevoli che mettono in evidenza il lato supereroistico classico della serie. Grandi nemici e grandi scontri. Non sempre all'altezza purtroppo il disegnatore titolare, l'altrove (o meglio l'altroquando) grande John Romita Jr. Le sue tavole risultano spesso poco accurate e frettolose pur mantenendo il riconoscibilissimo tratto dell'autore. Grande attenzione posta invece ai dialoghi, caratteristica costante nello stile di Bendis, grande amante delle teste parlanti.
Intrigante e profetica la tavola mostrata nel quinto numero della serie dove vengono predetti una serie di eventi a venire che coinvolgeranno tutto il Marvel Universe (opera dei sopra citati architetti presumibilmente). Alcuni di essi si sono già avverati dando un aura di fondamento a tutte queste previsioni. L'assedio di Asgard, il ritorno di Cap e le sue visioni, l'era degli eroi, la morte della Torcia Umana, il ritorno di Hope. Altri eventi sono ancora di là da venire come lo Scisma degli X-Men ad esempio. Una piccola e sfiziosa ciliegina sulla torta con la quale arrovellarsi e divertirsi.

Con l'arrivo dell'età degli eroi la testata dei New Avengers riparte da uno. Anche qui Bendis non si fa mancare nulla. Una squadra indipendente al comando di Luke Cage con gli ubiqui Spider-Man e Wolverine (che ormai milita in circa 23 team), Miss Marvel, Mimo e Occhio di Falco, Jessica Jones e Iron Fist. Ingresso in squadra anche per due altri pezzi da 90: La Cosa e il Doctor Strange. A fare da collegamento con Rogers, l'ex vice di Norman Osborn all'H.A.M.M.E.R., Victoria Hand, sviluppo questo che fornirà spunti interessanti alle future storie.
La prima e appassionante run prende una svolta decisamente mistica, i Nuovi Vendicatori affronteranno un inferno sulla Terra di origine magica. Interessante recupero effettuato da Bendis per questa run, arriva infatti Jericho Drumm come nuovo stregone supremo, personaggio meglio conosciuto come Dottor Voodoo, qui coadiuvato anche dall'infernale Daimon Hellstrom, figlio di Satana. Niente male questa partenza coadiuvata splendidamente dai disegni di uno Stuart Immonen in stato di grazia. Il lavoro qui svolto garantirà al disegnatore di ottenere le matite del successivo Marvel evento architettato dagli archittetti (Chi architetterà gli architetti?): Fear Itself. Da applausi l'episodio che verte sulla scelta del domestico del gruppo e della baby-sitter per la figlia della coppia Cage/Jones.
Per la seconda run ancora in corso, una delle operazioni di ret-con (dove ret non sta per rettale) tanto care a Bendis con l'introduzione dei Vendicatori del 1959 guidati da Nick Fury e Dum Dum Dugan. Due timeline affidate a Howard Chaykin (matite del '59) e al buon Mike Deodato (il presente). Qui Bendis dilata forse un po' troppo, introduce nuovi avversari e inizia a introdurre qualche ambiguità da parte della Hand. Si poteva fare di meglio su tutti i fronti, il tratto di Chaykin deve proprio piacere (e a me non piace) e la trama procede lenta. Succose novità in arrivo per qualcuno dei protagonisti.

Di Moon Knight ancora non ci è dato sapere, la sua versione targata Bendis/Maleev ancora non è sbarcata nel bel paese (come l'avrei vista bene sul nuovo mensile di Devil, vabbè).

Tirando le somme, Bendis merita o no di essere uno dei Marvel architects?

Secondo me si. E' uno che sa come muovere le cose, a volte le fa muovere troppo lentamente ma le fa muovere. Lavora con passione, è indubbio. In più ha un talento per i dialoghi che a me piace molto. Per l'universo Marvel ha fatto tantissimo negli ultimi anni, in fondo non lo si può negare. Approvato!


Matt Fraction
Il ragazzo ci sa fare. Non sempre e non dappertutto ma ci sa fare. Dopo aver narrato le vicissitudini dei mutanti sulla storica Uncanny X-Men per più di due anni e senza essersi mai trovato troppo a proprio agio sulla collana (questa almeno è la mia impressione), Fraction si concentra ora sulle testate che riesce a vestire al meglio.

