venerdì 25 luglio 2014

IL MANGA - STORIA E UNIVERSI DEL FUMETTO GIAPPONESE

(Manga. Hisoire et univers de la bande dessinée japonaise di Jean Marie Bouissou, 2008)

Jean Marie Bouissou è un appassionato di manga oltre a essere un conoscitore della cultura giapponese a tuttotondo, i suoi studi storici e politici si sono concentrati sul Giappone moderno ed è autore di diversi saggi dedicati a questo paese. Titoli che danno l'idea di trovarsi di fronte al lavoro di un cosiddetto professorone, probabilmente è davvero così, un professorone però che è stato in grado, grazie a una passione per il fumetto giapponese palese e trasparente scoccata in età avanzata (il professorone è del 1950), di scrivere un saggio sul manga sempre divertente, accattivante e scorrevole, privo di qualsiasi tipo di pesantezza (si leggono volentieri anche le note) e allo stesso tempo illuminante e prezioso per chi come me di manga ne sa davvero poco e piacevole anche per il super esperto.

Dopo aver terminato la lettura (o durante la stessa), si inizia a guardare ad alcune delle caratteristiche presenti in diversa narrativa per immagini giapponese con un occhio nuovo, con nuova consapevolezza, soprattutto se si prendono in esame quei peculiari elementi molto distanti dalla nostra cultura occidentale, fummettistica e no. In molti casi l'approccio al fumetto dei giapponesi, per noi così originale, è determinato dalla storia del loro paese, diversa dalla nostra, o dalla diversa mentalità, pensiamo ad esempio a un popolo abituato a comunicare per iscritto usando dei concetti (ideogrammi) e non parole legate a segni e suoni, meccanica mentale che può portare anche a una diversa lettura di una tavola di un fumetto. Questi sono argomenti per me non facilissimi da spiegare in questa sede ma che Bouissou illustra a meraviglia in maniera coinvolgente nelle pagine del libro, facendo capire al lettore il perché di molte cose magari fino a quel momento etichettate dallo stesso  con molta superficialità come sciocche o poco serie.

L'autore esplora i legami del manga con la storia del Giappone, sia quella sociale e politica, sia quella più prettamente artistica, illustra al lettore da dove provengano contenuti e modalità espressive che a noi occidentali possono sembrare strampalate, ci parla di sesso e umorismo scatologico contestualizzando il tutto in maniera chiara e divertente. Non mancano un po' di storia e riflessioni sui diversi approcci al manga delle varie generazioni di mangaka, molto interessante vedere come cambino forme e contenuti in base allo "stato d'animo" del paese, ci sono i risvolti economici e produttivi del settore, l'esplosione del manga in occidente, le contestazioni e chi più ne ha più ne metta.

L'effetto più strabiliante che questo volume procura al lettore, almeno a quello che ora scrive, è quello di far nascere la voglia di andare a leggersi la maggior parte delle storie che l'autore cita o di cui tratta (e per questo c'è una bella appendice in coda al volume), se siete soliti farvi prendere dalla scimmia la cosa potrebbe essere molto, molto pericolosa.

L'edizione Tenué è davvero ben curata, un bel volumone di quasi quattrocento pagine corredato da numerose illustrazioni (b/n), note e glossario dei termini giapponesi, il tutto avvolto in una bella confezione, la collana Lapilli Giganti si conferma una selezione di scritti davvero preziosa.

giovedì 24 luglio 2014

LA VIA DEL BRADIPO

Altro che bushido...


