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mercoledì 1 gennaio 2025

STRANGE WORLD - UN MONDO MISTERIOSO

(Strange world di Don Hall e Qui Nguyen, 2022)

Durante le festività natalizie è sempre piacevole mettersi sul divano, infilarsi sotto una bella copertina e, bevanda calda alla mano, andarsi a recuperare qualche bel cartone animato; così, dopo aver visto il fallimentare Wish di casa Disney, abbiamo fatto un passo indietro recuperando anche il classico precedente uscito a fine 2022, Strange World - Un mondo misterioso che vede alla regia un quasi veterano Don Hall che all'attivo vanta già Winnie the Pooh - Nuove avventure nel bosco dei 100 acri, Big Hero 6, Oceania e Raya e l'ultimo drago; per questo Strange World Hall è coadiuvato alla regia dal collega Qui Nguyen già soggettista di Raya. Proprio quest'ultimo titolo, che vedeva già coinvolti i due artefici di Strange world, preoccupava un poco per l'esito di questo nuovo film; per ricordare di che cosa parlasse Raya (film anonimo come Wish ma meglio realizzato) sono dovuto andare a rileggere il commento al titolo in questione, cosa che dimostra come l'opera nulla abbia lasciato alla memoria. Allo stesso modo anche Wish, a pochi giorni dalla visione, sta iniziando a sgretolarsi nella mia mente, film più attento a non scontentare nessuno che non a costruire un qualcosa di seppur minimamente interessante o coinvolgente. Diciamo quindi che non si è partiti proprio con il piede giusto nell'affrontare questa visione e invece, sorpresa sorpresa, Strange world si è rivelato un prodotto ben confezionato, divertente e con diverse frecce al suo arco (temi) su cui costruire una bella storia; magari mai diventerà uno dei capisaldi di casa Disney ma almeno il film offre un intrattenimento ben più che piacevole anche se, dati alla mano, anch'esso al botteghino è andato maluccio, facendo così un bel buco nell'acqua (e non solo). C'è da dire che oggi Disney ha la possibilità di recuperare pubblico e soldi con gli abbonamenti su piattaforma, lì pare che Strange world abbia fatto faville, diventa più difficile quindi inquadrare se un film nel complessivo arco di fruizione possa considerarsi o meno un vero flop, diciamo che almeno in prima battuta Strange world (come altri prodotti della Disney più recente) non ha di certo "spaccato".

Avalonia è una ridente cittadina incastonata nel mezzo di montagne invalicabili, quindi un poco isolata e con qualche difficoltà in fatto di innovazione e progresso. Per fortuna tra i suoi abitanti ci sono i Clade; papà Jaeger è un intrepido avventuriero disposto a tutto pur di valicare le montagne e andare alla scoperta di nuovi mondi e nuove possibilità per Avalonia, suo figlio Searcher, più mite e riflessivo, è più il tipo dello studioso, uno che cerca di tirare fuori il meglio dalle risorse a disposizione, da ciò che offre la terra, e per questo poco apprezzato dal padre che vorrebbe un discendente coraggioso e scavezzacollo come lui, pronto a buttarsi a capofitto verso l'incognito. Durante una spedizione alla quale partecipano anche il sindaco Callisto Mal e altri avventurieri i Clade si separano: Jaeger andrà incontro all'incognito senza far più ritorno a casa, Searcher si fermerà a studiare una nuova pianta, il Pando, dalla quale riuscirà ad estrarre l'energia necessaria ad Avalonia per fare il balzo in avanti e ottenere così luce elettrica, mezzi tecnologici, sostentamento e una vita moderna ed equilibrata. Searcher diverrà così un vero eroe per Avalonia, si dedicherà alla coltivazione su vasta scala del Pando, si sposerà con la coltivatrice Meridian dalla quale avrà anche un figlio, un ragazzo in gamba di nome Ethan. Dopo alcuni anni il Pando inizia a perdere le sue capacità energetiche, il problema sembra arrivare direttamente dalle radici, dalle profondità della terra, insieme a Callisto il mite Searcher sarà costretto a imbarcarsi in una nuova e pericolosa avventura nel tentativo di salvare il Pando e Avalonia tutta, sarà seguito dalla sua famiglia in un viaggio in uno "strano mondo" sotterraneo dove ritroverà suo padre e dovrà fare i conti con una serie di "legami di famiglia" tutti da scoprire e imparare ad apprezzare.

