giovedì 30 ottobre 2014

TORNO SUBITO

Ricordate, Stand E329, padiglione Giglio. Giuseppe, Bradi Pit e Vincenzina.


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

15 TOMI DI QUELLI GROSSI

Eccoci di nuovo qui a spulciare tra libri e memoria. Questa volta nessun commento e nessun consiglio, solo un viaggetto sul viale dei ricordi, poi parlando di libri il consiglio magari ci scappa così come l'avvertimento a star lontani da un determinato testo. Insomma, la domanda che ogni tanto mi pongo o ci si pone parlando tra amici e conoscenti è la seguente: qual'è il libro più lungo che hai letto? Parliamo solo in termini di pagine, quindi non il più pesante o il tomone più difficile da digerire, semplicemente il più lungo.

Facendo questo esperimento ecco che vien fuori ancora una volta quanto la memoria sia fallace. Ad esempio, così al brucio e senza verifiche, avrei citato sicuramente alcune letture fatte al liceo, letture che ricordavo come impegnative e molto lunghe alle quali mi dedicai qualcosa come vent'anni fa almeno. Avrei imputato, per dirne una, più delle sue 512 pagine al romanzo L'educazione sentimentale di Flaubert, tenendo anche conto che il romanzo vero e proprio nell'edizione Oscar Mondadori che io posseggo non inizia che a pagina 45. In giro poi se ne trovano edizioni condensate anche in 375 pagine, magari asciugate di tutti gli orpelli. Stessa cosa per Il rosso e il nero di Stendhal che di solo romanzo non arriva alle 500 pagine, poi tra note, pre e postfazioni, bibliografie, vita e opere ci sono edizioni centinaia di pagine più estese.

Come riferimento per questa lista che troverete qui sotto ho scelto alcune tra le edizioni più economiche (ma integrali) dei vari libri, edizioni che dovrebbero essere più asciutte e prive di pagine aggiuntive con tutti gli ampliamenti al testo sopra elencati. Dove possibile ho confrontato i dati trovati in rete con le edizioni in mio possesso. Ovviamente incidono anche corpo, carattere e formato del libro ma diciamo che è un gioco e ce ne possiamo fregare un pochino.

Allora, vediamo quali sono i libri più lunghi della mia vita di lettore, ovviamente attendo con fiducia e curiosità che voi spiattelliate i nomi dei vostri. Iniziamo con la lista ufficiale, poi aggiungerò qualche fuori categoria.


15)  Stephen King e Peter Straub - Il talismano (672 pp.)
Iniziamo subito con la più grossa anomalia riscontrata nel reperimento dati. L'edizione più economica è dichiarata per 672 pp., un'altra per 664. Ci siamo, peccato che l'edizione in mio possesso (I miti Mondadori) conti ben 938 pp. Probabilmente colpa del formato ridotto, unico esempio di discrepanza così notevole. Comunque c'è di meglio su cui investire così tanto tempo, se siete amanti dei risvolti fantasy lo apprezzerete di più.



14)  Stephen King e Peter Straub - La casa del buio (729 pp.)
Seguito ideale del talismano, ricordi vaghi, forse ne consiglierei la lettura al mio peggior nemico. Fate voi.



13)  Stephen King - Insomnia (746 pp.)
Unici dati in mio possesso quelli dell'edizione Miti Mondadori, anche perché penso non ci sia mai stato un gran bisogno di ripubblicare molte volte questa merda. Uno dei peggiori King di sempre, come vedete il ragazzo scrive molto e io ne ho letto tanto. A volte i suoi mattonazzi sono i più difficili da digerire.



12)  James Ellroy - American Tabloid (748 pp.)
Anche qui solo i dati della mia edizione. Senza spendere troppe parole: CA-PO-LA-VO-RO.



11)  James Ellroy - Sei pezzi da mille (762 pp.)
I nomi come potete vedere ricorrono, seguito di American Tabloid e parte centrale della Trilogia americana che si concluderà con Il sangue è randagio. Indispensabile.



