venerdì 22 agosto 2014

LA BUONANOTTE - SOUNDGARDEN - FELL ON BLACK DAYS

Nell'augurarvi una buona notte...



Soundgarden - Fell on black days

dall'album Superunknown del 1994

giovedì 21 agosto 2014

TRILOGIA DI NEW YORK

(The New York trilogy di Paul Auster, 1985/1986)

La Trilogia di New York raccoglie tre romanzi dello scrittore originario di Newark, New Jersey: Città di vetro (City of glass) edito nel 1985 e i successivi Fantasmi (Ghosts) e La stanza chiusa (The locked room) risalenti all'anno successivo.

I tre romanzi sono legati tra loro in maniera molto, molto originale, quasi subdola se vogliamo, attraverso alcuni riferimenti inseriti nel testo dall'autore quasi a privare di ogni significato ciò che il lettore ha tentato strenuamente di figurarsi nella sua testa nel corso della lettura. Collegamenti che sono accenni, provocazioni, disturbi che non fanno che aumentare la bellezza di tre racconti fruibili anche in maniera del tutto autonoma. Oltre ai riferimenti ai quali accennavo sopra, sono le tematiche a legare le tre storie magistralmente narrate da Auster, la più marcata delle quali è, a parer mio, l'incertezza dell'identità, la propria e quella degli altri, lo spaesamento, il dubbio, il chi è chi. Presente in tutti e tre i romanzi, come è ovvio che sia dato il titolo della raccolta, una New York straniante nella quale si svolgono le tre enigmatiche vicende narrate dall'enigmatico scrittore, che poi questo sia o meno Paul Auster chi può dirlo?

Accenni meno evidenti ma di gran lunga tra i più interessanti riguardano invece il tema del linguaggio, della parola scritta, tracciata, ma, data la natura di questi tre brevi romanzi, ogni interpretazione va cercata soprattutto nella sensibilità e nel punto di vista di ogni singolo lettore. Per fare un esempio: è frequente trovare sul web, legata a questa trilogia, l'etichetta di detective stories. Bene, nonostante ci siano delle indagini e finanche dei detective all'interno dei tre testi, l'etichetta è certamente fuorviante, spiazzante e anche deludente per il lettore per il quale a detective story corrisponde tutto un immaginario estraneo alla Trilogia di New York. Qui c'è molto di più di quanto mediamente offre il prodotto di genere ascrivibile al segmento letterario di cui sopra.

In Città di vetro lo scrittore Daniel Quinn vive un'esistenza solitaria in seguito alla morte di moglie e figlio. Scrive romanzi gialli con lo pseudonimo di William Wilson anche se in fondo si sente più vicino alla sua creazione letteraria, il detective Max Work. Una notte Quinn riceve una strana telefonata, una voce dal fare sbrigativo chiede del detective Paul Auster. La cosa si ripete più volte finché Quinn decide di spacciarsi per Auster e andare in fondo alla faccenda. Si troverà a dover in qualche modo garantire l'incolumità del giovane disadattato Peter Stillman, minacciata dalla potenziale follia di suo padre, il Sig. Peter Stillman.

In Fantasmi il Sig. Blue, detective discepolo del veterano Brown, viene incaricato dal signor White di sorvegliare il Sig. Black. A questo scopo White affitta un appartamento per Blue in Orange road, dirimpetto a quello di Black. Quello che White richiede a Blue sono rapporti regolari sui movimenti di Black. Ma chi è Black? E cosa scrive di continuo nel suo appartamento? Ma soprattutto, chi è il cacciatore e chi la preda?

Ne La stanza chiusa lo scrittore protagonista del romanzo viene a sapere che il suo caro amico d'infanzia Fanshawe è morto lasciando le sue ultime volontà alla moglie Sophie. Con queste il trapassato chiede all'amico d'infanzia di leggere i suoi manoscritti (romanzi, poesie, piece teatrali) e valutarne la validità per un'eventuale pubblicazione. Ed è così che il protagonista si troverà innamorato della moglie dell'amico, padre di suo figlio e tutore della sua opera che, neanche a dirlo, otterrà un rimarchevole successo. Ma questa è solo la superficie della scorza.