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mercoledì 23 luglio 2014

VISIONI 55

Poche informazioni sui lavori di Val Bochkov, tra l'altro le immagini proposte qui di seguito sono state reperite in rete e non direttamente sul sito dell'artista. Resta poco da aggiungere quindi, per questa volta a parlare saranno solo le illustrazioni. Ho scelto dodici immagini, ci si potrebbe tirar fuori un bel calendario.




































martedì 22 luglio 2014

CAPITAN HARLOCK

(Uchu Kaizoku Kyaputen Harroku di di Shinji Aramaki, 2013)

Eccomi qui a spendere due parole sul lungometraggio d'animazione più recente dedicato alle gesta dell'eroe creato da Leiji Matsumoto, lo faccio libero da sentimenti di affetto o nostalgia in quanto non proprio fan, ne tantomeno conoscitore, degli universi legati alla produzione manga e anime dedicati a Capitan Harlock. Da piccolo avevo giusto il pupazzetto di gomma, di quelli che quando torcevi le gambe qualche volta di troppo usciva il fil di ferro e ti facevi male alle mani. O era la gomma che si sbrindellava? Che poi forse non era neanche Harlock ma qualche altro personaggio, maledetta memoria...

Quindi, senza azzardare paragoni di sorta, direi non male. Non male per diversi motivi. Purtroppo il non averlo visto al cinema ma in dvd avrà sicuramente penalizzato la visione, il lavoro fatto sull'animazione, a partire dalla cura delle atmosfere e degli ambienti fino ad arrivare allo studio dei personaggi, mi è sembrato decisamente valido, alcune sequenze davano proprio l'impressione di quella spettacolarità che merita il grande schermo. Eccettuata qualche rigidità qua e là e alcuni character design ben riusciti ma col vago sapore di già visto, da questo punto di vista mi sembra che tutto funzioni. La figura di Harlock ne fuoriesce come iconica e leggendaria, quasi una concretizzazione del concetto stesso di ribellione e libertà. Menzione speciale per l'Arcadia che con la sua prua a forma di Jolly Roger cromato si impone senza difficoltà alcuna nell'immaginario fantascientifico del film.

Sul piano della sceneggiatura forse qualche problemino in più lo si evince. Diciamo subito che non è un film per bambini, troppo contorto e complicato pieno di paroloni inafferrabili per i più piccoli, in ogni caso il target non era quello e quindi va bene così, immagino si puntasse a raccogliere più i trentenni nostalgici (anche quarantenni, dai) e qualche adolescente, non di sicuro le nuovissime leve. Il film non è proprio un film su Capitan Harlock che appunto ricopre più il ruolo di figura iconica, di mentore e baluardo, mentre il ruolo da protagonista è lasciato al giovane Yama, ultimissima recluta salita a bordo dell'Arcadia e destinata a rivestire sempre maggiore importanza nella storia e a bordo dell'astronave. A condividere con lui la buona e la cattiva sorte l'ufficiale Yattaran e la guerriera Yuki Kei.


Siamo nel 2977, l'umanità ha ormai colonizzato l'intera galassia moltiplicandosi a dismisura, in seguito allo sfacelo delle colonie nasce un desiderio di ritorno alle origini, l'umanità vuole ancora una volta la Terra. L'immenso numero di contendenti, un numero di persone troppo elevato da ospitare per il pianeta Terra, scatena la guerra del Come Home in seguito alla quale il pianeta verrà dichiarato sacro e inaccessibile dalla Gaia Sanction entità politica interplanetaria alla quale tutte le colonie obbediscono. A capo della sezione militare della Gaia Sanction c'è Ezra, fratello di Yama, tra i due una forte rivalità.

A opporsi alla decisione della Gaia Sanction ci sono Harlock e l'Arcadia con il suo equipaggio al completo. C'è da dire che il piano di Harlock per tornare alla Terra risulta a tratti cervellotico e le teorie sulla vita non sono da meno, alcuni momenti di stanca e il continuo svolazzare del mantello del non-protagonista sono compensati però da diverse sequenze ben realizzate. Nel complesso, come dicevo, non male. Spicca la figura iconica del capitano dell'Arcadia, un personaggio che poteva sicuramente essere sfruttato meglio e di più e che avrebbe reso il film un po' meno imperfetto. Ad ogni modo non sono rimasto affatto deluso dalla visione, anzi, ne guarderei volentieri anche un eventuale sequel.


venerdì 18 luglio 2014

LA BUONANOTTE - FRANK SINATRA - MY WAY

Nell'augurarvi una buona notte...



