lunedì 20 aprile 2015

GLI ASSASSINI

(di Mauro Boselli e Alfonso Font, 1998)

Il dodicesimo Texone vede la prima sceneggiatura firmata non dall'inossidabile Claudio Nizzi ma dal degno sostituto Mauro Boselli. E' un'ottima sceneggiatura quella che Boselli stende per le matite di Alfonso Font, il canovaccio ruota intorno alle gesta di una categoria di loschi figuri che bazzicavano le terre dell'ovest americano, i regolatori, killer prezzolati a disposizione del miglior offerente e pronti a chiudere qualsiasi conto, sempre e rigorosamente al di fuori della legge, a suon di piombo caldo e in cambio del giusto compenso. Denaro, avidità, terra e vendetta, presupposti questi per ogni intreccio western che vuole andare incontro a una buona riuscita, nella fattispecie Boselli sembra innalzare anche un pochino l'asticella della violenza mettendo due dei protagonisti in serio pericolo di vita come raramente accade nelle storie di Tex, facendo ammazzare gente a picconate e massacrando poliziotti a colpi di gatling. Ancora una volta il Texone ci offre un coprotagonista ben tratteggiato, il classico bambino che assiste all'omicidio dei genitori e una volta cresciuto cerca vendetta. Il giovane Mitch è alle costole dei regolatori, un'organizzazione ben strutturata di spietati assassini sulle tracce dei quali ci sono anche Tex e Carson destinati a incrociare la strada del ragazzo, nella vicenda verranno coinvolti anche l'amico dei ranger Tom Devlin, capo della polizia di San Francisco, e i suoi uomini.


La concezione del fumetto da parte di Alfonso Font non prevede volti banali e personaggi non caratterizzati, il segno del disegnatore spagnolo è spesso tangente alla caricatura trattenuta, gesto artistico che esprime al meglio vizi e virtù di ognuno dei protagonisti della storia. Se il volto di Mitch è quello del bravo ragazzo (ma comunque letale), quello dei sicari è un campionario di brutture e cattiverie, baffoni, barbe ispide, sguardi torvi e occhi ingannatori con l'unica eccezione di Dude, disonesto e pericoloso come gli altri ma con l'andi del damerino impomatato. Oltre all'uso dei neri Font ricorre anche a delle retinature di grigio che contribuiscono a muovere diverse vignette dando alle ombre grande naturalezza, inoltre la capacità di infondere un ottimo dinamismo alle sequenze più action equilibra in maniera perfetta l'attenzione che i magnifici volti di Font catalizzano con tanta facilità. L'esperienza sicuramente faticosa ma presumibilmente appagante del Texone porterà così  un altro talento internazionale nella scuderia del Texas Ranger per il quale realizzerà in seguito diversi episodi della serie regolare.

La formula del Texone sembra sempre più infallibile e, con le dovute eccezioni, sembra anche che grandi nomi del circuito internazionale del fumetto non disdegnino di cimentarsi con questa grande prova. Fortunatamente la mia riserva speciale ha ancora parecchie freccie al suo arco tutte ancora da scoccare.

Alfonso Font

giovedì 16 aprile 2015

SHERLOCK HOLMES E I VAMPIRI DI LONDRA

Nata pochi mesi or sono la nuova collana dell'Editoriale Cosmo che porta il nome di Collana Weird Tales (per gli amici Cosmo serie marrone) si ripropone di raccogliere storie davvero inusuali, in cui i più famosi eroi della letteratura si cimenteranno con situazioni bizzarre e si scontreranno con nuovi e spesso misteriosi avversari (per dirla con parole loro).

La premessa non è che mi facesse tremare le ginocchia per la spasmodica attesa, voglio dire, per queste cose abbiamo la Lega di Moore suvvia. Però metti caso che il materiale proposto fosse davvero interessante? Inoltre nel primo numero il protagonista è il mio amato Sherlock Holmes e voilà, il gioco è fatto.

Devo dire che questo primo e unico numero della collana che ho acquistato è stato una piccola delusione, i due episodi che compongono questa mini saga mi hanno lasciato davvero poco. La scelta di affidare una discreta parte della narrazione alle didascalie, che qui sono usate come una sorta di diario di Sherlock Holmes, sembra andare a discapito del ritmo e appesantire la lettura dell'albo in maniera significativa, inoltre reputo un grosso errore eliminare totalmente dalla vicenda la presenza del Dottor Watson.