Opere di indubbio valore queste di Auster, non sempre facili, tutt'altro, ma altamente stimolanti e totalmente appaganti, letture dalle quali è impossibile non farsi ammaliare e affascinare. Nel mio piccolo la scoperta di un altro grande autore da tenere da conto.

Paul Auster (o forse no?)


mercoledì 20 agosto 2014

LEOLANDIA: UNA GUIDA PT. 2

Puntate precedenti.

Il temibile pirata Saltallegro
Avvicinandoci alla zona a tematica western, la Cowboy Town, è possibile fare un giro sulla ruota panoramica di Leolandia, la Ruota dei pionieri, dove le cabine sono vecchi carri del west americano, una delle attrazioni che raggiungono altezze ragguardevoli dalle quali ammirare il panorama sottostante. Il Mine train è il classico trenino su binari che compie diverse evoluzioni, una sorta di breve montagna russa (si può usare il termine al singolare?) molto contenuta e adatta a tutti (bimbi sopra i 90 cm). Accanto a questa, quasi a creare un intreccio di percorsi, la divertentissima Gold River, le montagne russe sui tronchi di legno, attrazione dove ci si bagna parecchio e che riserva più di un'emozione. All'uscita trovate, a pagamento, delle cabine asciugapersone, nell'eventualità che usciste proprio marci dall'esperienza bagnata. Seguono un trenino per piccolissimi, il Tren8 West, e la Carovana Western, sorta di barca alla portata dei più piccoli. L'area è completata da Wild Avvoltoi, una sorta di ottovolante dove si gira sdraiati sulla pancia, una giostra originale ma che personalmente ho trovato un poco scomoda, l'età avanza, le ossa scricchiolano...

A orari fissi, nelle varie zone del parco, lo staff di Leolandia organizza spettacoli e attività, occasioni buone per tirare un po' il fiato e magari starsene un po' seduti a riposare. Niente di trascendentale ma momenti divertenti per i bambini, ad esempio Laura ha apprezzato molto lo spettacolo Avventura alla Leoarena, una sorta di breve fiaba musicale, con acrobati, giocolieri e bolle di sapone.

La Ruota dei Pionieri

Più o meno al centro del parco, tra chioschi, aree ristoro e negozi di articoli regalo, c'è un'area dedicata ai bambini con giostre e attrazioni alla loro portata. E' la Riva dei pirati, zona ideale per rinfrescare i bambini nelle giornate calde e afose. Al centro si trova Piratingioco, piccolo parco giochi con fontane d'acqua, qui si trova anche il già citato Trinchetto. Bottiboom è la classica giostra delle tazze, fatte però a forma di barili di rum, quando il personale è in vena si premura di lavarvi usando una pompa d'acqua nascosta nel loro gabbiotto (penso lo facciano solo in giornate molto calde). A proposito del caldo, in diverse zone del parco sono presenti dei nebulizzatori d'acqua che permettono ai visitatori di rinfrescarsi senza inzupparsi in maniera eccessiva. Raganelle Sentinelle e Bucanieri all'arrembaggio sono le classiche giostrine per bimbi che girano in tondo, attrazioni sempre gettonate dai più piccoli che trovano la loro massima espressione nell'elegante Giostra Cavalli. Chiudono l'area Pirati Splash, le canoe in formato ridotto, e i Gommoni, i noti autoscontro sull'acqua. Al centro dell'area l'unica giostra appetibile agli adulti, il Galeone, barcone che con movimento ondulatorio mette alla prova la resistenza del vostro stomaco.


Avvicinandoci alla Minitalia si passa per la zona della fattoria dove numerosissimi animali sono lì per essere ammirati da grandi e piccini: bellissimi pappagalli, di tutte le razze, alcuni protagonisti di uno spettacolo a loro dedicato, alcuni totalmente in libertà, capre, cavalli, asini, oche, galli, tacchini, maiali, volatili di tutte le specie, tartarughe giganti, pavoni e quant'altro.

In un'altra zona del parco è possibile visitare un bell'acquario, davvero meritevole di una visita, e il rettilario che presenta serpenti, iguane e ragni, molto umido e caldo; se già la giornata è afosa l'esperienza potrebbe rivelarsi un po' ostica. Meglio l'acquario. Ora andiamo verso la Minitalia.