Se Wish si apre tornando al classico librone delle fiabe con le pagine che si sfogliano da sole che caratterizzava i primi storici lunghi d'animazione Disney, Strange World - Un mondo misterioso, tenendo fede al suo genere d'elezione, offre una bellissima apertura che omaggia i fumetti d'avventura vintage, i pulp magazines alla Doc Savage, i libri di genere per ragazzi, sfoggiando inoltre un logo che non può non riportare alla mente uno dei più grandi eroi d'avventura moderni, l'intramontabile Indiana Jones di Steven Spielberg. E in fondo questo è Strange World, un bel film d'animazione di genere avventuroso, magari non troppo innovativo ma ben realizzato, ben saldo nel suo genere e con delle cose da dire, magari non tutte inserite al meglio nel contesto generale ma che garantiscono più livelli di lettura e un intrattenimento più interessante di quel che l'anno successivo la Disney realizzerà con Wish. Al centro della narrazione ci sono i legami familiari padre/figlio e lo scontro tra generazioni. Hall e Nguyen ci presentano due padri, di diversa fattura, che cercano di forzare i loro figli a seguire le loro stesse orme e a forgiarli secondo la propria natura: Jaeger vede in suo figlio un animo troppo mite, poco avventuroso e non accetta i suoi interessi per il mondo circostante, quello più a portata di mano; allo stesso modo Searcher non accetta che suo figlio Ethan abbia una grande ammirazione per il ritrovato nonno e che nei suoi desideri sia più simile a lui che al suo stesso padre. A differenziarlo da entrambi, questione che apre un bel discorso, anche incoraggiante sulle nuove generazioni, il fatto che il ragazzo sia più attento all'ambiente, alla vita e al rispetto per l'altro dei componenti più anziani della sua famiglia. C'è un concetto di famiglia ampio e moderno nel film, anche esageratamente inclusivo (papà bianco, mamma nera, figlio gay, cane disabile, donna macho e super affermata, etc..) come ora sembra essere d'obbligo, unico punto gestito con superficialità, non ci sono temi e approfondimenti a riguardo, alcune scelte sono ingenue, il nonno ad esempio è un uomo d'altri tempi che rompe le scatole su tutto ma accetta di buon grado le relazioni omosessuali del nipote, un po' un controsenso per il personaggio, diciamo che questo potrebbe essere l'ideale punto d'arrivo in una società dove l'inclusività sarà la prassi, il tutto andrebbe però gestito con un poco di senso e non solo tanto per fare. Il film (no spoiler) si avvia alla fine con una bella nota ecologica che chiude il cerchio di una narrazione nel complesso ben realizzata e divertente, visivamente colorata e strutturata con la giusta dovizia di particolari e attenzione. Magari Strange world sarà stato un flop al botteghino ma dal punto di vista qualitativo in fondo non ci si può lamentare.

lunedì 7 giugno 2021

RAYA E L'ULTIMO DRAGO

(Raya and the last dragon di Don Hall e Carlos Lopez Estrada, 2021)

Cinquantanovesimo classico della Disney, Raya e l'ultimo drago conferma la tendenza della compagnia di Burbank nel dedicarsi quasi esclusivamente a eroine femminili (sono poche ormai le eccezioni, nell'ultima dozzina di anni si ricordano solo Ralph, comunque coprotagonista con Vannellope e alcuni dei characters di Big hero 6), figure forti e combattenti e che in questo film sono più d'una e, spunto interessante, antagoniste invece che alleate. Al cuore di questa nuova favola Disney si può trovare una bella riflessione sulla fiducia nel prossimo, sulla cooperazione e sull'abbattimento delle barriere, tutti temi di stretta attualità che insieme al piglio femminista confermano la Disney ben piantata nel proprio tempo; abbandonate le Cenerentole e le Biancaneve abbiamo ora guerriere come Raya, avventuriere come Vaiana, supereroine come Elsa e via discorrendo. Basta tutto questo per creare un ottimo film? Ovviamente no; se i cugini della Pixar non perdono un colpo (o ne perdono veramente pochi) sul versante Disney Animation Studios ogni tanto ci si trova a corto di fiato, pur essendo questo un bel film di animazione, ottimamente realizzato e alla portata dei bambini, non riesce a stupire fino in fondo e presenta qualche passaggio dove l'interesse (per gli adulti soprattutto) tende a calare, il mio giudizio non completamente positivo si potrebbe imputare un po' all'abitudine all'eccellenza che molti prodotti d'animazione hanno ormai indotto, un po' allo schema che in casa Disney tende a ripetersi e che pare sarà riproposto anche in Encanto con la prossima eroina Disney, Mirabel, pronta a salvare la situazione, in parte nel rinnovato piacere provato di fronte a cartoni animati che propongono dinamiche diverse. Quindi? Bello ma non bellissimo!

