domenica 29 dicembre 2013

LA PIAGA DI NATALE - I LADRI

Eccoci qui, a finire l'anno nel migliore dei modi. Questo 2013, più sopportabile di un per me schifosissimo 2012, chiude con il botto, arrivederci e grazie. Al cazzo mi verrebbe da dire. Eh si, siamo riusciti in extremis ad avere l'onore di vedere l'ottava piaga prima del finire dell'anno, sicuramente la peggiore tra tutte: i ladri (per un elenco completo delle piaghe clicca qui).

Ieri sera, prima di cena eh, ancora giorno, siamo usciti per meno di un'oretta. Rientrando io mi sono fermato a prendere delle pizze e mia moglie e mia figlia sono tornate sole a casa. Arrivate trovano la porta di ingresso con il gancio inserito, ma mai vai a pensare ai ladri. Mia moglie convinta che avessimo tirato male il gancio e che questo fosse scattato da solo alla chiusura della porta, è fortunatamente andata a chiamare i vicini di casa per farsi dare una mano. A questo punto quelle merde malcagate che c'erano in casa hanno pensato bene di levar le tende (e meno male). Ci siamo anche sentiti a telefono ma nessun indizio ci aveva fatto pensare ai ladri. Giunto finalmente a casa, la situazione era questa: un condomino (che ringrazio ancora vivamente) era riuscito ad aprire la porta, mia moglie e Lauretta si sono trovate di fronte al misero spettacolo, al fatto compiuto.

La camera da letto completamente sottosopra, cassetti svuotati e roba buttata per tutta la stanza. Fortunatamente nessun danno, le altre stanze sono state a malapena toccate. I danni si contano in cucina dove questi stronzi senza valore hanno divelto dal muro il cancelletto esterno e forzato la porta del balcone. Il cancello è stato già risistemato e la porta chiude senza problemi.

Il fatto grave è che mia moglie e mia figlia potevano trovarsi queste esistenze sprecate in casa, e non è che le mie fanciulle possano girare con la mazza da baseball come autodifesa.

Alla fine, tolto lo shock subito da mia moglie (Laura invece se ne è fregata abbastanza per fortuna), i danni sono stati contenuti. Eh si cari scarti di discarica, se anche il vostro tempo è prezioso (cosa di cui dubito) dovreste informarvi meglio da chi vale la pena andare a rubare, rimane sempre valido l'augurio che prima o poi troviate anche voi quello giusto, ogni tanto succede.


Comunque per i curiosi, il lauto bottino di sti' uommene 'e merda consta nell'anello di mia moglie dal valore sicuramente più affettivo che commerciale e UDITE UDITE, il telecomando della tv della cucina (solo il telecomando però) e la bilancia pesa alimenti ma senza la parte superiore, quella dove si ripongono appunto gli alimenti.

Può darsi siano scappati dal reparto psichiatrico.

La scelta di non tenere soldi e oro in casa si è rivelata vincente, rimangono le sensazioni di disagio e di paura per essere stati violati nei propri spazi che riteniamo inviolabili e sicuri finché non accade una cosa come questa.

Vabbè cari ladri, che dire? Il mio augurio per il 2014 è che qualcuno vi tiri alla schiena. Per tutti gli altri auguri sinceri di un buon 2015 :)

Ooops! 2014, scusate è il nervoso.

PS: sorvolo sull'utilità di andare a fare denuncia.

venerdì 27 dicembre 2013

THE WALKING DEAD - STAGIONE 2

Era il maggio del 2010 quando calava definitivamente e per l'ultima volta il sipario su quel che allora era il mio show televisivo preferito. Con un po' di amaro in bocca per un finale metafisico che lasciava troppe cose in sospeso ma con in tasca una montagna di ore di appassionante divertimento, Lost raggiungeva il traguardo finale di una corsa durata sei anni.

In quel periodo il mondo dei serial-tv subì un'esplosione qualitativa senza precedenti, l'offerta si moltiplicava e il limite alle possibilità di visione era dettato solo dalla mancanza di tempo dello spettatore. Ciò nonostante io, come molti altri, iniziai a considerarmi un orfano di Lost e mi misi così alla ricerca di un degno successore. Le delusioni furono cocenti finché un bel giorno non mi imbattei nel Doctor Who, un personaggio di cui mi innamorai senza riserve e che ancor oggi rimane una delle mie serie preferite. Doctor Who, seppur muovesse in me le stesse aspettative di Lost, correva su un binario parallelo, su una strada cosparsa di emozioni e divertimento ma alla quale mancava ancora un pizzico di qualcosa.

