lunedì 16 gennaio 2017

HUGO CABRET

(Hugo di Martin Scorsese, 2011)

Qualche anno fa, all'interno del Museo del Cinema di Torino, ebbi modo di vedere la mostra dedicata a Martin Scorsese, per me uno dei più grandi registi viventi. Tanti i materiali utili a ricostruire l'infanzia, il rapporto con la famiglia, con la religione e con l'America del giovane futuro regista. Cresciuto a Little Italy, in Elizabeth street, a segnare l'immaginario di Scorsese arrivò il connubio conflittuale tra la fede, la vita religiosa e la violenza della strada, non a caso il sottotitolo di uno dei suoi primi film, il bellissimo Mean streets, recita: Domenica in chiesa, lunedì all'inferno.

Tra i vari materiali di scena, molti provenienti dal set di Gangs of New York, e cimeli personali della famiglia Scorsese, mi piacque molto un'installazione probabilmente più anonima ma significativa di quello che era, e ancora è, per me il cinema di Martin Scorsese. Lungo un grosso pannello vi erano allineati una dozzina di monitor, alcuni in alto, altri in basso. Al centro vi era rappresentata una enorme pianta di Manhattan (e di New York), con i suoi quartieri principali e le sue vie. Ogni monitor riproduceva alcune scene di un film di Scorsese, il monitor era collegato per mezzo di una segnaletica ad una strada sulla cartina, ad una zona che era quella nella quale si ambientavano le azioni riprodotte nel video. Un'idea semplicissima, un'idea davanti alla quale rimasi però incantato per moltissimo tempo, perché per me quell'installazione, lo ribadisco ancora una volta, era il cinema di Martin Scorsese: Newyorkese, vicino alla strada, intriso delle contraddizioni, spesso violente, della vita nella metropoli.

Detto questo, è noto come Scorsese, oltre che per queste tematiche, abbia passioni sconfinate per la storia del Cinema e per la musica, con un occhio particolare per il blues ad esempio. Hugo Cabret nasce proprio dalla prima di queste, un'amore viscerale per il Cinema, cosa che sembra quasi scontata per un cineasta di lungo corso come lo è Scorsese. Eppure, nonostante sia più che evidente la totale devozione alla materia trattata in questo film, Hugo Cabret mi ha dato l'impressione di un lavoro portato a termine con impegno da un regista lontano da casa, un uomo della strada che guarda sognante alla Luna che rimane lassù, lontana, mentre i suoi piedi sono ancorati a un marciapiede macchiato di sangue.


Non è un brutto film Hugo Cabret, non mancano gli spunti d'interesse soprattutto nell'omaggio ai primi passi del neonato Cinema, ai suoi primi vagiti nel fantastico grazie alle opere di George Méliès, uno dei più importanti innovatori della Settima Arte. Proprio nello scoprire poco a poco, passo dopo passo, le connessioni tra le vicende del giovane protagonista Hugo Cabret (Asa Butterfield) e quelle del genio Méliès (Ben Kingsley), ritiratosi da molto tempo dalle scene, si trova il lato più emozionante di un film altrimenti avvolto in un immaginario fantastico tanto sfarzoso e luccicante quanto artificioso, capace di appagare gli occhi ma dal sapore finto e stucchevole.

Mi sembra difficile credere che un'operazione come questa, sicuramente sincera e non priva di pregi, possa soddisfare il palato dell'amante del Cinema, così come non credo lo faccia con il fan dell'opera Scorsesiana. L'impressione è che Hugo Cabret possa essere considerato un buon film per ragazzi, una bella visione per famiglie e, se vogliamo vederla in quest'ottica, anche un film riuscito. Non di meno, con buona pace delle scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (premiati con l'Oscar) e di tutte le maestranze che si son portate a casa con merito ben cinque statuette tecniche, il film rimane uno degli episodi più innocui e meno convincenti della filmografia di un regista immenso. È innegabile come Scorsese abbia facilità a toccare le corde giuste al momento più opportuno, di certo non gli manca il mestiere, la parabola di ascesa, caduta e risalita (o riscoperta) del grande Méliès non lascia indifferenti, la laccatura patinata spruzzata sull'intero film è di quelle che Hollywood ama, la critica ha generalmente unito i puntini e apprezzato.

Non sono qui a voler fare la voce fuori dal coro, ma a volte anche dire che un grande rientra in un'onorevole medietà non è reato.


8 commenti:

  1. A me è piaciuto, anche per le atmosfere steampunk (vagamente, ok), una bella storia che guarda al vecchio cinema come hai scritto. Trovo piuttosto coraggioso Scorsese per aver deciso di realizzare questo film così lontano dalla sua produzione abituale. E il ragazzino protagonista è superbo *_*

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    1. Scorsese non si discute e il film anche a me non è dispiaciuto, l'ho trovato però un film come altri, buono in ottica dell'omaggio al Cinema o come film per ragazzi. Diciamo che, a prescindere dai generi (pensiamo a Fuori orario ad esempio), la caratura qualitativa di Scorsese è di ben altro stampo. Visivamente colpisce, è un'estetica che a me sembra però sempre molto finta e artefatta, anche nel fantastico si possono seguire strade diverse che a me, (per gusto personale, per carità) piacciono di più.

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  2. Probabilmente è il film di Scorsese che mi ha colpito di meno, forse perché quando avevo letto di una celebrazione del cinema mi aspettavo tutt'altro. Onorevole medietà probabilmente è proprio la definizione giusta.

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    1. Per quanto il mestiere di Scorsese sia innegabile, qui ci vedo poco la sua mano, mi sembra un film che avrebbe potuto dirigere anche qualcun'altro, tanto più che la storia è tratta da un romanzo di Selznick.

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  3. È un film che visivamente mi ha colpito molto, ma per il resto mi ha lasciato un po' freddino. Forse è lo Scorsese che mi è piaciuto di meno, nonostante non possa certo definirlo un brutto film :)

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    1. Pieno di trovate visive, che però non mi hanno entusiasmato più di tanto, tra gli Scorsese visti finora anche per me questo è il meno efficace.

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  4. L'ho trovato delizioso. Quando lo replicano lo vedo volentieri.

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    1. Comprensibile, anche a mia figlia ad esempio è piaciuto molto, io forse nel cuore ho un altro Scorsese, questo mi ha detto troppo poco nonostante Hugo Cabret non sia affatto un brutto film.

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