10)  Stephen King - Cose preziose (768 pp.)
Sembra che in vita mia io abbia letto solo King. Non è così, è che scrive romanzi davvero lunghi e io ne ho letti molti. Libro nella media, ha scritto di meglio e di peggio, gli riconosco però uno dei suoi finali meglio riusciti, mi piacque parecchio.



09)  Stephen L. Carter - L'imperatore di Ocean Park (776 pp.)
Anche qui un'edizione Miti Mondadori, libro di un autore che non ho assolutamente idea da dove sia venuto e che fine abbia fatto. Un thriller godibile, ricordo che non mi annoiò per nulla, magari per i fan di Grisham e simili potrebbe rivelarsi una buona lettura.



08)  J. K. Rowling - Harry Potter e l'ordine della fenice (804 pp.)
Quinto libro della saga dedicata al maghetto inglese, saga che devo dire non mi è affatto dispiaciuta pur trattandosi di letteratura per ragazzi. Ben congeniata, fantasiosa, anche avvincente, forse un po' troppo lunga nella sua interezza.



07)  James Ellroy - Il sangue è randagio (859 pp.)
Lo sto leggendo ora. Sempre più spesso si parla di trilogie (o simili), al cinema, in letteratura, etc... Questa è quella che dovete leggere, lasciate perdere le sfumature di grigio e i signori degli anelli. Leggete questa, imperativo!



06)  Tom Wolfe - Il falò delle vanità (868 pp.)
Basato sulla mia edizione, quanto tempo è passato sotto i ponti. Ricordi sbiaditi ma nel cuore il ricordo di una grande lettura, ve lo consiglio e anche io dovrei andare a rileggermelo.



05)  Stephen King - L'ombra dello scorpione (929 pp.)
Nella sua versione ampliata una delle cose migliori uscite dalla penna di King, finalmente una mole abnorme di pagine dello scrittore del Maine che merita di essere letta. Da non perdere.



04)  Ken Follett - I pilastri della terra (1030 pp.)
Romanzo fiume che si dipana in epoca medievale, una grande saga lunga ma completamente appagante, sicuramente tra le cose migliori di Follett se non la migliore in assoluto, ne serbo un ottimo ricordo.



03)  Stephen King - It (1238 pp.)
Ancora lui, non per niente è il re. Altro romanzo grandissimo, tra i miei preferiti per atmosfera e per la fantastica resa sulla pre-adolescenza. Magico. Molte critiche per il finale che sì, non è all'altezza. Però quello che conta è il viaggio, no?



02)  J. R. R. Tolkien - Il signore degli anelli (1253 pp.)
Il libro non è in mio possesso, me lo prestarono l'anno in cui facevo il servizio civile e passavo circa due ore al giorno sul bus. Mi piacque ma non è il mio genere, non il libro che si legge per curiosità. Solo per fan.



01)  Ken Follett - Mondo senza fine (1367 pp.)
Vuoi non leggere il seguito ideale dei pilastri della terra? Follett torna a quell'epoca e io lo ritrovai invece in un epoca in cui lo scrittore non era più in cima alla lista dei miei interessi, il libro è bello ma ammetto di aver faticato un po', approfittai di una vacanza per leggerlo tutto.




E questo è quanto. Sono rimasti fuori dalla lista alcuni outsider per motivi vari. Ad esempio il Tutto Sherlock Holmes di Conan Doyle che conta 1244 pp. ma è un'opera omnia e non un libro, il Don Chisciotte di Cervantes in edizioni che vanno dalle 799 alle 1311 pp. (la mia) ma del quale ho letto solo il primo tomo.

Sono rimasti fuori dalla rosa di vincitori, anche per poche pagine magari, cose come I promessi sposi (Manzoni), Romanzo criminale (De Cataldo), Q (Blissett), Il nome della rosa (Eco), Le notti di Salem (King), Io uccido (Faletti) e altri ancora.

Aspetto i vostri tomi allora :)

martedì 28 ottobre 2014

10 VOLTI (23)

Nonostante oggi sia stata decisamente una buona giornata la mia testa non ha nessuna voglia di connettersi e di mettersi a pensare, non rimane altro da fare che giocare insieme e magari poi leggersi l'ultimo (o penultimo) numero di Fables mentre si sbircia in tv Questo nostro amore... eggià.

