sabato 10 dicembre 2016

DELITTO NELLA PREISTORIA

(di Alfredo Castelli, Gaspare e Gaetano Cassaro)

Arrivati alla sesta uscita della collana, Alfredo Castelli decide di puntare le luci dei riflettori su Java (lo farà ancora in seguito in albi divenuti poi celebri), il neanderthaliano assistente di Martin Mistère. La teoria sulla quale riflettere, discutere e discettare questa volta è la seguente: come mai dopo l'avvento dell'Homo Erectus, sulla Terra comparvero, più o meno simultaneamente tenendo conto delle datazioni storiche approssimate, sia l'Homo Sapiens che l'Uomo di Neanderthal? E se le due specie non furono una diretta discendente dell'altra, come mai l'Homo Sapiens sopravvisse a lungo mentre la stirpe dei Neanderthal scomparve in un lasso di tempo relativamente breve? La teoria più accreditata sembra quella della scomparsa dovuta all'incapacità dei Neanderthal di costruire un proficuo codice di comunicazione, inadatti a parlare avrebbero lasciato il passo ai più evoluti Homo Sapiens.

In seguito a un'interessante ritrovamento da parte del Professor Maubert la teoria in vigore rischia di vedersi assestato un profondo scossone, e se la scomparsa dei Neanderthal fosse attribuibile a un loro sterminio a opera proprio dei "concorrenti" rappresentati dell'Homo Sapiens? Di fronte all'esposizione di questa teoria, ma soprattutto davanti all'esibizione di un'arma in particolare usata dall'Homo Sapiens, Java comincia a mostrarsi sempre più nervoso, lasciandosi andare a numerosi scatti di violenza per lui quantomeno inusuali. Purtroppo l'insolito comportamento di Java diviene ottimo pretesto per il commissario Charlier, poliziotto arrogante in cerca di un capro espiatorio nel corso di una spiacevole indagine. Java diviene così l'uomo (di Neanderthal) in fuga, un criminale braccato dalla legge costretto a rifugiarsi in una sorte di corte dei miracoli sui generis.

In questa storia, che occuperà anche diverse pagine dell'albo seguente, Castelli ripropone una vicenda di largo respiro, strutturata e densa di elementi, forse anche troppi e compressi in maniera innaturale nello spazio a disposizione. La teoria sulle specie primitive, il caso di omicidio, le strane reazioni di Java, la sequenza della corte dei miracoli e il collegamento con il passato del Professor Maubert; in tutta franchezza forse la carne al fuoco è troppa e tutta la parte dedicata ai reietti del sottosuolo a mio avviso si poteva evitare. Rimangono comunque ottime le suggestioni storiche, le teorie che garantiscono l'appetibilità di una serie come questa, sempre capace di regalare stimoli e curiosità, approfondimenti nelle due paginette di redazionali miste a buon intrattenimento.

Ho gradito molto il lavoro dei due Cassaro ai disegni, oltre alla resa di volti poco canonici e sempre interessanti, si evince una naturale dimestichezza a trasporre sulla carta i luoghi della storia, in questo caso Parigi e il quartiere di Pigalle con i sexy shop, il Moulin Rouge, i vicoli più malfamati e il Centre Pompidou, ottima anche la dinamicità nelle sequenze più action e la resa delle scene con le automobili (che a dire il vero sanno molto d'America anche in terra francese).

Per costruzione probabilmente Delitto nella preistoria non rientra tra le storie migliori scritte da Castelli, presenta lungaggini non necessarie ma anche ottimi spunti. Da sottolineare quanto fosse all'epoca fastidiosa l'abitudine di spezzare le storie facendole terminare a metà albo o a un terzo dello stesso, gestione degli spazi davvero terribile e abusata in Bonelli per anni. Fortunatamente le cose più avanti cambiarono rotta.


2 commenti:

  1. Sicuramente l'ho letto ma non mi ricordo niente. Anch'io non disprezzo i fratelli Cassaro, che poi ho scoperto essere oggetto di critiche feroci sui primi Fumo di China.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Critiche che non mi spiego, non mi sembra che il loro lavoro fosse sotto la media della produzione Mysteriana...

      Elimina