martedì 21 ottobre 2014

ONORA IL PADRE E LA MADRE

(Before the Devil knows you're dead di Sidney Lumet, 2007)

E' così che Sidney Lumet si congeda dal Cinema, con un'ultima opera asciutta ed essenziale, un film che richiama a gran voce il cinema classico più puro e più vero, senza fronzoli, scevro di qualsiasi ammiccamento post-moderno e privo della coolness tanto in voga in registi più giovani. Nonostante l'uso di sequenze temporali sfasate, il mai troppo ricordato Lumet costruisce una storia solida e coesa che si avvale del genere crime misto al dramma per raccontare grandi temi che concernono la vita e l'uomo e come questo reagisce di fronte alle difficoltà. La responsabilità delle proprie azioni, farsene carico o sfuggirla, qui sta tutta la differenza del mondo. Il senso di colpa, il coraggio e la codardia, integrità, onestà, legami familiari, amore e morte. La sconfitta. Qual'è la strada da prendere quando sai per certo che la vita ti ha sconfitto? Che sia tua la colpa o meno, hai perso. Nel momento in cui tutto crolla qual'è la soluzione? E soprattutto che uomo vuoi o puoi diventare? Riuscirai a salvarti prima che il Diavolo venga a sapere che sei morto?

Una gran bella storia, grandi temi e contenuti sostenuti con lucidità da un cast in gran forma. Primo attore un grandissimo Philip Seymour Hoffman, anche lui sconfitto dalla vita, motore della tragica vicenda capace di trascinare in un vortice distruttivo un'intera famiglia, un'interpretazione sofferta per un personaggio schiacciato da decisioni azzardate e segnato dall'incapacità di chiedere aiuto. Ottima anche la scelta di Ethan Hawke, debole, indeciso e codardo, invischiato in una trama molto più grande di lui che gli esploderà inevitabilmente in mano. Grande anche il vecchio Albert Finney, volto da caratterista ma candidato all'Oscar ben cinque volte e vincitore di tre Golden Globe, travolto dagli eventi vede il mondo crollare lentamente, costretto ad andargli dietro per forza di cose. A chiudere il cerchio la presenza di una fragile e sensualissima Lisa Tomei.

Accennare alla trama non è facile senza rivelare importanti particolari che potrebbero intaccare il gusto della visione a chi non ama gli spoiler (io personalmente li odio), proviamoci comunque, giusto un accenno. Andrew Hanson (P. S. Hoffman) lavora a New York nel campo immobiliare, le cose non vanno bene, sogna di stabilirsi in Brasile con la bella e giovane moglie Gina (Marisa Tomei) ma necessita urgentemente di denaro. Suo fratello minore Hank (Ethan Hawke) non se la passa meglio, fallito e con una ex-moglie e una figlia a carico alla quale deve passare gli alimenti, anche lui necessita di denaro. Andrew propone a Hank una rapina in una gioielleria, una gioielleria che non è una gioielleria qualunque, un'idea che esploderà in conseguenze tragiche per tutti i protagonisti di questa storia.

Non aggiungo altro per lasciare inalterato il gusto della visione a chi non conoscesse il film, visione che in questo caso vi consiglio caldamente. Un'opera e soprattutto un regista che sospetto non abbiano avuto la giusta attenzione da parte dei media, in particolar modo nel momento in cui anche Lumet ci ha lasciati nell'Aprile del 2011.


lunedì 20 ottobre 2014

TOPOLINO BLACK EDITION

Qualche tempo fa si parlava dei fumetti dell'infanzia, di quelli che in qualche modo ci erano rimasti dentro. Tra le altre cose accennai a una non ben individuabile storia di Topolino e Macchia Nera ormai persa nella memoria (ora mi viene in mente anche un castello, potete aiutarmi?). Vi dicevo inoltre come mi fossi perso la Topolino Black Edition nella quale magari avrei potuto ritrovare atmosfere e sensazioni simili scatenate tanto tempo fa da quella storia misteriosa. Bene, grazie al mercatino di Piazza Madama sono riuscito a recuperare il volume che raccoglie le storie noir scritte da Tito Faraci, un ottimo acquisto in quanto mi son portato a casa il bel volume nuovo di zecca ma a prezzo scontato e, cosa molto più importante, l'antologia in questione si è rivelata un successone per le letture serali con la mia bambina. Cosa chiedere di più? Solo per questo è d'obbligo un sentito ringraziamento a Faraci e compagnia bella.