La scorsa manche stranamente non siamo riusciti a chiuderla, sono rimasti in sospeso i volti numero 5 e numero 9. Il primo dei due è il poco conosciuto Svanitore, personaggio Marvel nella sua versione sixties. In epoca moderna il personaggio ancora appare di tanto in tanto, ultimamente ha finanche militato nella X-Force di Rick Remender. Il numero nove è il celebre critico cinematografico Morando Morandini.

Alla luce della scorsa manche la classifica è la seguente:

01 Bradipo 29 pt.
02 La Citata 28 pt.
03 Luca Lorenzon 21 pt.
04 Poison 21 pt.
05 Luigi 20 pt.
06 Vincent 17 pt.
07 Babol 13 pt.
08 Urz 13 pt.
09 L'Adri 12 pt.
10 Morgana 9 pt.
11 Eddy M. 8 pt.
12 Cannibal Kid 8 pt.
13 Frank Manila 5 pt.
14 Umberto 4 pt.
15 Elle 4 pt.
16 Michele Borgogni 4 pt.
17 M4ry 3 pt.
18 Zio Robbo 3 pt.
19 Viktor 2 pt.
20 Evil Monkeys 2 pt.
21 Alligatore 2 pt.
22 Beatrix Kiddo 1 pt.
23 Ismaele 1 pt.
24 Brusapa Jon 1 pt.
25 Blackswan 0 pt.
26 El Gae 0 pt.
27 Acalia Fenders 0 pt.

Ora via, indovinate i dieci volti arcinoti qui sotto:


1)


2)



3)



4)



5)



6)



7)



8)



9)



10)

lunedì 27 ottobre 2014

LA BANDA BAADER MEINHOF

(Der Baader Meinhof Complex di Uli Edel, 2008)

E' sempre difficile farsi un'idea chiara su film come questo che muovono da tragici fatti di cronaca, giudicare il lavoro di regista e sceneggiatori e capire se la loro interpretazione dei reali accadimenti sia imparziale o di parte, asciutta o tendente alla mitizzazione. Nel caso del film di Uli Edel, basato sul libro di Stefan Aust, sembra che la visione della storia sia abbastanza imparziale e che lasci la libertà allo spettatore di giudicare quel che vede senza spinta ideologica alcuna, indubbiamente la pellicola suscita emozioni e curiosità e istiga alla ricerca di maggiori informazioni a visione conclusa. E questi di per sè sarebbero già dei grandi meriti. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il film risulta anche molto dinamico, ben interpretato e che la sua durata di ben 150 minuti non presenta praticamente nessun calo di ritmo o interesse diventa impossibile negare che La Banda Baader Meinhof sia un film decisamente riuscito.

La materia che viene narrata è la storia del gruppo terroristico di sinistra comunemente denominato Baader Meinhof dai cognomi di due dei suoi esponenti più in vista, in realtà il nome ufficiale di questa organizzazione è RAF - Rote Armee Fraktion (Frazione dell'Armata Rossa). L'episodio che viene scelto come punto d'inizio della narrazione è quello della visita ufficiale dello Scià di Persia a Berlino Ovest nel 1967. Durante le contestazioni a opera degli studenti di sinistra la polizia permette a un gruppo di falsi sostenitori dello Scià di picchiare selvaggiamente con dei bastoni gli studenti senza intervenire. Negli scontri seguenti uno degli studenti perde la vita per mano di un agente di polizia. Siamo negli anni della contestazione studentesca, delle proteste contro la guerra in Vietnam, contro l'imperialismo americano e l'incedere spietato del capitalismo, questo episodio unito alla tentata esecuzione del leader del Movimento Studentesco Tedesco Rudi Dutschke, spinge alcuni militanti alla lotta armata e violenta.

