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martedì 17 agosto 2021

ANDROMEDA

(The Andromeda strain di Robert Wise, 1971)

Robert Wise è un regista che oggi si ricorda poco nonostante abbia siglato pagine importanti di storia del cinema, quattro Oscar personali, due per West side story (film e regia) e due per Tutti insieme appassionatamente (ancora film e regia); detto questo potrebbe sembrare Wise un autore votato al musical invece così non è, nella sua carriera caratterizzata da periodi di grande successo e da altri di relativa bonaccia Wise si dedica ai progetti più disparati: un paio di film rimasti nella memoria ambientati nel mondo della boxe (Stasera ho vinto anch'io e Lassù qualcuno mi ama), diverse sortite nell'horror e nel noir classico (La collana insanguinata, La jena, Gli invasati), viaggi nel west (Sangue sulla Luna, Due bandiere all'ovest) e infine la fantascienza proprio con questo Andromeda, con la prima escursione cinematografica di Star Trek e soprattutto con il cult movie Ultimatum alla Terra (Klaatu barada nikto). Lavora tra l'altro come montatore per Orson Welles ne L'orgoglio degli Amberson e in Quarto potere, il film che viene spesso indicato come il più influente nella storia del cinema. Robert Wise non è stato di certo un peso piuma eppure il suo nome non è rimasto scolpito a fuoco come quello di altri registi nella memoria collettiva; negli anni 70 la sua carriera è alle battute finali, nel 1971 Wise si adopera per adattare per lo schermo il romanzo di Michael Crichton che porta lo stesso titolo del film.

In un paesino del New Mexico precipita una parte di un satellite artificiale statunitense portando con sé una forma virale di vita aliena, questo virus che in seguito verrà denominato Andromeda uccide l'intera popolazione del paese fatti salvo un neonato e un anziano malato. La zona viene isolata e un team medico composto dai dottori Stone (Arthur Hill) e Hall (James Olson) viene inviato sul posto, le ricerche si sposteranno poi nell'avanzatissimo centro sperimentale Wildfire, un luogo asettico e a prova di fuga batteriologica, ai due medici, oltre al personale della base, si uniranno la dottoressa Leavitt (Kate Reid) e il più anziano dottor Dutton (David Wayne). Lo scopo del team sarà quello di studiare il virus e renderlo inoffensivo cercando di capire il perché questo non abbia ucciso il vecchio e il neonato. Nel frattempo il virus muterà, alcuni inconvenienti intralceranno il lavoro dei medici mentre il tempo stringe, la minaccia batteriologica diventa sempre più pressante.

Cosa c'è di meglio tornati dalle vacanze di un bel film su un virus mortale? L'ipotesi presa qui in esame è quella di un contagio sconosciuto, alieno addirittura, sul quale il governo non ha proprio la coscienza pulitissima; ciò che di interessante c'è nel film è l'ipotesi concreta di trovarsi di fronte a nuove forme di vita letali senza sapere come affrontarle; bisogna concedere al governo finzionale almeno la capacità di non creare un panico diffuso nella popolazione, esempio chiaramente non preso a modello dai governi reali. La grande pecca di Andromeda è il ritmo eccessivamente blando che si vivacizza solamente sul finale, ogni fase della ricerca del team medico è dettagliata e rappresentata con grande perizia e abbondanza di particolari, gli scenari e tutto il design della base Wildfire sono realizzati con cura e con effetti all'avanguardia per i primi anni 70, alcune soluzioni grafiche sono addirittura considerate come i primi esempi di rendering computerizzato applicati al cinema, i personaggi hanno il giusto spazio e trasmettono una certa credibilità, acuita dal fatto di non vedere nemmeno un volto noto nel cast, diciamo pure che tutto funziona bene ma ogni tanto si desidera davvero una sferzata di ritmo, un'accelerata capace di rendere il film più godibile. Wise adotta molto bene alcune soluzioni di regia all'epoca non abusate come lo split screen, riprese ripetute sugli schermi dei computer, inquadrature fisse a mostrare le conseguenze del virus sugli abitati del paese colpito, dando al film una connotazione molto moderna. Interessante per diverse tematiche (la paura della discriminazione, nuovamente attuale, i limiti che la scienza non dovrebbe valicare, la minaccia batteriologica, etc...) Andromeda pecca parecchio sulla calibrazione dei ritmi, con qualche sequenza più dinamica avrebbe fatto un'altra figura ritagliandosi magari un posto al sole all'interno della filmografia di Wise nella quale invece spiccano in misura maggiore altri titoli.