La vicenda si svolge dopo la falsa morte di Holmes per mano di Moriarty, lo sceneggiatore Sylvain Cordurié spiega la mancanza dell'eterna spalla di Holmes con un pretesto, cioè la volontà del protagonista di non far sapere ai suoi nemici di essere ancora vivo e per meglio reggere il gioco tenere quindi all'oscuro del suo ritorno anche il fido Watson. Più probabile che Cordurié non sapesse bene come inserire il personaggio nella trama. Trama che in verità offre ben poche emozioni: nel giro dei vampiri di Londra ce n'è uno che sta passando i limiti attirando sulla comunità vampirica le ire della Regina, e anche il più temibile dei vampiri state pur certi che non vuole far incazzare la Regina. Il capo dei vampiri assolda con maniere assolutamente poco cordiali il celebre investigatore dandogli il compito di togliere di mezzo il pericoloso rinnegato.

Questo è. Nel mezzo più azione che indagine e metodo deduttivo, vampiri poco, poco interessanti, qualche personaggio pescato dalla mitologia creata da Conan Doyle e qualche situazione che strizza l'occhio ai fan di Holmes, il tutto molto all'acqua di rose. Una storia che avrebbe potuto avere qualsiasi altro protagonista ma che usa Sherlock Holmes per circuire e abbindolare i polli come me. E funziona.

Nulla da dire sulla parte grafica, a parte il volto di Holmes che non rientra nei miei gusti e mi ricorda un vecchio attore di teatro all'opera, per il resto le tavole di Laci mi sembrano sempre costruite con un certo impegno e una giusta dose di dettaglio soprattutto nelle scene in esterno, cosa che solitamente apprezzo molto.

Per i curiosi i tre numeri successivi sono stati dedicati a Mister Hyde contro Frankenstein (numero 2), ai Grandi antichi (numero 3 con Achab e il Kraken) e 20.000 secoli sotto i mari (numero 4 dove Nemo incontra i miti di Cthulhu).

BRADI PIT 127

Se le inventano tutte pur di farti una multa...


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lunedì 13 aprile 2015

WE'RE JUST A BIT - FENCHURCH BEST FRIENDS REMIX

Nuovo lavoro degli amici Fenchurch Best Friends che remixano il pezzo We're Just a bit della band electro-pop torinese MD911. I lavori di entrambe le band verranno pubblicati dall'etichetta KHB Music. Come forse i più attenti di voi avranno notato uno dei due remix porta la firma del carissimo Urz, amico di lunga data e sometimes ospite di questo blog. Se vi capita di passare di qui e leggere questo post vi inoltro una piccolissima preghierina: ascoltate i due brani e diteci cosa ne pensate, vi garba il lavoro dei ragazzi?






domenica 12 aprile 2015

SUPERNATURAL - SESTA STAGIONE

Dopo la lotta per scongiurare l'apocalisse vista nel corso della stagione precedente non era certo facile per gli autori di Supernatural riuscire ad alzare ancora il tiro per quel che riguarda la trama orizzontale della sesta stagione. Si sono rese infatti necessarie ben due storie da sviluppare nell'arco dell'intera annata e che hanno impegnato i due fratelli Winchester più o meno equamente nel corso delle ventidue puntate in programmazione. La prima metà della serie affronta in maniera diretta le conseguenze della lotta all'apocalisse della stagione precedente, in ballo ci saranno ancora l'inferno e questa volta l'anima di Sam (Jared Padalecky). Nonostante il cast allargato, in numerosi episodi l'impressione è che le novità non siano poi molte e che anzi diverse soluzioni narrative inizino a sapere di rimasticatura, inoltre a livello di sceneggiatura non mancano colpi di mano furbetti, tra l'altro già adoperati, per togliere d'impiccio i due protagonisti da situazioni all'apparenza senza via d'uscita. Certo, chi segue il serial da diverso tempo ha ormai imparato ad apprezzarlo più per altri motivi che non per lo sviluppo in se della trama stagionale che comunque riserva almeno sul finale qualche bel momento. Nella seconda metà di stagione invece la minaccia pressante sarà la Madre di tutte le cose (Julia Maxwell) che tirerà fuori dal cilindro il terzo incomodo, dopo Inferno e Paradiso si comincia a sentir parlare anche di Purgatorio.

Le novità più interessanti, che non sono molte e prenderanno corpo solo nelle ultime puntate di stagione, più che a Dean (Jensen Ackless) e Sam saranno legate all'angelo Castiel (Misha Collins) e ai suoi piani per contrastare l'Arcangelo Raffaele (Demore Barnes) e recuperare le armi celestiali sottratte al Paradiso dall'angelo Balthazar (Sebastian Roché).