I principali esponenti del primo nucleo della Raf saranno Andreas Baader (Moritz Bleibtreu) e Gudrun Ensslin (Johanna Wokalek) ai quali solo in seguito si unì, insieme ad altri, la giornalista di sinistra Ulriche Meinhof (Martina Gedek), volto noto ed esponente fino ad allora di una sinistra più moderata (almeno nelle azioni).


La vicenda segue un'escalation di violenza che parte con piccoli attentati incendiari per arrivare a rapimenti, rapine e omicidi. Nel corso degli anni la Raf vedrà nascere una seconda e una terza generazione di attivisti ispirati dalle gesta dei fondatori ormai tutti in carcere, sono attivisti che hanno a disposizione una rete di contatti tale da permettere azioni di grande richiamo mediatico come il dirottamento del volo Lufthansa del 1977. Anche gli attentatori di Settembre Nero che irruppero nel villaggio olimpico di Monaco nel 1972 posero tra le loro richieste la liberazione di noti terroristi tra i quali diversi membri della banda Baader Meinhof.

A ciascuno di noi scegliere ideologicamente da che parte stare, se Edel ci mostra la violenza e il dolore provocato dalle azioni della Raf non ci risparmia neanche l'intransigenza e la mole di brutture di cui si macchia il governo tedesco facendo leva sul discutibile sistema carcerario al quale sono stati assoggettati i prigionieri politici provenienti dalla Raf. Se non conoscete la vicenda e non volete anticipazioni vi consiglio di saltare le prossime righe. Tra i fondatori della Raf si contano diverse morti sospette avvenute in carcere. Nel 1976 Ulriche Meinhof viene trovata impiccata nella sua cella, le indagini successive alla morte sostengono che la donna fosse già deceduta al momento della sua impiccagione. L'attivista Holger Meins muore di fame e di stenti all'interno del carcere in seguito a uno sciopero della fame iniziato in protesta alle condizioni carcerarie, la notte del dirottamento del volo Lufthansa Andreas Baader, Gudrun Ensslin, Jan Carl-Raspe vengono trovati morti nelle loro rispettive celle (Raspe in realtà morirà poco dopo in ospedale). Le autorità parlarono di un incredibile suicidio collettivo al quale sopravvisse la sola Irmgard Moller, attivista che anni dopo smentì questa teoria dalla dubbia veridicità.

Violenza e violenza. Una è peggiore dell'altra? Quella di chi insorge nel nome di un mondo più giusto incurante delle vittime innocenti provocate dalle sue azioni o quella di chi permette che questa nasca incurante della dignità e del valore della vita di interi popoli nel nome del profitto, ignorando le proteste pacifiche di qualsiasi piazza (mi ricorda qualcosa). A ognuno di noi riflettere su questi grandi temi.

venerdì 24 ottobre 2014

COVER GALLERY - A1

A1  1 - Garry Leach
Per la Cover Gallery di questa settimana vi propongo un'impostazione un po' diversa da quella usata negli appuntamenti precedenti. Sotto i riflettori infatti non c'è un solo copertinista ma un mix di autori che hanno illustrato alcune delle cover dell'antologica A1.

A1 è una rivista nata in Inghilterra nel 1989 grazie a un'idea di Garry Leach e David Elliot e pubblicata dalla londinese Atomeka Press. La sua incarnazione originaria contò sei uscite più un numero speciale (il True Life Bikini Confidential). Il bello di questa iniziativa fu che in soli sei numeri pubblicati riuscì a presentare i lavori di una lista di autori che ha dell'incredibile: Barry Windsor Smith, Alan Moore, Garry Leach, Eddie Campbell, John Bolton, Dave Gibbons, Brian Bolland, Bill Sienkiewicz, Neil Gaiman, Dave McKean, Glenn Fabry, Peter Milligan, David Lloyd, Jamie Hewlett, Simon Bisley, Grant Morrison, Moebius, James Robinson, Alejandro Jodorowski, Kevin Nowlan, Joe Kubert, Steve Dillon, Warren Ellis e altri autori ancora da non sottovalutare.

Direi che può bastare, no? Ogni numero presentava quindi anche la cover di un disegnatore diverso.

