(di Louis Delluc, 1922)
Louis Delluc è stato una figura eminente in campo cinematografico, non solo per ciò che riguarda il cinema francese, bensì in relazione allo sviluppo dell’intera settima arte, essendo stato tra i primi teorici del cinema e il padre della critica cinematografica francese. Fu infatti il primo giornalista a tenere una rubrica quotidiana di critica cinematografica in Francia; fu anche promotore di cine-club, contribuendo alla diffusione del termine e alla definizione della figura del “cineasta”. E pensare che, inizialmente, il rapporto di Delluc con il cinema non fu tutto rose e fiori: egli stesso dichiarò di non amare l’atto del recarsi al cinema, una nuova arte che, almeno per quel che riguardava la produzione francese, giudicava povera e mortificante rispetto alle potenzialità che la “macchina cinema” avrebbe potuto esprimere e mettere in campo. Proprio in seguito a queste considerazioni, nel tentativo di rinnovare un cinema nazionale che voleva identitario e forte, capace di esprimere uno “sguardo” personale sul mondo, una concezione che svilupperà nelle sue elaborazioni teoriche sulla “fotogenia”, Delluc decise di passare in prima persona dietro la macchina da presa, mezzo a suo dire capace, se utilizzato correttamente e con personalità dall’autore, di catturare la bellezza della realtà. Si va quindi verso un’idea di cinema autoriale, concetto ancora in fase di definizione. La femme de nulle part, film del 1922, è tra le ultime opere del regista morto prematuramente appena trentatreenne.
Siamo in Liguria, a Ospedaletti. In una casa fuori dal paese, vive una coppia in procinto di separarsi brevemente a causa di un viaggio d’affari a Genova del marito (Roger Karl). Il rapporto tra l’uomo e sua moglie (Gine Avril) sembra a tratti freddo, poco idilliaco. I due hanno un bambino piccolo che li tiene uniti. Prima che il marito parta, nel giardino della loro villa si presenta una donna sconosciuta (Ève Francis). La donna, più anziana della proprietaria di casa, racconta alla coppia di aver vissuto in gioventù proprio in quella casa e di avervi lasciato numerosi ricordi. Chiede ai proprietari di poter indugiare alcuni momenti nel parco della casa, in modo da poter rivivere qualche momento dei tempi che furono. Avvicinandosi la sera, il marito propone alla donna di rimanere ospite in casa loro, insieme alla moglie, dopodiché l’uomo parte per il suo viaggio. In realtà la giovane moglie è in attesa di un amante (André Daven), un uomo con il quale progetta una fuga d’amore che vorrebbe realizzare proprio durante l’assenza del marito. Questa situazione, intuita e osservata dalla nuova ospite della casa, è speculare a quella vissuta dalla stessa in gioventù. Tra ricordi, rimpianti e nuove emozioni, la donna darà consigli alla giovane su come comportarsi.



