giovedì 31 luglio 2014

EPIC - IL MONDO SEGRETO

(Epic di Chris Wedge, 2013)

E' fuor di dubbio che ormai il mondo dell'animazione abbia regalato vette altissime e prodotti di qualità eccelsa. Non solo le grandi case di produzione arrivano nelle sale con cartoni animati degni di nota, pian piano anche degli outsider hanno iniziato a contendersi una fetta di mercato tanto interessante quanto per loro ghiotta. Ovviamente a tutto ciò corrisponde il classico rovescio della medaglia. Se sembra che nel mondo dell'animazione ci sia spazio per tutti è anche vero che per colpire lo spettatore e creare un prodotto avvincente bisogna iniziare a distinguersi, a proporre idee originali e a fare la differenza.

Il Blue Sky Studios, fondato proprio da Chris Wedge, regista di questo Epic, ce l'aveva fatta con i primi capitoli della saga de L'era glaciale. Purtroppo il brand che ha garantito fama e soldi allo Studio è ormai frusto e logoro (temo per il prossimo capitolo) e, guardando alcune delle altre produzioni come questo Epic ad esempio, sembra che la scintilla creativa sia in fase di esaurimento.

Epic è un film d'animazione carino, ben realizzato tecnicamente che si lascia guardare senza problemi, strappa qualche sorriso grazie a un paio di personaggi simpatici al punto giusto e non annoia oltremisura. Ciò nonostante finisce nel calderone con tanti prodotti simili dello stesso tipo, senza contare che le idee alla base del film, con qualche piccola eccezione, rifuggono l'originalità a gambe levate. Siamo ancora una volta ad altezza insetto, in un'ambientazione che abbiamo iniziato a conoscere già tantissimi anni fa con Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, se non prima, e che in digitale abbiamo esplorato con Ant Bully, Z la formica, A bug's life, nell'intera saga dei Minimei (forse la maggior fonte di ispirazione per questo Epic) e chissà in quanti altri prodotti similari. Ancora una volta lo spettatore viene affogato nel verde, per carità niente di male, però...

Sul pianeta non siamo soli, dividiamo a nostra insaputa alcune aree verdi con il piccolo popolo dei Leafmen (uomini foglia), guerrieri difensori del verde in perenne guerra con i Boggan, paladini del marciume. Buoni i primi, brutti e cattivi con moderazione i secondi. A causa delle loro dimensioni, che gli permettono di vivere in maniera più veloce rispetto a quella degli umani in una sorta di sfasatura dimensionale, i due popoli sono pressoché invisibili ai grossi calpestatori, nome dato agli umani dai Leafmen stessi.


L'unico ad avere sentore della loro esistenza, un sentore che diventa un'ossessione che arriva a distruggere il suo menage familiare, è il Professor Bomba, eccentrico scienziato ritiratosi a vivere ai margini della foresta per proseguire con i suoi studi. Quando nella sua vita ritorna l'amata figlia M.K. le cose si complicano, sarà proprio lei a imbattersi nella morente Regina Tara, protettrice del verde, dalla quale verrà rimpicciolita e investita di un grande compito, proteggere il sacro baccello che consentirà al verde di avere una nuova regina e impedirà all'avversario Mandrake (???) di far trionfare il marciume.

Nel mezzo ci sono i classici elementi di molti film d'animazione: il guerriero duro ma buono (Ronin), quello più giovane e coraggioso (Nod) che si innamorerà della protagonista (M.K.), le spalle comiche (i lumaconi Mub e Grub) e via discorrendo...

Abbiamo visto sicuramente cose molto peggiori (L'arca di noè, The reef - Amici per le pinne, L'era glaciale 4, etc...) però su, uno sforzo maggiore, giusto per venire fuori un pochino dalla media che alla fine così, dopo due giorni dalla visione, questi film non se li ricorda più nessuno.

PS: in Italia abbiamo fior di doppiatori, perché la Cucinotta?



martedì 29 luglio 2014

RUBBER

(di Quentin Dupieux, 2010)

C'è del genio in questo film di Quentin Dupieux aka Mr. Oizo, magari non per tutti gli ottantacinque minuti della sua durata, ma c'è del genio. L'incipit è azzeccatissimo, se vuoi incuriosire un amante della cultura pop, specie se cinematografica, sbattigliene subito una buona dosa in piena faccia, vedrai che molti li avrai catturati da subito. Dopo una sequenza completamente strampalata è il Tenente Chad (Steven Spinella) a mettere subito in chiaro le cose:

