venerdì 24 ottobre 2014

COVER GALLERY - A1

A1  1 - Garry Leach
Per la Cover Gallery di questa settimana vi propongo un'impostazione un po' diversa da quella usata negli appuntamenti precedenti. Sotto i riflettori infatti non c'è un solo copertinista ma un mix di autori che hanno illustrato alcune delle cover dell'antologica A1.

A1 è una rivista nata in Inghilterra nel 1989 grazie a un'idea di Garry Leach e David Elliot e pubblicata dalla londinese Atomeka Press. La sua incarnazione originaria contò sei uscite più un numero speciale (il True Life Bikini Confidential). Il bello di questa iniziativa fu che in soli sei numeri pubblicati riuscì a presentare i lavori di una lista di autori che ha dell'incredibile: Barry Windsor Smith, Alan Moore, Garry Leach, Eddie Campbell, John Bolton, Dave Gibbons, Brian Bolland, Bill Sienkiewicz, Neil Gaiman, Dave McKean, Glenn Fabry, Peter Milligan, David Lloyd, Jamie Hewlett, Simon Bisley, Grant Morrison, Moebius, James Robinson, Alejandro Jodorowski, Kevin Nowlan, Joe Kubert, Steve Dillon, Warren Ellis e altri autori ancora da non sottovalutare.

Direi che può bastare, no? Ogni numero presentava quindi anche la cover di un disegnatore diverso.

Andiamo quindi ad ammirare qualcuna di queste cover e come per gli scorsi appuntamenti e come accadrà nei prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


A1  2 - John Bolton



A1  2 Variant - Dave McKean



A1  3 - Brian Bolland



A1  4 - Simon Bisley



A1  5 - William Stout



A1  6 - Jamie Hewlett



A1 Sketchbook - Steve Pugh



A1 True life bikini confidential - Terry Gilbert



Bricktop A1 Special - Glenn Fabry


giovedì 23 ottobre 2014

MADMAN - ODISSEA NELLO STRANO

(Madman di Mike Allred, 1992)

Ha iniziato la sua corsa un paio di mesi fa la Madman Collection, riproposta targata Panini Comics di tutto il materiale dedicato alla strampalata creatura del cartoonist Mike Allred e della quale Odissea nello strano è soltanto il primo volume.

Mike Allred si autodefinisce un amante instancabile della cultura pop, ama il cinema, ama la musica, ama i libri e soprattutto ama i buoni fumetti. Più di tutto ama le sensazioni che tutto questo popò di roba è in grado di scatenare, sensazioni che centrifugate tutte insieme hanno dato vita a questo strano fumetto un po' fuori dai fogli che, anche visivamente, rappresenta la dichiarazione d'amore dell'autore a tutto ciò che è buon pop. A quasi tutto, a tutto tranne che al pop corn che qui non compare (scusatemi, ho appena finito di leggere Madman).



Sensibilità pop mista a grande eleganza sia nel tratto che nella narrazione. Allred ci presenta un protagonista confuso, incerto della sua identità ma convinto fermamente che in lui ci sia qualcosa di molto, molto sbagliato. Un uomo adulto che traccia i suoi dubbi su un diario come fosse un tenero ragazzino, un uomo adulto vestito col costume del suo eroe dei fumetti preferito, un uomo adulto armato di yo-yo. In fondo è un uomo che chiede solo di essere amato, rispettato, magari ammirato, una figura dolce capace di cavare un occhio di un uomo a mani nude e mangiarselo solo per poi vomitarlo poco dopo. E' un personaggio strano Madman, un eroe sui generis con un nome fantastico, uno dei più belli della storia dei comics e dei più indovinati (mi riferisco al suo vero nome che qui non rivelerò), è il frutto di un esperimento nel quale sono coinvolti tre scienziati uno più pazzo dell'altro, è un uomo con il cuore grande che batte per la bella Joe, un uomo con una missione che si dipanerà per tutto l'arco di questo primo volume alla fine del quale su Madman sapremo molte cose in più e vorremo leggere molto altro ancora. A Madman è impossibile non affezionarsi, per la sua ingenuità, per le sue contraddizioni ed è impossibile non godere del Madman fumetto grazie alle invenzioni di Allred e alle situazioni fuori di testa in cui il suo personaggio viene a trovarsi. Impossibile non ammirarne i pensieri: Dio mi sta osservando adesso? Mi chiedo quando morirà il nostro sole. Dio traslocherà a osservare qualcun altro? Buonanotte Dio.