Vi dico subito che quelle vecchie sensazioni non sono state riportate in vita dalle storie presenti nell'albo, probabilmente è passato troppo tempo, io non sono più un bambino (o almeno non quello di una volta) o più semplicemente queste storie hanno un impianto diverso. Ciò non toglie che siano molto divertenti. Comunque le stesse corde che quella vecchia storia di Topolino pizzicò in me devono essere state solleticate, da altre storie simili magari, anche in Sandrone Dazieri che nell'introduzione al volume ben sintetizza il perché alcune storie del Topo risultassero più avvincenti persino di quelle dedicate a Paperino, personaggio comunemente più amato dai giovini.

Faraci, nelle storie presentate nel volume, non si concentra solo sul personaggio di Topolino che, a dirla tutta, in diverse storie non è nemmeno presente o compare fugacemente, esplora invece in maniera completa un cast di comprimari di prim'ordine. Si parte con Dalla parte sbagliata, titolo che è anche di un romanzo di Crumley, episodio nel quale Topolino si deve adoperare per salvare Gambadilegno, il suo miglior nemico come Topolino stesso lo definisce, da un complotto architettato dal marcio sceriffo Ramirez di Puerto Salado. In una storia di ambientazione simil-messicana Faraci esplora il rapporto di amicizia e antagonismo che si è creato tra i due nel corso di tante avventure vissute insieme (che risalgono a quel primo corto del 1928 dove i due presero vita) mettendo in scena personaggi che con le dovute proporzioni non avrebbero stonato in un noir vero e proprio. Le tavole di Mottura offrono una bella rappresentazione del paesaggio assolato e desertico nel quale si muove la vicenda inserendo qua e là alcune vignette più sperimentali come ad esempio quella finale che in qualche modo mi ha ricordato il Frank Miller di Sin City o del Dark Knight. In Topolino e il genio nell'ombra disegnata da Silvia Ziche alcuni malfattori si mettono in testa che Pippo possa essere la mente dietro tutte le operazioni portate a termine da Topolino, ne usciranno ovviamente esilaranti gare di stupidità. Illustrata dal tratto moderno di Fabio Celoni Agente Gambadilegno il caso è tuo (altra citazione) mostra la parte migliore del vecchio Pietro protagonista anche nelle due parti di Topolino e il fiume del tempo dove il dinamico duo torna alle proprie origini andando alla ricerca del relitto della Steambot Willie, il battello protagonista del primo cortometraggio a loro dedicato (matite di Mastantuono). Nella seconda parte dell'albo, impreziosita dalle matite del maestro Cavazzano, entriamo in una sorta di Topolinia Police Department dove i protagonisti delle storie sono il Commissario Basettoni, l'ispettore Manetta, l'ispettore Rock Sassi e ovviamente i soliti Gambadilegno e Macchia Nera. In maniera del tutto naturale Faraci riesce a non farci sentire l'assenza del Topo avendo a disposizione un talento e un cast capaci di tenere benissimo la scena da soli.

Insomma, se pure il volume non mi ha riportato a quell'epoca e a quella storia che vorrei tanto recuperare, il divertimento è stato davvero tanto. Qui sotto trovate la lista degli episodi e dei disegnatori presenti nel volume.

- Dalla parte sbagliata (Paolo Mottura)
- Topolino e il genio nell'ombra (Silvia Ziche)
- Gambadilegno e la banda delle pupe (Romano Scarpa)
- Agente Gambadilegno il caso è tuo (Fabio Celoni)
- Topolino e il fiume del tempo (Corrado Mastantuono) (testi Faraci e Artibani)
- Topolino e l'incredibile Vladimir (Massimo De Vita)
- La lunga notte del Commissario Manetta (Giorgio Cavazzano)
- Sfida a Topolinia (Giorgio Cavazzano)
- L'ispettore Manetta sul filo del rasoio (Giorgio Cavazzano)
- Manetta e l'indagine natalizia (Giorgio Cavazzano)
- Topolino, Manetta e Rock Sassi in: Infiltrato speciale (Giorgio Cavazzano)


domenica 19 ottobre 2014

COVER GALLERY - MIKE ALLRED - X-STATIX

X-Statix 1 - Mike Allred
Lasciate alle spalle le gallerie di lavori del Reverendo Dave Johnson e del talentuoso J. G. Jones questa volta andiamo ad ammirare qualcosa di completamente diverso. Ogni qual volta mi capiti di leggere qualcosa a proposito del lavoro di Mike Allred salta fuori il termine pop-art, in questo caso poi si dovrebbe parlare anche di pop-comics o pop-illustration, ha senso? Non lo so, in ogni caso è innegabile che i lavori di Allred richiamino alla mente in maniera naturale un certo immaginario pop, a mio avviso la grandezza di questo illustratore sta nell'originalità espressa in un certo tipo di fumetto solitamente trattato in maniera molto più convenzionale e canonica.