Alla guida dell'armatura dell 'Invincibile Iron Man ormai da tre anni, lo scrittore non mostra ancora segni di stanchezza. Una delle gestioni migliori degli ultimi anni in casa Marvel, aiutata sicuramente dalla grande stabilità del team creativo. Indissolubile il connubio con Salvador Larroca che riesce a riprodurre un Iron Man ipertecnologico e modernissimo. Larroca non è tra i miei disegnatori preferiti ma qui funziona dannatamente bene.
Dopo aver tolto a Tony Stark tutto quello che gli si poteva togliere durante il Dark Reign ecco arrivare la rinascita, un Born again in salsa tecnologica (senza voler azzardare paragoni scomodi). Niente più industrie Stark, niente più soldi, addirittura cervello e ricordi formattati e backuppati. Stark torna alla ribalta come filantropo e con nuove idee per la testa: niente più armi, una nuova compagnia, la Stark Resilient e più energia gratis per tutti. Ovvio che a molti questo nuovo Anthony Stark non piacerà, a partire dal governo U.S.A. e dai concorrenti delle industrie Hammer.
Non pago di tutto ciò la Stark Resilient offre aiuto e consulenze per la ricostruzione, niente meno, della caduta Asgard, sottotrama questa che andrà a sfociare direttamente negli eventi di Fear Itself, nuovo Marvel evento scritto e diretto dallo stesso Fraction.

Grande coerenza e continuità nelle scelte dello scrittore che riesce a legare tra di loro i suoi progetti con mano leggera. Il passaggio da Iron Man a Fear Itself è un attimo. Come tutti i megaeventi anche questo Fear Itself è lontano dall'essere perfetto. La ripetitività degli scontri (tra la miniserie e quelli sui tie-in se ne ha già fin sopra le orecchie) e la storia dei martelli caduti sulla Terra che non intriga, rendono la miniserie un prodotto riuscito solo in parte.
In due parole. Dopo l'offerta di Stark per ricostruire Asgard, torna dal passato il vecchio e terribile Dio della paura del pantheon nordico: il Serpente. Di fronte a questo evento gli asgardiani al seguito di Odino abbandonano la Terra lasciandola al suo destino. Otto martelli cadono su Midgard attirando altrettanti super esseri che, una volta venuti in possesso dei mistici oggetti, porteranno paura e devastazione in tutto il globo.
Niente di eccezionale, anzi. Però Fraction gioca bene con la metafora. La paura che attanaglia la gente comune dell'universo Marvel è la nostra. Non quella per il Serpente, no. Quella per il futuro, quella per un'economia ormai al tracollo, quella che porta a scelte sbagliate a all'individualismo esasperante, quella dell'impotenza di fronte a poteri prepotenti e più grandi di noi. Per una volta la lettura interessante non sta nello scoprire cosa succede ai nostri eroi preferiti ma nel cosa sta succedendo al mondo, il nostro. Davvero la paura sta vincendo? Pare di si, pare di si.
Il lavoro di Immonen, a livelli sempre più alti, regala all'occhio la sua parte. E l'occhio, si sa, la vuole.

Da qualche tempo a questa parte Fraction si occupa anche del tonante, partito con una saga piacevole su Thor ma chiusa in maniera frettolosa, lo scrittore si prende carico del rilancio della testata a partire da The Mighty Thor numero 1. In una run temporalmente ambientata prima dell'evento Fear Itself, Fraction esplora il lato più supereroistico del possente Thor in una piacevolissima saga che vede coinvolti Galactus e il suo araldo Silver Surfer. La buona riuscita della serie è garantita anche dalle matite dell'ottimo Coipel che, se solo stringesse un pelo alcuni volti e alcune anatomie, per me sarebbe quasi perfetto.

A coadiuvare l'autore sulle vicende dei personaggi da lui gestiti altri due studenti di architettura: Kieron Gillen (Thor su Journey Into Mistery) e Nick Spencer (Iron Man 2.0) il quale, per quel poco che ho potuto vedere, deve studiare ancora parecchio.

Che si fa con Fraction, lo si promuove? Io voto a favore, basta che me lo lascino lontano dagli X-Men. Gestire i mega eventi non deve essere semplice, poi con le ingerenze di tutti sti architetti che ti girano intorno sai che stress. Sulle testate regolari il ragazzo dimostra di saperci fare in fondo, abbiamo visto ben di peggio e quindi avanti così.


Ed Brubaker
Il buon Bru è accomunato nel bene e nel male ai due autori di cui sopra. In comune con Bendis il Bru vanta una bellissima gestione del diavolo rosso. Dalla conclusione della sua run per Devil inizierà infatti un lento declino sfociato nella minisaga Shadowland. A dividere le sorti con Fraction invece, una gestione decisamente appannata degli uomini X. Ma questo è il passato ormai, cosa sta combinando ora lo scrittore di Captain America e Secret Avengers?
Semplice. Sta scrivendo Captain America e Secret Avengers. Più o meno (da una paio di numeri S.A. è passata a Nick Spencer che ha imbastito due numeri piuttosto inutili, speriamo nel futuro).