venerdì 4 settembre 2020

STAR TREK: I PRIMI FILM

(Star Trek: The motion picture di Robert Wise, 1979)

(Star Trek II: The wrath of Khan di Nicholas Meyer, 1982)

(Star Trek III: The search for Spock di Leonard Nimoy, 1984)

Quando prese il via nel lontano 1966 la serie di Star Trek non partì propriamente con la quarta innestata. La proposta del suo creatore, Gene Roddenberry, una sorta di mito per tutti i trekkers, fu prima rifiutata dai vertici della NBC per essere messa in produzione più tardi con una serie di modifiche che, secondo la rete, avrebbero reso più accattivante per il pubblico l'intero progetto. Certo, quelle modifiche, insieme alle idee e al sentore di Roddenberry su cosa la serie avrebbe dovuto portare sullo schermo, diedero vita a un mito che perdura tutt'ora e che ha generato una serie di movimenti di Star Trek addicted oggi ancora attivi e sparsi in tutto il mondo, ma nei primi anni di vita per l'equipaggio del Capitano Kirk non fu proprio tutto rose e fiori.

Nel corso delle tre stagioni di quella che oggi viene definita la serie classica gli ascolti continuarono a calare, tanto che la NBC era pronta a cancellare Star Trek dopo due sole stagioni, decisione rimandata di un anno solo grazie alle rumorose proteste dei fan della serie già affezionatissimi al brand. La cancellazione però fu solo rimandata, con la terza infornata di episodi l'avventura finisce, la NBC ne cede addirittura i diritti alla Paramount Television che contribuisce a tenere in vita e accrescere la popolarità della serie grazie alla diffusione dei diritti e alle conseguenti repliche dello show. Dopo la brillante idea di realizzare una serie animata che andò in onda tra il '73 e il '74 e che riscosse un buon successo, la popolarità dell'equipaggio della USS Enterprise, a detta delle teste pensanti di casa Paramount, era matura per tentare il salto nelle sale cinematografiche.


