lunedì 27 luglio 2015

PHILIP K. DICK - TUTTI I RACCONTI: 1954

(Short stories collection vol. 2 di Philip K. Dick, 1954)

Secondo corposo volume dedicato ai racconti brevi di Philip Dick, nel caso specifico pubblicati tutti originariamente nell'anno del Signore 1954, anno evidentemente molto prolifico per lo scrittore americano. Negli anni successivi la produzione di racconti sarà più dilatata nel tempo, anche perché Dick inizierà a dedicarsi a scritti più lunghi e corposi, è datato 1955 infatti il suo primo romanzo dal titolo Lotteria dello spazio.

Come già accadeva per i racconti contenuti nel primo volume, anche in questi Dick non si concede escursioni nella sola fantascienza, abbracciando invece tutto lo scibile per quel che riguarda la sfera del fantastico. Non è rara infatti l'impressione nel lettore di trovarsi di fronte a racconti che hanno atmosfere e sapori dei vecchi episodi del serial Ai confini della realtà, anche in questo l'autore si rivelerà precursore, la serie classica di The twilight zone (questo il nome originale) vedrà infatti la luce nei palinsesti della CBS solo nel tardo 1959.

A conferma dell'inclinazione di Dick verso le weird tales un titolo su tutti, piuttosto esplicativo dell'argomento: Breve vita felice di una scarpa marrone (The short happy life of the brown Oxford). Se una scarpa può essere felicemente protagonista di un racconto particolare figuriamoci se non possono esserlo divinità in miniatura od orologi a cucù poco socievoli, alberi malevoli o elettrodomestici insistenti.

Ovviamente c'è pane anche per i denti di chi ama la fantascienza più classica, dai pianeti lontani alle guerre galattiche, dal viaggio nel tempo alle distopie apocalittiche. Torna ricorrente lo scenario di guerra, una delle maggiori ossessioni dell'autore, così come tornano i mondi alternativi, ciò che è vero e ciò che è falso.

Non tutti i racconti sono belli e meritevoli alla stessa maniera, cosa che accade più o meno in ogni antologia, e in un volume di oltre cinquecento pagine il rischio di sovraccarico da visioni fantastiche potrebbe anche venirvi a bussare alla porta. Presi però con le giuste dosi i viaggi immaginifici di Dick, visionario e anticipatore, non possono che lasciare soddisfatti i fan del genere e non solo.

Siamo a metà dell'opera, vedremo quante e quali altre sorprese riserveranno gli ultimi due volumi della raccolta. Poi via ai romanzi.

Philip K. Dick

domenica 26 luglio 2015

VINCENZINA 002

Vincenzina, il rimedio alla calura estiva!




Per chi fosse interessato ad acquistare una copia nell'edizione della Red dei libri di Bradi Pit o di Vincenzina potrà richiederla direttamente a Giuseppe contattandolo all'indirizzo e-mail scapigliati@aruba.it

sabato 25 luglio 2015

WAYWARD PINES

Ammetto di essere stato contagiato dall'hype creato sul web e su alcune riviste per la messa in onda di Wayward Pines. Al solo pensiero di poter vedere un serial che già nelle intenzioni prometteva di omaggiare Twin Peaks, pur sapendo che non sarebbe riuscito nemmeno ad avvicinarsi alle vette toccate dal precedente, sono andato in brodo di giuggiole.

Diciamo pure che il mio entusiasmo non era giustificato, vuoi perché degli elementi cari ai fan di Twin Peaks non sono poi molti (ambientazione, mistero), vuoi perché la qualità generale della serie si è rivelata decisamente inferiore a quello che avrebbe dovuto esserne l'ispiratore.

Ma mettiamo da parte ogni scomodo paragone e concentriamoci su Wayward Pines. La serie, tratta dai romanzi di Black Crouch, a mio avviso non parte affatto male mischiando la provincia americana, atmosfere minacciose e diverse situazioni misteriose difficilmente spiegabili. In più il volto familiare del protagonista, quello di Matt Dillon, pur non appartenendo a un grandissimo attore, crea subito empatia e per qualcuno forse anche un pizzico di nostalgia. Insomma, non si era partiti male e la curiosità dello spettatore veniva solleticata fin da subito.