Frank Sinatra - My way

dall'album My way del 1969

giovedì 17 luglio 2014

BRADI PIT 107

Difendiamo i nostri personaggi!


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mercoledì 16 luglio 2014

ROCKNROLLA

(di Guy Ritchie, 2008)

Cazzo, l'era Madonna dev'essere stata davvero dura. Ci sono voluti otto lunghi anni al regista inglese per tornare (quasi) il regista di una volta. Tanto è il tempo intercorso tra The snatch e questo Rocknrolla, otto lunghi anni nei quali Ritchie ha confezionato Travolti dal destino, remake dalla Wertmuller che mi sono rifiutato di guardare, e il mediocre Revolver che, seppure mostrasse qualche volontà di ripresa, risultava parecchio fiacco. Intendiamoci, amo il cinema di Guy Ritchie dai tempi di Lock & Stock, uno dei primi post di questo blog lo dedicai proprio a lui, e mi sembra che quel regista degli esordi, o ancora meglio quei film degli esordi, non ci siano più. Forse è inevitabile, soprattutto oggi che la via del blockbuster hollywoodiano ha portato a casa grandi risultati (in termini monetari).

Però questo Rocknrolla, seppur non all'altezza di quei due grandi predecessori, mi ha divertito davvero parecchio. E' un film corale che più corale non si può, si fatica a trovarne un vero protagonista e la storia, immersa nell'ambiente criminale londinese come si conviene al buon Ritchie, è portata avanti da una serie di volti ben amalgamati tra di loro. Certo, lo Statham pre action-movie ci aveva regalato molto di più, qui non ci sono Brad Pitt o Benicio Del Toro, si sente la mancanza di Vinnie Jones e di tutta quella banda di fuori di testa che Ritchie ci ha propinato nei suoi primi film. Ad ogni modo la nuova crew, forte anche di qualche nome ben conosciuto, si fa rispettare e, dopo i primi minuti abbastanza concitati, gira sempre al ritmo giusto.

Montaggio frenetico, incipit della storia che parte a mille, presentazione glamour dei personaggi, interazioni continue tra le vicende dei protragonisti il tutto condito con una colonna sonora ben ritmata e coinvolgente sono alcune di quelle cose che abbiamo già visto diverse volte, e non solo in Ritchie (cinema postmoderno dicono?), ma che ti riportano immediatamente a casa e che ti spingono a stamparti, fin dalle prime sequenze del film, quel sorriso ebete e compiaciuto in mezzo alla faccia.


La trama è parecchio incasinata ma allo stesso tempo classica per questo genere di film, un grande Tom Wilkinson è Lenny Cole, un disonesto maneggione che ha agganci un po' in ogni dove ed è in grado di smuovere parecchie cose, almeno nel campo dell'edilizia londinese, settore in pieno boom economico. One Two (Gerard Butler) e Mumbles (Idris Elba) sono due esponenti del gruppo di piccoli delinquenti chiamato Il Mucchio Selvaggio, alla ricerca di una proprietà immobiliare da far fruttare a dovere, un tipo di affare che richiede le giuste licenze e la giusta quantità di contante, liquidità per la quale i due si rivolgono al vecchio Lenny. Bene, i soldi arrivano, le licenze no. I soldi vanno restituiti perché se no Lenny e il suo consigliere Archy (un ottimo Mark Strong) si incazzano, e va da sè quella è gente che non vorresti far incazzare. Lenny ha in ballo anche un grosso affare con il magnate russo Yuri Omovich (Karel Roden), altro tipetto che te lo raccomando, che si affida per eludere il fisco alla bella contabile Stella (Thandie Newton), tanto brava quanto ahimè annoiata e amante del brivido. Se ci mettete anche un sempre bravo Tom Hardy nel ruolo di uno dei membri del Mucchio, parte molto interessante tra l'altro, e una rockstar costantemente fusa (Toby Kebbell) il quadro è quasi completo. Ah già, il quadro...