Siamo nel 1979, sembra che il recente successo di Star Wars abbia influito non poco sulla decisione di dirottare al Cinema il franchise di Star Trek, il budget a disposizione era consistente e per Star Trek - The Movie si pensò a Robert Wise, già regista del cult Ultimatum alla Terra e di Andromeda in campo fantascientifico, ma noto anche per capisaldi della storia del Cinema come West Side Story e Tutti insieme appassionatamente. Per la sala Wise abbandona l'approccio visivo cheap della serie e punta su effetti speciali al passo coi tempi (candidati all'Oscar) che contribuiranno a garantire al film ottimi incassi e la prosecuzione dell'avventura al Cinema. Una minaccia di dimensioni oltremodo preoccupanti si avvicina al pianeta Terra. La pericolosità della stessa è testimoniata dalla brutta fine nella quale incappano alcune navi della flotta Klingoniana. L'unica nave della Flotta Stellare in grado di contrastare l'avanzata di questa ignota minaccia è la mitica USS Enterprise ancorata momentaneamente in uno spazioporto in attesa di manutenzione straordinaria. È passato del tempo da quando l'equipaggio della nave terrestre affrontò la sua ultima avventura, nel frattempo il comando dell'Enterprise è passato al Capitano Willard Decker (Stephen Collins). Ma per questa particolare missione serve tutta l'esperienza possibile, viene così richiamato in servizio l'ormai Ammiraglio James Kirk (William Shatner) che uno ad uno, chi personalmente chi no, recupera i membri storici del suo equipaggio. Saranno della partita il Comandante Scott (James Doohan), il Tenente Sulu (George Takei), il Tenente Chekov (Walter Koenig), il Tenente Uhura (Nichelle Nichols), il Dottor McCoy (DeForest Kelley) e in un secondo momento l'immancabile Comandante Spock (Leonard Nimoy). Quando l'Ammiraglio Kirk raggiunge insieme al Comandante Scott l'Enterprise in riparazione, si assiste forse alla scena migliore del film. Una scena che trasuda amore quasi romantico tra un comandante e la sua nave, ferma a ricordare all'uomo il suo passato, la densità dell'avventurosa vita precedente, una vita arricchita da legami fortissimi. È una sequenza particolarmente lunga durante la quale Wise indugia sull'epicità del momento e sull'importanza di quello che l'interruzione di quella lontananza significhi per Kirk. Il passaggio è sottolineato in maniera eccelsa dalle musiche superbe di Jerry Goldsmith. Il regista si prende il suo tempo e i ritmi dilatati permangono costanti per l'intera durata del film che risulta essere più un viaggio d'esplorazione, in continuità con lo spirito originario dettato da Roddenberry, che non una continua battaglia stellare in difesa della Terra. Personaggi e attori sono quelli noti ai fan della serie con l'eccezione del Capitano Decker fin da subito in rispettoso contrasto con il nuovo comandante della nave. Certo che fa un po' d'effetto vedere nelle sue vesti il pallosissimo reverendo Camden di Settimo cielo, una delle serie tv più indigeste della storia della televisione. Il film regge bene nonostante la particolare lentezza di alcuni passaggi e il minutaggio abbondante della pellicola Questi passaggi sono comunque riscattati da un buon pre-finale e un discreto (concediamoglielo) finale. Piacevole ancor oggi da guardare anche per quel che riguarda la parte tecnico/visiva nonostante i quasi trentacinque anni sul groppone, molte soluzioni sono ovviamente sorpassate ma l'effetto curvatura... scusate, volevo dire l'effetto vintage, rende comunque più che gradevole la visione.

Come si diceva poco sopra, il successo del primo film spinse la Paramount a mettere in cantiere il primo sequel che arrivò nella sale nel 1982; Star Trek II - L'ira di Khan, questo il titolo, poté però beneficiare di un budget decisamente ridotto rispetto a quello del suo predecessore e di un regista di minor prestigio, Nicholas Meyer, che ancora oggi continua a lavorare sul franchise. Il nemico da affrontare arriva direttamente dalla serie classica, il personaggio di Khan verrà in seguito ripreso anche nel nuovo reboot di Star Trek orchestrato da J. J. Abrams, il volto del nuovo Khan sarà quello della star Benedict Cumberbatch. Ma torniamo a noi. 