Nell'antico regno di Kumandra vige una totale armonia tra uomini e draghi, protettori dell'equilibrio della natura. Quando la minaccia dell'entità malvagia dei Druun arriva ad abbattersi sul regno, i draghi si sacrificano per gli umani ai quali rimarrà solo una piccola parte del potere dell'ultimo drago, Sisu, concentrato in una gemma; l'avidità umana provocherà così divisioni in Kumandra che verrà scissa in cinque regioni, ognuna portante il nome di una parte del drago, regioni in lotta fra loro per il possesso della gemma custodita da Cuore, il regno a cui appartiene anche la piccola Raya. Il padre della giovane guerriera, Benja, ha il desiderio di riunire il regno e pacificare i rapporti, condividere e non dividere, a questo fine organizza un incontro con esponenti delle altre quattro casate: Artiglio, Coda, Dorso e Zanna. Durante l'incontro Raya fa amicizia con la giovane Namaari di Zanna che purtroppo tradirà la sua fiducia e provocherà la distruzione della gemma che, guarda caso, si spezzerà in cinque parti, ognuna delle quali sottratta da uno dei cinque domini. Una volta cresciuta Raya si mette alla ricerca del drago Sisu seguendo una leggenda che la indica nascosta alla foce di uno dei tanti fiumi del regno, lo scopo è quello di ridare potere ai draghi e porre rimedio ai danni provocati dai Druun che a causa della rottura della gemma avvenuta anni prima hanno pietrificato quasi l'intera popolazione dei cinque regni.

Mettendo un attimo da parte gli abiti dell'appassionato di cinema e vestendo per una volta anche su queste pagine virtuali quelli del papà, devo ammettere che tutti i film con le varie principesse o guerriere Disney che siano li guardo con (e per) mia figlia, anche lei sempre un po' più critica con l'avanzare dell'età (Raya non ha entusiasmato nemmeno lei), non li amo particolarmente (mentre invece apprezzo molto di più le eroine Ghibli ad esempio, ma è questione di narrazione) e quindi il mio giudizio si porta dietro uno scarso interesse personale che però non mi impedisce di apprezzarne la realizzazione tecnica che anche in Raya e l'ultimo drago, pur non presentando scelte grafiche innovative, si conferma di altissimo livello. Non dispiacerebbe da parte di Disney una proposta un poco più variegata, anche nell'immaginario del world building qui si guarda a Mad Max, Star Wars e a una serie di scenari noti, molto bella invece la realizzazione degli stessi così come lo studio dei personaggi di estrazione chiaramente asiatica davvero ben delineati (graficamente). Interessante il discorso sulla fiducia di Raya spezzata in maniera profonda durante l'infanzia dal tradimento di Namaari, altra giovane guerriera che è un antagonista speciale, anche lei infatti ha nel cuore buone intenzioni anche se i suoi metodi risultano discutibili, non c'è però la ricerca del potere per avidità o per fini personali, anche le sue azioni sono volte a garantire il bene del suo popolo. Gli spunti validi ci sono eppure ancora una volta resta quella sensazione di insoddisfazione e di un mancato appagamento, come se al film mancasse il guizzo, quella marcia in più per rimanere nella memoria e nel cuore come è invece accaduto per opere come Soul, Coco o Inside out per citarne alcune vicine a casa Disney. Ci riproveremo con Encanto ma le aspettative calano, anche qui si rischia che diventi tutta una questione di fiducia tradita.

lunedì 23 gennaio 2017

OCEANIA

(Moana di Ron Clements e John Musker, 2016)

Non so perché ma a casa nostra Tranquilla, uno dei pezzi musicali di questo Oceania e prossimo tormentone Disney, è diventato Tranzolla e scappa di cantarlo di continuo. È tutto ok lo so tranzolla, non mi serve il tuo grazie perché, ti risponderei si ok tranzolla, etc., etc.