La storia di Allred è cosparsa di elementi pop, chiamiamoli così: strani scienziati, esperimenti, teste parlanti, cloni, assassini, cloni assassini, razzisti, un eroe, fanciulle in pericolo, rivelazioni, azione, ironia e altro ancora. Il tutto messo sulla pagina in un bianco, nero e viola (?) da applausi a scena aperta in tavole dove classico e moderno vanno a braccetto facendo insieme una bellissima figura. Grazie a Allred ora anche il mio immaginario pop è un po' più ricco.

LUCCA - STAND E329 PAD. GIGLIO

Si avvicina la nuova edizione di Lucca Comics & Games, anche quest'anno Giuseppe sarà presente accompagnato dal Bradi e dalla tenera Vincenzina. Come potete vedere dalla mappa qui sotto quest'anno posizione centralissima, se passate da Lucca non potete mancare l'appuntamento con Giuseppe che avrà a disposizione il libro di Vincenzina e la riedizione del primo volume di Bradi Pit che passa dall'autoproduzione alla Red Publishing. Per chi non potesse partecipare a Lucca Comics e desiderasse avere i due splendidi libri può contattare direttamente Giuseppe sulla sua pagina Facebook (qui).






mercoledì 22 ottobre 2014

LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

(Charlie Wilson's war di Mike Nichols, 2007)

La guerra di Charlie Wilson è un film che narra i retroscena poco noti di una situazione internazionale invece molto nota: l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'esercito russo (1979 - 1989). Il film di Mike Nichols, basato sul libro di George Crile III, si concentra sulla vera storia del deputato democratico al Congresso americano Charlie Wilson e su come questi, con l'aiuto di altre personalità interessate alla causa, sia riuscito a far ottenere ai mujaheddin afghani gli armamenti necessari a scacciare i russi dal loro territorio grazie a continui innalzamenti del budget americano destinato a questa particolare causa, umanitaria se vogliamo ma soprattutto politica.

Il film gode di un cast di primissimo piano, si rivela una visione piacevole e tratta un argomento effettivamente di un certo interesse. Diciamo anche che se Aaron Sorkin non ne avesse scritto la sceneggiatura, se Nichols non l'avesse diretto e se il cast non ci si fosse dedicato nessuno ne avrebbe comunque sentito la mancanza, i film davvero grandi sono altri (scusatemi ma ieri ho visto Onora il padre e la madre).

Il ruolo del deputato protagonista della vicenda è andato a Tom Hanks, nonostante l'attore non sia in cima alla lista delle mie preferenze la scelta mi sembra azzeccata, dando un'occhiata alla foto del vero Wilson potrete farvene un'idea anche voi. Tom Hanks, come il resto del cast composto da grandi nomi, offre una prova dignitosa ma lontana da qualsiasi slancio passionale o da memorabili pezzi di bravura. A sostenerlo troviamo Julia Roberts a interpretare la filantropa Joanne Herring, Philip Seymour Hoffman nel ruolo dell'agente della CIA di origine greca Gust Avrakotos e Amy Adams, l'assistente di Wilson Bonnie.


L'unico vero pregio del film è appunto la materia trattata finora almeno a me sconosciuta. Attenendosi a quello che realmente era Charlie Wilson, Hanks impersona un deputato molto attento alle belle donne e al whisky di qualità piuttosto che ai grandi dibattimenti del Congresso, un politico di parola lontano dalle grandi decisioni, capace però di parlare con le altre persone e di accumulare favori da chiedere poi in cambio. Per un caso all'apparenza fortuito Wilson inizia a interessarsi alla condizione Afghana e a quella del suo popolo decidendo di battersi per aumentare il budget per rifornire di armi il popolo afghano. Troverà come alleati una ricca e affascinante Joanne Herring, amante dedita alla causa e l'agente CIA Avrakotos, personalità fuori dagli schemi, sicuro delle sue capacità e in rotta con i piani alti della sua organizzazione. Insieme riusciranno a creare stranissime alleanze e a farle funzionare garantendo la riuscita dei loro scopi.

