Visualizzazione post con etichetta John Grisham. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta John Grisham. Mostra tutti i post

lunedì 23 agosto 2021

ULTIMA SENTENZA

(The appeal di John Grisham, 2008)

Tempo di letture estive. Diciamocelo pure fuori dai denti, i libri di Grisham sono (quasi) tutti simili, se però vi piace l'intrattenimento offerto dall'ex avvocato e politico dell'Arkansas, se amate il legal thriller con tutti i risvolti procedurali del caso, anche con questo Ultima sentenza troverete pane per i vostri denti. Chi lo conosce e allo stesso tempo è in possesso di un minimo di spirito critico sa già che Grisham non è di certo uno scrittore dallo stile sopraffino, è un buon costruttore di storie, a volte più in forma, a volte meno, capace di intrattenere con grande maestria, troppo spesso ingabbiato all'interno di un genere che gli ha garantito soldi e successo ma al di fuori del quale ha mostrato sprazzi di inventiva purtroppo mai coltivati fino in fondo (La casa dipinta, Fuga dal Natale). Ultima sentenza rientra nel filone processuale caro all'autore, è un romanzo corposo, quasi cinquecento pagine, che nonostante riesca a offrire quasi sempre una piacevole lettura soffre di qualche momento di stanca durante il quale Grisham si sofferma con molta attenzione nello spiegare al lettore come funzioni negli States una campagna elettorale volta a eleggere i giudici della Corte Suprema di uno Stato, nella fattispecie il Mississippi, cosa che in realtà offre spunti di riflessione molto interessanti sulla (in)giustizia del sistema americano ma che inevitabilmente appesantisce qua e là un poco il testo.

Siamo al capitolo finale di un lungo processo contro la Krane Chemical, azienda colpevole di aver scaricato tonnellate di sostanze tossiche nelle falde acquifere di Bowmore nel Mississippi. Lo scontro assomiglia a quello tra Davide e Golia, un'azienda che fattura milioni su milioni assistita da stuoli dei migliori avvocati sulla piazza, portata in giudizio dal piccolo studio legale che fa capo a Wes e Mary Grace Payton per conto di Jeannette Baker che nel giro di pochi mesi ha perso marito e figlio a causa di un cancro provocato dalle scorie smaltite illegalmente della Krane e presenti come residuo nell'acqua di Bowmore. Al momento del giudizio finale la giuria giudica l'azienda colpevole e decide per un rimborso molto cospicuo a favore di Jeanette; ma non è finita qui, i giurati inoltre affibbiano alla Krane Chemical una sentenza punitiva che costringerà il piccolo impero di Carl Trudeau, maggiore azionista della Krane, a versare come risarcimento una somma che supera i quaranta milioni di dollari. È una sentenza storica e disastrosa per l'affarista privo di scrupoli al quale non resta che portare il caso in appello alla Corte Suprema del Mississippi, ma la corte di quello Stato si è spesso dimostrata propensa a favorire gli attori delle cause contro le imprese disoneste, per aggiustare il tiro interverrà l'azienda di Barry Rinehart specializzata nel manipolare in tutto segreto le campagne elettorali al fine di ottenere nella composizione della Corte giudici a loro favorevoli.

Grisham cattura da subito l'attenzione del pubblico con lo scontro tra il colosso della chimica e il piccolo studio di avvocati che si sta giocando anche le proverbiali mutande pur di arrivare in fondo a una causa giusta, Wes e Mary Grace Payton raccolgono la simpatia del lettore ma gli onesti in questo mondo faticano a combattere con gli squali. L'autore perde qualche battuta nella fase successiva dedicata alla manipolazione da parte dei potenti e delle lobby con cui hanno contatti per la composizione della Corte Suprema, se qui si diluisce un poco il ritmo del racconto c'è da riconoscere a Grisham una competenza consapevole delle storture del sistema giudiziario americano, in una nota in fondo al libro lo stesso autore sottolinea come "finché si consentirà l'afflusso di denaro privato nelle elezioni giudiziarie continueremo a vedere interessi contrastanti in lotta tra loro per ottenere seggi sul banco dei giudici", nodo centrale anche di questa vicenda che mette bene in evidenza il sistema di corruttela celata che appesta la politica americana (e non solo quella). Come già detto chi conosce Grisham sa cosa aspettarsi, prendere o lasciare, Ultima sentenza offre spunti interessanti e un discreto intrattenimento, per grandi romanzi rivolgersi altrove.