Come prima cosa Brubaker ha sfatato il classico "un capitano, c'è solo un capitano, un capitaaaanooo, c'è solo un capitano". Ci sono due Capitani invece e giocano pure nella stessa squadra. In passato lo scrittore ha ucciso Capitan America (Steve Rogers), ha resuscitato Bucky (cara vecchia ret-con), ha messo Bucky al posto di Rogers nella tutina di Cap, ha resuscitato Rogers, ora SPOILER SPOILER SPOILER ha ucciso Bucky, almeno apparentemente e metterà di nuovo Rogers nella tutina di Cap FINE SPOILER FINE SPOILER FINE SPOILER.

Sembra tutto un tira e molla senza senso ma il Bru, a parte qualche scivolone con la saga della rinascita di Steve Rogers, ha gestito tutto egregiamente. Belle saghe, ben scritte, calate in atmosfere ben calibrate, disegnatori giusti al momento giusto e una buona dose di rinnovamento attorno a un personaggio classico come lo scudiero a stelle e strisce.
E' su Bucky che l'autore si sta concentrando principalmente. Dopo che l'opinione pubblica viene a sapere dei trascorsi del nuovo Capitan America nei panni del Soldato d'Inverno iniziano i guai per James "Bucky" Barnes. Prima subirà un processo su suolo americano durante il quale Rogers tenterà di dimostrare l'involontarietà dei delitti commessi dal Soldato d'Inverno ai tempi della guerra fredda causa controllo mentale da parte dei russi.
Alla fine di questa saga ci sarà ad attendere il povero Bucky l'estradizione in Russia, in vista un poco confortevole soggiorno in un gulag della Grande Madre Rossa.
Alle matite si avvicendano vari artisti. La parte del leone spetta a Butch Guice, coadiuvato dagli ottimi Deodato e Sumnee. Qualità garantita. Dopo l'ottima prova su Devil, Brubaker dimostra di avere un grande talento per i singoli eroi calati il più possibile in realtà urbane che sfiorano solamente il lato più supereroistico dei protagonisti.

Meno convincente il lavoro svolto su Secret Avengers, gruppo eterogeneo di Vendicatori capitanato da Steve Rogers che include gente come Bestia, la Valchiria, la Vedova Nera, War Machine, Moon Knight, Nova, il nuovo Ant-Man e altri innesti vari. Una combriccola che raramente ricorda un team di Vendicatori composto da personaggi che spesso non sono sfruttati a dovere. Qualche spunto interessante nelle trame c'è: il recupero del Life Model Decoy convinto di essere il fratello di Fury, John Steele, etc...

La domanda è? C'era davvero bisogno di quattro collane dei Vendicatori? (No) C'era davvero bisogno di un Cover Action Team dei Vendicatori? (Ancora no).

La Marvel ha davvero bisogno di Ed Brubaker? Si, stavolta dico si. A me Brubaker piace. Ha difficoltà a gestire le serie di gruppo, almeno quelle con i supereroi. Il suo Gotham Central invece era una perla narrativa quasi inarrivabile, altro che serie tv sui distretti di polizia.

E' grandissimo nella gestione dei singoli eroi e nelle atmosfere noir (Criminal docet). Cari signori della Marvel, fategli fare quello. Basta super gruppi, eroi e criminali. Bianco e nero. Basta. Passiamo oltre.


Jonathan Hickman
Forse Jonathan Hickman è l'autore al quale la definizione di architetto Marvel calza meglio, almeno in questo momento. Hickman in effetti è quello che più di tutti dà l'idea di progettare, di inserire in ogni storia dei tasselli di un tutto più ampio, dà l'idea della costruzione di un universo narrativo coerente e della coesione, a volte accennata a volte più evidente, che regna tra le serie che scrive personalmente. E' un po' come se la totalità delle cose scritte da Hickman assumesse un valore maggiore della somma delle sue singole storie. Mi piace Hickman, non è perfetto e a volte sbraca, però ha qualcosa che lo rende parecchio interessante. Riesce a creare storie avvincenti partendo da presupposti a volte anche bislacchi. Non male, non male.