Sono passati più di tre anni da quel maggio lì e ora posso dire, senza alcuna ombra di dubbio, di aver finalmente trovato la serie giusta capace di spazzare gli ultimi rimasugli di rimpianto per un modello vincente come quello di Lost. Con The walking dead a mio modesto parere si è andati anche oltre.

Le premesse sono diverse, in The walking dead non sono i mille misteri a guidare lo sviluppo della trama bensì lo studio della psicologia dei personaggi, i colpi di scena ma soprattutto la riflessione etica, morale e sociologica che ogni scelta di ogni personaggio scatena nello spettatore. E sono scelte dure, dolorose e cancerose, di quelle che scavano fino a farti esplodere. Ogni singolo personaggio riserva sorprese e non è mai da dare per scontato nè moralmente, nè fisicamente.



Le interazioni tra i vari elementi di un gruppo ristretto, gli scontri per la leadership fino alle singole scelte morali che daranno inevitabilmente una direzione alla microsocietà che si è venuta a creare dopo l'epidemia zombizzante sono il vero cuore di una serie di altissimo livello. Ci sono gli zombie ma la minaccia potrebbe essere benissimo un'altra e il succo non cambierebbe di una virgola. Detto ciò gli zombie sono probabilmente l'ideale per accrescere la tensione nella giusta misura, funzionano e quindi va benissimo così. Rimane il fatto che The walking dead non è una serie sugli zombie ma sulle persone.

In questa seconda stagione il gruppo capitanato da Rick Grimes (Andrew Lincoln) si trova a dover affrontare sfide ancor più dure di quelle superate nella serie precedente e a dover integrarsi con un altro gruppo di sopravvissuti guidati dal capofamiglia Hershel Greene (Scott Wilson), un anziano veterinario proprietario di una fattoria all'apparenza sicura e incontaminata.

La tensione è calibrata alla perfezione per innalzarsi puntata dopo puntata e deflagare sul finale in colpi di scena capaci di lasciare lo spettatore senza fiato. Ma il meglio arriva quando dopo una scelta fatta da un personaggio o dal gruppo ti chiedi come questo sia possibile, o quando appena prima di un momento clou ti domandi "e ora cosa faranno, chi sarà capace di fare quel che va fatto?". E spesso arriva la risposta che non ti aspetti, in questo Kirkman e i suoi sono davvero dei talenti, senza contare che Kirkman fà lo stesso lavoro anche con il fumetto portando avanti una trama decisamente divergente da quella del serial tv ma caratterizzata dalla stessa qualità.

Quando una serie è capace di lasciarti letteralmente di merda vuol dire che funziona e The walking dead indubbiamente funziona.


giovedì 26 dicembre 2013

BRADI PIT 84

Aspettando l'anno nuovo...



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martedì 24 dicembre 2013

BUON NATALE

Buon Natale a tutti voi, se potete, se ci riuscite e se ve lo permettono, prendetevela calma. A Natale e se si può anche dopo. Correte solo se necessario, che quando si tirano le somme non ne vale quasi mai la pena. Prendete spunto dal nostro Bradi e godetevela, buon Natale a tutti voi.


















lunedì 23 dicembre 2013

LA MARVEL ALL'EPOCA DEL NOW - FANTASTICI 4

Fantastici Quattro è uno degli albi targati Panini Comics che hanno goduto del rilancio/restyling legato all'iniziativa Marvel Now, cambiando così look, formato e team creativi (sia per Fantastic Four che per FF, le due serie contenute nell'albo).

E' inutile ricordare come le indiscrezioni sui futuri mutamenti ai quali le varie serie sarebbero andate incontro durante questo rilancio non sono mancate, nè la Marvel ne ha lesinate, tentando di creare più hype possibile intorno all'evento. Quindi i lettori, prima ancora che le serie abbandonassero la vecchia strada per la nuova, si sono potuti fare un'idea sui concetti e le idee alla base dei vari rilanci.