Il secondo lungometraggio della saga è una storia d'odio e vendetta da parte di Khan (Ricardo Montalban) nei confronti del capitano Kirk, nel frattempo diventato Ammiraglio della Flotta Stellare (come visto in Star Trek - Il film). L'odio di Khan ha radici che affondano nel passato quando Kirk, allora ancora in forza all'Enterprise, condannò il suo nemico e relativo equipaggio a un esilio forzato sul pianeta Ceti Alpha V. In seguito a un disastro di proporzioni planetarie il pianeta diventò quasi invivibile causando la morte di molti compagni di Khan, moglie compresa. Khan addosserà a Kirk anche questa colpa fomentando l'odio che prova ormai da tempo per il suo nemico. Durante un volo d'addestramento al quale presenzia lo stesso Kirk, l'Enterprise ora comandata da Spock si imbatterà in una richiesta d'aiuto da parte della stazione scientifica che sta sviluppando il misterioso progetto Genesis supervisionato dalla Dottoressa Marcus (Bibi Besch), ex fiamma di Kirk. Da qui si arriverà a un nuovo scontro tra i due vecchi nemici che coinvolgerà l'Enterprise e la USS Reliant, nave della Flotta Stellare ora in mano a Kahn. Il cast della serie classica è ancora una volta al completo e ampliato dalla giovane e decisa recluta Saavik interpretata da una Kirsty Alley al suo debutto cinematografico. L'attenzione è però saldamente puntata sull'ammiraglio Kirk che ancora una volta dimostra, soprattutto a se stesso, che la scelta di lasciare il comando dell'Enterprise non è stata del tutto felice. Si riflette sul tempo che passa e su quelle che sono le proprie vocazioni. Mentre il resto del cast è messo in secondo piano, salvo un importante colpo di coda di Spock nel finale, sale alla ribalta una nemesi con un ossessione forte, di quelle che possono consumare una vita. La storia corre lineare senza grosse impennate di ritmo nonostante l'approccio sia più votato all'azione rispetto al capitolo precedente per chi scrive comunque meglio riuscito. Le parole "più votato all'azione" sono da prendere con le pinze, nel complesso la pellicola non si può definire proprio dinamica, ne esce un secondo capitolo comunque riuscito, che tratteggia un buon antagonista, ma che non si può certo definire memorabile, un onesto intrattenimento che può creare curiosità per i titoli successivi ma soprattutto, per chi non l'avesse vista, per l'eventuale recupero delle serie originale. Nel complesso il film raggranella tra Cinema e home video un bel po' di soldi, si inizia a pensare al terzo capitolo.

Terzo capitolo che arriva a distanza di soli due anni dal precedente, questa volta si rimane all'interno del cast e la regia viene affidata direttamente a Leonard Nimoy che, dopo il finale del film precedente, esigette per il suo ritorno anche il ruolo da regista. Star Trek III - Alla ricerca di Spock la dice lunga sin dal titolo su quelli che sono i contenuti che vanno a costruire la linea narrativa del film, la pretesa di Nimoy non si rivela poi così azzardata, tra gli estimatori i pareri sono contrastanti ma per chi scrive Nimoy confeziona un film anche migliore del precedente senza nulla far rimpiangere ai fan della serie. Il finale de L'ira di Khan gridava vendetta (o meglio, "vendetta" lo gridavano i trekkers), lo status quo andava ripristinato, perché tutto deve cambiare affinché nulla cambi. Così Alla ricerca di Spock è un vero e proprio sequel del film precedente, i due capitoli sono concatenati in maniera indissolubile, oltre al destino di Spock vengono qui riprese la vicenda del progetto Genesis e le sottotrame legate a Kirk e alle sue relazioni (non diciamo di più a giovamento di chi non avesse ancora visto la saga). Meno azione, ci si concentra più su quelle che sono le tradizioni e le caratteristiche vitali dei vulcaniani, a noi chiarite dalla figura di Sarek (Mark Lenard), padre di Spock, sulle relazione tra i personaggi e sulla fedeltà incondizionata tra i membri dell'equipaggio dell'Enterprise che tra l'altro sta per affrontare il suo ultimo viaggio prima della rottamazione. La parte più dinamica, ma nemmeno troppo, è appannaggio dei Klingon, minaccia all'apparenza meno temibile di quella costituita da Khan, ma memorabile in quanto tra essi spicca il Comandante Kruge interpretato dal mitico Christopher Lloyd (il Doc di Ritorno al futuro) riconoscibilissimo nelle sue movenze anche sotto strati di trucco e lineamenti alterati (osservatene lo sguardo, come volta di scatto la testa, è Doc prima di Doc). Rivisto oggi il film offre un campionario nostalgico e divertente sugli effetti visivi d'epoca, l'uso della computer graphic che ricorda la nostra infanzia (per chi negli 80 era giovane), gli effetti artigianali usati per dare vita alle creature (il cane? di Kruge) rendono piacevole il tuffo nel passato. Non manca nemmeno la scena ormai d'obbligo nel bar con razze provenienti dai quattro angoli della galassia. Indubbiamente non ci troviamo di fronte a nulla di rivoluzionario, tutt'altro, è il film della restaurazione, si torna allo schema noto: nuove sfide, conoscenza e soprattutto alto il valore dell'amicizia. Altro buon successo al botteghino, soprattutto dopo gli introiti dell'home video, cosa che permette alla saga di proseguire e all'equipaggio di Kirk di partire nuovamente verso l'ignoto, forse non più a bordo della leggendaria Enterprise.