Su Fantastic Four Hickman è partito subito in quarta inserendo nella serie idee e sviluppi che ancora oggi tengono banco nelle storie della Future Foundation, serie che ha preso il posto della classica FF dopo la morte della Torcia Umana. L'idea malsana di Reed di risolvere ogni problema della Terra, il consiglio dei Richards provenienti da differenti realtà alternative, l'importanza sempre crescente data ai bambini coinvolti nelle avventure degli F4, quelli della famiglia ma non solo, il ritorno del padre di Reed e i poteri del piccolo Franklin e tutta una serie di elementi, compresa la risoluzione forse un po' affrettata di quer pasticciaccio brutto de Nu World creato da Millar, che rendono le avventure del quartetto parecchio interessanti.
Alle matite delle prime saghe in alternanza l'ottimo e sempre potente Dale Eaglesham e il più canonico e decisamente meno entusiasmante Neil Edwards.
Se si vuole cercare un difetto a Hickman io opterei per il seguente: il nostro ha la tendenza a sparare grosso, in maniera più credibile e meno tamarra di come è solito fare Millar ad esempio, ma comunque spara grosso, forse troppo. In una delle sue saghe è riuscito a portare alla luce razze e civiltà scomparse di cui nessuno sapeva nulla. La città abbandonata dell'Alto Evoluzionario in grado di rendere intelligenti anche i talpoidi del sottosuolo, la città dei vecchi re atlantidei dei quali Susan Storm diventerà portavoce, la razza degli Inumani universali e il culto della Zona Negativa. Il tutto in quattro numeri. Scritti e disegnati bene, forse un po' esagerato anche per gli F4. Ma non è finita qui.

Con la miniserie S.H.I.E.L.D. Hickman la spara ancor più grossa. La serie ha fascino ma con tutta la buona volontà e tutta la sospensione d'incredulità anche qui sembra che si esageri pur senza mai scadere nella trovata grossolana, nella sparata a effetto. E' un fumetto Marvel, dovete credere all'incredibile e con Hickman dovete farlo su scala più ampia rispetto al solito.
Sotto i marciapiedi di Roma si estende la città immortale sede dello Scudo, il consiglio della società millenaria che noi conosciamo solo per mezzo di una sua piccola estensione: lo Shield di Nick Fury e soci. E non parliamo di una setta in uno scantinato, parliamo di una metropoli. Si ridisegna l'origine dello Shield con la sua fondazione nel 2620 a.c da parte di Imhotep. Tra gli affiliati allo scudo nel corso dei secoli troviamo Newton, Brunelleschi, Leonardo da Vinci, Galileo, Nathaniel Richard, Nostradamus, Howard Stark e personaggi di questo calibro che già nel 1582 sconfissero addirittura Galactus.
Una serie incredibile e complessa con un Dustin Weaver alle matite che rende un onorevole anche se non eccezionale servigio alle trame di Hickman che riesce con maestria a collegare anche alcuni eventi della serie alle vicende dei Fantastici 4.

Nel frattempo la saga 3 sulle pagine di Fantastic Four porta alla morte di Johnny Storm e alla trasformazione della serie in Future Foundation. Qui Hickman lascia ampio spazio alla crescita dei personaggi davanti all'elaborazione del lutto. Sempre più importanti i ragazzi della Future Foundation, Franklin e Valeria Richards ma anche Artie, Pulce, Bentley 23 clone di Wizard e Alex dei Power Pack. Con loro il nuovo ingresso Spider-Man, i tre superstiti dei Fantastici 4, Dragon Man e il Dottor Destino. Hickman riallaccia tutti gli elementi gettati nelle precedenti saghe per imbastire lo scontro con il consiglio dei Richard intessendo le trame ancora una volta con grande abilità. Purtroppo arrivano anche i tie-in di Fear Itself a spezzare il ritmo della narrazione. Alle matite il duo Epting/Kitson, ottimo il primo sempre valido il secondo.

Anche con Secret Warriors l'autore non si risparmia. Anche qui il botto è grosso ma non voglio rivelarvelo. Sappiate che coinvolge lo Shield, quello classico che conosciamo tutti, Nick Fury e organizzazioni criminali come Hydra e Leviathan. Nata come serie su un nuovo e segreto super gruppo comandato da Fury e capitanato sul campo da Daisy Johnson alias Quake (ricordate la guerra segreta?), prende sempre di più direzioni spionistiche con voltafaccia, tradimenti, operazioni segrete e grandi battaglie. Serie in crescendo conclusasi dopo 28 numeri orchestrata anche qui al meglio dal sempre più bravo Hickman, disegni sempre ottimi che battono bandiera italiana grazie ai preziosi contributi di Caselli, Vitti e Gugliotta. Un'ottima maxi-serie da recuperare che lascia spazio per ritorni interessanti.

Detto questo direi che anche Hickman è salvo.