Nel corso di un'indagine federale l'agente Ethan Burke (Matt Dillon) si trova coinvolto in un brutto incidente stradale nei pressi della cittadina di Wayward Pines. Risvegliatosi in ospedale Burke si rende conto poco a poco che le persone che lo circondano, in particolar modo l'infermiera Pam (Melissa Leo), nascondono qualcosa e si comportano con un velato fare minaccioso. In seguito l'agente Burke scoprirà come lasciare Wayward Pines non sia affatto facile.

Ma le stranezze non si limitano a questo. Oltre all'aspetto misterioso/investigativo della vicenda, la serie apre da subito a possibili derive sovrannaturali, fantastiche o fantascientifiche, perché i conti non tornano e a tutte le cose che a Wayward Pines sembrano dannatamente fuori posto bisognerà pur dare una spiegazione.


Così la serie prosegue, non priva di incongruenze e passaggi poco chiari, fino alle rivelazioni di metà stagione (attorno alla quinta puntata) dove in un paio di episodi arrivano tutte le spiegazioni che lo spettatore aspettava (e che magari inconsciamente non voleva). A questo punto la serie perde un poco di interesse, almeno per me così e stato, il fascino del mistero spazzato via almeno in parte da una realtà fantastica ma non così interessante e avvincente.

Nel complesso Wayward Pines si è rivelata una serie discreta, un buon intrattenimento non privo di sbavature e imperfezioni con un finale che lascia aperte le porte per un eventuale prosieguo che pare non ci sarà. In giro per il web si parla di occasione sprecata, in realtà io la vedo più come una realizzazione non perfettamente centrata. Poteva essere meglio ma non è stata poi così male, in fondo parliamo solo di una decina di puntate che scivolano via bene.

Da segnalare nel cast altri volti noti come Carla Gugino, Toby Jones e Juliette Lewis.


giovedì 23 luglio 2015

LA MUSICA DI LAURA - EPISODIO 004


Questa volta oltre ai tre brani scelti come sempre a caso da Lauretta e la sua decisione di voto, vi proporrò anche alcuni commenti rubati a mia figlia durante l'ascolto dei brani. Condivisibili o meno sono convinto che siano comunque molto simpatici.
I pezzi sono questa volta tutti un poco datati, ancora una volta tre approcci differenti alla musica.

Ed ecco i brani che vi propongo questa volta, ovviamente come sempre esprimete liberamente tutti i vostri apprezzamenti, le vostre antipatie e soprattutto la vostra preferenza.


1)  U.K. - Alaska




2)  Kiss - Hard luck woman




3)  Queen - My fairy king



Questa volta con ben poca convinzione Laura ha scelto come brano vincitore Hard luck woman dei Kiss, probabilmente il più accessibile per le sue orecchie.

E come promesso ecco alcuni dei suoi commenti sui pezzi:

Su Alaska:
-  Questa è la canzone più inquietante che io abbia mai sentito.
-  Io sto morendo di caldo anche se siamo in Alaska.
-  Io non la voterei neanche morta.

Su Hard luck woman:
-  Non capisco con che criterio si truccano così.
-  Ma questa la canta solo il gatto?

Su My fairy king:
-  Il loro scopo era quello di far venire l'infarto a tutti?

martedì 21 luglio 2015

TORNA A CASA, LASSIE!

(Lassie come home di Fred McLeod Wilcox, 1943)

Lo so, lo so, questo blog ormai si sta trasformando sempre più in uno spazio per poppanti. C'è ben poco da fare, come diceva il grande Eduardo adda passà a nuttata, cosi a me, beninteso senza azzardare scomodissimi paragoni, non resta che dire dovrà finire anche questa estate.

