domenica 9 ottobre 2016

ALLA RICERCA DI DORY

(Finding Dory di Andrew Stanton, 2016)

L'ultimo film della Pixar Animation Studios sembra sia stato collocato già da subito, forse ancor prima che lo spettatore l'abbia realmente visto e valutato, in una sorta di canone classico dello studio d'animazione, ancor oggi percepito come eccellenza d'innovazione sia tecnica che d'idee. In realtà abbiamo visto come più d'una volta la Pixar abbia dato l'impressione di lanciare sul mercato lungometraggi dal sapore marcatamente disneyano e come a sua volta la Walt Disney Animation abbia sperimentato più del solito con alcune sue produzioni avvicinandosi al mood dell'associata Pixar.

Forse era inevitabile che Alla ricerca di Dory portasse sullo schermo un impianto visivo già collaudato e rassicurante dovendosi per forza di cose inserire nel solco tracciato dal precedente Alla ricerca di Nemo del quale questo film è a tutti gli effetti un sequel (anche se qualcuno lo etichetta come spin-off). Il fatto è che da ogni nuova opera targata Pixar lo spettatore, almeno questo spettatore, si aspetta di uscire dalla sala a bocca aperta per la meraviglia, cosa che non mi è successa nel caso di Finding Dory, a dirla tutta l'elemento di meraviglia che ancora una volta è riuscito a stupirmi riguardo le possibilità della cgi è stato il cortometraggio Piper di Alan Barillaro, nel quale i primissimi minuti presentano un'animazione talmente indistinguibile dalla realtà da risultare davvero impressionante.

Ma torniamo a Dory. Digerita la premessa di cui sopra, precisazione che non ritengo necessariamente negativa, posso dire che ancora una volta Pixar ci regala un bel film, divertente, coinvolgente e in diversi momenti anche molto triste e commovente. Fermo restando la mancanza d'innovazione Alla ricerca di Dory si guarda davvero con piacere e porta con sé un messaggio che sempre più spesso, per necessità ma anche in prospettiva per un vivere più lieto e più sereno, si sente vicino e che, tirate le somme, è quello semplice e conciso di non rompersi la testa se le cose non vanno sempre come da noi programmate, anzi, se la vita ce la si vuole godere un po' di più magari sarebbe utile che di programmi se ne facessero anche un po' di meno. Che bello! Questa sarebbe la vera meraviglia.


Il motore narrativo della vicenda è come facilmente intuibile il problema di Dory con la memoria a breve termine, handicap che durante la sua infanzia la portò ad allontanarsi involontariamente dai suoi amati genitori. L'uso del flashback ci mostra una Dory tenerissima e un po' smarrita che provoca senza volerlo la sua separazione da mamma e papà e lascia il tempo a noi genitori di riflettere su quanto debba essere duro, quanto possa spezzarti il cuore, aver paura per il futuro dei propri figli, soprattutto quando questi sembrano ancor più indifesi di quanto dovrebbero essere. Ci si commuove con la piccola Dory, è inevitabile. Ma per quanto involontariamente sbadata, Dory diventerà una pesciolina molto forte, positiva e a suo modo decisa.

Grazie ad alcuni accadimenti, squarci del passato riemergono nella memoria di Dory, piccoli flesh che uno a uno renderanno possibile alla protagonista tuffarsi un una nuova avventura alla ricerca dei suoi genitori. Dory sarà ovviamente accompagnata nel viaggio, questa volta in direzione California, dal titubante Marlin e dal piccolo Nemo.

Sono diversi i personaggi che tornano dalla prima avventura del brand, a questi si uniscono su tutti il polpo Hank, la balena miope Destiny e la beluga in difetto di fiducia Bailey. Anche sul doppiaggio è stato fatto un buon lavoro con l'eccezione della fastidiosa apparizione della Littizzetto (pochi secondi fortunatamente) e la straniante presenza di Licia Colò, che nel film diventa personaggio in qualità di voce ufficiale del Marine Life Institute della California, trovata bizzarra ma tutto sommato per il pubblico italiano divertente (ovviamente voce e personaggio in originale facevano riferimento a qualcun'altro).

Ammetto di essere andato al cinema senza grosse aspettative ma alla fine posso dire che ne è valsa la pena anche se scommetto che quest'anno sarà la Walt Disney Animation a vincere il derby con la Pixar grazie al suo prossimo Oceania.

8 commenti:

  1. anch'io temevo peggio, in realtà è un bel film, è che quando si è abituati ai 10, un film da 8 e mezzo - nove sembra peggio, ma in assoluto è sempre un buon film

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    1. Sono d'accordo, forse come voto non arriverei all' 8 e mezzo/9, ma Finding Dory rimane a tutti gli effetti un bel film.

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  2. Non l'abbiamo ancora visto. Ma questo, come si sa, ci tocca vederlo per forza.
    In attesa degli altri Pixar: Coco (che sono sicuro sarà un altro capolavoro) e di Toy Story 4 (con un bambino di 5 anni, da quello proprio non si può sfuggire :)

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    1. Coco, con l'ambientazione inserita durante los dias de los muertos promette benissimo, potrebbe essere un nuovo tripudio per gli occhi. Comunque per Teo Finding Dory è consigliatissimo.

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  3. Non l'ho ancora visto, ma non ti nego che ho poca voglia...
    Sono sicuro che sarà un film eccezionale, ma non mi attira molto in questo periodo. Me lo recupero in home video.

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    1. Anche io non smaniavo per andarlo a vedere, invece poi sono uscito dalla sala soddisfatto...

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  4. Ciao, sono Silvina e ho letto adesso tutto il tuo interessantissimo post. Tempo fa ho visto anch’io “Alla ricerca di Dory”. Dire che non mi sia piacito non posso, perché dentro ai film così ci mettono talmente tanto di tutto confezionato bene, che qualcosa che ti piace ce lo trovi per forza... però di quei films lì è proprio questo che non mi piace. E comunque secondo me la Pixar non può continuare così. Il parco-sanatorio con le signore Licie curatrici è veramente troppo! Quando è finito il film, sono rimasta a leggere tutto l’ambaradan di collaborazioni e varie che non finiva più: l’ho trovato colossale ma abbastanza interessante. Io, di buono, in quel film ci ho trovato soprattutto che sono uscita dal cinema con un gran bisogno di vedere i films vintage di animazione cecoslovacca. In rete ce ne sono parecchi e spero che possano vederli anche tanti bambini. Se fosse per me, l'animazione ceca, la metterei come materia d’obbligo in tutte le scuole: dal nido in su. Credo che il grandioso tecnicismo della Pixar, oggi non meravigli e non faccia sognare più nessuno. Mentre ero in sala, già a metà film, marmocchiette e marmocchietti sgusciavano via dalle poltroncine che nemmeno le mamme seguivano più il film... dal daffare che avevano a rimetterli a posto.

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    1. Beh, io credo dipenda da film a film il grado di coinvolgimento che riescono a suscitare, della Pixar ad esempio ti consiglio il recente Inside Out per me fino ad ora il loro più grande capolavoro. Animazione ceca? Dovrò informarmi...

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