Insomma, chi ama questo genere di film in queste cose ci sguazza e sa di cosa sto parlando. Rocknrolla è divertente, diverse scene fanno ridere, se non c'è la freschezza degli esordi siamo distantissimi dal precedente Revolver e, a mio modesto parere, si sta andando a crescere. A conti fatti questa poteva essere una sorta di rinascita, forse lo è stata, e i titoli di coda del film lasciavano presagire un seguito alle vicende di alcuni dei personaggi coinvolti nel plot. Il successo dell'Holmes di Ritchie ha forse stoppato o rallentato il progetto (si parlava di trilogia addirittura), cosa che personalmente mi dispiace parecchio anche perché Sherlock Holmes non mi aveva fatto impazzire e trovo che Ritchie stia meglio tra queste strade che non tra quelle dell'Ottocento. Comunque la speranza è sempre l'ultima a morire.


lunedì 14 luglio 2014

HELLBOY - LA MANO DESTRA DEL DESTINO

(Hellboy: The right hand of doom di Mike Mignola, '98/'00)

Il volume in questione, il quarto dedicato al personaggio di Hellboy, riprende la struttura narrativa del precedente concentrandosi su storie brevi di varia foliazione (dalle due alle tredici pagine) e concludendosi con la miniserie più corposa Hellboy: box full of evil. Mentre nella prima parte Mignola continua ad attingere al folclore e alla tradizione dei più svariati paesi del mondo (questa volta si pesca anche in Giappone) per creare le sue splendide storie brevi, con la miniserie finale e con il racconto che dà il titolo al volume, La mano destra del destino, l'autore esplora in misura maggiore il suo personaggio, il suo legame con il mondo infernale ma soprattutto pizzica la curiosità del lettore insinuando dubbi sul reale significato della enorme e rocciosa mano destra di Hellboy.

E' proprio la storia d'apertura, la più breve, intitolata Pancake a rivelare l'attitudine geniale e fortemente ironica del Mignola narratore che in due pagine ci mostra il cazzutissimo demone infernale Astarotte in preda allo sconforto più totale a causa di alcuni semplici pancake. Il protagonista della storia è un Hellboy bambino all'età di due anni, una piccola perla. Ne La natura della bestia, in controtendenza ai nefasti presagi gettati sul potenziale destino del nostro nei due racconti di chiusura al volume, grazie a poche goccie di sangue e alla nascita di un fiore, Mignola riesce a farci sperare per Hellboy un destino migliore rispetto a quello che sembra essere stato già deciso per lui dal suo retaggio infernale. Ancora una volta quello di Hellboy sarà un viaggio itinerante che lo porterà dal Sussex allo Yorkshire inglesi passando per la Norvegia, il Giappone e gli Stati Uniti d'America.


Ma saranno le esperienze in Spagna e Scozia a segnare in misura maggiore il protagonista, un demone infernale che ha rinnegato la sua provenienza e che non vuole dare ascolto ai numerosi indizi che predigono il suo terribile destino e sembrano assegnargli un ruolo in questo mondo che Hellboy rifiuta, rinnega e ignora (o tenta di ignorare come dimostra l'epilogo di Una scatola piena di malvagità). Cos'è Hellboy, un demone per caso, fatalista, che tenta di buttarsi tutto alle spalle con un bel vaffanculo, o un umano adottivo in un corpo demoniaco spaventato da quel che potrebbe essere o diventare? O entrambe le cose?

La continuity delle storie di Hellboy non può definirsi fitta ne imprescindibile, con alcune di queste storie Mignola inizia a scavare e delineare meglio la sua creazione in attesa, forse, di eventi futuri. Parlando dei precedenti volumi ho già tessuto le lodi di Mignola, autore completo ed eccezionale, che in questo volume aggiunge al suo repertorio atmosfere orientali, ectoplasmi lovecraftiani e un Hellboy bambino. Chiude il volume uno sketchbook di Mignola veramente degno di questo nome, pieno di volti, mostri, demoni e con uno splendido Hellboy tratteggiato a matita.