Jason Aaron
E' già da un po' di tempo che si parla di questi architetti Marvel, non è questa una notizia dell'ultima ora. Come ha già ribadito Orlando in qualche suo scritto, noi di FdC non ci preoccupiamo troppo di stare sul pezzo quindi io ho deciso di affrontare l'argomento solo ora. Bene, dopo tanta acqua passata sotto i ponti ancora non ho capito il perché tra questi loschi figuri si aggiri anche il signor Aaron. Forse l'importanza dell'autore è destinata a impennarsi nei prossimi mesi visto che andrà a gestire la nuova miniserie Schism e la rinnovata The Incredible Hulk.

Al momento qui da noi si è potuto valutare il lavoro dello scrittore solo su Wolverine che, pur essendo uno tra i principali character della Marvel donato di ubiquità editoriale, non è al momento il centro di questo universo narrativo.
Aaron ha sicuramente messo in difficoltà l'artigliato canadese spedendo la sua anima all'inferno mentre il suo corpo seminava distruzione sulla Terra manovrato da oscuri demoni. L'organizzazione celata dietro le sventure del canadese, la Rossa Mano Destra, si rivelerà essere un espediente narrativo abusato e poco coinvolgente. Nella stessa run c'è indubbiamente qualche passaggio interessante (l'incontro all'inferno di Logan con suo padre) e una lettura piacevole graziata anche dai disegni di Renato Guedes.
Anche Aaron ha il gusto dell'esagerazione, ben condensato nella creazione di un personaggio come il killer Lord Deathstrike che per ammazzare un tizio in Cina si reca in Argentina e lo uccide con un proiettile che attraversa l'intero globo (non sto scherzando). Ci rendiamo conto?
L'impressione è che Aaron stia cercando di lavorare con passione sul personaggio di Logan con risultati al momento alterni. L'ho lasciato per ultimo perché ho l'impressione che al momento sia l'unico di questi autori a non meritare l'investitura datagli da mamma Marvel. Forse mi ricrederò con i prossimi suoi lavori, in fondo Scisma è dietro l'angolo.

Al momento lo boccio.


Il mio pezzo, che spero non vi abbia stracciato i maroni oltremisura, non ha la pretesa di essere esaustivo. Aspettiamo i vostri commenti per aprire e arricchire il dibattito :)

domenica 29 gennaio 2012

MONSTER ALLERGY

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Ciao a tutti! Torno su queste pagine nella veste di traghettatore di genitori alla ricerca di valide e sempre nuove letture per i loro piccoli combinaguai preferiti, munito non solo del mio sindacabilissimo giudizio ma anche di una sacca piena di entusiasmo colmata direttamente dalla mia bambina e i bambini si sa sono puri e innocenti, difficilmente mentono (anche se qualcuno afferma il contrario, ma questi sono punti di vista).

La volta scorsa vi parlai della collana GP Twilight che presenta i fumetti tratti dai maggiori successi cinematografici della Dreamworks (a Shrek e Megamind ormai si sono aggiunti Kung Fu Panda, I pinguini del Madagascar e Il gatto con gli stivali).

Torniamo nuovamente in casa GP Publishing questa volta con un'iniziativa totalmente made in Italy. Lo scorso novembre ha esordito nelle edicole italiane la ristampa di Monster Allergy, serie creata da Francesco Artibani e Katja Centomo per i disegni di Alessandro Barbucci e Barbara Canepa già nel 2003.

Monster Allergy ha alle spalle già una storia di tutto rispetto. Pubblicata oltre che qui da noi anche in Francia, Germania e Sud America, la serie baciata dal successo si fregia anche della trasposizione sul piccolo schermo sfociata in due serie a cartoni animati. Grazie alla ristampa della serie da parte della GP sarà possibile per i più piccoli (ma anche per i genitori) recuperare dall'inizio le avventure dei simpatici Elena e Zick.

Bigburg è una grande città moderna. A Oldmill Village, uno dei suoi sobborghi ancora libero da traffico, inquinamento e grattacieli, si trasferisce la famiglia di Elena Patata.

Come succede in molte storie per ragazzi, il trasferimento in un nuovo quartiere offre la possibilità di fare nuovi e interessanti incontri. Diciamo che nella fattispecie il primo incontro della protagonista non è tra i più felici. Le invadenti e irritanti Patty e Tatty si presentano ai nuovi vicini cucendo addosso i panni agli abitanti del quartiere, giusto per far sapere a Elena chi sia conveniente frequentare e chi no. Nella lista nera delle due ovviamente c'è Zick, l'altro protagonista della storia.

Da questo clichè muove i primi passi una storia che risulta comunque fresca e subito coinvolgente. Zick infatti non è un ragazzino come tutti gli altri, vive in casa con la madre, i fantasmi dei nonni ed è l'unico abitante del quartiere che vede i mostri che vivono in mezzo a loro (più o meno). Parla con il suo gatto che ricambia e soprattutto la vicinanza con i mostri, ma non solo, gli provoca una brutta allergia.

