lunedì 12 dicembre 2016

MR. WINCHELL - LA VOCE DELL'AMERICA

(Walter Winchell di Michael Herr, 1990)

In origine la prima stesura di questo libro da parte di Michael Herr voleva e doveva essere una sceneggiatura da sottoporre all'industria hollywoodyana, un biopic su uno dei giornalisti più in vista dell'America degli anni '30 e '40, considerato il vero padre putativo del giornalismo scandalistico, tessitore di nuovi linguaggi e grande influenzatore di opinioni e trend: Walter Winchell. Cosa più che naturale se pensiamo anche solo per un attimo all'autore dello scritto; Michael Herr infatti è noto per aver co-sceneggiato capolavori come Apocalypse Now e Full Metal Jacket oltre che per la sua carriera di giornalista e inviato dal fronte (il suo Dispacci è considerato una delle opere più riuscite sulla guerra del Vietnam).

In corso d'opera il lavoro di Herr ha preso una piega diversa, come lo stesso autore afferma nella prefazione al libro, lo scritto è diventato una sorta di romanzo con dentro una cinepresa. Questa definizione calza alla perfezione almeno alle prime pagine di questo ibrido tra romanzo e sceneggiatura, pagine nelle quali si ha davvero l'impressione di seguire da vicino un cameraman intento a fermare su pellicola una versione romanzata della vita di Walter Winchell. Avanzando con la lettura questa prima impressione si affievolisce un poco e viene sostituita da una sorta di sceneggiatura in prosa, ripulita di orpelli e appunti, a corredo della quale sembrano scivolare sullo sfondo le immagini dell'ideale film che Herr aveva probabilmente già visto e girato nella sua testa. Le sequenze sono molto brevi, a farla da padrone non sono le azioni dei personaggi ma i loro dialoghi, i caratteri e i protagonisti si costruiscono da soli grazie a battute, battibecchi, esternazioni che li fissano nella mente del lettore senza ricorrere a didascaliche descrizioni. Una scelta stilistica che dona allo scritto un ritmo frenetico e incessante che non presenta passaggi morti e momenti di stanca, una successione degli eventi (che ruotano sempre intorno ai dialoghi) che probabilmente non sarebbe stata così semplice da portare al cinema.

Ma chi era questo Walter Winchell, personaggio ormai dimenticato e sconosciuto ai più? Innanzitutto un uomo ossessionato dalla fama e dal successo, dal suo e da quello degli altri, argomento sul quale fonda le basi della sua grandissima popolarità andando a scavare nel privato dei divi di Hollywood, dei politici, dei gangster e dei suoi colleghi, dando vita al giornalismo scandalistico con il quale ancora oggi tutti quanti (purtroppo) abbiamo a che fare. Passando dai suoi fallimenti come artista del vaudeville alla carta stampata e in seguito alla radio, Walter Winchell arriverà sulla cresta dell'onda e ci rimarrà per molti anni (diciamo fino all'avvento della televisione) creando uno stile di comunicazione fatto di frasi secche, malevole illazioni (quasi sempre fondate) e neologismi a profusione per il quale venne coniata la definizione di Winchellese.


Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, la parola di Winchell è in grado di garantire il successo di uno spettacolo a Broadway o di sputtanare di fronte all'America tutta questo o quel divo, le sue rubriche sui giornali e le sue trasmissioni alla radio raggiungono la gran parte della popolazione, la sua influenza sull'opinione pubblica è impressionante, il suo stile inconfondibile e la sua attitudine riescono a sdoganare argomenti fino ad allora ritenuti tabù. Non era un personaggio troppo comodo Winchell, ma contribuì alla fortuna dell'impero editoriale di William Randolph Hearst, magnate dell'editoria al quale Orson Welles si ispirò per creare il personaggio di Charles Foster Kane in Quarto potere, sostenne a spada tratta Frank Delano Roosevelt e attaccò con tutte le sue forze l'ascesa di Hitler e ogni forma di nazismo (Winchell aveva origini ebree), caparbio interventista e feroce critico di tutto ciò che non gli andava a genio.

La storia della sua vita, ascesa e caduta, è la storia dell'America di quegli anni, l'uscita dalla Grande Depressione, il proibizionismo, l'era dei gangsters, la Café society di recente portata sullo schermo da Allen (che a Winchell deve anche qualcosa agli inizi della sua carriera), il New Deal e tanto altro ancora. Poi, come avviene nella maggior parte delle storie, la sua parabola incontra la fase discendente e pian piano Walter Winchell viene dimenticato, viene rimosso quasi completamente il ricordo di un personaggio che in vita stette a stretto contatto con personaggi del calibro di Ernest Hemingway, Damon Runyon, Lepke Buchalter, Frank Costello, Frank Delano Roosevelt, Ed Sullivan, J. Edgar Hoover e chissà quanti altri ancora.

Per diversi anni, molti, Walter Winchell è semplicemente stato la voce dell'America.


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