I protagonisti sono quanto di più lontano ci si possa immaginare da personalità coinvolte in una causa del genere, le manovre del potere mostrate da Nichols assumono toni quasi farseschi e sembra impossibile che con parti in causa come queste, attivate da quella che doveva essere una semplice visita di cortesia al leader Pakistano, si sia arrivati a risultati tanto rilevanti. Il registro della pellicola si mantiene comunque sobrio senza osare troppo e senza calcare la mano su risvolti che avrebbero potuto virare verso il grottesco. Nichols confeziona un prodotto Hollywoodiano, medio, anche piacevole se può interessare l'argomento. Ok, visto. Possiamo passare oltre.


martedì 21 ottobre 2014

ONORA IL PADRE E LA MADRE

(Before the Devil knows you're dead di Sidney Lumet, 2007)

E' così che Sidney Lumet si congeda dal Cinema, con un'ultima opera asciutta ed essenziale, un film che richiama a gran voce il cinema classico più puro e più vero, senza fronzoli, scevro di qualsiasi ammiccamento post-moderno e privo della coolness tanto in voga in registi più giovani. Nonostante l'uso di sequenze temporali sfasate, il mai troppo ricordato Lumet costruisce una storia solida e coesa che si avvale del genere crime misto al dramma per raccontare grandi temi che concernono la vita e l'uomo e come questo reagisce di fronte alle difficoltà. La responsabilità delle proprie azioni, farsene carico o sfuggirla, qui sta tutta la differenza del mondo. Il senso di colpa, il coraggio e la codardia, integrità, onestà, legami familiari, amore e morte. La sconfitta. Qual'è la strada da prendere quando sai per certo che la vita ti ha sconfitto? Che sia tua la colpa o meno, hai perso. Nel momento in cui tutto crolla qual'è la soluzione? E soprattutto che uomo vuoi o puoi diventare? Riuscirai a salvarti prima che il Diavolo venga a sapere che sei morto?

Una gran bella storia, grandi temi e contenuti sostenuti con lucidità da un cast in gran forma. Primo attore un grandissimo Philip Seymour Hoffman, anche lui sconfitto dalla vita, motore della tragica vicenda capace di trascinare in un vortice distruttivo un'intera famiglia, un'interpretazione sofferta per un personaggio schiacciato da decisioni azzardate e segnato dall'incapacità di chiedere aiuto. Ottima anche la scelta di Ethan Hawke, debole, indeciso e codardo, invischiato in una trama molto più grande di lui che gli esploderà inevitabilmente in mano. Grande anche il vecchio Albert Finney, volto da caratterista ma candidato all'Oscar ben cinque volte e vincitore di tre Golden Globe, travolto dagli eventi vede il mondo crollare lentamente, costretto ad andargli dietro per forza di cose. A chiudere il cerchio la presenza di una fragile e sensualissima Lisa Tomei.

Accennare alla trama non è facile senza rivelare importanti particolari che potrebbero intaccare il gusto della visione a chi non ama gli spoiler (io personalmente li odio), proviamoci comunque, giusto un accenno. Andrew Hanson (P. S. Hoffman) lavora a New York nel campo immobiliare, le cose non vanno bene, sogna di stabilirsi in Brasile con la bella e giovane moglie Gina (Marisa Tomei) ma necessita urgentemente di denaro. Suo fratello minore Hank (Ethan Hawke) non se la passa meglio, fallito e con una ex-moglie e una figlia a carico alla quale deve passare gli alimenti, anche lui necessita di denaro. Andrew propone a Hank una rapina in una gioielleria, una gioielleria che non è una gioielleria qualunque, un'idea che esploderà in conseguenze tragiche per tutti i protagonisti di questa storia.

Non aggiungo altro per lasciare inalterato il gusto della visione a chi non conoscesse il film, visione che in questo caso vi consiglio caldamente. Un'opera e soprattutto un regista che sospetto non abbiano avuto la giusta attenzione da parte dei media, in particolar modo nel momento in cui anche Lumet ci ha lasciati nell'Aprile del 2011.


lunedì 20 ottobre 2014

TOPOLINO BLACK EDITION

Qualche tempo fa si parlava dei fumetti dell'infanzia, di quelli che in qualche modo ci erano rimasti dentro. Tra le altre cose accennai a una non ben individuabile storia di Topolino e Macchia Nera ormai persa nella memoria (ora mi viene in mente anche un castello, potete aiutarmi?). Vi dicevo inoltre come mi fossi perso la Topolino Black Edition nella quale magari avrei potuto ritrovare atmosfere e sensazioni simili scatenate tanto tempo fa da quella storia misteriosa. Bene, grazie al mercatino di Piazza Madama sono riuscito a recuperare il volume che raccoglie le storie noir scritte da Tito Faraci, un ottimo acquisto in quanto mi son portato a casa il bel volume nuovo di zecca ma a prezzo scontato e, cosa molto più importante, l'antologia in questione si è rivelata un successone per le letture serali con la mia bambina. Cosa chiedere di più? Solo per questo è d'obbligo un sentito ringraziamento a Faraci e compagnia bella.