Quando uscì Frozen mi dissi deluso dalla nuova pellicola Disney, troppo cantata a mio avviso, troppe canzoni di qualità discutibile che di certo non sarebbero rimaste con noi per molto tempo. Bene, si sente ancora adesso cantare i pezzi di Frozen ovunque, il film è stato apprezzatissimo, guardando anche al merchandising gli incassi fanno girare la testa. Previsioni sballatissime, degne del miglior pendolino di Maurizio Mosca. Premettendo che Oceania mi è piaciuto molto più di Frozen, devo dire che, a causa anche di un'aspettativa questa volta molto alta, e vai a capire perché, il mio giudizio potrebbe essere pressoché lo stesso, almeno per quanto riguarda l'impianto musicale e l'impatto che lo stesso ha sul ritmo della narrazione, a mio avviso eccessivamente spezzato dai brani. Ora, vista la figura di merda fatta con Frozen e in virtù del fatto che a casa almeno due volte al giorno cantiamo Tranzolla, il parallelismo mi sembra chiaro e azzarderei questa volta a pronosticare un grande successo per Tranzolla e per gli altri brani della colonna sonora, per il film, che a mio giudizio, ripeto, è migliore di Frozen, e ovviamente per il merchandising tutto.

Detto questo sono uscito dalla sala con un pelo di insoddisfazione. Ora lo so che a te piace tranzolla, non critico il film, ma dai (scusate, era mia figlia). La storia non è male, i personaggi sono indovinati e piacciono (e sono praticamente quasi sempre solo in due), il lavoro tecnico è per diversi versi sbalorditivo e originale è l'idea alla base della spalla comica (e mi riferisco al tatuaggio parlante di Maui, non al gallo scemo). Che poi se il tatuaggio fosse stato sulla spalla avremmo avuto il primo caso letterale di spalla comica al mondo. Eppure non so, qualcosa di indefinito mi fa storcere il naso. Si lo raddrizzo ok tranzolla, non è così storto dai, ma cosa dici, ok tranzolla (a mia figlia non piace quando storco il naso). E allora cosa c'è che non va? Non devi rispondere tu tranzolla, perché non te ne vai di là, vai a dormire un po' tranzolla (scusate). Penso che in definitiva sia un problema mio, i cartoni troppo cantati non mi fanno impazzire, alle Principesse Disney preferisco dei tipi qualsiasi come Ralph Spaccatutto o Rabbia o Mr. Incredible o Flash il bradipo per dirne tre a caso (si sono quattro, ok tranzolla), e quindi a voi il film potrebbe piacere anche tantissimo. Vaiana è una principessa tranzolla, lo dice anche Maui dai, c'ha il vestitino e il gallo tranzolla, lo dice anche Maui sai (mia figlia dice che non sembra una principessa).


In fin dei conti Vaiana è un bel personaggio, poco importa che noi non la si sia potuta chiamare Moana per ovvi motivi, non te li spiego ok tranzolla, lascia perdere su dai, vai a dormire ti ho detto tranzolla (voleva sapere perché Moana no), Maui funziona bene, la morale, pur con le dovute varianti, è risaputa ma non è che sotto questo aspetto ci si possa inventare chissà che, plauso grande all'animazione, acqua, capelli, colori, tatuaggi, uno spettacolo. Eppure...

È una rece di merda tranzolla, ok non infierire dai, l'avresti scritta più meglio tranzolla, più meglio non si dice lo sai.



PS: le parti in corsivo vanno ovviamente cantate sulle note di Tranzolla.

venerdì 10 luglio 2015

BIG HERO 6

(di Don Hall e Chris Williams, 2014)

Big Hero 6 è il film targato Disney Pictures uscito a Natale dello scorso anno nelle nostre sale cinematografiche, film che stranamente non siamo riusciti a vedere al cinema, cosa doppiamente strana in quanto questo lungo d'animazione presenta per la prima volta in una produzione Disney personaggi della scuderia Marvel, cosa che da queste parti non può che essere molto apprezzata.

C'è da dire che si tratta di personaggi assolutamente misconosciuti, minori e secondari all'interno del Marvel Universe, a memoria mi sento di affermare di non averli mai incontrati neanche in una vignetta nel corso della mia pluridecennale frequentazione degli albetti Marvel. Comunque in casa Disney hanno preso questi characters poco conosciuti, hanno modificato loro e la loro storia alla bisogna e sono riusciti a confezionare l'ennesimo buon prodotto rivolto ai più piccoli capace però di intrattenere anche gli adulti.

