mercoledì 22 marzo 2017

SOTTO LE BOMBE

(Sous le bombes di Philippe Aractingi, 2007)

Una panoramica della distruzione che taglia il fiato. I primi novanta secondi di Sotto le bombe fanno tremare le ginocchia, letteralmente. L'intensa opera del regista franco-libanese Aractingi mette in scena una storia di finzione, puramente cinematografica, calata nella terribile realtà dei fatti della seconda guerra tra Libano e Israele, una vicenda finzionale narrata e girata su uno sfondo tragicamente reale. Le riprese del film, iniziate poco prima dello scoppio del conflitto (durato trentaquattro giorni), sono state portate a termine subito dopo la fine dello stesso, andando così a immortalare tutto l'orrendo e straziante portato di una calamità probabilmente tuttora incomprensibile a chi come noi ha ancora tetto, affetti, sangue e vita. Ciò nonostante arrivano in maniera forte il dolore e la rabbia e la mancanza di consolazione che una tragedia simile, innaturale e voluta da uomini per altri uomini, può arrecare a chi suo malgrado è costretto a viverla.

Al termine del conflitto tra Esercito Israeliano e le fazioni di Hezbollah, Zeiba (Nada Abou Farhat) torna nel Libano del Sud per cercare il figlio Karim che proprio nei giorni dei bombardamenti era ospite dalla zia. Ad accompagnarla in questa ricerca che ha la struttura del road movie e sfiora solo da lontano quella del war movie, c'è il tassista Tony (Georges Khabbaz), uomo solo in apparenza interessato ai soldi di Zeiba ma nel profondo segnato dalla guerra, dalle guerre, quanto chiunque altro. Il viaggio è stordente e mette lo spettatore in ginocchio, lo sguardo di Aractingi lascia trasparire e fa percepire a chi guarda quanto quelle immagini brutali siano reali, è capace di avvicinarci alla comprensione, ancora una volta per noi impossibile da raggiungere del tutto, senza mostrare le vittime del conflitto ma accompagnandoci lungo un itinerario della cancellazione, della totale rimozione di interi paesi, luoghi di vita tramutati in pietre sterili crollate una sull'altra, accumuli di macerie, residui isolati di costrutti ormai senza significato alcuno, una devastazione ingiusta e sporca, non voluta da uno squasso della terra ma da persone come noi, con intenzione.


Nel mezzo di quello che è un vero inferno in Terra due personaggi scritti magnificamente, che si avvicinano e si allontanano, in qualche modo si aiutano muovendosi tra i prodotti dell'odio, in una ricerca sempre più difficoltosa del bambino e della sorella di Zeiba, tra ponti crollati, strade interrotte, zone minate, ospedali, conventi e postazioni militari. Oltre allo scenario di guerra ripreso magistralmente da Aractingi, si ammira la crescita dei protagonisti che in poco più di qualche giorno di ricerca dovranno fare i conti con una vasta gamma di sensazioni e sentimenti troppo spesso affini al dolore anche se, come a volte accade nella vita, qualche strana forma di difesa non preclude totalmente il sorriso o un sano moto di speranza.

Un vero e proprio film sul campo, che più che la guerra ce ne mostra le conseguenze irrecuperabili. Un film grande, uno di quelli che si dovrebbero usare per educare, al momento giusto, prima che sia troppo tardi, prima che alcune menti, chissà in quale modo perverso e perché, arrivino poi alla marcescenza. Può sembrare retorica, probabilmente lo è, ma finora non ci siamo riusciti, a educare, a cambiare, a far ricordare, e ne abbiamo viste tante. Probabilmente abbiamo un gene con qualcosa di profondamente sbagliato dentro, forse non siamo quella macchina così perfetta di cui spesso ci piace tanto vantarci.

2 commenti:

  1. Mi è piaciuto per la grande forza che emerge nella desolazione. Va visto, assolutamente.

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    1. Concordo, immagini di grande forza, temi di grande forza. Da vedere.

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