LA BUONANOTTE - THE VERVE - SONNET

Nell'augurarvi una buona notte...



The Verve - Sonnet

dall'album Urban hymns del 1997

sabato 12 luglio 2014

Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e che non è mai finito!)


Post ideato da Luigi per il suo Prima o poi al quale mi ero ripromesso già all'epoca della sua pubblicazione di dare un seguito o, se volete, una mia versione. Lo faccio omaggiando (o copiando palesemente, sempre se volete) il lavoro di Luigi, piccolo attestato di stima per un blog che seguo quotidianamente da anni e sempre con gran piacere. Quindi questo post presenterà titolo, impostazione e immagine d'apertura scelte dal buon Luigi che spero apprezzi l'omaggio e che non si incazzi per il furto :)

L'idea era quella di recuperare quei fumetti, non necessariamente i primissimi, che ti han fatto diventare fumetto dipendente ancora oggi, alla soglia dei quaranta, quelli che ti hanno colpito e segnato, quelli che ancora ricordi e che vorresti ancora oggi tenere in mano. L'elenco potrebbe essere anche un po' più lungo di così, più dettagliato, ma sull'onda del ricordo questo è... che poi una grandissima parte l'ha fatta la tv con Supergulp e I Superamici.

YAKARI
Uno dei primi ricordi a fumetti. Non che a questo albo fossi legato in maniera particolare ma è stato davvero tra le prime cose a fumetti tenuta in mano. Era un bel volume, scopro ora, della Fabbri Editori. Non so come, ma ce l'aveva mia nonna in un cassetto insieme alle foto e a una biografia illustrata sulla vita di JFK, che a dire di mia nonna sembrava essere un grand'uomo. Ricordo che all'epoca, ero piccino, diedi dei nomi ai membri della mia famiglia ispirandomi a questo e ad altri fumetti, così mia nonna divenne vecchia squaw, mia cugina piccola squaw, mio zio Slancio Lento, etc... per me scelsi un modestissimo Za-Gor-Te-Nay.


TOPOLINO E MACCHIA NERA
Anche qui c'èra una storia in particolare ma che ora ricordo in maniera vaga e che non sono riuscito a recuperare, non so più di che storia si trattasse, non ne rammento la trama e pure è lì che gira. Non ero un gran lettore Disney, però avevo uno zio che comprava Topolino o Paperino alle mie cuginette e quando c'ero io lo prendeva anche a me. O leggevo i loro, insomma. Quella storia mi colpì perché, a differenza di altre, aveva mistero. Macchia Nera entrò nel mio immaginario e mi sembrava un peccato che storie Disney di quel tipo lì ce ne fossero così poche. Ancor oggi, leggendo paperi e topi con Lauretta, spero di imbattermi in qualcosa del genere o proprio nella ristampa di quella storia lì, quella storia che non so più quale sia. E mi son pure perso la Topolino Black Edition uscita da poco...


ZAGOR #124
Sempre lo zio. A noi i Disney, a lui Zagor, Tex e Il Comandante Mark. Erano sempre lì, ammonticchiati sul suo comodino, conservati negli armadi. Però lo zio non era un collezionista e ogni tanto sganciava. Zagor contro Super Mike, indimenticabile. Lo scontro tra due uomini senza paura in sette prove. Ho sempre amato le storie con dei numeri a scandirle, fin da piccolo: le sette prove, le dodici case dei Cavalieri dello Zodiaco, i tre demoni di Kenshiro, etc... gli albi della sfida tra Zagor e Super Mike restano i migliori ricordi legati allo Spirito con la scure.



