lunedì 10 aprile 2017

LA PAZZA GIOIA

(di Paolo Virzì, 2016)

Si parla di cinema italiano e viene naturale pensare alla commedia. È diventato ormai un riflesso condizionato, un collegamento che spesso le nostre menti compiono in maniera aprioristica e automatica, non in virtù dell'epoca d'oro della Nostra Commedia, riconosciuta altissima ovunque, ma semplicemente perché qui da noi, oggi, ci si azzarda a fare poco altro. Tra gli esponenti più autorevoli della commedia contemporanea c'è sicuramente Paolo Virzì, regista intelligente e dallo sguardo attento, anche lui associato al genere con molta facilità e a volte con una dose di faciloneria. La pazza gioia è tutt'altro che una commedia; certo ne mantiene alcune strutture, alcuni topoi e anche, di quando in quando, i giusti tempi comici. In questo caso parlare in generale di commedia, pur non essendoci nulla di male, anzi, mi sembra in ogni caso riduttivo. Ad ogni modo, se proprio così vogliamo considerare La pazza gioia, potremmo dire che questo è uno di quei film capaci di innalzare nuovamente il livello medio della commedia italiana davanti agli occhi del mondo.

La coppia di personaggi molto diversi tra loro, se non proprio agli antipodi, è in effetti un classico della commedia di tutti i tempi, se non vogliamo scomodare proprio Stanlio e Ollio (menzionati anche dalla stessa Valeria Bruni Tedeschi durante la premiazione dei David di Donatello), pensiamo a Jack Lemmon e Walter Matthau, a tutte le coppie dei buddy movies, o a Jerry Lewis e Dean Martin solo per citarne alcune. Certo, anche Virzì mette in scena due personaggi molto diversi tra loro, la Donatella Morelli interpretata da Micaela Ramazzotti, donna molto giovane che si porta già sulle spalle un bagaglio tragico carico di sofferenza e depressioni, e la Beatrice Morandini Valdirana alla quale dà vita una stratosferica Valeria Bruni Tedeschi, donna che arriva dal bel mondo, abbandonata e ferita, afflitta da un disagio mentale che la porta a essere sempre un tantino euforica e sopra le righe. A differenza di ciò che accade nella commedia classica dove i protagonisti, o la coppia protagonista se vogliamo attenerci ai nomi di cui sopra, spesso sono semplici macchiette, elementi archetipici a uso e consumo della gag o della battuta divertente, magari interpretati da attori bravi quanto si vuole ma in fin dei conti quasi sempre figure bidimensionali, qui ci sono due protagoniste che di comico non hanno proprio nulla, due personaggi scritti e approfonditi in maniera egregia, con un vissuto ascrivibile alla più cupa delle tragedie, narrate a volte con leggerezza, a volte con delicatezza, a volte in maniera più comica (e in questo sta tutta la bravura di Virzì e della Archibugi in sede di sceneggiatura), che però non si fanno ricordare per la risata che sono capaci di strapparti quanto per l'esistenza dolorosa, anche aperta alla speranza, alla quale queste due donne sono state sottoposte, esistenze che chiunque abbia avuto a che fare con il disagio mentale e con la depressione potrebbe aver toccato con mano.


Beatrice, affetta da disturbi mentali, risiede a Villa Biondi, una comunità in Toscana presso la quale viene alloggiata anche la giovane Donatella, affetta da manie depressive, legata in vari modi a figure maschili completamente sbagliate e con un passato recente molto duro alle spalle. Esuberante, pretenziosa e spesso indisponente la prima, chiusa in sé stessa la seconda, le due solitudini avranno modo di incontrarsi a metà strada e in modi diversi di aprirsi l'una con l'altra, aiutandosi a vicenda, anche involontariamente e a spese del personale sanitario che, perdutele di vista in occasione di un'uscita lavoro, se le ritrova in fuga in un road movie al femminile che può ricordare quello delle celebri Thelma e Louise ma che a conti fatti risulta decisamente più credibile, più umano e proprio per questo anche cinematograficamente superiore.

Ciò che di più bello rimane del film, pur carico di altri personaggi in qualche modo importanti, è lo splendido rapporto tra queste due meravigliose donne/attrici, la Bruni Tedeschi semplicemente perfetta nelle sue imperfezioni e una Ramazzotti bravissima anche nell'adattarsi alla cadenza toscana, probabilmente aiutata proprio dalla convivenza con Virzì, due attrici che sono riuscite a dar vita con adesione commovente a due personaggi che con facilità rimarranno impressi nella memoria.

La vittoria ai David di Donatello, oltre che meritata, è diventata una splendida coda al film grazie alla performance della Tedeschi, inarrivabile anche in quella particolare occasione, commovente con un filo di follia, un po' come se invece dell'attrice il premio l'avesse vinto proprio Beatrice.

10 commenti:

  1. Mamma mia :O Ne hai scritto cose bellissime, lo recupero :O
    Io sono allergica e prevenuta verso il cinema italiano, commedia su tutto e lo so, sbaglio... per un solo motivo avevo timidamente pensato di vedere questo film: la presenza della Valeria *__*
    Bellissima recensione, veramente!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, sono abbastanza allergico anche io sulla commedia italiana attuale, però non dobbiamo essere prevenuti, cose buone ne facciamo anche noi, in questo caso la visione è meritatissima.
      Grazie per i complimenti Glò, troppo gentile :)

      Elimina
  2. Visto di Recente e mi è piaciuto pure xD

    RispondiElimina
  3. Film stupendo, Virzì (che a lungo è stato uno dei miei registi italiani preferiti) secondo me ultimamente non si era più espresso ai livelli di Ovosodo o Baci e Abbracci, ma qui è tornato alla grande. E Valeria Bruni Tedeschi è strepitosa, ha veramente meritato il David di Donatello.
    Ti dirò che la scena della premiazione mi ha suscitato le tue stesse considerazioni...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Valeria Bruni Tedeschi qui grandissima, semplicemente perfetta, bellissimo film.

      Elimina
  4. Ciao! Non ho ancora visto questo film ma penso lo aggiungerò alla lista di film da vedere, perchè no! Con Il capitale umano, Virzì mi ha davvero impressionata, in senso positivo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io invece farò il contrario, aggiungerò alla lista proprio Il capitale umano che non ho ancora avuto modo di vedere.

      Elimina
  5. Apprezzo molto Virzì, è stata una bella visione

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Virzì è uno di quei registi italiani che sembrano non deludere, lo seguo volentieri quando posso.

      Elimina