Alla buona riuscita della storia contribuiscono in maniera fondamentale i mostri che per lo più ispirano grande simpatia, primo fra tutti il grosso e rosso e tanto tonto Bombo.

Il primo incontro tra i due ragazzini non sarà dei migliori ma pian piano Elena inizierà ad apprezzare la compagnia di Zick (e viceversa) e a credere alle sue stramberie. Per Elena sarà naturale chiedere l'aiuto di Zick quando il suo gatto Sfruscio sparirà nel nulla.

Un caso da risolvere, la scuola e i bulli, il quartiere, i mostri, i fantasmi dei defunti sono le caratteristiche che condurranno il simpatico duo attraverso le loro avventure che sfoceranno nei numeri successivi nella grande città e nel confronto con una prima e pericolosa nemesi dei due ragazzini.

I testi della coppia (di nome e di fatto) Artibani/Centomo sono brillanti, appassionanti per i più piccoli e sicuramente divertenti anche per gli adulti che, alla ricerca di svago per i propri piccoli, si cimenteranno nella lettura di queste storie.

I disegni di Barbucci e Canepa sul numero d'esordio sono semplicemente ottimi. Uno stile cartoonesco che però non sfocia mai nel caricaturale, grande lavoro sul design dei personaggi dai protagonisti fino ai mostri, dettaglio e precisione sui fondali e praticamente nessun calo qualitativo riscontrabile in nessuna vignetta dell'albo. Ottimo anche l'uso del colore.

Nei numeri successivi il lavoro degli altri disegnatori, Giovanni Rigano e Daniel Vetro, garantisce uniformità stilistica alla serie pur mantenendo la giusta personalità nel tratto e qualità sempre all'altezza.

Una bella sorpresa questa serie che mi sto godendo anche io con la scusa di leggerla alla mia piccola principessa.

lunedì 2 gennaio 2012

AWARDS 2011: FUMETTO

Ed ecco il perfetto post da Nerd, con la maiscola per giunta.

Spazio dedicato al variegato mondo delle nuvole parlanti. Ho deciso di scindere le mie letture a fumetti in 4 categorie distinte: Serie regolari, Miniserie, Fumetto italiano, Graphic Novel/Grandi volumi.

Partiamo dalla categoria Graphic Novel/Volumi.
In questo caso ho preso in esame tutto quel che ho letto durante l'anno che sia uscito o meno nel corso del 2011. Stesso discorso che ho fatto quindi con film, serie-Tv e libri nello scorso post.

Presi in esame non più di 6/7 volumi, tutti a loro modo degni di nota. Essendo la base molto esigua segnalerò un solo volume e una sola graphic novel.

And the winner is... Cerebus: Alta società (qui) di Dave Sim. Sicuramente il miglior volume letto nel corso dell'anno. Splendida anche la confezione, bellissima copertina, fumetto che ha richiesto un grande impegno. Una spanna sopra tutti. In realtà sarebbe una serie regolare diluita in volumi che ne raccolgono le varie saghe. Sarebbe però stonata tra le varie serie regolari Marvel o DC e quindi è finita qui.

Vincitrice invece tra le graphic novel la recente lettura dell'opera di Joe Sacco: Palestina (qui).














Veniamo alla categoria Fumetto italiano. Anche qui si è scelto tra una base di non più di 6/7 tra serie e miniserie uscite nel 2011 e qualche numero sparso.

Proviamo però ad azzardare un podio:

Primo classificato:
Tex. Quest'anno è stato un grande ritorno di fiamma per il vecchio ranger. Serie regolare sempre curata con grande professionalità, lancio del Color Tex, ristampa dei Texoni e quant'altro hanno riportato il vecchio west in cima alle mie preferenze (considerato l'esito nelle categorie film e animazione direi che più indizi fanno una prova). Primo posto ottenuto principalmente grazie all'apporto di Mauro Boselli e di una schiera di ottimi disegnatori (qui).

Secondo classificato:
Cassidy di Pasquale Ruju e AA.VV. C'è tutto quel che mi piace. Il noir, l'America on the road, gli anni '70, la musica, il crimine. Mi ci sono davvero divertito (qui).

Terzo classificato:
Dr. Morgue di Rita Porretto e Silvia Mericone. Decisamente staccato dai primi due posti, ho trovato comunque nei numeri letti della miniserie un personaggio interessante. Non un must ma comunque una discreta lettura (qui).














Categoria Miniserie. Qui sono arrivate le più cocenti delusioni. Se dovessi dire proprio bene di una delle mini sfornate da Marvel e DC Comics durante l'anno (in Italia si intende) forse dovrei mentire o quantomeno esagerare i miei entusiasmi.

