sabato 1 aprile 2017

TOMAS MILIAN - IL DOLCE TRUCIDO

In una delle interviste riproposte in questi giorni in televisione in seguito alla sua scomparsa, Tomas Milian affermava come avesse sempre voluto fare film popolari, prodotti per far divertire la gente; e come, di contro, non fosse interessato a fare film per gli intellettuali, perché questi ultimi, a suo dire, non sarebbero capaci di amare. Lui, l’attore, aveva invece bisogno dell’amore del suo pubblico, in maniera viscerale, un amore che è riuscito a ricevere a grandi dosi, in particolare dal pubblico romano grazie ai suoi personaggi più celebri: quello dell’ispettore Nico Giraldi e quello del delinquentello Monnezza. Nonostante chi scrive non abbia nessun legame affettivo con i personaggi sopra citati, anche a me è impossibile in effetti non ricordare Milian nelle vesti di Giraldi: aspetto trucido, il ricciolo lungo, la barba scura, il berretto di lana calato sulla testa, la voce di Ferruccio Amendola. Eppure Milian è stato molto altro, oltre alle maschere che tanto lo hanno reso riconoscibile nei film di Bruno Corbucci e Umberto Lenzi (e di qualche altro regista) l’attore ha interpretato numerosi personaggi al servizio di grandissimi registi del cinema italiano, attraversandone diverse epoche e tutti i principali filoni. 

Il primo periodo della carriera sembra essere a tutti gli effetti il più impegnato di Tomas Milian che diventa volto ricorrente del cinema italiano d’autore, legando il suo nome a quello di direttori come Mauro Bolognini (La notte brava, Il bell’Antonio e Madamigella di Maupin), Luchino Visconti (Boccaccio’70), Pier Paolo Pasolini (Ro.Go.Pa.G.) e Alberto Lattuada (L’imprevisto) tra gli altri. Con ruoli a volte centrali, a volte da comprimario, come accade ad esempio al fianco di Marcello Mastroianni ne Il bell’Antonio, Milian inizia a far conoscere il suo volto giovane, spesso molto pulito, lontano da quello a cui solitamente pensiamo nell'udire il nome di Tomas Milian. La sua carriera decolla nel modo che sembra il più alto e onorevole possibile per un attore, ma lui, contro tendenza, è alla ricerca della gente, di storie più semplici forse, più vicine al basso, così dopo anni di collaborazioni prestigiose nel cinema detto d’autore, Tomas decide di non rinnovare i contratti che lo legavano alla sua casa di produzione dell’epoca (la Vides) per dedicarsi ad altro.


Siamo nella seconda metà dei 60, con The bounty killer di Eugenio Martìn, coproduzione italo-spagnola, il Nostro si inserisce nel filone dello spaghetti western. È un Milian più rude quello western ma dal volto ancora graziato dalla beltà della giovinezza; appena trentatré anni e già venti film alle spalle, diventa protagonista di una stagione indimenticabile dove spesso al cinema è il male a vincere, la violenza è protagonista e non si esime dal portare dalla sua parte anche anime candide; è l’occasione per Tomas Milian di lavorare al fianco di attori di caratura altissima come Gian Maria Volonté (Faccia a faccia di Sergio Sollima), Lee Van Cleef (La resa dei conti, sempre Sollima), Orson Welles (Tepepa di Giulio Petroni), Franco Nero (Vamos a matar companeros di Sergio Corbucci) ed Eli Wallach (Il bianco, il giallo, il nero ancora Corbucci). Nomi in alcuni casi fondamentali per il genere, in altri semplicemente enormi tout-court. Il primo passo, importantissimo, per entrare nell'immaginario e nei cuori del grande pubblico è fatto. 


Nel 1968, quasi in un passaggio dallo spaghetti al poliziottesco, Tomas Milian è protagonista di Banditi a Milano di Carlo Lizzani (regista noto per il suo impegno politico e sociale) dove interpreta l’investigatore alle costole della banda Cavallero, in un film che restituisce un aspetto dello spaccato sociale di quegli anni violenti. Da ricordare qualche anno più avanti anche la partecipazione a uno dei film più apprezzati di Lucio Fulci: Non si sevizia un paperino (1971), anche questo ispirato a un terribile fatto di cronaca.