Nel film di Steven Spielberg, E.T., perché l'alieno è marrone? Per nessun motivo.
In Love story perché i due protagonisti si innamorano perdutamente l'uno dell'altra? Per nessun motivo.
Nel film di Oliver Stone, JFK, perché il presidente viene improvvisamente assassinato da uno sconosciuto? Per nessun motivo.
Nell'eccellente Non aprite quella porta di Tobe Hooper perché non vediamo i personaggi andare in bagno o lavarsi le mani come fa la gente nella vita reale? Assolutamente per nessun motivo.
E ancora peggio, ne Il pianista di Polanski, perché quell'uomo ha bisogno di nascondersi, di vivere come un vagabondo, quando suona così bene il pianoforte? Ancora una volta la risposta è per nessun motivo.
Potrei andare avanti per ore con altri esempi, la lista è infinita, probabilmente non ci avete mai pensato ma tutti i grandi film, senza nessuna eccezione, contengono importanti elementi di nessun motivo. E sapete perché? Perché la vita stessa è piena di nessuno motivo. Perché non riusciamo a vedere l'aria che ci circonda? Nessun motivo. Perché pensiamo sempre? Nessun motivo. Perché alcune persone amano la salsiccia mentre altre la detestano? Nessun fottuto motivo.
Signore, signori, il film che state per vedere oggi è un omaggio al nessun motivo, il più potente elemento stilistico.



Ora potete comprendere come, con queste premesse, il film di Mr. Oizo risulti completamente fuori di testa, originale e strampalato, tra l'altro per nessun apparente motivo. Ciò nonostante è innegabile che le prime sequenze abbiano fascino da vendere, catturano e ipnotizzano, come si può non essere incuriositi da qualcosa così fuori dal normale? E sì, perché per nessun motivo il protagonista della vicenda è uno pneumatico, una gomma d'auto che nel deserto della California prende vita e muove i primi passi, se così vogliamo chiamare il suo rotolare incerto. Sembra acquisire una certa coscienza e una certa crudeltà immotivata alla quale dà sfogo grazie a poteri telecinetici (o qualcosa di molto simile). A farne le spese saranno da prima piccoli animaletti, lo pneumatico si imbatterà poi in zone abitate e nella bella Sheila (Roxane Mesquida).

Ma tutto questo è reale? E' la messa in scena di uno strano film? Perché uno pneumatico dovrebbe prendere vita o anche solo diventare il protagonista di un film? La risposta è... dai che lo sapete anche voi.

Può piacere, può non piacere, ma a mio avviso un esperimento del genere è da vedere, considerati alcuni momenti davvero riusciti, il buon uso fatto delle musiche e della bella fotografia, l'esigua durata, perché dovreste dire di no? Semplice, per nessun motivo.


lunedì 28 luglio 2014

LA BUONANOTTE - BILL WITHERS - AIN'T NO SUNSHINE

Nell'augurarvi una buona notte...



Bill Withers - Ain't no sunshine

dall'album Just as I am del 1971

domenica 27 luglio 2014

SUPERNATURAL - QUINTA STAGIONE

Riallacciamo i fili del discorso dallo stesso punto in cui l'avevamo lasciato al termine della stagione precedente, in fin dei conti possiamo dire che gli attriti tra i due fratelli Winchester avevano ragion d'essere, tutto è finito in vacca e le cose faticheranno a migliorare, giusto per usare un piccolo eufemismo. Questa volte la storia si fa davvero seria, Sam (Jared Padalecki) e Dean (Jensen Ackless) si troveranno a dover fronteggiare nientepopodimeno che l'Apocalisse, quella biblica con lo scontro tra angeli e demoni, con l'arrivo di Lucifero (Mark Pellegrino) e quello dell'Arcangelo Michele. Si prospettano botte da orbi con ospiti illustri e un grande assente, l'Onnipotente in persona.

I due fratelli, mai come in questa serie su posizioni contrastanti e divergenti, possono contare più che sull'aiuto l'uno dell'altro su quello dei soliti noti: l'angelo del Signore Castiel (Misha Collins), il burbero padre sostitutivo Bobby Singer (Jim Beaver) e in parte su quello ambiguo del demone Crowley (Mark Sheppard). I sigilli sono ormai spezzati, l'Apocalisse è in arrivo e ad annunciarla ci sono Guerra (Titus Welliver), Carestia (James Otis), Pestilenza (Matt Frewer) e Morte (Julian Richings).

Ancora una volta i punti forti della serie sono i soliti, l'alchimia perfettamente funzionante tra gli interpreti, i due protagonisti ma non solo, e il lato ironico che continua a ritagliarsi spazi sempre maggiori. Insomma, Kripke e soci non si prendono troppo sul serio riuscendo così a rendere sempre piacevoli anche serie, come questa quinta ad esempio, che presentano alcuni momenti di stanca nella vicenda principale. Viene qui esplorato ancora il lato oscuro di Sam e il contrasto tra i due fratelli che in qualche modo si vedono schierati sui due fronti opposti della barricata, novità in arrivo anche per alcuni dei comprimari e, in uno scenario come questo, difficilmente le novità portano felicità a carrettate.