domenica 24 settembre 2017

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

(The sound of music di Robert Wise, 1965)

A volte l'incontro di più caratteristiche, in maniera del tutto olistica e per alcuni versi difficilmente comprensibile, si rivela più riuscito della somma delle singole parti. È quel che è indubbiamente successo al film Tutti insieme appassionatamente, pellicola della Hollywood dei 60 capace di creare introiti per più di duecentottantacinque milioni di dollari a fronte di una spesa di circa otto, una scommessa vincente che ha pagato più di trentacinque volte la posta, e parliamo di cifre da capogiro. Eppure i singoli elementi in ballo sono di quelli che a molti fanno storcere il naso: il genere musicale, un approccio familista, la fiera dei buoni sentimenti, lo scenario storico in periodo seconda guerra mondiale con tanto di minaccia nazista, la storia d'amore, paesaggi da cartolina (splendidi), l'empatia chiesta allo spettatore puntando sulla tenerezza suscitata da ragazzi e bambini protagonisti del film e un'interprete di grido, Julie Andrews, fresca reduce dal successo di Mary Poppins.

Proprio quest'ultima è indubbiamente la chiave del successo di un film che con un'altra protagonista avrebbe rischiato la caduta verso l'abisso della noia, i numeri musicali nei quali è presente la Andrews sono sempre godibili e giustificano la visione di un film onestamente troppo lungo e che andrebbe visto in lingua originale. Quasi tutti i passaggi musicali dove non compare Maria (Julie Andrews) sembrano superflui, con ogni probabilità non aiuta la scelta di doppiare tutti i pezzi in italiano, magari in versione sottotitolata con brani originali si sarebbe potuto apprezzare qualcosa in più, non avendo avuto modo di vedere il film in lingua però non garantisco nulla. Sconsigliata invece la visione televisiva per un film che interrotto anche dalla pubblicità raggiunge tempi di visione sfiancanti.

Alla regia Robert Wise, nome oggi poco conosciuto se non tra le fila dei cinefili appassionati, professionista duttile che ha lasciato buoni segni in diversi ambiti: nella fantascienza (Ultimatum alla Terra), nello stesso musical (West Side Story) e anche nel mondo geek in quanto direttore del primo film cinematografico della saga di Star Trek.


Maria è una novizia devota ma dal temperamento un po' esuberante, le sue superiori nel convento di Salisburgo hanno opinioni diverse sul suo conto, non tutte sono convinte che la strada giusta per la giovane sia quella di entrare nell'ordine. Per metterla alla prova la mandano presso la famiglia Von Trapp in qualità di istitutrice dei sette figli del Comandante Von Trapp (Christopher Plummer). L'approccio è quello risaputo: bambini che fino ad allora avevano avuto problemi con qualsiasi istitutrice in seguito alla scomparsa della madre, un padre anaffettivo col pallino della disciplina, il nuovo arrivo che entrerà nel cuore dei bimbi e farà innamorare di sé il protagonista maschile, il terzo incomodo (la baronessa Elsa interpretata da Eleanor Parker), la minaccia incombente qui rappresentata dal nazismo. Tutto segue lo schema, spezzato dai numeri musicali e dal fatto che qui l'istitutrice sarebbe una futura suora che oltre che con il suo cuore deve fare i conti anche col Padreterno.