Vi dico subito che quelle vecchie sensazioni non sono state riportate in vita dalle storie presenti nell'albo, probabilmente è passato troppo tempo, io non sono più un bambino (o almeno non quello di una volta) o più semplicemente queste storie hanno un impianto diverso. Ciò non toglie che siano molto divertenti. Comunque le stesse corde che quella vecchia storia di Topolino pizzicò in me devono essere state solleticate, da altre storie simili magari, anche in Sandrone Dazieri che nell'introduzione al volume ben sintetizza il perché alcune storie del Topo risultassero più avvincenti persino di quelle dedicate a Paperino, personaggio comunemente più amato dai giovini.

Faraci, nelle storie presentate nel volume, non si concentra solo sul personaggio di Topolino che, a dirla tutta, in diverse storie non è nemmeno presente o compare fugacemente, esplora invece in maniera completa un cast di comprimari di prim'ordine. Si parte con Dalla parte sbagliata, titolo che è anche di un romanzo di Crumley, episodio nel quale Topolino si deve adoperare per salvare Gambadilegno, il suo miglior nemico come Topolino stesso lo definisce, da un complotto architettato dal marcio sceriffo Ramirez di Puerto Salado. In una storia di ambientazione simil-messicana Faraci esplora il rapporto di amicizia e antagonismo che si è creato tra i due nel corso di tante avventure vissute insieme (che risalgono a quel primo corto del 1928 dove i due presero vita) mettendo in scena personaggi che con le dovute proporzioni non avrebbero stonato in un noir vero e proprio. Le tavole di Mottura offrono una bella rappresentazione del paesaggio assolato e desertico nel quale si muove la vicenda inserendo qua e là alcune vignette più sperimentali come ad esempio quella finale che in qualche modo mi ha ricordato il Frank Miller di Sin City o del Dark Knight. In Topolino e il genio nell'ombra disegnata da Silvia Ziche alcuni malfattori si mettono in testa che Pippo possa essere la mente dietro tutte le operazioni portate a termine da Topolino, ne usciranno ovviamente esilaranti gare di stupidità. Illustrata dal tratto moderno di Fabio Celoni Agente Gambadilegno il caso è tuo (altra citazione) mostra la parte migliore del vecchio Pietro protagonista anche nelle due parti di Topolino e il fiume del tempo dove il dinamico duo torna alle proprie origini andando alla ricerca del relitto della Steambot Willie, il battello protagonista del primo cortometraggio a loro dedicato (matite di Mastantuono). Nella seconda parte dell'albo, impreziosita dalle matite del maestro Cavazzano, entriamo in una sorta di Topolinia Police Department dove i protagonisti delle storie sono il Commissario Basettoni, l'ispettore Manetta, l'ispettore Rock Sassi e ovviamente i soliti Gambadilegno e Macchia Nera. In maniera del tutto naturale Faraci riesce a non farci sentire l'assenza del Topo avendo a disposizione un talento e un cast capaci di tenere benissimo la scena da soli.

Insomma, se pure il volume non mi ha riportato a quell'epoca e a quella storia che vorrei tanto recuperare, il divertimento è stato davvero tanto. Qui sotto trovate la lista degli episodi e dei disegnatori presenti nel volume.

- Dalla parte sbagliata (Paolo Mottura)
- Topolino e il genio nell'ombra (Silvia Ziche)
- Gambadilegno e la banda delle pupe (Romano Scarpa)
- Agente Gambadilegno il caso è tuo (Fabio Celoni)
- Topolino e il fiume del tempo (Corrado Mastantuono) (testi Faraci e Artibani)
- Topolino e l'incredibile Vladimir (Massimo De Vita)
- La lunga notte del Commissario Manetta (Giorgio Cavazzano)
- Sfida a Topolinia (Giorgio Cavazzano)
- L'ispettore Manetta sul filo del rasoio (Giorgio Cavazzano)
- Manetta e l'indagine natalizia (Giorgio Cavazzano)
- Topolino, Manetta e Rock Sassi in: Infiltrato speciale (Giorgio Cavazzano)


domenica 19 ottobre 2014

COVER GALLERY - MIKE ALLRED - X-STATIX

X-Statix 1 - Mike Allred
Lasciate alle spalle le gallerie di lavori del Reverendo Dave Johnson e del talentuoso J. G. Jones questa volta andiamo ad ammirare qualcosa di completamente diverso. Ogni qual volta mi capiti di leggere qualcosa a proposito del lavoro di Mike Allred salta fuori il termine pop-art, in questo caso poi si dovrebbe parlare anche di pop-comics o pop-illustration, ha senso? Non lo so, in ogni caso è innegabile che i lavori di Allred richiamino alla mente in maniera naturale un certo immaginario pop, a mio avviso la grandezza di questo illustratore sta nell'originalità espressa in un certo tipo di fumetto solitamente trattato in maniera molto più convenzionale e canonica.