Tra pericoli e mostri vari i nostri eroi incontreranno anche la temibile Paris Hilton, rimarranno intrappolati nel mondo plastificato delle serie-tv, vivranno squarci di passato e di futuro e qualcuno farà anche i conti con la propria vecchiaia e con la propria alimentazione. Il tutto mentre si cerca di sventare questa cosuccia da niente chiamata Apocalisse. Alla fine è questo che fa funzionare la serie anche se ora è forse giunto il momento di prendere un po' le distanze dai toni biblici e tentare di esplorare direzioni diverse altrimenti si rischia la saturazione, già la sospensione d'incredulità richiesta non è poca. Vedremo che direzione prenderà la trama con la sesta stagione.


sabato 26 luglio 2014

LA BUONANOTTE - AEROSMITH - SEASONS OF WHITER

Nell'augurarvi una buona notte...



Aerosmith - Seasons of whiter

dall'album Get your wings del 1974

venerdì 25 luglio 2014

IL MANGA - STORIA E UNIVERSI DEL FUMETTO GIAPPONESE

(Manga. Hisoire et univers de la bande dessinée japonaise di Jean Marie Bouissou, 2008)

Jean Marie Bouissou è un appassionato di manga oltre a essere un conoscitore della cultura giapponese a tuttotondo, i suoi studi storici e politici si sono concentrati sul Giappone moderno ed è autore di diversi saggi dedicati a questo paese. Titoli che danno l'idea di trovarsi di fronte al lavoro di un cosiddetto professorone, probabilmente è davvero così, un professorone però che è stato in grado, grazie a una passione per il fumetto giapponese palese e trasparente scoccata in età avanzata (il professorone è del 1950), di scrivere un saggio sul manga sempre divertente, accattivante e scorrevole, privo di qualsiasi tipo di pesantezza (si leggono volentieri anche le note) e allo stesso tempo illuminante e prezioso per chi come me di manga ne sa davvero poco e piacevole anche per il super esperto.

Dopo aver terminato la lettura (o durante la stessa), si inizia a guardare ad alcune delle caratteristiche presenti in diversa narrativa per immagini giapponese con un occhio nuovo, con nuova consapevolezza, soprattutto se si prendono in esame quei peculiari elementi molto distanti dalla nostra cultura occidentale, fummettistica e no. In molti casi l'approccio al fumetto dei giapponesi, per noi così originale, è determinato dalla storia del loro paese, diversa dalla nostra, o dalla diversa mentalità, pensiamo ad esempio a un popolo abituato a comunicare per iscritto usando dei concetti (ideogrammi) e non parole legate a segni e suoni, meccanica mentale che può portare anche a una diversa lettura di una tavola di un fumetto. Questi sono argomenti per me non facilissimi da spiegare in questa sede ma che Bouissou illustra a meraviglia in maniera coinvolgente nelle pagine del libro, facendo capire al lettore il perché di molte cose magari fino a quel momento etichettate dallo stesso con molta superficialità come sciocche o poco serie.

L'autore esplora i legami del manga con la storia del Giappone, sia quella sociale e politica, sia quella più prettamente artistica, illustra al lettore da dove provengano contenuti e modalità espressive che a noi occidentali possono sembrare strampalate, ci parla di sesso e umorismo scatologico contestualizzando il tutto in maniera chiara e divertente. Non mancano un po' di storia e riflessioni sui diversi approcci al manga delle varie generazioni di mangaka, molto interessante vedere come cambino forme e contenuti in base allo "stato d'animo" del paese, ci sono i risvolti economici e produttivi del settore, l'esplosione del manga in occidente, le contestazioni e chi più ne ha più ne metta.

L'effetto più strabiliante che questo volume procura al lettore, almeno a quello che ora scrive, è quello di far nascere la voglia di andare a leggersi la maggior parte delle storie che l'autore cita o di cui tratta (e per questo c'è una bella appendice in coda al volume), se siete soliti farvi prendere dalla scimmia la cosa potrebbe essere molto, molto pericolosa.

L'edizione Tenué è davvero ben curata, un bel volumone di quasi quattrocento pagine corredato da numerose illustrazioni (b/n), note e glossario dei termini giapponesi, il tutto avvolto in una bella confezione, la collana Lapilli Giganti si conferma una selezione di scritti davvero preziosa.

giovedì 24 luglio 2014

LA VIA DEL BRADIPO

Altro che bushido...