Comunque, piaccia o meno, andiamo a parlare di un classicissimo del cinema per famiglie prodotto dalla Metro Goldwyn Mayer nel 1943, diretto da un esordiente e interpretato tra gli altri anche da una giovanissima Elizabeth Taylor che all'epoca contava giusto undici anni. Come tutti sanno il successo di Torna a casa Lassie fu enorme tanto da dar vita a diversi sequel, tre serie tv e un'esplosione di vendite di cani di razza Collie.

Sicuramente all'epoca i racconti edificanti e intrisi di buoni sentimenti facevano un effetto più genuino di quel che possono provocare oggi in noi spettatori moderni spesso cinici e disincantati. In più buoni sentimenti in questo caso veicolati da e per un animale, un cane che vive di amore incondizionato e totale per il suo padroncino, un amore inattaccabile sotto ogni punto di vista. Cosa volere di più? Non rimane che cascarci con tutte le scarpe.

In più Lassie (interpretato dal Rough Collie Pal) è effettivamente un bellissimo esemplare di cagnone, non lo si può negare.

Siamo negli anni della depressione, la zona dello Yorkshire in Inghilterra è afflitta dalla piaga della disoccupazione. La famiglia Carraclough composta da papà Sam (Donald Crisp), da mamma Carraclough (Elsa Lanchester) e dal piccolo Joe (Roddy McDowall) versa in pessime condizioni economiche. Il quarto membro della famiglia è l'intelligentissima Lassie che vive in simbiosi con il piccolo Joe tanto da andare ogni giorno a prenderlo, puntualissima, all'uscita da scuola. L'amore tra bimbo e cane è grandissimo ma un giorno al premuroso signor Carraclough, per dar da mangiare alla famiglia e guadagnare qualche soldo, non resta che vendere Lassie al Duca di Rudling (Nigel Bruce).

Inizieranno così diversi tentativi di fuga (molti riusciti) da parte del cane al fine di ricongiungersi al bambino, l'ultimo dei quali avverrà con partenza dalla lontana Scozia, luogo dove il conte si era recato con la nipotina Priscilla (Elizabeth Taylor).


Il film è tutto qui, una di quelle storie che non sfigurerebbero tra gli ultimi servizi di quello pseudo tg che è Studio Aperto, a smuovere lacrime, magoni e buoni sentimenti. Però funziona, non si può restare indifferenti alla peripezie e ai sacrifici affrontati da Lassie per tornare dal piccolo Joe. Ora, senza buttare lacrime ne battersi i pugni sul petto, se non provate almeno un po' di simpatia/empatia per il cane siete proprio delle merdacce.

La confezione gode di una bella fotografia che ricrea in maniera credibile paesaggi anglo-scozzesi pur mantenendo tutto il girato in Nord America. Gli attori sono tutti in parte e ben calati nelle atmosfere del cinema dell'epoca e del genere, molto simile a diverse produzioni targate Disney. Proprio per il suo gusto d'antan una visione piacevole ancora oggi.


domenica 19 luglio 2015

G-FORCE - SUPERSPIE IN MISSIONE

(G-Force di Hoyt Yeatman, 2009)

A questo siamo arrivati. Il periodo estivo contrassegnato da calura disidratante non è solo la croce degli esercenti cinematografici, è anche causa di una quasi impossibilità di godere di un film decente tra le quattro mura domestiche. Infatti le scuole sono chiuse. Durante l'anno, con la scusa che domani c'è scuola, i bambini vengono mandati a letto presto e, a una certa ora, tu puoi pure permetterti di guardarti un film serio. D'estate no. Mia figlia, che ormai ha nove anni, non posso più costringerla ad andare a dormire alle nove e mezza, perché l'indomani non c'è scuola, la mattina nessuno le scassa i cabbasisi e la creatura può pure dormire qualche ora in più. Allora si guarda il film tuttinsieme.

Ieri c'è toccato G-Force (e l'ho pure proposto io). I primi dieci minuti promettevano bene, una specie di rutilante film d'azione a tema spionistico con porcellini d'india, talpe e criceti impegnati a sventare il superpiano criminale di una mente malata a capo di una megacorporation produttrice di elettrodomestici. Protagonisti potenzialmente simpatici supportati nel cast umano dall'ormai celebre Zach Galifianakis, ritmo serrato, roditori affiatati.