Andiamo quindi ad ammirare qualcuna di queste cover e come per gli scorsi appuntamenti e come accadrà nei prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


A1  2 - John Bolton



A1  2 Variant - Dave McKean



A1  3 - Brian Bolland



A1  4 - Simon Bisley



A1  5 - William Stout



A1  6 - Jamie Hewlett



A1 Sketchbook - Steve Pugh



A1 True life bikini confidential - Terry Gilbert



Bricktop A1 Special - Glenn Fabry


giovedì 23 ottobre 2014

MADMAN - ODISSEA NELLO STRANO

(Madman di Mike Allred, 1992)

Ha iniziato la sua corsa un paio di mesi fa la Madman Collection, riproposta targata Panini Comics di tutto il materiale dedicato alla strampalata creatura del cartoonist Mike Allred e della quale Odissea nello strano è soltanto il primo volume.

Mike Allred si autodefinisce un amante instancabile della cultura pop, ama il cinema, ama la musica, ama i libri e soprattutto ama i buoni fumetti. Più di tutto ama le sensazioni che tutto questo popò di roba è in grado di scatenare, sensazioni che centrifugate tutte insieme hanno dato vita a questo strano fumetto un po' fuori dai fogli che, anche visivamente, rappresenta la dichiarazione d'amore dell'autore a tutto ciò che è buon pop. A quasi tutto, a tutto tranne che al pop corn che qui non compare (scusatemi, ho appena finito di leggere Madman).



Sensibilità pop mista a grande eleganza sia nel tratto che nella narrazione. Allred ci presenta un protagonista confuso, incerto della sua identità ma convinto fermamente che in lui ci sia qualcosa di molto, molto sbagliato. Un uomo adulto che traccia i suoi dubbi su un diario come fosse un tenero ragazzino, un uomo adulto vestito col costume del suo eroe dei fumetti preferito, un uomo adulto armato di yo-yo. In fondo è un uomo che chiede solo di essere amato, rispettato, magari ammirato, una figura dolce capace di cavare un occhio di un uomo a mani nude e mangiarselo solo per poi vomitarlo poco dopo. E' un personaggio strano Madman, un eroe sui generis con un nome fantastico, uno dei più belli della storia dei comics e dei più indovinati (mi riferisco al suo vero nome che qui non rivelerò), è il frutto di un esperimento nel quale sono coinvolti tre scienziati uno più pazzo dell'altro, è un uomo con il cuore grande che batte per la bella Joe, un uomo con una missione che si dipanerà per tutto l'arco di questo primo volume alla fine del quale su Madman sapremo molte cose in più e vorremo leggere molto altro ancora. A Madman è impossibile non affezionarsi, per la sua ingenuità, per le sue contraddizioni ed è impossibile non godere del Madman fumetto grazie alle invenzioni di Allred e alle situazioni fuori di testa in cui il suo personaggio viene a trovarsi. Impossibile non ammirarne i pensieri: Dio mi sta osservando adesso? Mi chiedo quando morirà il nostro sole. Dio traslocherà a osservare qualcun altro? Buonanotte Dio.

La storia di Allred è cosparsa di elementi pop, chiamiamoli così: strani scienziati, esperimenti, teste parlanti, cloni, assassini, cloni assassini, razzisti, un eroe, fanciulle in pericolo, rivelazioni, azione, ironia e altro ancora. Il tutto messo sulla pagina in un bianco, nero e viola (?) da applausi a scena aperta in tavole dove classico e moderno vanno a braccetto facendo insieme una bellissima figura. Grazie a Allred ora anche il mio immaginario pop è un po' più ricco.

