sabato 24 maggio 2014

IL SEGNO DEL SERPENTE

(di Claudio Nizzi e Aurelio Galeppini, 1990)

Che la realizzazione di un'opera quasi monumentale come il Texone non fosse impresa da poco, immagino sia stato chiaro a tutti sin dagli esordi di questa splendida avventura editoriale nata nell'ormai lontano 1988. In fondo parliamo di più di 200 tavole di grande formato, inserite in un'iniziativa di un certo prestigio a cui dare lustro e nelle quali infondere passione e impegno, impresa titanica per ogni disegnatore abbastanza folle da raccogliere la sfida.

E' lo stesso Bonelli ad ammettere mestamente che già in previsione della terza uscita le grane non erano poche, gli autori coinvolti nella realizzazione di un Texone necessitavano di più tempo, le tavole pronte scarseggiavano e la fatidica data d'uscita si avvicinava. Insomma si rischiava di bucare l'appuntamento. Chi poteva venire in soccorso del Texas Rangers tanto caro ai lettori italiani se non uno dei suoi due papà? Il prode Aurelio Galeppini, in arte Galep, si fece carico della faccenda riuscendo a togliere le castagne dal fuoco all'editore per amore del suo figliolo di carta.

Chi conosce Tex non può non sapere chi sia Galep, ideatore grafico del personaggio e matita di molte storie e innumerevoli copertine dedicate al personaggio. Per il lettore che dal Texone si aspetta un'interpretazione inedita, magari a opera di un grande nome del fumetto mondiale, la scelta (quasi obbligata seppur volontaria) di Galep fu forse vista come una lieve battuta d'arresto nell'economia di un progetto oltremodo ambizioso. E' d'obbligo però il plauso per un autore che a Tex ha dato davvero molto, compreso questo terzo Texone realizzato a ritmi forzati e mandato in stampa puntuale come da programma.

Il segno del serpente mette in scena, grazie alle sceneggiature del solito e inarrestabile Claudio Nizzi, una di quelle storie texiane spruzzate da quel pizzico d'esoterico che diverse volte abbiamo trovato tra le pagine dell'appuntamento mensile. Siamo in Messico, ai confini con l'Arizona. Una pattuglia di soldati a cavallo si imbatte in una gola naturale al cui ingresso fanno bella mostra di sè due pietre contrassegnate dal simbolo di un serpente a due teste. Il luogo cela un segreto difeso da pattuglie di falsi rurales, dal misterioso Lotero e dall'alchimista Sebastian in cerca della pietra filosofale. Tex e i suoi pards verranno chiamati a indagare sulla brutta fine occorsa ai soldati di Fort Huachuca.

Il Texone di Galep ha il sapore di un lussuoso ritorno a casa, un Galep noto ma da assaporare in un formato più arioso. Personalmente ho sempre trovato il Tex di Galep molto particolare, originale quasi, con un taglio del volto diverso, meno bello forse ma assolutamente unico. E' proprio sui volti che spicca la particolarità del segno del disegnatore toscano (di nascita), gli avversari, i cattivi, mostrano sul volto la corruzione dell'animo, se i nostri eroi non sono così belli gli antagonisti diventano decisamente brutti. Brutti ma, soprattutto nei primi piani, davvero molto, molto espressivi. Per il resto Galep si mette al servizio della sceneggiatura che corre via veloce, si ammirano le tavole scure zeppe di segni e la devozione di un artista votato anima e corpo al suo lavoro.

2 commenti:

  1. Galep, x chi non ha proprio vent'anni, è il Tex dell'infanzia. Grandissimo!

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    1. E' il papà, è il papà, poco da fare...

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