TEX #204
La storia è quella di sopra, esattamente la stessa, sempre lo zio. Non ricordo quale sia stato il primo Tex che lessi da bambino. Piaceva anche a mio padre, gli piace tuttora, ma lui non ha mai comprato fumetti se non in qualche rara occasione. Però ricordo questo I ribelli del Canada e a colpirmi non fu la storia in se o Tex Willer che già conoscevo. Mi fece invece una gran bella impressione Jim Brandon, uomo tutto d'un pezzo, nobile nella sua uniforme che immaginavo stagliarsi tra il bianco delle nevi canadesi. Poi in linea di massima c'era anche Il Comandante Mark, ma un gradino più in basso e non ricordo albi in particolare da segnalare in questa sede.


L'UOMO RAGNO GIGANTE #73
Albo fondamentale che ricordo ancor oggi con grandissimo affetto. A quell'epoca in casa nostra avere un fumetto tra le mani era una rarità, questo singolo albo mi spalancò un mondo. Ci ritrovai il mio eroe dei cartoni animati di Supergulp in una doppia storia contro Octopus e Testa di Martello (Amazing Spider-Man 158/159) e in più incrociai per la prima volta la mia strada con quella degli X-Men (Marvel Team-Up Annual 1), personaggi che ancor oggi resistono in cima alla mia lista di preferenze (anche se il vero amore scoccò più tardi). Per anni ho aspettato che queste storie venissero ristampate su Spider-Man Collection o sui vari Marvel Saga o Marvel Collection. Purtroppo le ristampe di Amazing Spider-Man si sono fermate al numero 150, otto fottutissimi numeri prima di quelle due agognate storie. Invece l'annual dedicato agli X-Men è stato editato giusto qualche mese fa e non me lo sono lasciato scappare.


MARVEL #2
L'epoca della Labor Comics durò il tempo di uno sputo. La collana che doveva riportare il materiale Marvel in Italia durò due numeri. Ero al mare, mia madre mi comprò questo albo, l'albo che fece di me un vero fan dei comics americani. Qui scoccò l'amore vero. C'erano gli X-Men di Claremont e Byrne, una roba incredibile. Più affilato della zanna di un serpente, la saga di Proteus, personaggi incredibili che sembravano veri, ancor oggi il mio ciclo di storie preferito, impossibile da criticare, perfetto. Semplicemente il meglio. E che copertina. In più c'erano Daredevil e un episodio di Hulk in cui compariva un per me fighissimo Capitan Marvel.


L'UOMO RAGNO #30
L'inizio ufficiale del mio rapporto con il fumetto. Nel senso che da questo momento iniziai ad avere quel minimo di potere d'acquisto che mi permetteva di comprarmi quell'albetto al mese. I miei non sborsavano per i giornalini e all'epoca non era rimasto molto nelle edicole di quei supereroi che mi erano rimasti nel cuore. Ci misi un po' ad accorgermi del loro ritorno, e me ne accorsi proprio grazie all'Uomo Ragno della Star, complice una recrudescenza di curiosità scattata grazie ai vecchi film di Spider-Man passati in quel periodo alla tv. Il 30 fu il primo numero che acquistai ma in arrivo c'erano tante cose belle, atmosfere urbane, la saga di Hobgoblin, i misteri di Kingpin e della Rosa, Lapide, Jack Lanterna... Ma, cosa più importante di tutte, in appendice c'erano proprio loro, gli incredibili X-Men!


GLI INCREDIBILI X-MEN #1
Forse l'albo che ho atteso di più in vita mia, un albo tutto dedicato agli X-Men, una serie nuova di zecca che avrei potuto comprare, collezionare, leggere e rileggere. Era un sogno che si avverava, un albo con una copertina fantastica, mi ricordava i bei tempi di quell'albo della Labor, gli X-Men con una formazione perfetta, una magia. Furono grandissime soddisfazioni. Col tempo poi si cresce, gli interessi mutano, ci si metton di mezzo le donne, e così diedi via tutta la mia collezione. Questa, quella dell'Uomo Ragno e un sacco d'altra roba. Poi, coglione, te ne penti. Questa è una delle cose che ho voluto recuperare, ora nella mia collezione ci sono la prima settantina di numeri della prima serie e tutta la seconda. Prima o poi coprirò anche il buco di quella cinquantina di numeri mancanti.