Continua...

martedì 19 agosto 2014

LEOLANDIA: UNA GUIDA PT. 1

Eccoci di ritorno da un paio di giorni decisamente divertenti passati a Leolandia, il parco divertimenti di Capriate S. Gervasio (Bg) che quando noi eravamo piccoli (io ci andai in gita alle elementari) era semplicemente la Mini Italia. Sono passati tanti anni e in quel di Bergamo c'è stata una rivoluzione, il parco offre ora un numero di attrazioni davvero ampio, supera in quantità di giostre persino il forse più celebre Gardaland.

Abbiamo prenotato la nostra gita su internet all'ultimo momento usando l'opzione roulette offerta dal sito del parco, una formula che ti permette di avere due giorni di ingresso al parco e un pernottamento in una struttura della zona (a max. 15 - 18 min. di auto) che sceglie il sistema di prenotazione in base alle disponibilità, per soli 44 euro. Noi ci abbiamo provato e ci è andata bene, siamo capitati in un quattro stelle che ci ha offerto un appartamentino in un residence, mini alloggio con cucina, su due livelli, molto bello e davvero comodo con posto auto davanti alla porta d'ingresso della camera/alloggio.

Se vogliamo l'inconveniente, come è capitato a noi, può essere quello di alloggiare in una struttura molto bella ma fuori dal centro del paese, uno di quegli alberghi grandi e comodi ma situati agli imbocchi di autostrade e tangenziali. Se si è lì in auto poco male, ti fermi a mangiare per strada e quando torni dal parco te ne vai subito a dormire, tanto sei stanco morto che la metà basta. La colazione è compresa e si consuma direttamente all'interno di Leolandia, perfetto per ottimizzare i tempi e soddisfacente come servizio.

Il disagio maggiore è stato quello di imbroccare la strada giusta per il parco dalla zona industriale nella quale eravamo alloggiati, indicazioni scarse e qualche problemino per gente come noi ancora tecnologicamente arretrata. Certo, con un bel navigatore il problema si sarebbe risolto con qualche imprecazione in meno. Arrivati a Leolandia con 4 euro parcheggiate tutto il giorno.

Paola e Laura su Bici da Vinci
Veniamo ora al parco vero e proprio. Leolandia è il luogo adatto a famiglie e bambini, Laura che ha 8 anni e che supera i 120 cm di altezza ha potuto fare tutto quello che il luogo offre, senza nessuna restrizione. Nelle tre attrazioni più adrenaliniche il limite era quello di essere accompagnata da un adulto. Nessuna delle attrazioni è così terrificante da non poter essere provata dai bambini, personalmente abbiamo evitato solo la Donna Cannone, una discesa nel vuoto da una torre molto alta, abbiamo invece provato il Trinchetto, la sua versione ridotta pensata per i bimbi e per i timorosi. Per il resto è davvero tutto godibile per tutti nonostante non manchino alcune giostre in grado di offrire emozioni forti.

Noi abbiamo iniziato da Scilla e Cariddi, una giostra sulla quale si sta in piedi e che simula le evoluzioni di un surf sulle onde con movimenti ondulatori e rotatori, l'ideale per rompere il ghiaccio in maniera tutto sommato tranquilla. Accanto a questa abbiamo trovato la prima attrazione davvero divertente: Mediterranea simula una battaglia tra le navi delle quattro repubbliche marinare, saliti su una nave (Amalfi per noi, ovviamente) si segue un percorso predeterminato lungo il quale si può sparare acqua contro gli occupanti delle altre navi, contro le persone in coda all'attrazione e addirittura contro i passanti distratti che costeggiano la giostra. Ovviamente le altre navi sparano acqua su di voi, così come i passanti che da fuori decidono di pagare un euro per usare i cannoni spara acqua disposti all'esterno della giostra, davvero divertente, soprattutto se la giornata è di quelle che scaldano.

Poi c'è il classico trenino, l'Oregon Express, che vi fa fare il giro del parco, attrazione sempre ambita ma che poi quasi sempre si rivela trascurabile. Nei pressi trovate le Terre di Leonardo, una serie di attrazioni ispirate al genio di Leonardo da Vinci: Bici da Vinci, una sorta di ottovolante dove per rimanere in alto devi pedalare, Sgulavià, altra sorta di ottovolante più classico, il Museo di Leonardo con alcune ricostruzioni delle sue macchine più celebri, ma soprattutto le Rapide di Leonardo, percorso acquatico a bordo di un gommone che segue un rocambolesco corso d'acqua che offre divertimento e emozioni, davvero bello, una di quelle giostre che vuoi subito rifare, anche perché dura troppo poco. Tenendo conto che in una domenica d'Agosto le code non sono mai state più lunghe di 15 minuti nessuno vi vieta di provare e riprovare.