Su una base di una ventina di titoli la scelta è davvero ardua. Premierò allora la novità. Vediamo...

Terzo classificato:
Batman: Il ritorno di Bruce Wayne.
La mini risulta essere in alcuni tratti farraginosa e di difficile comprensione, ha il grande merito però di rientrare nell'affascinante affresco creato da Grant Morrison per il suo Batman.

Secondo classificato:
Steve Rogers: Super Soldier di Ed Brubaker e Dale Eaglesham. Anche qui nulla di che, una mini godibile graziata però dai disegni di un grande Eaglesham.

Primo classificato:
Wisher di Sebastien Latour e Giulio De Vita. La GP Publishing ha portato in edicola il fumetto francese in formato bonellide e il risultato mi ha sorpreso. Un fantasy metropolitano, una storia non certo originale ma che fila via e che mi ha divertito nonostante il genere sia lontano dai miei gusti (l'ho comprato solo perché mi ha incuriosito Luigi, thanks). Disegni strepitosi di De Vita.














Veniamo infine alle Serie regolari, le care vecchie uscite mensili. Qui la scelta è tra una trentina di titoli, una discreta base. Allora, mumble, mumble... devo dire che qui di cose che mi garbano ce ne son diverse ma bisogna pur scegliere... zzzzzzzzzzzzzzz.... è dura ragazzi.

Terzo classificato:
The Invincible Iron Man (Marvel): il team creativo formato da Matt Fraction e Salvador Larroca è riuscito a garantire una grande continuità e un ottimo livello qualitativo alla serie. Tematiche industrialfinanziariotecnologiche oltre che supereroistiche, una nuova concezione delle Industrie Stark e del loro leader. Una run davvero interessante.

Secondo classificato:
The Amazing Spider-Man (Marvel): una concezione agli antipodi rispetto alla posizione precedente. Team creativi che si avvicendano spessissimo garantendo una buona coordinazione e una grande freschezza alla serie. Il ragno è tornato ai vecchi livelli, davvero divertente, un ritorno dopo anni e anni di abbandono.

Primo classificato:
Marvel Saga/Marvel Collection (Marvel): iniziativa della Panini Comics che ristampa cicli di storie provenienti dagli anni 60/70 di vari personaggi. Si concentra sull'Uomo Ragno Marvel Saga mentre la Collection presenta storie di Cap, Thor, Iron Man, Vendicatori, Fantastici Quattro e via discorrendo. Vintage, classiche, senza tempo.














Mamma mia che fatica! Se volete saperne di più su cosa è uscito di interessante quest'anno, sui fumetti in generale o anche solo se mi volete un po' di bene fatevi un giro su fumettidicarta, non ve ne pentirete ;)

giovedì 22 dicembre 2011

PALESTINA

Questo articolo è stato scritto per il sito fumettidicarta (e relativo blog)

Da qualche tempo ormai proliferano le iniziative con le quali alcuni quotidiani o periodici allegano ai loro giornali svariate collane concernenti il fumetto. Negli ultimi anni abbiamo visto avvicendarsi sotto i riflettori Corto Maltese, Diabolik, Tex, I Supereroi Marvel, Alan Ford, I Classici del fumetto curati da Repubblica, I Maestri del fumetto, il lato oscuro di questo, le strisce di quell'altro, etc...

A mio modesto parere una delle iniziative più interessanti in questo campo è stata quella portata avanti da Repubblica/L'espresso in collaborazione con la Coconino Press. Il titolo della collana semplicemente Graphic Novel.

Dieci i titoli e gli appuntamenti con i quali il lettore, a un prezzo di soli 9,90 euro, si riusciva ad accaparrare ottime storie a fumetti realizzate da alcuni tra i migliori fumettisti sulla piazza (1). Il mio ritardo cronico rispetto alla lettura di tutti quei fumetti che esulano dalla serialità mi ha portato solo ora ad affrontare la lettura di alcune di queste splendide opere (splendide almeno quelle lette finora).

Oggi volevo soffermarmi sul quarto capitolo dell'iniziativa. Palestina di Joe Sacco.

Tra il 1991 e il 1992 l'autore del libro trascorre più di due mesi nei territori occupati della Palestina. Non è alla ricerca di pura cronaca, del racconto di fatti precisi con date e minuzia di particolari. Affronta un viaggio in cerca di spiegazioni, di motivi. Principalmente un viaggio in cerca del contatto con la gente, del racconto di vita quotidiana in quel periodo in quel luogo. Il racconto di episodi di vita palestinese.