CAPITAN AMERICA & I VENDICATORI #11
Quest'albo mi scosse davvero. All'epoca non ero ancora smaliziato e non ero abituato alle dinamiche narrative che oggi giorno mettono in atto più gli uffici commerciali che non gli scrittori di fumetti. All'epoca credevo ancora ingenuamente alla morte, un po' come i bambini a Babbo Natale. Parlo della morte di un eroe. Sull'albo di Cap in appendice c'era Alpha Flight, fumetto di gruppo scritto e anche disegnato (se non erro) da John Byrne. Io amavo i fumetti di gruppo e amavo in maniera viscerale John Byrne. Beh, forse lo amo ancora. In quell'albo moriva Guardian, il leader di Alpha Flight. Fu una mazzata narrativa tremenda, un'emozione fumettistica mai più provata. In più ero convinto che Guardian fosse morto per restarci, morto intendo, ero convinto che non l'avrei rivisto mai più. Che ingenuo. Grandissimo albo.


CYBORG #1
Una delle primissime incursioni nel fumetto extra-supereroistico. Altro mondo che mi si aprì, su nuovi modi di concepire il fumetto, su nuovi generi, su nuove sensibilità, su nuove matite, su nuovi formati. Cyborg per me era davvero nuovo. Durò poco, presi tutti i pochi numeri, poi, coglione, li diedi via. Ricordo che adoravo la serie di Palumbo, quella con quel tizio che se ne andava in giro con una testa mozzata. Piccolo amarcord: attendevo con trepidazione le uscite di Cyborg, una volta, uscito per comprare il nuovo numero, i soldi contati in tasca, mi appressai all'edicola quando due loschi figuri, bulli o tossici non ricordo, mi rubarono i soldi dell'albetto. Me ne tornai a casa a bocca asciutta e pieno di vergogna. Chissà che fine avran fatto quei due maledettissimi stronzi.


MARTIN MYSTERE #125
A conti fatti, a posteriori, non tra i migliori Martin Mystère che io abbia mai letto. Eppure... lo presi al mare, ricordo che mio padre lo apprezzò ma resse per poco, dopo qualche numero iniziò a trovarlo troppo verboso, troppo logorroico. Certo, è Martin Mystère, è logorroico. Però che bello fu il mio rapporto con Martin, un grande fumetto, un bel rapporto finché è durato e proprio questo Neve d'agosto mi convinse a portarlo avanti, sarà stata la neve in spiaggia che per me non può che essere stata una grandissima benedizione.



LAZARUS LEDD #1
La prima serie in formato bonellide che seguii dal principio e tutta fino alla fine, è ancora lì, nello sgabuzzino con tanto di Extra e Speciali. Il primo numero non so più quante volte lo rilessi, sicuramente uno degli albi che ho consumato di più. Rimase su livelli qualitativi alti davvero per molto, mi faceva impazzire Bocci quando lo disegnava e che eroe poi, che donne, che storie, ancora oggi ha un posto nel mio cuore, non si può rinnegare. Poi con il passare del tempo un lato retorico prese il sopravvento, forse i miei gusti cambiarono, comunque rispetto.



HAMMER #1
Chiudo il post rubando le parole di Luigi per l'unico albo che abbiamo in comune, almeno per quel che riguarda questo post. Come per altri vecchi nostalgici di questa serie, Hammer fu per me una vera e propria mazzata in faccia. Parlo di tutti e 13 i numeri, ma in particolare del primo terzetto di albi su sceneggiatura di Riccardo Borsoni, Marco Febbrari e Stefano Vietti e splendidamente disegnati da Giancarlo Olivares e Majo. Livelli altissimi, una fantascienza MOLTO fantascienza, un trio di personaggi (Helena, Swan e John Colter) caratterizzati in modo grandioso, una fucina di talenti indimenticabili poi approdati altrove.

Quanti ricordi.
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