Lasciate le Terre di Leonardo ci si avvia verso Cowboy Town.

Mediterranea
Continua...

STAR WARS - EPISODIO IV - UNA NUOVA SPERANZA

(Star Wars: Episode IV - A new hope di George Lucas, 1977)

Una volta era solo Guerre stellari, al massimo Star wars, che ci si dava tutti un tono. Già il sottotitolo di questo primo episodio (perché una volta era il primo) non se lo ricordava nessuno, a parte i fan sfegatati della saga ovviamente. Se chiedevi a qualcuno i titoli della trilogia ti dicevano: Guerre stellari, L'impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi, magari neanche in questo ordine. Poi se beccavi quello stonato era capace che ti tirava fuori il tempio maledetto o l'arca perduta. Ma Una nuova speranza non lo diceva nessuno, un po' come Gongolo nei sette nani (fate la prova, chiedete i nomi dei sette nani a vostra madre e poi mi dite).

Niente, questo per dirvi che ho provato a iniziare a guardare la trilogia originale con mia figlia Laura partendo proprio da Guerre stellari, quello vecchio, non rimasterizzato, senza scene aggiunte, come Lucas ce lo propose nel '77 (che poi Lucas già all'epoca aveva in mente che questo Una nuova speranza fosse il quarto episodio di una saga ben più articolata).

Bene, mia figlia ha retto per un'oretta e mezza, poi è crollata, dice "carino" ma non è che ha mostrato tutto quest'interesse, probabilmente è ancora presto. Io invece me lo sono goduto parecchio. Era da tanto che non lo riguardavo, mi ricordavo diverse lungaggini che ora, spettatore più navigato, sono completamente svanite. A quasi quarant'anni dalla sua prima uscita questa fantascienza epica e spettacolare è ancora capace di trascinarti di peso dentro una storia senza tempo (ma non senza età a quanto pare, almeno quella degli spettatori) e, anche se l'industria degli effetti visivi è andata avanti di molto, in gran parte grazie allo stesso Lucas, lo stupore di fronte alla creazione di questi mondi fantastici rimane pressoché inalterato.


Ad esempio è impossibile pensare che gli Stormtroopers non siano fighi. Il design delle loro armature bianche risale alla fine degli anni '70, quando mio padre metteva i pantaloni a zampa e in Italia c'erano i film con gli inseguimenti in Giulietta (di tutto rispetto tra l'altro). Gli Stormtroopers erano avanti cent'anni e sono fighi ancora adesso. E ancora, come si fa a non amare un personaggio come Chewbecca (Peter Mayhew), uno wookie grande, grosso e peloso ma incapace di accettare una sconfitta a scacchi spaziali (o quel che è) come fosse un bambino capriccioso. Dart Fener (nome italiano), voglio dire, Dart Fener? Un antagonista che così ne trovi pochi, dicono fosse ispirato al marvelliano Destino che infatti è uno dei villain più carismatici della casa editrice. Con quell'asma poi, vuoi mettere? Luke (Mark Hamill) è un po' uno sfigato però in lui la Forza è potente e quindi... poi ci mettiamo le ottime interpretazioni del guascone Harrison Ford, uno Ian Solo irresistibile, e il carisma di Alec Guinness/Obi Wan Kenobi e non servirebbe altro.


Però c'è ben altro, intuizioni esplosive come l'importanza della Forza, il lato oscuro della stessa, i cavalieri Jedi, il Millenium Falcon, C-3PO e R2D2 (e fanculo i nomi italiani), la Morte Nera, tutte le razze aliene e le sequenze spettacolari come quelle nel bar affollato di ogni tipo di essere proveniente dagli angoli più remoti della galassia, le battaglie aeree con le astronavi dei ribelli e quelle dell'Impero, l'assalto finale alla Morte Nera, gli scontri con le spade laser e le sparatorie contro gli stormtroopers... insomma, di carne al fuoco, tutta ben cotta, ce n'è a sazietà.