Questa volta mi sembra che si sia puntato sul carino e coccoloso (come direbbero alcuni pinguini di nostra conoscenza). E' fuor di dubbio che il personaggio più azzeccato, molto diverso dalla sua versione cartacea, sia Baymax, una sorta di automa infermiere programmato per curare e alleviare le sofferenze dei suoi assistiti e dotato di un aspetto rassicurante, gommoso e pacioccoso, una sorta di omino Michelin liscio e carino. Il suo essere ingenuo, solidale, tenero e comprensivo unito all'aspetto fisico accattivante lo rende un protagonista perfetto per catturare la simpatia di grandi e piccini. Insieme a lui, a destare l'interesse degli spettatori ci pensa il giovane Hiro, colpito nel corso della vicenda da un lutto dal quale riuscirà a riprendersi solo grazie all'aiuto di Baymax. L'interazione tra i due protagonisti, l'elaborazione del lutto e della sofferenza, sono i nodi che rendono il film un prodotto riuscito (insieme alle scene divertenti), per il resto la storia e la sua deriva supereroica e gli altri personaggi di contorno, pur funzionali, restano nella media delle produzioni di questo genere.


Tecnicamente il film è molto ben realizzato, la ricostruzione della fantastica San Fransokyo, misto accattivante di Tokyo e San Francisco, è davvero superba. Le location dei film d'animazione sono una delle cose alle quali solitamente presto più attenzione e in questo caso mi hanno lasciato soddisfatto in pieno (a parte il fatto che di notte sembri non girare nessuno per questa metropoli, cosa alquanto strana).

Anche l'antagonista della storia è reso in maniera accattivante e visivamente molto ben elaborato, ormai le meraviglie del digitale non stupiscono quasi più, però quando una cosa è ben fatta è bene sottolinearlo.

Pur non presentando una trama molto originale Big Hero 6 gode di diversi buoni spunti e di cartucce al suo arco che la coppia Hall/Williams è riuscita a usare al meglio. Comunque sono più che convinto che il 60% almeno del successo del film lo si debba al supercarino e supercoccoloso Baymax.


giovedì 5 maggio 2011

WINNIE THE POOH - NUOVE AVVENTURE NEL BOSCO DEI 100 ACRI

(Winnie the Pooh, di Stephen Anderson e Don Hall, 2011) 

Il cinema per me è ormai sinonimo di cartone animato. Causa continui tagli alle spese, le uniche occasioni che colgo per tornare al grande schermo sono le matinée d’animazione con Laura e qualche rara sortita in campo supereroico. 3D, Avatar a parte, neanche a parlarne e poi è un fenomeno che mi ha già stufato. Ho lasciato la scelta del film a Lauretta che tra Rio e il film dell’orsetto Pooh ha optato per quest’ultimo. Anche la mia intenzione originaria era quella di orientarmi sul lungometraggio (se così possiamo definire un film di un’ora e cinque minuti) ambientato nel Bosco dei 100 acri. Sono più che convinto che Rio sia un prodotto più spettacolare e divertente, almeno per noi adulti. Sembra però che questa sia l’ultima occasione che la Disney darà all’animazione tradizionale, se il film non andrà bene si passerà in toto al digitale. Spero che questa affermazione non sia veritiera, intanto noi abbiamo sostenuto la causa. Quindi animazione tradizionale, disegno a mano e storia (finalmente) ad altezza di bambino. Tra i realizzatori coinvolti nel progetto c’è gente che ha lavorato sui maggiori successi Disney e parliamo di Classici come La Sirenetta, Il re leone, Alladin, La bella e la bestia. Non siamo di fronte quindi a una produzione poco curata ma semplicemente a una realizzazione lontana dall’imperante gusto delle grandi masse per l’animazione digitale. 

La trama è semplice e ingenua, non annega nel mare di citazioni che ormai sembrano d’obbligo per rendere accattivanti i film d’animazione, non ci sono scene a velocità supersonica né situazioni create ad arte per il successivo “gonfiaggio” in 3D. Ad altezza di bambino come si diceva. Gli adulti troppo, troppo cresciuti potrebbero annoiarsi. Che tristezza però vedere alcuni bambini guardare il film seduti vicino a padri intenti a giocare con il proprio ultratecnologico cellulare. Insomma, Pooh è il solito orsetto sempliciotto con una cosa sola in testa (il miele, state tranquilli). Ih-Oh è il solito asinello di pezza depresso, pessimista e per giunta ha anche perso la coda. Christopher Robin organizza la ricerca di una nuova coda per l’asinello con in premio per il vincitore un vasetto colmo di miele. La storia prosegue, in seguito a un fraintendimento a opera del Gufo Uffa, gli abitanti del bosco dei 100 acri dovranno con non poca paura andare a caccia di un mostro che ha catturato Christopher Robin: L’Appresto. Tutto qui, intrattenimento per i più piccoli ottimamente realizzato. Il film è preceduto da un simpatico corto con protagonista Nessie, il mostro di Lochness ed è corredato da una scena finale a sorpresa al termine dei titoli di coda. Non perdetevela.
   
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