LUCCA - STAND E329 PAD. GIGLIO

Si avvicina la nuova edizione di Lucca Comics & Games, anche quest'anno Giuseppe sarà presente accompagnato dal Bradi e dalla tenera Vincenzina. Come potete vedere dalla mappa qui sotto quest'anno posizione centralissima, se passate da Lucca non potete mancare l'appuntamento con Giuseppe che avrà a disposizione il libro di Vincenzina e la riedizione del primo volume di Bradi Pit che passa dall'autoproduzione alla Red Publishing. Per chi non potesse partecipare a Lucca Comics e desiderasse avere i due splendidi libri può contattare direttamente Giuseppe sulla sua pagina Facebook (qui).






mercoledì 22 ottobre 2014

LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

(Charlie Wilson's war di Mike Nichols, 2007)

La guerra di Charlie Wilson è un film che narra i retroscena poco noti di una situazione internazionale invece molto nota: l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'esercito russo (1979 - 1989). Il film di Mike Nichols, basato sul libro di George Crile III, si concentra sulla vera storia del deputato democratico al Congresso americano Charlie Wilson e su come questi, con l'aiuto di altre personalità interessate alla causa, sia riuscito a far ottenere ai mujaheddin afghani gli armamenti necessari a scacciare i russi dal loro territorio grazie a continui innalzamenti del budget americano destinato a questa particolare causa, umanitaria se vogliamo ma soprattutto politica.

Il film gode di un cast di primissimo piano, si rivela una visione piacevole e tratta un argomento effettivamente di un certo interesse. Diciamo anche che se Aaron Sorkin non ne avesse scritto la sceneggiatura, se Nichols non l'avesse diretto e se il cast non ci si fosse dedicato nessuno ne avrebbe comunque sentito la mancanza, i film davvero grandi sono altri (scusatemi ma ieri ho visto Onora il padre e la madre).

Il ruolo del deputato protagonista della vicenda è andato a Tom Hanks, nonostante l'attore non sia in cima alla lista delle mie preferenze la scelta mi sembra azzeccata, dando un'occhiata alla foto del vero Wilson potrete farvene un'idea anche voi. Tom Hanks, come il resto del cast composto da grandi nomi, offre una prova dignitosa ma lontana da qualsiasi slancio passionale o da memorabili pezzi di bravura. A sostenerlo troviamo Julia Roberts a interpretare la filantropa Joanne Herring, Philip Seymour Hoffman nel ruolo dell'agente della CIA di origine greca Gust Avrakotos e Amy Adams, l'assistente di Wilson Bonnie.


L'unico vero pregio del film è appunto la materia trattata finora almeno a me sconosciuta. Attenendosi a quello che realmente era Charlie Wilson, Hanks impersona un deputato molto attento alle belle donne e al whisky di qualità piuttosto che ai grandi dibattimenti del Congresso, un politico di parola lontano dalle grandi decisioni, capace però di parlare con le altre persone e di accumulare favori da chiedere poi in cambio. Per un caso all'apparenza fortuito Wilson inizia a interessarsi alla condizione Afghana e a quella del suo popolo decidendo di battersi per aumentare il budget per rifornire di armi il popolo afghano. Troverà come alleati una ricca e affascinante Joanne Herring, amante dedita alla causa e l'agente CIA Avrakotos, personalità fuori dagli schemi, sicuro delle sue capacità e in rotta con i piani alti della sua organizzazione. Insieme riusciranno a creare stranissime alleanze e a farle funzionare garantendo la riuscita dei loro scopi.

I protagonisti sono quanto di più lontano ci si possa immaginare da personalità coinvolte in una causa del genere, le manovre del potere mostrate da Nichols assumono toni quasi farseschi e sembra impossibile che con parti in causa come queste, attivate da quella che doveva essere una semplice visita di cortesia al leader Pakistano, si sia arrivati a risultati tanto rilevanti. Il registro della pellicola si mantiene comunque sobrio senza osare troppo e senza calcare la mano su risvolti che avrebbero potuto virare verso il grottesco. Nichols confeziona un prodotto Hollywoodiano, medio, anche piacevole se può interessare l'argomento. Ok, visto. Possiamo passare oltre.


martedì 21 ottobre 2014

ONORA IL PADRE E LA MADRE

(Before the Devil knows you're dead di Sidney Lumet, 2007)