Funziona ancora tutto e la saga è ancora in espansione. Magari prima dell'uscita dell'episodio nove convincerò Laura a riprovarci. Magari inizio comprandole una spada laser. Magari Rossa.


venerdì 15 agosto 2014

LE FALANGI DELL'ORDINE NERO

(Les phalanges de l'ordre noir di Pierre Christin e Enki Bilal, 1979)

Lo sceneggiatore Pierre Christin ci racconta una storia di personaggi che hanno le radici ben affondate nel ricordo e nel vissuto della Guerra Civile Spagnola, uomini e donne che hanno cercato di contrastare l'ascesa del dittatore Franco; con queste premesse Christin affronta tematiche d'attualità usando ambientazioni passate. Uscito nel 1979, Le falangi dell'Ordine Nero arrivava in un periodo nuovamente caldo dove in diversi paesi europei il terrorismo rosso e nero davano il via a quelli che da noi sono tristemente conosciuti come gli anni di piombo.

Come dicevo la Guerra Civile Spagnola è il passato, a Nieves in Spagna si consuma un terribile eccidio, gli abitanti del villaggio vengono sterminati a colpi d'arma da fuoco, tutti pagano la fama di comune rosso di Nieves già teatro di scontri tra franchisti e repubblicani all'epoca della guerra civile nel 1938. La strage viene rivendicata dalle Falangi dell'Ordine Nero che promettono nuove sortite terroristiche.

A Londra il cronista Jefferson Pritchard riceve un dispaccio confidenziale dal vecchio compagno Atadell che rivela alcuni nomi degli autori del massacro che sorprendentemente si rivelano gli stessi franchisti, ormai anziani, che proprio Pritchard e Atadell, insieme a un gruppo di volontari provenienti da tutta Europa, avevano contrastato all'epoca della Guerra di Spagna. Tristi ricordi riaffiorano in Pritchard: dopo che il direttore del Daily Telegraph rifiuta di occuparsi della vicenda, il cronista si mette in testa di contattare i vecchi membri delle Brigate Internazionali per contrastare le azioni delle Falangi. Contro ogni aspettativa quasi tutti i vecchi combattenti, tutti ormai anziani, accettano di imbarcarsi in quest'ultima avventura, alcuni per idealismo, alcuni per rivincita, altri semplicemente per tornare a sentirsi vivi. Il sindacalista americano Donhaue, l'ex ufficiale francese Barsac, il ministro danese Avidsen, il giudice italiano Di Manno, la spia Katz, l'ex ingegnere cecoslovacco Stransky, la scrittrice polacca Maria Wizniewska, il professore tedesco Kessler e il sacerdote spagnolo Castejon sono i protagonisti di questa incosciente rimpatriata.


Il gruppo di vecchietti può però ancora contare sull'esperienza e su parecchie conoscenze, gente che si muove tra il legale e l'illegale. Di contro, gli acciacchi e l'età si fanno sentire. Nonostante questa premessa sia quasi comica, il tono della storia narrata da Christin è molto serio, inevitabilmente l'ideologia e la convinzione di essere nel giusto e di lottare dalla parte di giustizia e libertà viene stemperata nella deriva violenta che necessitano le azioni di contrasto alle mosse delle Falangi dell'Ordine Nero.

La narrazione è avvincente e convincente, ognuno dei protagonisti ha il suo giusto spazio e le sue caratteristiche caratteriali e professionali, ognuno di loro, com'è giusto che sia, un approccio diverso alla vita, allo scorrere del tempo, alla violenza. Ci si trova di fronte a un bel mix di spy-story, racconto storico, politico d'avventura sempre venato di nostalgia, rimpianto e soprattutto disillusione. La storia è illustrata dal maestro serbo (almeno secondo la geografia attuale) Enki Bilal. Non c'è molto da dire sulla riuscita perfetta delle tavole da parte di Bilal, l'armonia tra storia e matite riesce a creare quelle atmosfere perfettamente funzionali alla narrazione che rendono questo fumetto un lavoro davvero riuscito.

