sabato 27 novembre 2010

TOY STORY 3 – LA GRANDE FUGA

(di Lee Unkrich)

Come già scritto in un vecchio post è ormai da un po’ di tempo che sono tornato a guardare i cartoni animati più con gli occhi di un bambino (quelli di mia figlia nel caso specifico) che non con quelli di un adulto.
Proprio per questo motivo non ero rimasto completamente soddisfatto dalle ultime e pur ottime uscite della Pixar, decisamente difficili e parecchio distanti dall’intrattenimento per bambini.
Con questo Toy Story 3 – La grande fuga la casa cinematografica di Lexo e Co. rientra in gran parte nei ranghi.
La trama è davvero semplice, i protagonisti sono gli ormai amati giocattoli e la morale che sta dietro alla storia, insieme ai suoi insegnamenti, sono alla portata anche dei più piccoli.
Nel film non mancano certo momenti di tristezza e sono presenti anche alcune sequenze “tese” durante le quali è bene star vicino ai propri pargoli.
Alla fine del film tutti si saranno divertiti e qualche bambino porrà le giuste domande e farà le proprie osservazioni, cosa che a Laura (la mia bimba) non è capitata con Wall-E ad esempio, essendosi stufata decisamente prima della fine del film.

Insomma, Andy è cresciuto e sta per partire per il college. Che fine faranno i suoi giocattoli?
Woody, l’amico di sempre, viene prescelto per accompagnare Andy al college, tutti gli altri hanno ancora un loro spazio nel cuore dell’ormai cresciuto bambino e finiranno così in soffitta invece che nell’immondizia o nelle mani di qualche altro bambino.
Caso vuole che la mamma di Andy scambi il sacco destinato alla soffitta con quello dell’immondizia. Così Buzz Lightyear, Mr. e Mrs Potato, Jessie e Bullseye, Slinky, Rex, Ham e gli altri, trovatisi buttati vicino al bidone della spazzatura, si convincono che ad Andy non importi più nulla di loro.
Il nutrito gruppo decide così di mischiarsi ai giochi della sorella di Andy destinati all’asilo.
Giunti al Sunnyside a Buzz e soci sembra di essere arrivati in paradiso, nuovi giocattoli capeggiati dall’orsetto profumato Lotso, accolgono i nuovi arrivati con amore e spiegano loro che all’asilo non mancheranno mai bambini disposti ad amarli e a giocare con loro.
Dopo essere stati accompagnati nella classe a loro destinata i giochi ricevono la visita del cowboy Woody che, a conoscenza dello scambio dei sacchi, cerca inutilmente di far rinsavire i suoi amici.
Va da sé che l’asilo si rivelerà molto diverso dal Paradiso che sembrava di primo acchito e che i bambini più piccoli non avranno troppo “rispetto” di questi nuovi giocattoli.

Geniale l’introduzione di Ken, fidanzato di Barbie, protagonista di una delle sequenze più divertenti del film, alcuni nuovi giocattoli come Bimbo, un bambolotto mal ridotto, hanno un che di inquietante e storie tristi alle spalle.
L’azione non manca e l’aspetto grafico... che ve lo dico a fare. I livelli Pixar sono all’eccellenza assoluta. Sembra di guardare giocattoli veri, per non parlare della resa sul cane di famiglia.

Toy Story si conferma un grandissimo brand per la Pixar, aspettiamo ora i sequel di Cars e Monsters & Co.

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