Un talento che sulle prime può spiazzare ma che difficilmente lascia indifferenti. Proprio qualche tempo fa ho avuto per la prima volta l'occasione di leggere il suo Madman innamorandomene subito.
Oggi vi propongo alcune cover scelte tra quelle realizzate per la serie X-Statix (già X-Force), una delle run più coraggiose edite dalla Marvel avente come protagonisti alcuni nuovi e sconosciuti mutanti.

Occhio alle didascalie perché non proprio tutte le cover sono firmate da Allred mentre quasi tutte sono colorate da sua moglie Laura.

Come nello scorso appuntamento e come accadrà per i prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


X-Statix 2 - Mike Allred



X-Statix 3 - Mike Allred



X-Statix 4 - Mike Allred/Frank Quitely



X-Statix 5 - Paul Pope



X-Statix 8 - Mike Allred



X-Statix 10 - Philip Bond



X-Statix 12 - Mike Allred



X-Statix 16 - Mike Allred



X-Statix 21 - Mike Allred



X-Statix 25 - Mike Allred

venerdì 17 ottobre 2014

PUSHER - L'INIZIO

(Pusher di Nicholas Winding Refn, 1996)

La camera segue Frank (Kim Bodnia) costantemente, lo segue nello svolgersi quotidiano dei suoi loschi traffici, nelle sessioni di cazzeggio con il compare Tonny (Mads Mikkelsen), nei rari momenti di relax, nelle opportunità di guadagno, negli oscuri sobborghi della capitale danese, nei momenti di difficoltà, in quelli di tensione crescente e nell'attimo in cui tutto sembra andare in vacca. Il regista Nicholas Winding Refn ci scaraventa nella vita di Frank, uno spacciatore di Copenaghen che vive d'illegalità, giocando in maniera superba con le sensazioni, con le emozioni e con l'empatia che si crea tra spettatore e protagonista senza mai mostrarci il suo pusher come un eroe moderno ma esponendone la quotidianità in modo che ci si senta vicini a una comprensione di un mondo e di una maniera di vivere che fortunatamente molti di noi non conosceranno mai. E non dev'essere un bel vivere. Preso al di fuori del suo mestiere, Frank sembra quello che potenzialmente avrebbe potuto essere anche un tipo a posto al contrario del suo amico Tonny, prototipo del perfetto coglione. Ma chissà cosa, Refn non ce lo dice, lo ha fatto finire in un certo giro, in un ambiente fatto di fornitori e di clienti, di soci e di poliziotti, un ambiente dove l'amicizia e il semplice valore di una vita vengono messi da parte in un attimo in favore del profitto e di uno strano codice di rispetto che ammorba il paesaggio criminale.

Nonostante la regia di Refn guardi a un forte realismo non manca certo di stile, anzi. A supporto delle immagini la bella colonna sonora, tesa, coinvolgente ed energica si sposa con la fotografia all'apparenza molto poco artefatta. Nel complesso ne esce un film che potrebbe essere una delle opere giovanili di un Ritchie asciugato dell'ironia che lo contraddistingue e privo delle strizzatine d'occhio al pubblico che hanno reso così cool i suoi primi film. Ritchie gioca, costruisce e diverte, Refn colpisce e spaventa senza mai calare troppo la mano sull'efferatezza delle scene, mi aspettavo un film molto più violento e invece la violenza nasce da riflessioni, prese di coscienza e dalle angosce dei personaggi con le quali non si fatica a essere partecipi, emblematica la bella inquadratura finale.


Ottimo il cast, il protagonista Kim Bodnia che sembra essere entrato in sostituzione di un altro attore solo a riprese molto inoltrate, esprime il miscuglio tra quotidianità e momenti di rischio e tensione con naturalezza disarmante, un volto fantastico per la parte così come quello di Mikkelsen, il più noto del lotto, sempre sopra le righe. Ottime anche le interpretazioni del fornitore di droga Milo (Zlatko Buric) e del suo fido spezzaossa Radovan (Slavko Labovic) personaggi che avrebbero potuto facilmente risultare monodimensionali e sui quali è invece stato svolto un bel lavoro di costruzione.