Potete recuperare questa storia, insieme a Battuta di caccia degli stessi autori, sull'ottavo volume della collana I maestri del fumetto, edita qualche anno fa da Mondadori e recuperabile tra bancarelle e mercatini dedicati al fumetto.

mercoledì 13 agosto 2014

BACK TO THE PAST: 1979 PT. 4

Sarà questo l'ultimo appuntamento con la rubrica Back to the past? Andando a chiudere la carrellata musicale dedicata agli anni '70 con l'onda lunga del punk e dei suoi derivati ancora non ho deciso se sconfinare negli '80, decennio musicale meno nelle mie corde rispetto ad altri. Voi che dite, vi interesserebbe il salto nel decennio successivo?

Mentre ci pensate/pensiamo andiamo ad ascoltarci i mitici Clash con l'arcinota London calling, siamo proprio sulla soglia, sul limitare di un decennio, London calling esce infatti nel dicembre del 1979, la rivista Rolling Stones definisce l'omonimo album del combo inglese come il migliore degli anni '80 pur essendo questo uscito ancora nel decennio precedente.




Non proprio pop la proposta musicale di The pop group, altra band di inglesacci che andiamo ad ascoltare grazie al brano Thief of fire estratto dal loro debutto Y.




Ci spostiamo in Irlanda del Nord, a Belfast per la precisione, è proprio lì che grazie alla Rough Trade, stessa etichetta che produsse i The pop group, vengono dati alle stampe i primi lavori degli Stiff Little Fingers. Grande energia nel pezzo Alternative Ulster.




In un bell'album con confezione in metallo contenente tre 12 pollici in vinile era contenuta questa Memories, brano del nuovo gruppo di John Lydon, esule dai Sex Pistol, il gruppo è ovviamente quello dei Public Image Ltd.






Doverosa la chiusura con i Joy Division dei quali ci ascoltiamo She's lost control.

THE LEGO MOVIE

(The LEGO movie di Phil Lord, Chris Miller e Chris McKay, 2014)

Ammetto che le mie aspettative per questo film in odore di ipermegagalattico spottone della Lego (cosa che in effetti è) non erano altissime, sono felice di dire che invece io e Laura con The lego movie ci siamo divertiti come dei pazzi. Il mix di animazione tra la stop motion realizzata con i veri pupazzetti Lego e la CGI è riuscito a meraviglia, il risultato si presenta moderno e dinamico quanto basta senza snaturare il movimento rigido che un omino di plastica con pochi punti di snodo non può fare a meno di avere, sulle espressioni facciali subentra il digitale a rendere credibili e più "umani" i vari protagonisti. Inoltre esplosioni di luci e colori insieme a frenetiche azioni di assemblaggio dei mattoncini rendono il film sempre piacevole ed enormemente divertente dal punto di vista visivo, insomma una gioia per gli occhi. E poi c'è il piacere supremo di tentare di individuare tutti i pupazzetti presenti nelle varie inquadrature, vuoi mettere?

Anche dal punto di vista narrativo il film riserva alcune sorprese, la più importante, che non vi svelerò, arriva sulle battute finali con un'intuizione che è riuscita a sorprendermi e che regala una doppia (e se vogliamo tripla) lettura di tutti gli avvenimenti del film per uno sviluppo che col senno di poi risulta addirittura logico ma che sul momento va a segno nel migliore dei modi e gratifica lo spettatore. Non da meno è la scelta del protagonista, un uomo assolutamente medio, una perona buona ma priva di particolari capacità e incapace di avere una singola idea originale, uno che si impegna, un mattoncino capace di stare al suo posto se mi permettete la metafora. Almeno per una parte del film la morale non è il solito e stantio impegnati e ti realizzerai così da trovare il tuo posto nell'ordine costituito (da altri), ma in qualche maniera passa l'idea che anche un comportamento strampalato e apparentemente inconcludente possa dare una svolta al mondo (nel caso del film) e non necessariamente in peggio, anzi. Volendo si può leggere anche una critica a un certo tipo di intrattenimento studiato per le masse (le canzoncine sceme, la sit-com Dove sono i miei pantaloni?, etc...) inserita in un film come questo che cos'altro può essere se non intrattenimento per le masse?