Prodotto adatto alla fascia d'età di mia figlia che dopo appunto questi primi dieci minuti perde un po' di interesse se proposto a un pubblico adulto. Animali parlanti se ne sono visti in tutte le salse, l'apporto degli attori in carne e ossa è puramente alimentare e funzionale alla trama e il ritmo in alcune sequenze scende pericolosamente verso il basso tanto che l'unica cosa di un certo interesse rispetto all'introduzione di un nuovo personaggio (Bucky il criceto) è quella che lo stesso porti la voce del Dottor Heinz Doofenshmirtz di Phineas e Ferb.

Sul versante tecnico l'ibrido umano/animale è perfettamente riuscito e di per sé il film non è peggio di molto cinema del genere prodotto per i bambini. Ci sono buone sequenze action probabilmente sviluppate per il 3D, una banda di personaggi ben riusciti e qualche buona battuta. Il resto è routine, scena musicale finale compresa.

Per chi deve intrattenere i bambini G-Force - Superspie in missione è un prodotto che funziona, simpatico, innocuo e se voi adulti avete problemi di sonno potrebbe anche aiutarvi a farvi fare una bella dormita, che di questi tempi è tutto grasso che cola.

Domani le faccio vedere Harry pioggia di sangue.


sabato 18 luglio 2015

VINCENZINA 001

In attesa del ritorno del Bradi Pit iniziamo a proporre le strip dell'altra creatura di Giuseppe, la tenerissima Vincenzina, per la prima volta sul web in formato verticale.

Ricordo a tutti che nel corso degli anni Giuseppe ha pubblicato un volume dedicato alle strip del Bradipo e uno a quelle di Vincenzina. Se qualcuno di voi fosse interessato ad acquistarne una copia nell'edizione della Red potrà richiederla direttamente a Giuseppe contattandolo all'indirizzo e-mail scapigliati@aruba.it

E ora... Vincenzina.



giovedì 16 luglio 2015

KILLER!

(di Tiziano Sclavi e Montanari & Grassani)

Questa volta Dylan Dog si trova ad affrontare una macchina da guerra, un perfetto costrutto per uccidere, una sorta di Terminator di Arnoldiana memoria al quale l'omaggio di Tiziano Sclavi sembra parecchio evidente. Come accadeva nel film di James Cameron dall'altra parte dell'oceano, anche a Londra si palesa un energumeno dotato di pochi argomenti e dai modi spicci. Invece di Sarah Connors il nostro simil-terminator è alla ricerca degli Hund residenti in città, all'unico scopo di far loro saltare la testa per passare poi in tutta fretta all'obiettivo successivo.

Ovviamente la trama imbastita da Sclavi non può essere una semplice copia del film uscito nelle sale giusto un paio d'anni prima e infatti vi è l'ibridazione dell'ormai celebre canovaccio con la cultura e le leggende ebraiche, qui splendidamente rappresentate da un altro di quei personaggi indovinatissimi che Sclavi dissemina nelle sue storie: il rabbino Woodrow Allen Hund.

Perfetta controparte di Groucho con il quale si diletta in sfide a suon di proverbi Yiddish, il rabbino Allen sarà una delle chiavi della vicenda ma non la sola, mai sottovalutare l'importanza del nostro Dylan Dog. Per una storia in cui è assente l'amorazzo di turno, Sclavi ne compensa la mancanza con dosi copiose di azione e morti ammazzati e un ritmo indiavolato che avvolge la storia dall'inizio alla fine, elucubrazioni rabbiniche a parte.

Proprio perché la minaccia è molto evidente e poco strisciante mancano un poco le atmosfere inquiete molto care alla serie, cosa che di per sé non sarebbe neanche un male (infatti l'episodio funziona molto bene) ma che non permette alla coppia di disegnatori, come avvenuto in altre occasioni, di compensare in atmosfera la rigidità delle loro matite (è ormai risaputo come Montanari e Grassani non siano proprio i miei artisti dylaniati preferiti).