Verso la metà dei 70 esplode il poliziottesco italiano e Milian ha proprio la faccia giusta per inserirsi in un contesto urbano delinquenziale: attore e uomo ormai maturo, si adatta al filone senza problemi, lasciando il segno in titoli ancor oggi noti ai fan del genere (e non solo): Squadra volante (di Stelvio Massi), Milano odia, la polizia non può sparare e Il giustiziere sfida la città (entrambi di Umberto Lenzi) e ancora, La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide (di Sergio Martino). Sono gli anni del Cinema italiano degli artigiani, dell’esplosione dei generi, con lo spaghetti al tramonto ma con vivissimi exploit nel giallo, nell'horror, nel thriller e proprio nel poliziottesco che, come accadde anche al western, venne poi ibridato con una vena d’umorismo che ha portato a personaggi amatissimi dal pubblico: pensiamo alla coppia Bud Spencer e Terence Hill nel western e proprio a Giraldi e Monnezza per il poliziottesco. L’amore per Tomas Milian esplode, l’attore è ormai un romano onorario, e dà vita con Bombolo a una coppia inossidabile. Rimangono titoli arcinoti come Squadra Antiscippo, Il trucido e lo sbirro, Squadra antifurto, Assassinio sul Tevere, Delitto al ristorante cinese e tanti altri ancora.


Negli anni 80 frequenta la commedia ancora con Bruno Corbucci e con Pasquale Festa Campanile, rimanendo fedele a un’idea di cinema che ormai calza a pennello all'attore giunto in Italia più di trent'anni prima, ai quali si aggiungono un paio di ritorni al cinema d’autore: per Bernardo Bertolucci ne La Luna e per Michelangelo Antonioni in Identificazione di una donna

Negli ultimi decenni della sua carriera guarda a Hollywood con partecipazioni anche minime in produzioni importanti a servizio di grandi registi. Partecipa a Oltre ogni rischio di Abel Ferrara, ad Havana di Sydney Pollack, a JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone, ad Amistad di Steven Spielberg e al Traffic di Steven Soderbergh.

Tutte collaborazioni eccellenti che il pubblico però poco ricorda, perché proprio come lui voleva (e di questo siamo qui a rendergli merito) a ricordarlo è proprio il popolo che gli ha voluto bene, per Giraldi, e per er Monnezza. Siamo sicuri che se da lassù fosse lui a doverci consigliare di guardare (o riguardare) uno dei suoi film, Tomas sceglierebbe per noi senz'altro uno dei suoi più trucidi.

8 commenti:

  1. Ottima celebrazione!
    Mi permetto di aggiungere tra le sue avventure americane (era favorito dal fatto di parlare perfettamente inglese) la parte di Raffaello in IL TORMENTO E L'ESTASI, accanto a Charlton Heston (era Michelangelo)

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    1. Ciao Marco, sei gentile. Grazie. Ti ringrazio anche per la tua aggiunta a favore dei lettori del blog :)

      A presto.

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  2. Grandissimo articolo, molto preciso.
    Milian amava il pubblico popolare, e ne era riamato assolutamente.
    Io l'ho apprezzato sempre e comunque, perché un grande attore istrionico. Come non apprezzarlo in Vamos a matar? O ancora in Non si sevizia un paperino (capolaro e parte del mio trittico imprescindibile dei gialli italiani)?

    Ma ovviamente un grande nel ruolo cattivissimo del Gobbo (comunque ispirato a un personaggio reale) in Roma a mano armata. E in quello dello psicolabile Giulio Sacchi di Milano odia.

    Moz-

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    1. Vedo che sei un vero fan, mi fa piacere tu abbia apprezzato l'articolo. Grazie :)

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  3. Cavoli, non sapevo fosse morto, e complimenti per questo sentito omaggio, a un attore veramente popolare, nel vero senso del termine (mi piacevano un sacco i suoi film, intellettuali e non ...).

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    1. Grazie Alli, troppo gentile. Ma scusa, che vuol dire che non sapevi fosse morto, ti hanno tolto la corrente quest'ultima settimana? :D

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  4. Ottimo modo per ricordare quel Tomas Milian.
    Ci mancherà
    Complimenti per l'articolo.

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