Ammetto che l'idea di Matt Fraction per rinnovare Fantastic Four e Future Foundation (FF) all'epoca non mi dispiacque affatto. Reed Richards torna da un viaggio nel tempo insieme alla fantastica famiglia con una ferita al braccio dalla quale non riesce a guarire. In seguito a esami più approfonditi Mr. Fantastic scopre, all'insaputa degli altri membri del quartetto, di essere affetto da una malattia degenerativa che lo condurrà alla morte e che potrebbe manifestarsi anche nelle cellule di Sue, Ben e Johnny. Per cercare una cura alla malattia, indisponibile sulla Terra, decide di organizzare con una scusa un viaggio tra le dimensioni portandosi dietro l'ignara famiglia. La Cosa, la Torcia Umana e la Donna Invisibile, insieme a Franklin e Valeria Richards, abbandonano la Terra per un viaggio verso l'ignoto che promette avventura, conoscenza e divertimento ma che cela la ricerca affannosa di una cura alla malattia.

Ok, ma ce la farà la Terra a mantenersi in salute senza i Fantastici Quattro? E chi baderà ai ragazzi della Fondazione Futuro mentre la super famiglia sarà in giro per l'universo a bighellonare? Nessun problema, Mr. Fantastic ha pensato proprio a tutto pianificando il ritorno sulla Terra circa quattro minuti dopo la partenza del gruppo. Potenza dello spazio-tempo.

Però. Però potrebbe pur sempre andare storto qualche cosa. Giusto così, per prudenza, Mr Fantastic chiede a ogni componente degli F4 di scegliersi un sostituto, giusto per non lasciare il pianeta senza protezione se quei quattro minuti dovessero mai dilatarsi (e si dilateranno). Come se Vendicatori, X-Men e compagnia cantante non fossero sufficienti.

Comunque a capo di questi F4 provvisori ci sarà Scott Lang alias Ant-Man, la Cosa sceglierà come suo sostituto niente meno che la veterana She Hulk, Sue si affiderà a Medusa degli Inumani e Johnny... beh Johnny sceglierà la sua ultima fiamma, la cantante Darla Deering.

Ant Man, Darla Deering, Medusa e She-Hulk


A mio modesto parere la serie più interessante è quella dedicata alla Future Foundation e ai Fantastici 4 di riserva che, trascorsi i famosi quattro minuti, si ritrovano in un ruolo che in fondo non pensavano davvero di dover ricoprire. Fraction riesce a creare diversi spunti intriganti miscelando il tutto con scene più ironiche, i characters sono tutti da esplorare e la mano pop-oriented di Mike Allred rende la lettura sempre straniante e allo stesso tempo piacevole. Ottimo il primo numero della serie dove si alternano le presentazioni dei ragazzi di FF ai nuovi F4 (davvero divertenti) e i confronti tra il vecchio quartetto e il nuovo. Inoltre i rapporti del nuovo gruppo con la stampa, lo strano comportamento di Medusa, lo spaesamento della Deering nel ruolo di eroe, l'arrivo di una strana Torcia Umana dal futuro, il ritorno di Wyatt Wingfoot e altro ancora permetteranno a Fraction di sviluppare la serie in maniera originale nell'immediato futuro. Le matite di Allred sono davvero, davvero, davvero la ciliegina sulla torta.

Molto più canonica e prevedibile invece la serie principale dove Fraction porta avanti una narrazione che prosegue tra alti e bassi ma che offre pochi guizzi, purtroppo la realizzazione dell'idea iniziale soffre della mancanza di quel sense of wonder indispensabile per sviluppi di questo tipo, la serie si lascia leggere cadendo qua e là in punti all'apparenza morti che forse troveranno sbocco in futuro. Non aiuta nemmeno l'incrocio con Age of Ultron, sinceramente orchestrato in maniera poco coerente (o almeno così è sembrato a me). Bagley poi non mi è mai piaciuto, l'ho sempre trovato un disegnatore brutto a vedersi che magari ogni tanto infila una tavola o un'inquadratura sopra la sua media ma che nel complesso a me proprio non va giù.

Sembra comunque che con la seconda fase del Marvel Now le due serie verranno nuovamente rilanciate, non rimane che stare a vedere. O forse no.

