sabato 9 luglio 2016

AGENTE LEMMY CAUTION: MISSIONE ALPHAVILLE

(Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution di Jean-Luc Godard, 1965)

Guardi un film di Jean-Luc Godard e ti aspetti di vedere qualcosa di inusuale, di trovarci un lato sperimentale, qualcosa di intrigante e affascinante e alla fine, di tutto questo, in Lemmy Caution ne trovi almeno un po', un miscuglio di fattori che non necessariamente mescolati insieme garantiscono un risultato altamente soddisfacente. È che ogni tanto un po' di noia fa capolino e qualche sbadiglio scappa, e sottolineo che altre cose del regista francese le avevo apprezzate nonostante i tratti peculiari dello stesso, anzi forse proprio per quelli. Indubbiamente Godard è uno fuori dal coro e di questo bisogna rendergli atto.

Intanto ci sono diverse contraddizioni, c'è da capire il perché delle stesse. Godard prende a prestito un personaggio nato dalla penna del britannico Peter Cheyney, un investigatore americano dalla battuta ad effetto (un po' come usava all'epoca della scuola dei duri) coinvolto in trame noir con qualche virata più spiritosa con il passare del tempo soprattutto negli adattamenti cinematografici del personaggio interpretato sempre dalla faccia di bronzo di Eddie Constantine. Quindi... prende questo detective e lo sposta in un contesto futuristico, in un'ambientazione fantascientifica, in una società distopica e in una città, Alphaville, inserita in un contesto dove viaggi nello spazio sono alla portata del protagonista (e forse di tutti) ma che visivamente non è altro che una Parigi notturna ritratta nel suo lato architettonicamente più modernista, per quel che poteva esserlo a metà degli anni '60.


Poi gioca con le luci e con i suoni, allora neon e lampadine intermittenti e tagli di luce a rafforzare l'idea del moderno, suoni e voci quasi meccaniche a sottolineare alcuni temi e passaggi del film in un contesto visivo comunque per lo più contemporaneo. Il taglio da quello divertente e popolare del personaggio passa a uno più ricercato e colto, citazioni, ricerca e via discorrendo... allora perché recuperare proprio Lemmy Caution? E infine quale è lo scopo ultimo del film? Forse una denuncia degli stati totalitari? L'avvicinarsi a una progressiva estinzione dei sentimenti? Non lo so, forse ma non solo, o forse no, ammetto di non averlo capito bene.

Fascino ne ha, potrebbe risultare pesante, per apprezzare il Cinema, la sua storia e le sue potenzialità si passa anche di qua. A molti potrebbe anche non piacere.


2 commenti:

  1. L'idea di Godard era proprio quella di partire da materia di bassissima lega per nobilitarla col suo cinema. Le voci "quasi" meccaniche in realtà lo erano, almeno nella versione francese: il computer aveva la voce di un reduce a cui una ferita aveva reciso le corde vocali sostituite con una macchinetta per riprodurre suoni.
    Questo era ancora il Godard "commerciale" (termine che mal gli si adatta, ma la Nouvelle Vague comunque produceva 10 film col budget di uno nella speranza di rientrare degli incassi), se lo hai trovato pesante tieniti alla larga da quelli che avrebbe fatto successivamente soprattutto nel periodo Djiga Vertov!
    Ma magari La Donna è Donna e Le Mepris potrebbero piacerti, va a sapere.

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    1. In realtà non ho trovato il film pesante in generale, c'è qualche momento in cui affiora un po' di noia ma è innegabile l'alone di fascino presente nei lavori del regista francese. Di contro è chiaro come per un pubblico con gusti diversi o con poco interesse negli sperimentalismi anche modesti il film potrebbe risultare poco appetibile. Di suo avevo visto cose come Fino all'ultimo respiro, Due o tre cose che so di lei o Questa è la mia vita e tutto sommato continuo a guardare Godard con piacere e ad essere incuriosito dal suo lavoro. Poi non sempre tutto mi è chiaro, ma questo per me non è mai stato un problema...

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