lunedì 5 dicembre 2016

MEMORIE DALL'INVISIBILE

(di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano)

Quando ero un giovine ragazzino, avevo circa undici anni all'epoca, ricordo che ebbi modo di parlare di Dylan Dog e di alcune sue storie, che peraltro io non avevo avuto ancora modo di leggere, con alcuni miei animatori dell'oratorio, ragazzi più grandi di me di qualche anno che a differenza mia il personaggio lo conoscevano meglio e che erano in grado di togliermi alcune curiosità. Nella mia enorme ignoranza pronunciai il nome dell'indagatore dell'incubo come Dailan Dog. Orrore, fui additato come l'untore, dagli dagli, e qualcuno disse: "Tu dici Bob Dailan forse?", ricordo l'arguta stoccata ancora chiaramente. Ah, brutto stronzetto d'un saputello, l'ignobile si spese proprio una delle battute da Memorie dell'invisibile, suscitando saccente le ilari risa di altri beoti ignorantelli come me. È vero, non si pronuncia Dailan Dog, ora lo sappiamo tutti, però è stato bello vedere come la rilettura dell'episodio abbia avuto il potere di riesumare un chiaro ricordo proveniente da un passato ormai remoto, potenza della carta stampata, capace di veicolare emozioni e ricordi in maniera indelebile.

Memorie dall'invisibile presenta almeno due personaggi memorabili: una sorta di uomo invisibile, una nullità che nessuno sembra notare, una figura tragica, a tratti patetica, che parla al lettore tramite didascalie nelle quali Sclavi mette tutto il suo estro in un episodio dalla densità narrativa davvero notevole. Poi la bellissima Bree Daniels, nuova cliente di Dylan Dog che imperturbabile si ostina a chiamare l'indagatore dell'incubo Dailan dall'inizio alla fine dell'episodio, prostituta d'alto bordo che prende l'iniziativa per difendere le sue colleghe minacciate da un pericoloso serial killer, mettendosi tranquillamente sotto le scarpe sia il bel Dylan (e quell'imbecille di Groucho) sia la polizia tutta con in capo il sensibile ispettore Bloch.


Nelle prime tavole Sclavi è magistrale nel confondere il lettore, nello scombinare le carte, nel creare un cortocircuito dissonante tra vignette e didascalie per andare poi a costruire pian piano la sua storia ma soprattutto i suoi personaggi. Oltre alle usali citazioni celebri, questa volta addirittura l'immenso Edward Hopper con il suo Nighthawks, Sclavi ci regala uno dei Dylan Dog più pazzamente innamorati tra quelli presentati negli episodi visti fino a questo momento, un amore destinato a non avere futuro. Memorie dall'invisibile sembra uno di quegli episodi dove i personaggi sembrano acquisire una profondità più accentuata rispetto alla media, graziato poi dalle matite di un Casertano in grandissima forma.

Probabilmente tra gli episodi analizzati finora questo Memorie dall'invisibile potrebbe ritagliarsi il suo posto in un ideale podio.

6 commenti:

  1. Eppure io sono ancora convinto che se avessi deciso di chiamarlo Dailan Dak - come era mia intenzione all'inizio - invece di lasciarmi trascinare dalla suggestione di Dylan Thomas e da quel romanzetto di Spillane ( che per inciso ho solo visto in vetrina e non ho mai letto ) intitolato Dog figlio di ora il mio Dyd sarebbe ancora una cosa mia non tanto lontano da cose come Memorie dell'Invisibile o Storia di Nessuno o I Vampiri, to name a few. Sarebbe sempre nuovo e sempre diverso ed ogni storia sarebbe La Storia di Dylan Dog ( che tra parentesi non è nemmeno il mio albo migliore e nemmeno il numero cento migliore in SBE : vi consiglio Di Tutti i Colori del mio amico Alfredo ). Dailan Dak sarebbe in un albo un virus senziente alieno che entra nel corpo di un Nessuno invisibile ai più ed in quello dopo un colore che infesta la casa di una famiglia grigia e così via. Sarebbe stato molto + spesso una commedia - oggi vorrei essere Neil Simon e non Dario Argento e Frank Guccini come un tempo - ed assurdo come prendere la porta di casa e perdersi x il mondo e continuare a camminare nel crepuscolo con la porta sotto il braccio come quei lunghi panini francesi. Avrei forse vissuto + serenamente. Ringrazio il mio amico ed ex mentore Crepascolo x avermi lasciato la tastiera x il tempo sufficiente alla sua overdose di caffeina di mezzodì. Ciao a tutti.

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    1. Sarebbe stata tutta un'altra storia, epoca di cambiamenti questa...

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  2. E la citazione di Mio fratello è figlio unico?
    E quella di De Andrè (Un Giudice)?
    Questo è, per me, il miglior episodio di Dyd di sempre.
    Metafumettistico (per la questione Dailan), intenso, poetico, gioca col lettore (vi siete dimenticati di me? dice l'uomo invisibile a un certo punto: e io puntualmente ci casco sempre e me ne dimentico davvero).
    Voto: 10 e lode
    L'apice raggiunto e mai più eguagliato.

    Moz-

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    1. È vero, mio fratello è figlio unico... un grande albo indubbiamente!

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  3. Eccolo! Secondo me questo è il Dylan Dog vero, fumetto e personaggio! Una storia perfetta, per soggetto, sceneggiatura e disegni, forse perché ritengo Casertano il miglior interprete delle sceneggiature di Sclavi...
    A "cuore" non è il mio albo di Dylan Dog preferito, ma a "testa" lo ritengo tra gli albi Bonelli "da salvare", come scrissi da qualche parte quando giocammo a "10 fumetti da portare nel nuovo millennio".

    Tra le citazioni, non avevo mai notato "Nighthawks", tuttavia voi non avete menzionato "Monsieur Verdoux" di Chaplin. ;)

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    1. Monsieur Verdoux me la sono persa per strada, comunque sì, grandissima storia.

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