I F4 di Bagley

venerdì 20 dicembre 2013

SPECIALE LEGA DEGLI STRAORDINARI GENTLEMEN

Periodo di segnalazioni questo, dopo la presentazione di Viaggiatori nella notte di Bart, il nuovo Lost Highway di Film Tv, ecco arrivare il momento di dare una bella occhiata al grande lavoro di Gennaro Cardillo che ha deciso di stilare una serie di approfondimenti e curiosità sull'opera più citazionista di Alan Moore: la Lega degli straordinari gentiluomini.

Avete letto questo incredibile fumetto scritto dal bardo di Northampton e disegnato dall'impagabile Kevin O'Neill? Avete dei dubbi su chi sia quel tal personaggio o da dove arrivi quella precisa situazione? Vi sembra di aver già sentito parlare del signor tal dei tali ma la vostra memoria pecca e su due piedi non riuscite a inquadrarlo? E non immaginate neanche quanti characters secondari hanno una storia letteraria alle spalle.

Beh, a molti di questi dubbi e curiosità dona una risposta questo speciale (clicca qui), ci trovate le piccole licenze che Moore si è preso per imbastire un trama interessante, coinvolgente e quanto più possibile filologicamente corretta, il who is who dei primi due tomi dell'epopea degli straordinari gentlemen, riferimenti ai romanzi d'origine dai quali i vari personaggi prendono le loro mosse e così via.

Lo speciale è ovviamente corredato di immagine tratte dall'opera di Moore e O'Neill e da specchietti esplicativi di alcuni dei nodi cruciali e più interessanti di questa stratificata narrazione.

Se invece siete tra quelli che non hanno letto The League of Extraordinary Gentlemen allora cosa dire? Date un'occhiata allo speciale di Gennaro e vi renderete conto della portata del fumetto che vi siete persi. Fatto questo tirate su i soldi, infilatevi le scarpe e recatevi nella fumetteria più vicina a casa vostra. Acquistate l'opera, leggetela e tornate a farci sapere cosa ne pensate.

Buona lettura.

giovedì 19 dicembre 2013

BRADI PIT 83

Mumble, mumble...



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martedì 17 dicembre 2013

LOST HIGHWAY

Doverosa segnalazione per un'iniziativa che non dovrebbe sfuggire a chi ama il cinema e soprattutto a chi come me vuole saperne sempre un pochino di più sull'argomento. La rivista FilmTv, unico settimanale sopravvissuto in edicola a parlare ancora seriamente di cinema, mette in cantiere un bel progetto quadrimestrale che ogni lettore può portarsi via per solo 1,50 euro.

L'idea è quella di dare più spazio alla rubrica Lost Highway che già compariva all'interno della rivista madre in uno spazio purtroppo sacrificato di sole 2/3 pagine a numero. Rubrica tra le mie preferite, Lost Highway consigliava percorsi di visione tematici scavando nel passato remoto e recente di un filone cinematografico, di un regista, di un attore o di un genere, approfondendo quanto possibile il discorso.

Questo approccio trova coronamento in un'agile rivista che consta di una cinquantina di pagine dal prezzo davvero accessibile a tutti. Nel primo numero, in edicola da fine Novembre, l'attenzione della redazione si focalizza sulla New Hollywood (in contemporanea alla retrospettiva del Torino Film Festival), il cinema d'impegno nato negli U.S.A. sul finire degli anni '60 e protrattosi per tutto il decennio successivo. Questo nuovo formato permette di sviscerare l'argomento trattato nella giusta misura, senza annoiare il lettore ed evitando la boria del manuale superdettagliato ma offrendo allo stesso tempo un'agile e piacevole guida per eventuali itinerari visivi. Al lettore l'onere di approfondire ulteriormente generi e filoni di suo interesse.

La prima ventina di pagine sono dedicate al fenomeno della New Hollywood inquadrandolo nell'epoca storica, discretamente tumultuosa, offrendone una panoramica artistica e sociologica. Gli articoli portanti sono inframezzati da schede brevissime su attori/attrici simbolo dell'epoca e a quelle sugli eventi storici del periodo. Non mancano ovviamente una buona selezione di immagini affiancata al  giusto gusto grafico, cosa che tutto sommato non guasta.