Film musicale perfetto per ripetuti passaggi natalizi (cosa che effettivamente accade) e che risulterebbe inappuntabile se sforbiciato di una buona mezz'ora almeno, poi a mio parere il musical è Gene Kelly e qui siamo un poco distanti proprio nell'approccio alla materia, ma questo è un altro discorso, ciò non toglie che per molti versi il film possa risultare ben più che piacevole, lo sta a dimostrare anche l'enorme successo riscosso dalla pellicola e le diverse statuette portate a casa da Tutti insieme appassionatamente alla notte degli Oscar, premio per il miglior film compreso. Visione spensierata che almeno una volta nella vita... magari proprio a Natale.

venerdì 15 febbraio 2013

STAR TREK: IL FILM

(Star Trek: The motion picture di Robert Wise, 1979)

A San Valentino è d'obbligo la visione di una bella pellicola romantica e il mio tasso di romanticismo nel sangue, tenuto conto anche della serata solitaria, mi ha indirizzato verso il primo lungometraggio targato '79 dell'epopea di Star Trek gentilmente fornitomi dall'Adri, ultimamente divenuto pusher personale di dvd datati e non.

Forse penserete che questo non sia proprio il film adatto all'occasione, nonostante questa si sia presentata in versione solista, ma dovrete ricredervi. Il film offre in fatti una scena moooolto romantica, ma ne parleremo a breve.

Una minaccia di dimensioni oltremodo preoccupanti si avvicina al pianeta Terra. La pericolosità della stessa è testimoniata dalla brutta fine nella quale incappano alcune navi della flotta Klingoniana. L'unica nave della Flotta Stellare in grado di contrastare l'avanzata di questa ignota minaccia è la mitica USS Enterprise ancorata momentaneamente in uno spazioporto in attesa di manutenzione straordinaria. E' passato del tempo da quando l'equipaggio della nave terrestre affrontò la loro ultima avventura, nel frattempo il comando dell'Enterprise è passato al Capitano Willard Decker (Stephen Collins).

Ma per questa particolare missione serve tutta l'esperienza possibile, viene così richiamato in servizio l'ormai Ammiraglio James Kirk (William Shatner) che uno ad uno, chi personalmente chi no, recupera i membri storici del suo equipaggio (quello della serie-tv).

Saranno della partita il Comandante Scott (James Doohan), il Tenente Sulu (George Takei), il Tenente Chekov (Walter Koenig), il Tenente Uhura (Nichelle Nichols), il Dottor McCoy (DeForest Kelley) e in un secondo momento l'immancabile Comandante Spock (Leonard Nimoy).



Quando l'Ammiraglio Kirk raggiunge insieme al Comandante Scott l'Enterprise in riparazione, si assiste forse alla scena migliore del film. Una scena che trasuda amore quasi romantico (ecco la scena di cui parlavo) tra un comandante e la sua nave, ferma a ricordare all'uomo il suo passato, la densità dell'avventurosa vita precedente, una vita arricchita da legami fortissimi. E' una sequenza particolarmente lunga durante la quale Wise indugia sull'epicità del momento e sull'importanza di quello che l'interruzione di quella lontananza significhi per Kirk. Il passaggio è sottolineato in maniera eccelsa dalle musiche superbe di Jerry Goldsmith.

Il regista si prende il suo tempo e i ritmi dilatati permangono costanti per l'intera sequenza del film che è più un viaggio d'esplorazione che non una continua battaglia stellare in difesa della Terra. Personaggi e attori sono quelli noti ai fan della serie con l'eccezione del Capitano Decker fin da subito in rispettoso contrasto con il nuovo comandante della nave. Certo che fa un po' d'effetto vedere nelle sue vesti il pallosissimo reverendo Camden di Settimo cielo, una delle serie tv più indigeste della storia della televisione.

Il film regge bene nonostante la particolare lentezza di alcuni passaggi e il minutaggio abbondante della pellicola, certo è che se cercate il ritmo dello Star Trek di Abrams qui non lo troverete. Questi passaggi sono comunque riscattati da un buon pre-finale e un discreto (concediamoglielo) finale.

Piacevole da guardare anche per quel che riguarda la parte tecnico/visiva nonostante i quasi trentacinque anni sul groppone, molti effetti sono ovviamente sorpassati ma l'effetto curvatura, ops scusate, volevo dire l'effetto vintage rende comunque più che gradevole la visione.

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