E' così che Sidney Lumet si congeda dal Cinema, con un'ultima opera asciutta ed essenziale, un film che richiama a gran voce il cinema classico più puro e più vero, senza fronzoli, scevro di qualsiasi ammiccamento post-moderno e privo della coolness tanto in voga in registi più giovani. Nonostante l'uso di sequenze temporali sfasate, il mai troppo ricordato Lumet costruisce una storia solida e coesa che si avvale del genere crime misto al dramma per raccontare grandi temi che concernono la vita e l'uomo e come questo reagisce di fronte alle difficoltà. La responsabilità delle proprie azioni, farsene carico o sfuggirla, qui sta tutta la differenza del mondo. Il senso di colpa, il coraggio e la codardia, integrità, onestà, legami familiari, amore e morte. La sconfitta. Qual'è la strada da prendere quando sai per certo che la vita ti ha sconfitto? Che sia tua la colpa o meno, hai perso. Nel momento in cui tutto crolla qual'è la soluzione? E soprattutto che uomo vuoi o puoi diventare? Riuscirai a salvarti prima che il Diavolo venga a sapere che sei morto?

Una gran bella storia, grandi temi e contenuti sostenuti con lucidità da un cast in gran forma. Primo attore un grandissimo Philip Seymour Hoffman, anche lui sconfitto dalla vita, motore della tragica vicenda capace di trascinare in un vortice distruttivo un'intera famiglia, un'interpretazione sofferta per un personaggio schiacciato da decisioni azzardate e segnato dall'incapacità di chiedere aiuto. Ottima anche la scelta di Ethan Hawke, debole, indeciso e codardo, invischiato in una trama molto più grande di lui che gli esploderà inevitabilmente in mano. Grande anche il vecchio Albert Finney, volto da caratterista ma candidato all'Oscar ben cinque volte e vincitore di tre Golden Globe, travolto dagli eventi vede il mondo crollare lentamente, costretto ad andargli dietro per forza di cose. A chiudere il cerchio la presenza di una fragile e sensualissima Lisa Tomei.

Accennare alla trama non è facile senza rivelare importanti particolari che potrebbero intaccare il gusto della visione a chi non ama gli spoiler (io personalmente li odio), proviamoci comunque, giusto un accenno. Andrew Hanson (P. S. Hoffman) lavora a New York nel campo immobiliare, le cose non vanno bene, sogna di stabilirsi in Brasile con la bella e giovane moglie Gina (Marisa Tomei) ma necessita urgentemente di denaro. Suo fratello minore Hank (Ethan Hawke) non se la passa meglio, fallito e con una ex-moglie e una figlia a carico alla quale deve passare gli alimenti, anche lui necessita di denaro. Andrew propone a Hank una rapina in una gioielleria, una gioielleria che non è una gioielleria qualunque, un'idea che esploderà in conseguenze tragiche per tutti i protagonisti di questa storia.

Non aggiungo altro per lasciare inalterato il gusto della visione a chi non conoscesse il film, visione che in questo caso vi consiglio caldamente. Un'opera e soprattutto un regista che sospetto non abbiano avuto la giusta attenzione da parte dei media, in particolar modo nel momento in cui anche Lumet ci ha lasciati nell'Aprile del 2011.


lunedì 20 ottobre 2014

TOPOLINO BLACK EDITION

Qualche tempo fa si parlava dei fumetti dell'infanzia, di quelli che in qualche modo ci erano rimasti dentro. Tra le altre cose accennai a una non ben individuabile storia di Topolino e Macchia Nera ormai persa nella memoria (ora mi viene in mente anche un castello, potete aiutarmi?). Vi dicevo inoltre come mi fossi perso la Topolino Black Edition nella quale magari avrei potuto ritrovare atmosfere e sensazioni simili scatenate tanto tempo fa da quella storia misteriosa. Bene, grazie al mercatino di Piazza Madama sono riuscito a recuperare il volume che raccoglie le storie noir scritte da Tito Faraci, un ottimo acquisto in quanto mi son portato a casa il bel volume nuovo di zecca ma a prezzo scontato e, cosa molto più importante, l'antologia in questione si è rivelata un successone per le letture serali con la mia bambina. Cosa chiedere di più? Solo per questo è d'obbligo un sentito ringraziamento a Faraci e compagnia bella.