mercoledì 25 giugno 2014

IL PROFESSIONISTA

(Playing for pizza di John Grisham, 2007)

C'è davvero poco dentro questo romanzo di John Grisham nel quale lo scrittore inanella una serie infinita di spottoni a favore del nostro Belpaese controbilanciati da una buona dose di luoghi comuni. Nel mezzo una vicenda sportiva descritta nello stile lineare e stilisticamente anonimo al quale lo scrittore ci ha da tempo abituati, piacevole ma priva di vero mordente e lontana dagli esiti migliori ottenuti da Grisham sia nell'ambito del legal thriller sia al di fuori di esso. Una volta Grisham era uno di quegli scrittori che leggevo sempre con grande piacere poi, con l'esperienza, si inizia a capire la differenza tra grandi scrittori e bravi mestieranti. Questo non vuol dire che ora io disprezzi lo scrittore originario dell'Arkansas, mi ha regalato molte ore di piacevole intrattenimento e anche questo Il professionista, pur non offrendo grandi cose, è scivolato via in fretta, mandato giù come un bicchiere d'acqua fresca che non lascia particolari sapori in bocca. Resta il fatto che nelle trecento e rotte pagine che compongono il romanzo ci sia davvero poco succo, poche sequenze davvero emozionanti (forse nessuna?), almeno una improbabile, nessuna frase da ricordare, salviamo al massimo le descrizioni puramente sportive legate alle vicissitudini dei Panthers, squadra di football americano con sede a Parma. Il resto, come si diceva, è puro e noioso spot. L'Italia e la sua cucina, Parma, l'Emilia, il prosciutto, i tortellini, la pasta, il vino, l'opera. E poi la città, le strade, le chiese, l'ospitalità, le persone squisite. E ancora il turismo, Venezia, la Milano notturna e cos'altro? Peccato Grisham non descriva nei particolari una bella trasferta a Napoli, avrebbe potuto mettere in campo la Santissima Trinità: pizza, sole e mandolino. Comunque non si risparmia neanche l'italiano mammone, quello che s'ammazza di cibo, il maneggione, etc...

In ogni caso Rick Dockery è il quaterback dei Browns di Cleveland, in realtà il terzo quaterback che passa la stagione per lo più in panchina. In occasione del Super Bowl, a causa di un doppio infortunio, Rick entra in campo con i Browns in netto vantaggio e con il loro primo Super Bowl praticamente in tasca. Bastano undici minuti a Rick per rovinare la festa a tutta Cleveland. I tifosi lo vogliono morto, la squadra lo taglia, gli avversari contattano il suo agente per intimargli preventivamente di non farsi nemmeno sentire. La carriera già poco esaltante di Rick sembra irrimediabilmente finita. L'ultima spiaggia sembra quella di cambiare aria, di non farsi vedere per un po' e accettare l'unico ingaggio disponibile: Parma, in Italia, patria del calcio dove a conoscere il football americano è una percentuale esigua della popolazione, non parliamo neanche del numero di abitanti a cui freghi qualcosa di questo sport, e dove i giocatori non sono professionisti ma, come dice il titolo originale, giocano per una pizza. A Rick non resterà che imbarcarsi in questa nuova avventura e diventare parte dell'amore di Grisham per il nostro paese.