Emmett, operaio edile, fa parte proprio di quella massa, un uomo allegro, ligio alle regole, abituato a lavorare in squadra e che mai e poi mai si separerebbe dal suo libretto di istruzioni, un vademecum capace di gestire l'intera sua vita. Ma proprio Emmett è destinato a essere Lo Speciale, colui che secondo un'antica profezia pronunciata dal vecchio mago Vitruvius, debellerà la minaccia della super arma Kragle grazie al ritrovamento del Pezzo Forte. Il Kragle è in mano a Lord Business, personaggio ossessionato dall'ordine che odia il continuo mutamento dei mondi fatti di mattoncini LEGO, il Kragle è in grado di rendere impossibili nuove combinazioni di mattoncini e di rendere il mondo LEGO statico, snaturandone completamente il concetto alla sua base. E' per questo che la resistenza composta dai Mastri Costruttori lotta per un mondo dove le cose possano cambiare continuamente e dove il loro talento per la creazione di nuovi manufatti possa trovare libero sfogo. Emmett non riesce a credere di essere Lo Speciale, proprio lui, l'uomo più insignificante al mondo, ma l'incontro con Wildstyle cambierà poco a poco la sua vita. Di certo il fatto che il suo rivale in amore sarà niente meno che Batman darà una mano alla via del cambiamento.

I protagonisti sono molti, alcuni di essi davvero spassosi, altri molto celebri, parecchie le comparsate del calibro di Superman, C-3PO, Abramo Lincoln, Wonder Woman, Shakespeare, etc... Un bel cast, non c'è che dire, per un cartone animato per molti versi davvero sorprendente.


martedì 12 agosto 2014

NANO NANO

Omaggio doveroso e sentito, ciao Robin :(


lunedì 11 agosto 2014

FIAMME SULL'ARIZONA

(di Claudio Nizzi e Victor De La Fuente)

Il Texone imbastito dall'accoppiata Nizzi/De La Fuente sembra essere tra quelli editi fino al momento dell'uscita di Fiamme sull'Arizona, che ricordiamo essere datata Giugno '92, il più naturalmente western. Il tratto di De La Fuente si amalgama in maniera perfetta alla sceneggiatura del sempre solido Nizzi andando a cesellare un'interpretazione di Tex ben inserita nella tradizione del ranger dalla sventola facile. Nonostante il tratto personale del disegnatore spagnolo, professionista navigato ed esperto, il lavoro di De La Fuente non assurge mai a ruolo di protagonista mettendosi al servizio della trama imbastita da Nizzi e della fluidità di lettura, a tutto vantaggio del lettore appassionato. Forse è meno probabile restare a bocca aperta davanti a una delle tavole di De La Fuente rispetto a quel che accade di fronte ad altre realizzate da disegnatori generalmente più lontani dal fumetto western e incastrati a forza in scenari a loro poco consueti e capaci quindi di tirarne fuori qualcosa di esplosivo e insolito, ciò non toglie che il lavoro realizzato dallo spagnolo sia privo di difetti e godibile da cima a fondo, meno sorprendente ma sempre ineccepibile.

Nizzi scrive per il suo pard spagnolo una storia di apaches e spazi aperti, di Messico e calore nella quale De La Fuente entra con fare sapiente per ritrovarcisi completamente a suo agio. Tucson, Arizona: alcuni pezzi grossi in città hanno tutto l'interesse affinché i rapporti tra gli apaches della zona e i militari rimangano sempre tesi, tanto da assoldare quel figlio d'un cane di Dan Latimer, un uomo che a capo di un manipolo di tagliagole non si fa scrupolo a sparare su donne e bambini indiani. Dopo il massacro compiuto a Camp Grant, Latimer e i suoi tentano di bissare il colpo nella speranza di scatenare una nuova guerra indiana, il provvidenziale intervento di Willer e Carson servirà a prender tempo e ad ammansire il capo indiano Naiche nella speranza di risolvere l'intricata situazione prima che il bellicoso Generale Crook scateni le giacche blu sugli indiani della zona. A dar manforte ai due pards c'è il virtuoso John Adams incaricato per gli affari indiani proveniente da Washington.

Ancora una volta Nizzi, con una costanza che stupisce, riesce a delineare una trama avvincente che pur poggiando su elementi noti e stranoti, avvince una volta ancora il lettore che non può fare a meno di godersi questo ennesimo viaggio tra le terre dell'ovest americano graziato dalle matite di un disegnatore di talento e dalle tavole panoramiche della collana gigante dedicata a Tex Willer.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...