Vi dico subito che quelle vecchie sensazioni non sono state riportate in vita dalle storie presenti nell'albo, probabilmente è passato troppo tempo, io non sono più un bambino (o almeno non quello di una volta) o più semplicemente queste storie hanno un impianto diverso. Ciò non toglie che siano molto divertenti. Comunque le stesse corde che quella vecchia storia di Topolino pizzicò in me devono essere state solleticate, da altre storie simili magari, anche in Sandrone Dazieri che nell'introduzione al volume ben sintetizza il perché alcune storie del Topo risultassero più avvincenti persino di quelle dedicate a Paperino, personaggio comunemente più amato dai giovini.

Faraci, nelle storie presentate nel volume, non si concentra solo sul personaggio di Topolino che, a dirla tutta, in diverse storie non è nemmeno presente o compare fugacemente, esplora invece in maniera completa un cast di comprimari di prim'ordine. Si parte con Dalla parte sbagliata, titolo che è anche di un romanzo di Crumley, episodio nel quale Topolino si deve adoperare per salvare Gambadilegno, il suo miglior nemico come Topolino stesso lo definisce, da un complotto architettato dal marcio sceriffo Ramirez di Puerto Salado. In una storia di ambientazione simil-messicana Faraci esplora il rapporto di amicizia e antagonismo che si è creato tra i due nel corso di tante avventure vissute insieme (che risalgono a quel primo corto del 1928 dove i due presero vita) mettendo in scena personaggi che con le dovute proporzioni non avrebbero stonato in un noir vero e proprio. Le tavole di Mottura offrono una bella rappresentazione del paesaggio assolato e desertico nel quale si muove la vicenda inserendo qua e là alcune vignette più sperimentali come ad esempio quella finale che in qualche modo mi ha ricordato il Frank Miller di Sin City o del Dark Knight. In Topolino e il genio nell'ombra disegnata da Silvia Ziche alcuni malfattori si mettono in testa che Pippo possa essere la mente dietro tutte le operazioni portate a termine da Topolino, ne usciranno ovviamente esilaranti gare di stupidità. Illustrata dal tratto moderno di Fabio Celoni Agente Gambadilegno il caso è tuo (altra citazione) mostra la parte migliore del vecchio Pietro protagonista anche nelle due parti di Topolino e il fiume del tempo dove il dinamico duo torna alle proprie origini andando alla ricerca del relitto della Steambot Willie, il battello protagonista del primo cortometraggio a loro dedicato (matite di Mastantuono). Nella seconda parte dell'albo, impreziosita dalle matite del maestro Cavazzano, entriamo in una sorta di Topolinia Police Department dove i protagonisti delle storie sono il Commissario Basettoni, l'ispettore Manetta, l'ispettore Rock Sassi e ovviamente i soliti Gambadilegno e Macchia Nera. In maniera del tutto naturale Faraci riesce a non farci sentire l'assenza del Topo avendo a disposizione un talento e un cast capaci di tenere benissimo la scena da soli.

Insomma, se pure il volume non mi ha riportato a quell'epoca e a quella storia che vorrei tanto recuperare, il divertimento è stato davvero tanto. Qui sotto trovate la lista degli episodi e dei disegnatori presenti nel volume.

- Dalla parte sbagliata (Paolo Mottura)
- Topolino e il genio nell'ombra (Silvia Ziche)
- Gambadilegno e la banda delle pupe (Romano Scarpa)
- Agente Gambadilegno il caso è tuo (Fabio Celoni)
- Topolino e il fiume del tempo (Corrado Mastantuono) (testi Faraci e Artibani)
- Topolino e l'incredibile Vladimir (Massimo De Vita)
- La lunga notte del Commissario Manetta (Giorgio Cavazzano)
- Sfida a Topolinia (Giorgio Cavazzano)
- L'ispettore Manetta sul filo del rasoio (Giorgio Cavazzano)
- Manetta e l'indagine natalizia (Giorgio Cavazzano)
- Topolino, Manetta e Rock Sassi in: Infiltrato speciale (Giorgio Cavazzano)


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