Un talento che sulle prime può spiazzare ma che difficilmente lascia indifferenti. Proprio qualche tempo fa ho avuto per la prima volta l'occasione di leggere il suo Madman innamorandomene subito.
Oggi vi propongo alcune cover scelte tra quelle realizzate per la serie X-Statix (già X-Force), una delle run più coraggiose edite dalla Marvel avente come protagonisti alcuni nuovi e sconosciuti mutanti.

Occhio alle didascalie perché non proprio tutte le cover sono firmate da Allred mentre quasi tutte sono colorate da sua moglie Laura.

Come nello scorso appuntamento e come accadrà per i prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


X-Statix 2 - Mike Allred



X-Statix 3 - Mike Allred



X-Statix 4 - Mike Allred/Frank Quitely



X-Statix 5 - Paul Pope



X-Statix 8 - Mike Allred



X-Statix 10 - Philip Bond



X-Statix 12 - Mike Allred



X-Statix 16 - Mike Allred



X-Statix 21 - Mike Allred



X-Statix 25 - Mike Allred

venerdì 17 ottobre 2014

PUSHER - L'INIZIO

(Pusher di Nicholas Winding Refn, 1996)

La camera segue Frank (Kim Bodnia) costantemente, lo segue nello svolgersi quotidiano dei suoi loschi traffici, nelle sessioni di cazzeggio con il compare Tonny (Mads Mikkelsen), nei rari momenti di relax, nelle opportunità di guadagno, negli oscuri sobborghi della capitale danese, nei momenti di difficoltà, in quelli di tensione crescente e nell'attimo in cui tutto sembra andare in vacca. Il regista Nicholas Winding Refn ci scaraventa nella vita di Frank, uno spacciatore di Copenaghen che vive d'illegalità, giocando in maniera superba con le sensazioni, con le emozioni e con l'empatia che si crea tra spettatore e protagonista senza mai mostrarci il suo pusher come un eroe moderno ma esponendone la quotidianità in modo che ci si senta vicini a una comprensione di un mondo e di una maniera di vivere che fortunatamente molti di noi non conosceranno mai. E non dev'essere un bel vivere. Preso al di fuori del suo mestiere, Frank sembra quello che potenzialmente avrebbe potuto essere anche un tipo a posto al contrario del suo amico Tonny, prototipo del perfetto coglione. Ma chissà cosa, Refn non ce lo dice, lo ha fatto finire in un certo giro, in un ambiente fatto di fornitori e di clienti, di soci e di poliziotti, un ambiente dove l'amicizia e il semplice valore di una vita vengono messi da parte in un attimo in favore del profitto e di uno strano codice di rispetto che ammorba il paesaggio criminale.

Nonostante la regia di Refn guardi a un forte realismo non manca certo di stile, anzi. A supporto delle immagini la bella colonna sonora, tesa, coinvolgente ed energica si sposa con la fotografia all'apparenza molto poco artefatta. Nel complesso ne esce un film che potrebbe essere una delle opere giovanili di un Ritchie asciugato dell'ironia che lo contraddistingue e privo delle strizzatine d'occhio al pubblico che hanno reso così cool i suoi primi film. Ritchie gioca, costruisce e diverte, Refn colpisce e spaventa senza mai calare troppo la mano sull'efferatezza delle scene, mi aspettavo un film molto più violento e invece la violenza nasce da riflessioni, prese di coscienza e dalle angosce dei personaggi con le quali non si fatica a essere partecipi, emblematica la bella inquadratura finale.


Ottimo il cast, il protagonista Kim Bodnia che sembra essere entrato in sostituzione di un altro attore solo a riprese molto inoltrate, esprime il miscuglio tra quotidianità e momenti di rischio e tensione con naturalezza disarmante, un volto fantastico per la parte così come quello di Mikkelsen, il più noto del lotto, sempre sopra le righe. Ottime anche le interpretazioni del fornitore di droga Milo (Zlatko Buric) e del suo fido spezzaossa Radovan (Slavko Labovic) personaggi che avrebbero potuto facilmente risultare monodimensionali e sui quali è invece stato svolto un bel lavoro di costruzione.