Interessante anche la proposta di libri affini per tematiche e spirito a quelli della corrente cinematografica trattata, un surplus ghiotto per chi oltre che di immagini è dipendente dalla parola scritta. Chiude la rivista una sezione finale dove vengono presentati quelli che a giudizio della redazione sono dodici dei film più rappresentativi della New Hollywood, ognuno con il suo approfondimento, con la sua scheda tecnica e con le sue curiosità.

Per il prezzo che c'è stampato in copertina io vi consiglio di provarla, poi fate voi che in fondo in fondo ne sapete più di me.

PS: ecco la lista dei film dei quali trovate l'approfondimento in questo numero:
01  Il laureato, di Mike Nichols (1967) con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross
02  Gangster story, di Arthur Penn (1967) con Warren Beatty, Faye Dunaway, Gene Hackman
03  M.A.S.H., di Robert Altman (1970) con Donald Sutherland, Elliot Gould, Robert Duvall
04  Il re dei giardini di Marvin, di Bob Rafelson (1972) con Jack Nicholson, Bruce Dern
05  Punto zero, di Richard C. Sarafian (1971) con Barry Newman
06  American graffiti, di George Lucas (1973) con Richard Dreyfuss, Ron Howard
07  La rabbia giovane, di Terrence Malick (1973) con Martin Sheen, Sissy Spacek
08  Sugarland express, di Steven Spielberg (1974) con Goldie Hawn, William Atherton, Ben Johnson
09  La conversazione, di Francis Ford Coppola (1974) con Gene Hackman, John Cazale
10  Una calibro 20 per lo specialista, di Michael Cimino (1974) con Clint Eastwood, Jeff Bridges
11  Alice non abita più qui, di Martin Scorsese (1974) con Ellen Burstyn, Kris Kristofferson
12  Tutti gli uomini del Presidente, di Alan J. Pakula (1976) con Robert Redford, Dustin Hoffman

lunedì 16 dicembre 2013

LENTEZZA MEZZA BELLEZZA

Oh, bello l'è bello, pochi cazzi!


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sabato 14 dicembre 2013

VIAGGIATORI NELLA NOTTE

Prende finalmente corpo fisico l'oceano di parole e sudore proposto da Federico Bartolo sulle pagine virtuali del suo Dustyroad. Prende corpo su carta e forma alternativa su e-book grazie anche all'impegno della scimmia più cattiva del web (ma sarà cattiva davvero? A me sembra tanto una brava persona!) . L'amalgama dell'inventiva di Bartolo e della dedizione di The Evil Monkey è riuscita a trasformare in un libro, Viaggiatori nella notte, i vari racconti comparsi a loro tempo sul blog del Bart, racconti legati l'uno all'altro dalla passione per la musica e dall'importanza che la stessa può avere sulla crescita e sulla formazione di ognuno di noi.

Lascio allo stesso coordinatore l'onere di presentare l'opera alla quale spero tutti voi vogliate concedere un po' del vostro tempo e la giusta attenzione.



C’è una cosa che mi fa paura del web.
La mancanza di memoria.
Ed è strano, perché a pensarci bene internet nasce proprio per condividere, memorizzare, immagazzinare incredibili quantità di dati, informazioni, immagini, suoni.
Alla fine il flusso costante di idee, notizie, novità è talmente incessante che non si riesce più a distinguere il bello dal brutto, l’utile dal superfluo; quello che cerchiamo da quello da cui fuggiamo.
E si finisce inevitabilmente per relegare la maggior parte di ciò in cui ci si imbatte in qualche remoto angolo di Google, tra le pagine vecchie, tra le news sorpassate, i vecchi post di Facebook o i “tweet” della scorsa settimana.
Perchè questo così decantato “web sociale” vive solo del presente; sul filo del minuto, sulla diretta condivisione dell’ ultimo attimo vissuto. Che, appunto, dura un attimo. Poi scompare.
Credo che sia questa la vera molla che mi ha spinto a proporre a Bart, l’autore di Viaggiatori nella Notte, qualcosa di diverso.
Che non fosse solo il post disordinato su un blog aggiornato quando la frenesia della vita reale ce lo consente. Qualcosa che potesse lasciare una traccia, proiettare un’ombra. Qualcosa che esistesse, a prescindere dalla connessione internet.
Qualcosa di cui fosse facile conservare memoria.
Il mondo di Bart, fatto di blues, di migrazioni, di diseredati e perdenti è permeato di memoria. Quella memoria che si rafforza nel perenne rituale delle 12 battute del blues, capace di raccontare le storie di antenati distanti nel tempo ma vicinissimi nello spirito. Vicini nell’America degli anni ’20, come nell’Italia degli anni ’10. Un ponte ideale che collega due stirpi differenti di sconfitti, ma non arresi.
Sconfitti dalla politica, dall’economia, dalla grande finanza e, perché no, dall’onnipotenza tecnologica.
Non arresi, perché il blues non può arrendersi. E’ come il pugile costantemente sull’orlo di crollare ginocchia a terra; ma che resta, in storto equilibrio, sempre in piedi.