Per il resto gli ingredienti sono sempre i soliti: angeli e demoni, vampiri, mostri d'ogni sorta, il noto cast di comprimari ma anche parecchia ironia, autoironia e riferimenti metacinematografici e se vogliamo anche metaseriali. La coppia d'attori continua a funzionare bene tanto da guadagnarsi un episodio in cui interpretano addirittura loro stessi nella parte di due attori che interpretano i due protagonisti di un serial dal titolo Supernatural prodotto da un tale Erik Kripke e diretto da un certo Bob Singer. Come ciliegina sulla torta possiamo metterci il viaggio indietro nel tempo per incontrare Samuel Colt (Sam Hennings) nel vecchio west infarcito di citazioni al cinema western e al mitico Ritorno al futuro.

Il finale di stagione lascia la curiosità di vedere come si evolverà il nuovo scenario venutosi a creare e promette almeno alcune puntate dense di avvenimenti in apertura di settima stagione. Supernatural è un serial al quale ci si affeziona pian piano, poi, vada come vada, diventa difficile smettere.


giovedì 9 aprile 2015

BRADI PIT 126

Continua tu...


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LE AVVENTURE DI MADMAN

(Madman adventures di Mike Allred, 1992/1993)

Il secondo volume della Madman Collection raccoglie la miniserie in tre numeri Madman Adventures ancora una volta scritta, ideata e disegnata interamente dal quel geniaccio dalla visione tenera e poetica di Mike Allred.

Mi piace Madman per il candore e la purezza del suo protagonista, un personaggio recuperato alla vita dalla morte, un eroe sui generis con facoltà ultra umane seppur capricciose ma capace di andare in completa e totale difficoltà imbarazzandosi enormemente nel conoscere il padre di Joe, la donna da lui amata. Un eroe tenero e ingenuo, aperto alla vita e allo stesso tempo pieno di dubbi esistenziali e di domande su cosa lo aspetti dopo la morte, la fine di tutto che renderebbe completamente insensata ogni vita o una coscienza capace di sopravvivere all'eternità?

Si passa dal bianco e nero e viola del primo volume ai colori più accesi che la quadricromia possa offrire, ma non è solo il comparto grafico/visivo ad affondare le mani nel pop style più spinto, ma anche la vasta gamma degli elementi da narrativa pop trattati nella miniserie: andiamo dalla galleria dei costumi agli scienziati pazzi, dai viaggi nel tempo ai dinosauri, dai robot dal design retrò al viaggio on the road, dagli alieni venuti dallo spazio a strampalati agenti deviati. Ah, ci sono anche i toupet. In mezzo a tutto questo casino un uomo (?) buono che cerca in ogni modo di fare la cosa giusta. Ma che bello è questo personaggio?

Coinvolto dal Dr. Flem in una sorta di viaggio del tempo che comprensibilmente prevede qualche rischio, il nostro eroe non ha altra preoccupazione che quella di non riuscire a tornare in tempo dal viaggio per l'appuntamento delle sette con la sua amata Joe. Nel frattempo ci sono da tenere sotto controllo il Professor Boiffard e i suoi esperimenti espandi-cervello, la Professoressa Mamie Vargas e il suo automa Bot-M abbandonati nella preistoria, un alieno proveniente da una galassia lontana lontana, degli strambi men in black e pure un supereroe stralunato. Nel mezzo un personaggio vero, puro, capace di farsi amare dalla prima all'ultima vignetta.

Leggetevi i primi due volumi della Collection, vedrete se non vi verrà voglia di andare a dormire accompagnati da un peluche di Frank Einstein.

lunedì 6 aprile 2015

MALEFICIENT

(di Robert Stromberg, 2014)

In Maleficient assistiamo alla riscrittura di un personaggio che in fin dei conti non aveva bisogno di essere riscritto, non tanto perché l'aggiungere un background alla storia di Malefica risulti una cattiva operazione (anzi, dal punto di vista economico si è rivelata una mossa molto fortunata), più che altro perché la strega cattiva de La bella addormentata nel bosco era già di per se il personaggio più intrigante, affascinante e (per i bimbi) terrorizzante dell'intera vicenda. In ogni caso la scelta di rendere la bella strega la protagonista assoluta del racconto, oltre a permettere alla Disney di portarsi a casa una fraccata di soldi, anche dal punto di vista cinematografico non si rivela una mossa sbagliata, sempre rimanendo nell'ottica dei film creati ad hoc per i sabato sera in famiglia con bambini.