Rimane da dire che questo è il primo episodio di una trilogia, questo L'inizio vede protagonista Frank, gli altri due film sono incentrati sulle figure di Milo (L'angelo della morte) e Tonny (Il sangue sulle mie mani).


giovedì 16 ottobre 2014

ZEUS TI VEDE

Ve la ricordate? La scritta sui muri intendo, la scritta e il disegno, quello col triangolo con l'occhio dentro, tracciata solitamente con una bomboletta spray di colore nero. Quando ero un giovincello Torino ne era piena, probabilmente qualcuno di quei disegni, qualcuno di quei Zeus ti vede è ancora là fuori. Quando ero piccolo non avevamo la macchina, la mia nonna paterna abitava in Barriera di Milano, dall'altra parte della città. Per andarla a trovare attraversavamo Torino con il 18 (che a me piaceva un sacco perché passava in mezzo ai Giardini Reali e poi il tram era più figo del bus) oppure con il 2, a volte con il 4. Lungo il tragitto contavo spesso gli Zeus ti vede che riuscivo a scovare sui muri della città. Mi chiedevo cos'è che Zeus avesse da guardare, insomma mica facevo niente di male io, stavo solo andando a trovare la nonna. Ciao nonni, magari ora mi vedete voi.


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

mercoledì 15 ottobre 2014

CARNIVALE - STAGIONE 2

Purtroppo anche una serie che in due sole stagioni si porta a casa cinque Emmy Awards e viene nominata per altri dieci non è esente dalle ingerenze della produzione e dalla spada di Damocle della cancellazione. E' proprio quello che è successo al bel serial tv di Daniel Knauf tagliato dopo sole due annate delle sei previste dall'autore. Di Carnivale avevamo già parlato (qui), nell'intraprendere la visione di questo secondo atto della saga del gruppo di circensi il timore era quello di trovarsi di fronte a un lavoro incompiuto, lasciato a metà e che mai avrebbe visto il suo giusto finale. In parte è proprio così, fortunatamente almeno il tema principale della serie, lo scontro tra l'incarnazione del bene e quella del male, arriva a una sorta di temporanea conclusione. Le vicende personali di Ben Hawkins (Nick Stahl) e di Padre Justin (Clancy Brown) che lungo le due serie hanno seguito sentieri opposti ma convergenti, giungono con l'ultimo episodio della seconda stagione a un climax convincente. Il confronto finale che i fan attendevano ci sarà e avrà delle conseguenze, qualche vecchia questione rimarrà in sospeso e almeno una nuova nascerà dando vita a uno sviluppo da considerarsi parecchio importante e in egual misura sorprendente. La serie è estremamente godibile cosi come lo è il suo epilogo che presenta uno status quo derivante dalle conseguenze dello scontro tra bene e male completamente rinnovato. Purtroppo non ci sarà più tempo per baloccarsi con i nuovi e interessanti scenari che una terza stagione di Carnivale avrebbe potuto garantire.

Messi questi puntini sulle i c'è da dire che, finale aperto o meno, Carnivale rimane un ottimo prodotto da non trascurare, il recupero è caldamente consigliato. Rispetto alla prima serie il cast vede qualche avvicendamento di poco conto ma i protagonisti principali ci sono ancora tutti. Viene finalmente svelato il mistero che si cela dietro la direzione e quello del suo strano rapporto con il nano Samson (Michael J. Anderson), nuove sorprese aspettano Sofie (Clea DuVall), Jonesy (Tim DeKay) e compagnia bella ma soprattutto vengono approfonditi i destini e i ruoli di Ben e Padre Justin. A differenza della stagione precedente il ritmo sembra qui più serrato, i tempi dilatati decisamente meno presenti, tutta la parte tecnica è di primo livello per una resa degli Stati Uniti del sud negli anni '30 davvero convincente.

Il fascino della serie gioca sui suoi protagonisti assolutamente fuori dal comune, sul continuo irrompere del sovrannaturale e su un simbolismo che attinge alla tradizione cristiana, ai tarocchi, all'ordine dei templari e a svariate altre fonti. Ma quello che più conta è che Carnivale è una serie scritta bene e realizzata meglio. Purtroppo il viaggio del carrozzone itinerante è finito, per approfondire i temi trattati nella serie e indagare sulle intenzioni degli autori non resta che affidarsi alla rete.


martedì 14 ottobre 2014

LA BUONANOTTE - MONOPHONICS - THERE'S A RIOT GOING ON

Nell'augurarvi una buona notte...