Così nasce il progetto Dustyroad prima, Viaggiatori nella Notte poi. Un libro di racconti interamente trascritto dai post degli ultimi anni del blog di Bartolo Federico. Una tortuoso viaggio per le vecchie, polverose strade del blues. Quelle che non sai mai a che incrocio di portino, ma che sei sicuro, prima o poi, ti metteranno faccia a faccia con i tuoi personalissimi demoni.

Non interpreto questo libro, la piccola parte che ho avuto in esso, come un regalo all’autore, ai blogger amici che ci stanno supportando o ai lettori.
L’ho fatto per me, lo ammetto. In un momento particolare in cui avevo bisogno di dimostrarmi che sì, si può anche fare qualcosa di completamente disinteressato; dove soldi e visibilità non c’entrino, nei limiti del possibile, per nulla. Dove il tempo di uno scrittore come Bart sia finalmente fissato su carta e non scorra via disperdendosi in mille rivoli disperso per la rete.
Chissà se ci siamo riusciti.
Ad ogni modo, ne è sicuramente valsa la pena.

La versione cartacea è disponibile su Lulu (clicca qui).

Il prezzo è il minimo consentito, nessuno ha margine di guadagno… Ma se siete interessati, ditemi qualcosa prima, forse abbiamo possibilità di recuperare qualche copia gratuita…

La versione digitale è disponibile, gratuitamente, cliccando qui

Detto questo, ho l’obbligo di ringraziare sinceramente l’illustratore del volume, Giovanni Lo Re, Badit per gli amici del suo blog. E’ lui che ha realizzato e ci ha donato tutte le illustrazioni del libro.
E devo anche ringraziare i blogger che hanno dimostrato interesse nel progetto!

E adesso la parola al blues!

venerdì 13 dicembre 2013

BACK TO THE ROOTS: I '20 E LA DEPRESSIONE

Come dicevamo già nello scorso appuntamento con Back to the roots, nonostante l'industria musicale nel secondo decennio del 1900 poteva definirsi ancora giovane, non mancavano in quegli anni sperimentatori e avanguardisti. Oltre a Eric Satie, di cui ci siamo già occupati, possiamo menzionare almeno Maurice Martenot inventore dello strumento elettrico Ondes-Martenot e Leon Termen inventore del più noto Theremin, indubbiamente innovazioni importanti per il periodo storico in questione, almeno potenzialmente.



Purtroppo, nonostante la giovane età, l'industria discografica subisce la sua prima dura battuta d'arresto in concomitanza con l'aggravarsi della crisi finanziaria negli Stati Uniti d'America che sfocerà nella Grande Depressione del 1929. Un po' come succede anche oggi, la gente taglia i consumi e i beni non primari ne pagano in grande misura le conseguenze, le vendite di dischi crollano e gli investimenti di conseguenza. Le innovazioni non trovano terreno fertile e chissà, se la situazione economica fosse stata diversa, magari ora potremmo avere tra le mani una storia della musica completamente diversa. Ma anche no.