L'algida e anche un filino rigida Angelina Jolie è una Malefica perfetta e bellissima nonostante il make up volutamente innaturale sugli zigomi alieni a una corretta anatomia umana. Di recitazione non parliamo, l'impressione è che la Jolie faccia difficoltà anche solo a girare la testa. Comunque la visione femminista della storia e i retroscena sul passato di Malefica garantiscono un'interpretazione inedita (e inventata) della celebre storia della bella Aurora (Elle Fanning, ma interpretata da piccola anche da una delle figlie della Jolie che già dimostra talento superiore a quello della madre).

Il regista è un esordiente con grande esperienza però in scenografie ed effetti visivi, elementi che la fanno da padrone in tutta la prima e inedita parte della storia nella quale viene ricreato il regno della Brughiera, terra di confine con il regno degli umani dove creature magiche di ogni sorta vivono in pace. Visivamente l'effetto complessivo è di sicuro impatto anche se a mio parere denota una freddezza e un'artificiosità di fondo che non rendono il lavoro completamente riuscito.


Proprio nella brughiera vive una giovane Malefica, una sorta di fata buona e gentile che un giorno incontra sul limitare del regno il giovane Stefano (Sharlto Copley), umano che poco a poco guadagnerà la sua fiducia e il suo affetto. Crescendo Stefano diventa sempre più ambizioso arrivando a desiderare finanche il comando del regno degli umani per ottenere il quale non esiterà a tradire la sua amica d'infanzia. In seguito al tradimento di Stefano Malefica diverrà la strega che tutti conosciamo mantenendo però in fondo al cuore un barlume di luce che solo la piccola Aurora sarà in grado di ravvivare.

La chiave di lettura tutta al femminile è il punto più interessante dell'intera vicenda, Malefica è diventata quel che è perché sulla sua strada ha trovato un bastardo figlio di puttana che l'ha fatta soffrire terribilmente, un uomo corrotto dal potere il cui contraltare è il giovane Filippo (Brenton Thwaites), un bravo ragazzo imbecille come pochi. A parte la poco influente Aurora e le tre inutili fatine (Lesley Manville, Imelda Staunton, Juno Temple), l'unico vero personaggio interessante è quindi proprio Malefica che ci viene offerta in una versione inedita e approfondita.


domenica 5 aprile 2015

sabato 4 aprile 2015

COVER GALLERY - DUSTIN NGUYEN - WILDCATS 3.0

Wildcats 3.0 episodio 01 - Dustin Nguyen
Riprendiamo il discorso lasciato in sospeso qualche settimana fa (anche se in realtà il discorso sembrava più che chiuso) riguardo le copertine della serie Wildcats pubblicata all'epoca da Image Comics e dai Wildstorm Studios di Jim Lee. La serie ha avuto nel corso degli anni diverse incarnazioni e i componenti del gruppo numerose traversie. Nella loro versione 3.0 il gruppo è capitanato dall'androide Spartan, Lord Emp viene parzialmente accantonato e lo scrittore Joe Casey decide di dare un volto pubblico a questo gruppo di supereroi trasformandoli in una sorta di multinazionale quotata sul mercato e nascosta dietro il brand della Halo Corporation (sto andando a memoria, perdonatemi nel caso ci fosse qualche imprecisione). La Halo, come tutte le aziende, immetteva prodotti sul mercato ma dal marcato tratto innovativo (ad esempio le batterie a energia illimitata). Ricordo che la nuova impostazione era intrigante e che le storie della terza incarnazione di Wildcats si interruppero quando la Magic Press mise fine alla pubblicazione del mensile Wildstorm.

Fatto sta che anche Dustin Nguyen, che si occupava all'epoca delle copertine e per un certo numero di uscite anche dei disegni della serie, si adattò al nuovo andazzo creando una serie di immagini molto più vicine alle illustrazioni pubblicitarie e alle trovate degli addetti al marketing che non a quelle di una classica serie di supereroi. A voi giudicarne il risultato.

Come per gli scorsi appuntamenti e come accadrà nei prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


Wildcats 3.0 epis. 01 Aternative - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 02 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 03 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 04 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 05 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 08 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 15 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 16 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 18 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 19 - Dustin Nguyen



Wildcats 3.0 episodio 20 - Dustin Nguyen

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