giovedì 11 ottobre 2018

PIANETA STREGATO

(The flying sorcerers di David Gerrold e Larry Niven, 1971)

Ohibò. Qualche anno fa in uno slancio di entusiasmo, in un periodo in cui ero un po' più preso del solito per la fantascienza, decisi di iniziare ad acquistare qualche numero di Urania; spesa modica, in più la decisione arrivava con l'inizio di una serie di ristampe che avrebbero dovuto essere una sorta di "classici moderni" della fantascienza, cadenza bimestrale, sottoetichetta marchiata I capolavori. Presi una dozzina di numeri in tutto con la consapevolezza che, alternandoli con altre letture di diverso genere, me li sarei portati avanti per anni. Ad oggi ne ho letti più o meno la metà e voglio sperare vivamente che i veri capolavori della fantascienza non siano tutti di questo livello, oppure, più semplicemente, posso prendere atto che tranne per alcune eccezioni (vedi Philip Dick ad esempio) questo genere trasposto su carta non sia esattamente la mia tazza di tè. Intendiamoci, nessuna di queste letture si è rivelata spiacevole, semplicemente questo lotto di romanzi per ora non ha soddisfatto le mie aspettative.

Pianeta stregato non fa eccezione. Partiamo però dal pregio principale del libro introducendo allo stesso tempo la trama. Siamo su un pianeta alieno dominato da due soli (uno blu, Virn, e l'altro rosso, Ouells) e diverse lune. È un pianeta ancora primitivo per i nostri standard, tutti gli aspetti della vita comunitaria sono regolati dalla magia di cui lo stregone Shoogar è l'unico portavoce nel villaggio qui preso in esame. Gli uomini sono ancora dotati di folto pelo, credono in moltissime divinità da rabbonire con riti propiziatori, le donne sono sottomesse e considerate alla stregua di una mera proprietà da parte degli uomini, organismi da fatica e riproduzione. La storia è narrata dal punto di vista di Lant, un intagliatore di ossa e poi portavoce del villaggio. Un giorno sul pianeta giunge una nave spaziale a forma di uovo, a bordo un pacifico studioso proveniente dallo spazio che a causa della tecnologia in suo possesso e delle sue conoscenze avanzate verrà scambiato per un potentissimo stregone a cui verrà dato il nome di Porpora. Nonostante l'indole pacifica del nuovo arrivato, a causa dell'insicurezza di Shoogar, tra i due "maghi" ci sarà uno scontro che porterà a conseguenze devastanti e all'impossibilità per Porpora di poter tornare sul suo pianeta.

David Gerrold

Da quel momento tutti si adopereranno per trovare un modo per far tornare Porpora sul suo pianeta, gli indigeni per toglierselo dai piedi, Shoogar col fermo intento di farlo fuori, Porpora stesso per il desiderio legittimo di tornare alle sue terre.

Torniamo al pregio. È interessante vedere come i due autori, dietro la storia semplice di un ritorno a casa, mettono in scena l'evoluzione di una società che viene a conoscenza di nuove tecniche e come questa evoluzione si porti dietro quasi inevitabilmente quelli che spesso, tranne alcune eccezioni, sono diventati poi aspetti negativi delle nostre società moderne. Si potrebbe pensare ad esempio all'arrivo dello straniero, alla mancata accettazione dello stesso e al conflitto che ne consegue (armi e disastri compresi); possiamo pensare alle piccole e progressive conquiste da parte delle donne anche se dietro ad alcune di queste non mancano interessi opportunistici da parte degli uomini. Con l'avvento tecnologico si assiste a un passaggio da una vita più improntata "alla vita" verso una più dedita al lavoro, alla produzione con conseguente passaggio da un'impostazione più tesa alla spiritualità e all'inspiegabile a una molto più terrena e materiale (o materialista). Quindi lotte per il prestigio e per il potere, introduzione del denaro che da subito diventa oggetto vuoto, privo di sostanza, dietro al quale Gerrold e Niven descrivono già i primi movimenti dei mercati e della finanza. Con il denaro arriva il crimine, l'atto per il quale si dovranno trovare provvedimenti, cosa che fino a quel momento mai si era resa necessaria, così come sconosciuto era il concetto di punizione (se non per le donne che venivano battute, ma mai per dei crimini). Con la tecnologia arriva la distruzione dell'ambiente.

I sottotesti sono indubbiamente interessanti e anche molto, purtroppo nel racconto non ci sono sviluppi che facciano gridare al miracolo, manca un po' il ritmo, mancano coinvolgimento ed empatia, anche la curiosità non viene solleticata più di tanto, si finisce per apprezzare più che il libro in sé giusto le riflessioni antropologiche sulla società che, per carità, non sono poco, ma che non bastano a dare il giusto gusto alla lettura. Comunque io non demordo, ho ancora diversi Urania lì da parte, con tutta calma vi farò sapere.

Larry Niven

6 commenti:

  1. Risposte
    1. Ci sta, io per ora preferisco altro...

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    2. Bravo,non demordere.Anche solo per il calcolo delle probabilità,almeno uno tra quelli acquistato che ti interessi lo troverai.
      La collana Urania non si può non amare,soprattutto per i cultori della fantascienza come me.

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    3. Persevero, persevero, don't worry...

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  2. Non è che gli urania siano tutti belli, ovviamente. Ma lì in mezzo si trovano anche dei capolavori veri.

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    1. Si, ne sono convinto, io al momento non ne ho trovati, ma ne ho letti anche molto pochi.

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