Apertamente e dichiaratamente schierato dalla parte di questi ultimi, l'autore si limita però a narrare quello che vede, quello che sente e quello che vive durante questi due mesi e rotti di permanenza sul luogo senza mai calcare la mano sul giudizio politico, che comunque e inevitabilmente traspare inequivocabile.
Sacco darà spazio nell'ultimo dei nove capitoli che compongono l'opera, anche alla voce israeliana, piccolo scorcio su un differente punto di vista.

Il piglio è quello del reportage, le tavole sviluppate a partire da annotazioni ma soprattutto da fotografie. Per questo libro si è spesa spesso la calzante definizione di reportage a fumetti. Un reportage che muove i primi passi dal Cairo passando poi per Nablus, Gerusalemme, Kibron, Hebron, Ramallah, Jabalia, Nuseirat.

Luoghi diversi e storie molto simili. Come filo conduttore l'ospitalità palestinese tributata a chi si interessa della loro condizione, il reporter (ma fosse anche il semplice turista) che si sobbarca il rischio e i controlli israeliani per andare a vedere con i propri occhi le condizioni del popolo palestinese nei territori occupati.

Il rito del te, offerto continuamente agli ospiti. La voglia di raccontare di questo popolo, di far sapere. La narrazione procede per incontri, per racconti, ognuno dei nove capitoli del libro è a sua volta suddiviso in altri piccoli accadimenti. Non mancano accenni ad episodi storici legati alle vicissitudini di questa terra e degli scontri tra i popoli che la abitano: gli accordi di Camp David, l'omicidio Klinghoffer, gli attentati di Monaco, l'Intifada, etc..., ma questi sono marginali alla narrazione scelta da Sacco, come dicevamo una narrazione prevalentemente di vita(ccia).

I soprusi sopra tutto, famiglie che vedono le loro case abbattute, i loro figli spesso incarcerati senza motivo o prove a carico precise, gli ulivi che danno loro sostentamento sistematicamente abbattuti, le visite negli ospedali, nelle scuole, i coprifuoco, la convivenza dolorosa e difficile tra i due popoli, gli scontri, le retate, le torture ma anche l'estrema dignità e la grande convinzione di essere nel giusto di un intero popolo.

Un volume necessario per non sentire problemi ormai noti come qualcosa di impersonale, come un fenomeno lontano. Spesso la storia di un popolo è difficile da recepire. Quella di un uomo, di una famiglia, di un ragazzo è più alla portata di tutti. Queste storie, tutte a loro modo terribili, diventano specchio di qualcosa di più grande, dalle storie la Storia.

Sacco racconta tutto avvalendosi di un tratto molto caricato e allo stesso tempo dettagliato nei particolari. Il suo stesso volto è sempre caratterizzato da due lenti tonde e innaturali labbroni che lo rendono il più caricaturale dei personaggi (forse per non offendere nessuno). La scansione delle tavole è assolutamente libera, senza regole apparenti. La tavola viene piegata alle esigenze della narrazione, così come i box di testo, mai lineari o relegati in un angolo della vignetta.

Splendide le dettagliate panoramiche sui campi profughi, campi lunghi di una disarmante veridicità nonostante il tratto caricaturale. Guardando la doppia tavola in apertura del sesto capitolo sembra quasi di sentire il fango sotto le scarpe, l'odore dell'immondizia buttata a cielo aperto, il freddo che sente l'uomo seduto sul carretto, il rumore dell'aria sui tetti di lamiera.


Non manca anche un certo piglio umoristico, soprattutto nel tratto, che l'autore mischia sapientemente per mezzo delle sue matite alla tragica narrazione di turno senza che venga mai meno il rispetto per le altrui difficoltà e per le vicende narrate.

Una lettura densa e piacevole allo stesso tempo sicuramente da affrontare con una certa dose di impegno. E' sicuramente la dimostrazione alla quale si voleva arrivare dando vita alle Graphic Novel e cioè la dimostrazione che "un altro fumetto è possibile".


Nota 1: la serie è così composta:

1 MAUS di Art Spiegelman
2 BLANKETS di Craig Thompson
3 CITTA' DI VETRO di Paul Karasik e David Mazzucchelli (da Paul Auster)
4 PALESTINA di Joe Sacco
5 CINQUE E' IL NUMERO PERFETTO di Igort
6 BACI DALLA PROVINCIA di Gipi
7 L'AUTOROUTE DU SOLEIL di Baru
8 UNA TRILOGIA INGLESE di Rivière e Floc'h
9 DAVID BORING E ALTRE STORIE di Daniel Clowes
10 FUOCHI E ALTRE STORIE di Lorenzo Mattotti

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