In fondo le classiche letture estive fanno sempre comodo, se poi vi piace lo sport o ancora meglio siete appassionati di football americano questo è il libro che fa per voi. Certo, se invece cercate un libro che vi regali davvero qualcosa... si insomma, magari anche no.

Grisham con la vera squadra dei Panthers di Parma

lunedì 6 febbraio 2012

INNOCENTE

(The innocent man, di John Grisham, 2006) John Grisham è uno di quegli scrittori che ho messo un po' da parte. Lessi tanti dei suoi romanzi anni fa, quando ancora non avevo scoperto tutta una diversa serie di generi letterari, di autori e di modi di intendere la narrazione decisamente diversi e diversificati. Molto spesso Grisham viene identificato come autore di cassetta, produttore di bestsellers in serie, scrittore per le masse e cose del genere. Tutto vero in fondo. I suoi legal thriller, genere per il quale il nostro ex avvocato si è guadagnato la sua fama, sono molto simili tra loro e difficilmente spiazzano il lettore. Ci si immerge nel libro e si ritrova subito la strada di casa. Lo stile di scrittura è sempre fluido e scorrevole, anche rilassante se vogliamo. Chiaro, semplice ed essenziale, cose queste che sicuramente non possono essere definite difetti. Ovvio che guardandosi intorno ci sono migliaia di letture che regalano maggiore soddisfazione e senso di appagamento. Capita talvolta che l'autore in questione si conceda una piccola deviazione, che abbandoni la via maestra per narrare qualcosa di diverso raggiungendo risultati alterni. Ottimi nel caso de La casa dipinta, romanzo parzialmente autobiografico ambientato nell'Arkansas rurale del 1952 (consigliato), leggeri e scanzonati in Fuga dal Natale, tipica christmas-comedy, assoluto divertissement per l'autore. Risultati meno incisivi invece per quel che riguarda L'allenatore, racconto di sentimenti con contorno di Football Americano. Anche in questo caso la lettura si conferma comunque piacevole. Altra importante deviazione dal legal thriller nel caso di questo biografico Innocente. Ci sono anche qui la legge, i tribunali, i processi e le indagini. Non siamo però di fronte a uno dei rassicuranti thriller ai quali Grisham ci ha abituati. Siamo davanti alla vera storia di Ron Williamson, invischiato nel sistema giudiziario americano dal quale otterrà un trattamento riprovevole e una condanna a morte per iniezione letale tutta da verificare. Lo stile di Grisham è il solito, accurato e scorrevole, mai cavilloso nonostante le tematiche fortemente legate al sistema legale americano. La storia di Williamson è snocciolata fin dalla sua giovinezza durante la quale il protagonista era una giovane promessa del baseball, la migliore proveniente dall'Oklahoma da parecchi anni. Come la sua, anche la storia dell'omicidio di Debbie Carter è ben descritta dall'autore, vicenda approfondita come i tutori della legge della cittadina di Ada e il procuratore distrettuale non hanno mai saputo fare. Per Williamson e per il suo amico Dennis Fritz inizia un incubo interminabile che li porterà nel braccio della morte del McAlester, il carcere più duro dell'Oklahoma grazie a indagini basate su pressapochismo, incompetenza e pregiudizi da parte dei difensori della legge. Gli stessi che poco tempo prima avevano commesso madornali errori anche nel caso Ward/Fontenot, altri coprotagonisti della delirante vicenda. Un libro a tratti più interessante che appassionante, che giustamente si sofferma molto sulla storia del protagonista anche al di fuori della vicenda legale. Un buon esempio per capire nel dettaglio come si possa essere impotenti di fronte all'ottusa arroganza di un sistema che non mette al primo posto la giustizia (cosa che ormai vale per qualsiasi tipo di sistema strutturato, economico o legale che sia). Per chi fosse interessato al caso informazioni sul sito dell'associazione Innocent Project che si fece carico della vicenda Williamson/Fritz. Dennis Fritz e John Grisham
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...