Monophonics - There's a riot going on

dall'album In your brain del 2012

lunedì 13 ottobre 2014

20.000 LEGHE SOTTO I MARI

(20,000 leagues under the sea di Richard Fleischer, 1954)

Spinti dalla febbre di un week-end che ha colpito il mio piccolo angioletto, abbiamo ripreso la visione dei classici Disney in live action. Dopo L'isola del tesoro e Zanna gialla questa volta la scelta è caduta sull'avventuroso 20.000 leghe sotto i mari, film diretto da Fleischer e tratto dall'omonimo romanzo di Jules Verne. Ci siamo approcciati alla visione con un po' di diffidenza, Laura aveva trovato L'isola del tesoro un poco noioso e non era sicura di voler vedere anche questo film. Questa volta è andata decisamente meglio, valutando diversi aspetti della pellicola questa sembra essere una produzione meglio riuscita che ha probabilmente goduto anche della possibilità di avvalersi di un budget più alto. Intanto nel cast compaiono attori di comprovata capacità come Kirk Douglas, James Mason e Peter Lorre e già così metà dell'opera è fatta. Dal punto di vista visivo e degli effetti speciali la Disney non si è risparmiata dando a Fleischer la possibilità di realizzare un film per l'epoca decisamente moderno (siamo nel 1954). Non per niente 20.000 leghe sotto i mari si porterà a casa gli Oscar per la miglior scenografia e per i migliori effetti speciali. Ottima la costruzione dell'interno del Nautilus, il sottomarino del Capitano Nemo, con le dovute distanze alcuni particolari potrebbero ricordare addirittura l'interno di un Tardis d'antan, tenendo ben a mente poi che siamo nel 1954 stupiscono le belle riprese subacquee ma soprattutto lo scontro tra l'equipaggio del Nautilus e il calamaro gigante che prende vita sul finale del film.


Anche i personaggi sono ben scritti, primo tra tutti il Capitano Nemo interpretato in bilico tra durezza e sofferenza da un bravo James Mason che mette in scena un personaggio ferito, deluso dall'umanità e dalla sua propensione alla violenza, un uomo che in maniera contraddittoria alla stessa violenza ricorre per sistemare quelli che ai suoi occhi appaiono grandi torti. Come contraltare più spensierato c'è il fiociniere Ned Land (Kirk Douglas), solo all'apparenza svagato ed egoista che chiude il trio di ospiti forzati del Nautilus composto anche dal professor Aronnax (Paul Lukas) e dal suo domestico Consiglio (Peter Lorre).

20.000 leghe sotto i mari in fin dei conti è un bel misto di avventura e azione dove non mancano momenti introspettivi ben dosati, il tutto inserito in una cornice di tutto rispetto con alcune sequenze notevoli come la già citata scena del calamaro gigante o quella della fuga dall'isola dei cannibali. Fleischer è il regista che firmerà nel prossimo futuro film come Viaggio allucinante e Tora! Tora! Tora! e che in passato aveva già siglato un paio di noir di cui solitamente non si fa che parlar bene: Sterminate la gang! e Le jene di Chicago. Niente male tutto sommato, non vi pare?

domenica 12 ottobre 2014

COVER GALLERY - DAVE JOHNSON - 100 BULLETS

100 bullets 1
Per questa settimana vi propongo una cover gallery ad opera di Dave Johnson, una selezione di copertine selezionate tra i primi venticinque numeri della serie noir 100 Bullets. La serie è fantastica, scritta da Brian Azzarello e disegnata in maniera magistrale da Eduardo Risso, in corso di ristampa per i tipi della Lion, è per me uno di quegli appuntamenti immancabili. Dave Johnson riesce a sintetizzare molto bene atmosfere e contenuti di 100 Bullets con le sue cover. Il reverendo Dave Johnson ha illustrato le cover di tutti e 100 i numeri che compongono la serie e si è portato a casa anche un prestigioso Eisner Award.

Come nello scorso appuntamento e come accadrà per i prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

Ed ecco qui di seguito le mie proposte.

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre. A voi la palla.