Rimane da dire che questo è il primo episodio di una trilogia, questo L'inizio vede protagonista Frank, gli altri due film sono incentrati sulle figure di Milo (L'angelo della morte) e Tonny (Il sangue sulle mie mani).


giovedì 16 ottobre 2014

ZEUS TI VEDE

Ve la ricordate? La scritta sui muri intendo, la scritta e il disegno, quello col triangolo con l'occhio dentro, tracciata solitamente con una bomboletta spray di colore nero. Quando ero un giovincello Torino ne era piena, probabilmente qualcuno di quei disegni, qualcuno di quei Zeus ti vede è ancora là fuori. Quando ero piccolo non avevamo la macchina, la mia nonna paterna abitava in Barriera di Milano, dall'altra parte della città. Per andarla a trovare attraversavamo Torino con il 18 (che a me piaceva un sacco perché passava in mezzo ai Giardini Reali e poi il tram era più figo del bus) oppure con il 2, a volte con il 4. Lungo il tragitto contavo spesso gli Zeus ti vede che riuscivo a scovare sui muri della città. Mi chiedevo cos'è che Zeus avesse da guardare, insomma mica facevo niente di male io, stavo solo andando a trovare la nonna. Ciao nonni, magari ora mi vedete voi.


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

mercoledì 15 ottobre 2014

CARNIVALE - STAGIONE 2

Purtroppo anche una serie che in due sole stagioni si porta a casa cinque Emmy Awards e viene nominata per altri dieci non è esente dalle ingerenze della produzione e dalla spada di Damocle della cancellazione. E' proprio quello che è successo al bel serial tv di Daniel Knauf tagliato dopo sole due annate delle sei previste dall'autore. Di Carnivale avevamo già parlato (qui), nell'intraprendere la visione di questo secondo atto della saga del gruppo di circensi il timore era quello di trovarsi di fronte a un lavoro incompiuto, lasciato a metà e che mai avrebbe visto il suo giusto finale. In parte è proprio così, fortunatamente almeno il tema principale della serie, lo scontro tra l'incarnazione del bene e quella del male, arriva a una sorta di temporanea conclusione. Le vicende personali di Ben Hawkins (Nick Stahl) e di Padre Justin (Clancy Brown) che lungo le due serie hanno seguito sentieri opposti ma convergenti, giungono con l'ultimo episodio della seconda stagione a un climax convincente. Il confronto finale che i fan attendevano ci sarà e avrà delle conseguenze, qualche vecchia questione rimarrà in sospeso e almeno una nuova nascerà dando vita a uno sviluppo da considerarsi parecchio importante e in egual misura sorprendente. La serie è estremamente godibile cosi come lo è il suo epilogo che presenta uno status quo derivante dalle conseguenze dello scontro tra bene e male completamente rinnovato. Purtroppo non ci sarà più tempo per baloccarsi con i nuovi e interessanti scenari che una terza stagione di Carnivale avrebbe potuto garantire.

Messi questi puntini sulle i c'è da dire che, finale aperto o meno, Carnivale rimane un ottimo prodotto da non trascurare, il recupero è caldamente consigliato. Rispetto alla prima serie il cast vede qualche avvicendamento di poco conto ma i protagonisti principali ci sono ancora tutti. Viene finalmente svelato il mistero che si cela dietro la direzione e quello del suo strano rapporto con il nano Samson (Michael J. Anderson), nuove sorprese aspettano Sofie (Clea DuVall), Jonesy (Tim DeKay) e compagnia bella ma soprattutto vengono approfonditi i destini e i ruoli di Ben e Padre Justin. A differenza della stagione precedente il ritmo sembra qui più serrato, i tempi dilatati decisamente meno presenti, tutta la parte tecnica è di primo livello per una resa degli Stati Uniti del sud negli anni '30 davvero convincente.

Il fascino della serie gioca sui suoi protagonisti assolutamente fuori dal comune, sul continuo irrompere del sovrannaturale e su un simbolismo che attinge alla tradizione cristiana, ai tarocchi, all'ordine dei templari e a svariate altre fonti. Ma quello che più conta è che Carnivale è una serie scritta bene e realizzata meglio. Purtroppo il viaggio del carrozzone itinerante è finito, per approfondire i temi trattati nella serie e indagare sulle intenzioni degli autori non resta che affidarsi alla rete.


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