Quindi onore al merito a quello che potrebbe essere (e in un certo senso già lo è) un action movie dai risvolti fantastici molto ben riuscito, adrenalinico e dal ritmo sostenutissimo. Mi sarebbe piaciuto vedere altre matite ma tant'è...


mercoledì 15 luglio 2015

LA MUSICA DI LAURA - EPISODIO 003


Ecco altri tre brani tra i quali la mia bimba è stata chiamata a scegliere e a esprimere la propria preferenza. Brani molto diversi uno dall'altro per genere, approccio, epoca. L'andazzo è stato più o meno questo: molto contenta per una scelta, entusiasta per un'altra e molto meno per un'ultimo pezzo che ha testualmente definito uno strazio (indovinate voi con quale abbinamento).

Andiamo subito a vedere i brani selezionati da Laura:

1)  Oasis - Supersonic




2)  The Doors - The end




3)  Giovanni Allevi - L'ape e il fiore



Con molta gioia Laura ha deciso che il meglio è... Giovanni Allevi con L'ape e il fiore (titolo molto bambinesco effettivamente).

E voi che dite: votate gente, votate!

martedì 14 luglio 2015

GUNGA DIN

(di George Stevens, 1939)

Film datato 1939 che mescola per bene avventura e commedia, mettendo in scena un cast di primissimo piano e una regia affatto disprezzabile. In fondo gli esiti di questa pellicola non potevano essere così negativi (anche se bucò al botteghino) visti i coinvolgimenti in fase di stesura di William Faulkner e Howard Hawks, entrambi in seguito sostituiti.

In ogni caso il lavoro di George Stevens basta a giustificare il vasto dispendio di energie e la caratura del cast coinvolto nel progetto. Siamo negli anni '30 e il film offre scene di massa ottimamente realizzate e sequenze d'azione notevoli nonostante le stesse riviste oggi diano l'impressione di movimento non sempre fluido soprattutto nell'incedere delle folle. Comunque anche questo elemento contribuisce al versante più comico della vicenda portato avanti dai tre protagonisti, tre sergenti dell'esercito coloniale britannico di stanza in India. Il Sergente Cutter (Cary Grant), il Sergente MacChesney (Victor McLaglen) e il Sergente Ballantine (Douglas Fairbanks Jr.) sono tre amiconi spesso coinvolti in risse e tiri mancini causati dalla mania del primo di andar in cerca di perduti tesori. Lo scenario non è dei più allegri, l'esercito britannico deve infatti affrontare la minaccia della terribile setta dei Thug, guerrieri spietati dediti all'arte dello strangolamento. Tra i vari personaggi che gravitano intorno all'orbita dei tre sergenti c'è l'indiano Gunga Din (Sam Jaffe), incaricato di portare l'acqua durante le battaglie e aspirante soldato.


Il tutto è tratto da un poema dello scrittore Rudyard Kipling e da alcuni elementi tratti da un racconto del medesimo autore intitolato Soldiers three. È particolare l'inserimento di figure quasi grottesche come quella del sergente Cutter interpretato da un Cary Grant come al solito capace di innalzare i livelli della commedia e che riesce a trasformare uno scenario di guerra in un perfetto palcoscenico per una screwball comedy. Solo accennati gli aspetti romantici grazie alla presenza di Joan Fontaine, promessa sposa del Sergente Ballantine per la quale quest'ultimo, osteggiato dai due colleghi, è in procinto di lasciare l'esercito.

Tutto il cast contribuisce alla buona riuscita di questo mix d'azione e commedia piacevole da guardare ancor oggi, il tutto in un film che è stato anche scelto per essere conservato nel National Film Registry per la sua valenza culturale.

Per quel che riguarda il nostro personale excursus nella filmografia di Cary Grant la mia preferenza continua ad andare ai film in cui è la commedia pura a farla da padrone, dove la controparte storica o avventurosa non è così prominente, ciò nonostante la visione datata di film ai quali ormai siamo poco abituati è sempre consigliata, soprattutto se in questi uno dei protagonisti è il buon vecchio Cary Grant.


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