100 bullets 3



100 bullets 4



100 bullets 8



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sabato 11 ottobre 2014

RALLYE MONTE-CARLO PT. 2

Seconda puntata dedicata alla storia minima del Rallye Monte-Carlo (qui la prima), in realtà una bella occasione per ammirare modelli d'auto di epoche passate, una vera gioia per gli occhi e una grande esibizione di stile. Nello scorso appuntamento avevamo lasciato la manifestazione nel 1939 con la vittoria ex aequo di Jean Trévoux e Joseph Paul. Quella del '39 è l'ultima edizione del celebre rally prima dello stop lungo un decennio intero, i venti di guerra che spazzarono l'Europa e non solo imposero a questa e a tantissime altre manifestazioni sportive un lungo fermo obbligato. E' nel 1949 che la competizione si riaccende, in barba ai corvi del malaugurio che davano il rallye ormai per spacciato. Come a dare una sorta di continuità a questo evento sportivo a trionfare nell'edizione del '49 è di nuovo Jean Trévoux su Hotchkiss 686, stesso pilota e stessa auto che portarono a casa il titolo un decennio prima.

1949 - Jean Trévoux su Hotchkiss 686 GS


Gli anni '50 si aprono con un'altra vittoria francese ed è Marcel Becquart a bordo della solita Hotchkiss 686 a portarla a casa. Con tutta probabilità la casa automobilistica francese si trovava in un periodo davvero proficuo, almeno per quel che riguarda le corse.

1950 - Marcel Becquart su Hotchkiss 686 GS


Francia, Francia e ancora Francia. Organizzazione dell'evento francese, pilota vincitore francese e auto trionfatrice francese. Certo giocano in casa ma sembra che i francesi continuino a fare man bassa al rallye. E' ancora una volta Jean Trévoux a vincere il titolo, in questo 1951 lo fa però a bordo di una Delahaye 175 S.

1951 - Jean Trévoux su Delahaye 175 S


L'egemonia francese viene finalmente interrotta nel 1952 per mano dell'australiano Sydney Herbert Allard, pilota e costruttore per la casa automobilistica che porta il suo nome. A bordo della Allard P1 Sport taglierà il traguardo con il tempo migliore dopo essere partito da Glasgow. Nella stessa edizione partecipa al rally anche la moglie di Allard ritiratasi prima della fine della gara.

1952 - Sydney Herbert Allard su Allard P1 Sport


Nel 1953 è la volta dell'Olanda di portare a casa l'ormai prestigioso titolo. Maurice Gatsonides a bordo di una Ford Zephir vinse questa edizione grazie anche all'aiuto del pubblico che continuò a buttare acqua nel radiatore forato della Zephir, cose d'altri tempi!

1953 - Maurice Gatsonides su Ford Zephir


L'edizione del '54 è un pochino speciale, vede infatti il trionfo di un pilota monegasco, Louis Chiron, pilota di Formula 1 e futuro direttore del Gran Premio di Monaco. Secondo pilota l'italiano Ciro Basadonna. L'equipe porta a casa la vittoria a bordo di una Lancia Aurelia GT.

1954 - Louis Chiron su Lancia Aurelia GT


L'anno successivo, con partenza da Oslo, a trionfare è la Sunbeam Mk III pilotata dal norvegese Per Malling. L'auto è di matrice inglese.

1955 - Per Malling su Sunbeam Mk III


Ancora Australia nell'edizione del 1956 grazie alla vittoria di Ronnie J. Adams su un marchio prestigioso, a trionfare è una Jaguar Mk VII. L'anno successivo il rallye non si disputerà a causa di una crisi politico/economica che impedisce investimenti per garantire l'uso del carburante ai piloti. Si riprenderà l'anno successivo con l'edizione del '58.

1956 - Ronnie J. Adams su Jaguar MK VII


Per il finale di decennio sono i francesi a tornare alla ribalta aggiudicandosi le edizioni '58 e '59. Per la prima delle due la vittoria va a Jacques Féret su Renault Dauphine mentre gli anni '50 si chiudono con il trionfo di Paul Coltelloni su Citroen ID.

1958 - Jacques Féret su Renault Dauphine


1959 - Paul Coltelloni su Citroen ID


Vediamo ora se ci è possibile ammirare queste splendide auto in immagini più recenti in modo da apprezzarle al meglio. Evito di proporvi la Hotchkiss 686 vincitrice delle prime due edizioni prese qui in esame perché già proposta nello scorso appuntamento, passiamo quindi alle auto restanti.


Delahaye 175 S vincitrice nel 1951


Allard P1 Sport vincitrice nel 1952


Ford Zephyr vincitrice nel 1953


Lancia Aurelia GT vincitrice nel 1954


Sunbeam-Talbot MKIII vincitrice nel 1955


Jaguar MK VII vincitrice nel 1956


Renault Dauphine vincitrice nel 1958


Citroen ID vincitrice nel 1959

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