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

mercoledì 23 luglio 2014

VISIONI 55

Poche informazioni sui lavori di Val Bochkov, tra l'altro le immagini proposte qui di seguito sono state reperite in rete e non direttamente sul sito dell'artista. Resta poco da aggiungere quindi, per questa volta a parlare saranno solo le illustrazioni. Ho scelto dodici immagini, ci si potrebbe tirar fuori un bel calendario.




































martedì 22 luglio 2014

CAPITAN HARLOCK

(Uchu Kaizoku Kyaputen Harroku di di Shinji Aramaki, 2013)

Eccomi qui a spendere due parole sul lungometraggio d'animazione più recente dedicato alle gesta dell'eroe creato da Leiji Matsumoto, lo faccio libero da sentimenti di affetto o nostalgia in quanto non proprio fan, ne tantomeno conoscitore, degli universi legati alla produzione manga e anime dedicati a Capitan Harlock. Da piccolo avevo giusto il pupazzetto di gomma, di quelli che quando torcevi le gambe qualche volta di troppo usciva il fil di ferro e ti facevi male alle mani. O era la gomma che si sbrindellava? Che poi forse non era neanche Harlock ma qualche altro personaggio, maledetta memoria...

Quindi, senza azzardare paragoni di sorta, direi non male. Non male per diversi motivi. Purtroppo il non averlo visto al cinema ma in dvd avrà sicuramente penalizzato la visione, il lavoro fatto sull'animazione, a partire dalla cura delle atmosfere e degli ambienti fino ad arrivare allo studio dei personaggi, mi è sembrato decisamente valido, alcune sequenze davano proprio l'impressione di quella spettacolarità che merita il grande schermo. Eccettuata qualche rigidità qua e là e alcuni character design ben riusciti ma col vago sapore di già visto, da questo punto di vista mi sembra che tutto funzioni. La figura di Harlock ne fuoriesce come iconica e leggendaria, quasi una concretizzazione del concetto stesso di ribellione e libertà. Menzione speciale per l'Arcadia che con la sua prua a forma di Jolly Roger cromato si impone senza difficoltà alcuna nell'immaginario fantascientifico del film.

Sul piano della sceneggiatura forse qualche problemino in più lo si evince. Diciamo subito che non è un film per bambini, troppo contorto e complicato pieno di paroloni inafferrabili per i più piccoli, in ogni caso il target non era quello e quindi va bene così, immagino si puntasse a raccogliere più i trentenni nostalgici (anche quarantenni, dai) e qualche adolescente, non di sicuro le nuovissime leve. Il film non è proprio un film su Capitan Harlock che appunto ricopre più il ruolo di figura iconica, di mentore e baluardo, mentre il ruolo da protagonista è lasciato al giovane Yama, ultimissima recluta salita a bordo dell'Arcadia e destinata a rivestire sempre maggiore importanza nella storia e a bordo dell'astronave. A condividere con lui la buona e la cattiva sorte l'ufficiale Yattaran e la guerriera Yuki Kei.


Siamo nel 2977, l'umanità ha ormai colonizzato l'intera galassia moltiplicandosi a dismisura, in seguito allo sfacelo delle colonie nasce un desiderio di ritorno alle origini, l'umanità vuole ancora una volta la Terra. L'immenso numero di contendenti, un numero di persone troppo elevato da ospitare per il pianeta Terra, scatena la guerra del Come Home in seguito alla quale il pianeta verrà dichiarato sacro e inaccessibile dalla Gaia Sanction entità politica interplanetaria alla quale tutte le colonie obbediscono. A capo della sezione militare della Gaia Sanction c'è Ezra, fratello di Yama, tra i due una forte rivalità.

A opporsi alla decisione della Gaia Sanction ci sono Harlock e l'Arcadia con il suo equipaggio al completo. C'è da dire che il piano di Harlock per tornare alla Terra risulta a tratti cervellotico e le teorie sulla vita non sono da meno, alcuni momenti di stanca e il continuo svolazzare del mantello del non-protagonista sono compensati però da diverse sequenze ben realizzate. Nel complesso, come dicevo, non male. Spicca la figura iconica del capitano dell'Arcadia, un personaggio che poteva sicuramente essere sfruttato meglio e di più e che avrebbe reso il film un po' meno imperfetto. Ad ogni modo non sono rimasto affatto deluso dalla visione, anzi, ne guarderei volentieri anche un eventuale sequel.


venerdì 18 luglio 2014

LA BUONANOTTE - FRANK SINATRA - MY WAY

Nell'augurarvi una buona notte...



Frank Sinatra - My way

dall'album My way del 1969
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