mercoledì 31 agosto 2016

ANT-MAN

(di Peyton Reed, 2015)

Con Ant-Man si chiude la seconda fase del progetto Marvel Cinematic Universe e in quest'ottica il film ha ancor più il sapore del colpo di coda, dell'esperimento atto a inserire nella continuity cinematografica della Marvel un personaggio tutto sommato minore, allo scopo di vedere se la cosa potesse funzionare o meno (anche perché andando a logica la fase due poteva dirsi chiusa con Age of Ultron, il secondo film dedicato agli Avengers). La cosa ha funzionato, per due motivi. Primo perché il film ha portato in casa Disney un utile di circa 400 milioni di dollari, incasso lontano dai fasti del primo Avengers ma comunque soldoni, secondo perché Ant-Man si è rivelato un film parecchio divertente apprezzato da pubblico e critica.

All'uscita del film molte furono le voci secondo le quali la Marvel aveva ormai individuato la via da seguire, grazie anche al successo ottenuto da Guardiani della galassia: premere e spingere sul pedale dell'ironia e della risata. In realtà Ant-Man a mio avviso non è proprio all'altezza dei Guardiani e i filoni Marvel sono almeno due, questo dove si spinge un po' di più sul versante comico e quello più prettamente action/supereroistico dove comunque una sana dose di ironia non manca mai. Nel complesso mi sembra ormai assodato che in casa Marvel abbiano imparato più che bene come muoversi (senza voler fare paragoni con la Distinta Concorrenza).

Se escludiamo una sequenza scontro con un altro personaggio della crew degli Avengers (e la solita scena dopo i titoli di coda), Ant-Man non ha particolari agganci agli altri film Marvel ed è quindi godibilissimo per appassionati e profani.

Si ragiona più in piccolo in Ant-Man e non solo in termini di dimensioni. La minaccia globale è questa volta appunto solo una minaccia, ciò permette al film di avere un indole più incline ad andare verso una storia di rapina che non verso un disaster movie come accade ad esempio invece nei film dedicati agli Avengers.


Si parte da Hank Pym (Michael Douglas), l'Ant-Man originale ormai in pensione e inventore delle Particelle Pym, alla ricerca di un modo per arginare il suo ex pupillo Darren Cross (Corey Stoll) traviato dalla smania di potere e da un senso di abbandono provocatogli proprio da Pym stesso che nel corso degli anni ha iniziato a vedere nel suo possibile successore tracce di squilibrio. Così la formula delle Particelle Pym, capaci di rimpicciolire i tessuti organici e la distanza tra gli atomi, è rimasta un segreto del suo creatore, ciò nonostante Cross è davvero vicino a replicare la stessa formula con successo, ed è intenzionato ad applicarne le proprietà alla tuta da guerra denominata Calabrone a scopo ovviamente commerciale e bellico.

Ormai vecchio, impossibilitato a indossare la tuta di Ant-man e determinato a non mettere in pericolo la figlia Hope (Evangeline Lilly), Pym cerca un sostituto e lo trova nel ladro con una morale Scott Lang (Paul Rudd), uomo di cuore ma dalla vita incasinata, separato con una figlia che non riesce a vedere mai abbastanza e con un gruppo di amici criminali più simpatici che efficienti (Michael Peña, Tip T.I. Harris e David Dastmalchian). Sarà proprio questo gruppo male assortito, dopo un periodo di addestramento, a dover entrare nelle industrie di Cross per cancellare la formula e sottrarre la tuta Calabrone.

A differenza di quanto accadeva in Guardiani della galassia qui ci si concentra su un solo personaggio che è quindi caratterizzato a dovere grazie allo script di Edgar Wright che in un primo tempo doveva essere anche il regista del film (peccato!). Non c'è l'ausilio di una colonna sonora vincente e ingombrante ma si è lavorato bene sulla costruzione della trama e sui tempi comici (parliamo di un uomo che si rimpicciolisce e va in giro con le formiche), niente male anche la resa visiva di tutte le situazioni in cui il protagonista è alto come un'unghia.

Anche qui è consolante vedere un uomo che ha fallito, con il lavoro, con sua figlia (ma non agli occhi della stessa che vede sempre suo padre come un eroe), con la vita, avere un occasione di riscatto, fantasiosa e rocambolesca quanto si vuole, e riuscire a coglierla. Ant-Man non è un Dio, non è un super uomo, non è un mostro fortissimo, Ant-Man è prima di tutto un cazzone, un uomo qualunque che ha le sue difficoltà a trovare il suo posto nel mondo, ed è bello vederlo vincere.

8 commenti:

  1. Film inaspettatamente godibile, tutto sommato Marvel riesce ancora a tirare fuori dal cilindro buone storie divertenti a dispetto del numero di produzioni che sta oramai arrivando a numeri importanti.

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    1. E attingendo al loro archivio personaggi avrebbero ancora potenzialità infinite, spunti per storie illimitate... nei prossimi mesi e anni vedremo anche Doctor Strange, Pantera Nera, Capitan Marvel...

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  2. Da totale ignorante in materia un film che mi ha divertito parecchio, con Rudd e Douglas in grandissimo spolvero.

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    1. Concordo, divertente e fruibile da tutti, appassionati e non.

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  3. Mode Simpatya Off/
    Del MCU mi piacciono meno di questo orrido Ant-Man giusto I Fantastici Quattro (tutti).
    Mode Simpatya Sempre Molto Off
    :D

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    1. Ma i F4 non fanno parte del Marvel Cinematic Universe, quindi non vale :P

      Dai, è un cazzone divertente, a me è piaciuto :)

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  4. Tempo fa dissi ad amico: "Fidati, il film di Ant-Man ci piacerà"
    Di fatti ci è piaciuto :D
    Mi è piaciuto per la sua spensieratezza, per il suo non prendersi sul serio... Insomma, mi ha divertito :)
    Insieme ai Guardiani della Galassia, mi hanno fatto rivalutare il MCU!

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    1. Infatti proprio insieme a Guardians of the Galaxy, Ant-Man consacra un po' il filone più cazzaro del Marvel Universe, quello dove a parte i cattivi, degli eroi non c'è nessuno che si prende troppo sul serio :)

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