Gli anni '20 avevano sicuramente ancora delle cartucce da sparare, è proprio sul finire del decennio che i ritmi del boogie-woogie prendevano piede. Nel 1929 Meade Lux Lewis compone quello che è considerato uno dei brani cardine del genere e lo incide per Paramount Records, il brano è Honky-Tonk train blues e trae la sua ispirazione dall'incedere del treno, mezzo di trasporto che ha dato il via a più di una composizione musicale dell'epoca. Piccola curiosità, Lewis compare come suonatore di piano anche nel film di Frank Capra La vita è meravigliosa.

giovedì 12 dicembre 2013

SUPER BRADI PIT 11

Questa volta vogliamo esagerare, non solo siamo sul pezzo ma addirittura il Bradi Pit si fà precursore e anticipa l'uscita nei cinema del secondo Capitan America: Il bradipo d'inverno.

O forse si è combinato così solo perché... sì insomma... cioè lo sapete, no?... a volte i bradipi si addormentano mentre... si, mentre fanno la grossa, insomma... è che ogni tanto si sporcano e allora...



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lunedì 9 dicembre 2013

RAINBOW

(Nisha Rokubo no Schichinin di George Abe e Masasumi Kakizaki)

E' con una certa emozione che mi appresto a mettere giù queste righe, non per timore reverenziale verso l'opera o verso gli autori di cui vado a parlare, molto più semplicemente perché dopo tre anni e mezzo dalla nascita di questo blog parlerò per la prima volta di manga. Francamente mi sento impreparato. Pochi termini di paragone, poca conoscenza dell'argomento, poche letture alle spalle. Il mio rapporto con il manga si è finora limitato a qualche assaggio qua e là e alla lettura di qualche serie recuperata dal cassetto dei ricordi, la versione cartacea di quegli anime che mi hanno accompagnato per un pezzo di giovinezza. Per la maggior parte sono state letture a spizzichi e mozzichi di opere seguite in tv non proprio da piccolo ma quando ero già in età da scuola media, giusto per intenderci.

Negli ultimi tempi diversi fattori hanno contribuito a destare in me parecchia curiosità verso la narrazione proveniente da sol levante, in prima battuta la visione dei film d'animazione di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli. Allo stesso tempo i commenti appassionati di Acalia e di Orlando, uniti all'arrivo nelle edicole/fumetterie di serie che hanno suscitato il mio interesse, hanno contribuito alla mia capitolazione.

Quindi oggi si parla di Rainbow, ripescaggio da parte di Planet Manga di una serie del 2003 a opera di George Abe (testi) e Masasumi Kakizaki (disegni) che dovrebbe svilupparsi in 22 uscite mensili.

Siamo nel 1955 in un Giappone che fatica ancora a risollevarsi dopo le sconfitte subite nel decennio precedente durante la Guerra Mondiale, le persone più povere mancano di tutto: cibo, vestiti, casa. In questo scenario sei ragazzi adolescenti, pizzicati per reati di vario genere, sono condannati a passare un periodo di tempo nel riformatorio speciale Shonan e il loro soggiorno all'interno della struttura sarà tutt'altro che una passeggiata di salute.

Ora, per tutti i motivi di cui sopra, non so dirvi se nel panorama fumettistico giapponese questa possa considerarsi una storia che esula per impatto dalla produzione media, devo dire che a me ha colpito fin dalla prima sequenza. I sei ragazzi, incappucciati e ammanettati, vengono portati al riformatorio su un bus di linea e qui esposti al pubblico disprezzo da parte di gente che non è neanche a conoscenza delle loro colpe, anche il gesto gentile di uno di loro viene frainteso fino a generare disprezzo agli occhi di una bambina, figura che solitamente dovrebbe essere incline a bontà e comprensione. Le matite di Kazikaki rendono fin da subito le atmosfere cupe e opprimenti  con una splendida doppia tavola dove la pioggia battente sembra seguire i sei incappucciati fin dentro il bus quasi a presagire le imminenti ore di tempesta in arrivo.

La seconda umiliazione non tarda ad arrivare, l'esplorazione corporale, anche visivamente esplicita, dà il benvenuto ai ragazzi nel riformatorio Shonan. Dopo le prepotenze e le provocazioni dei secondini i ragazzi vengono rinchiusi in una cella insieme a un altro recluso di nome Rokurota Sakuragi. Risultano forse superflue le didascalie che sottolineano alcuni momenti di per sè già comprensibili ed emotivamente carichi, per esprimere i quali rendono già un ottimo servigio dialoghi e matite.

I sei ragazzi, Mario, Suppon, Truffatore, Joe, Verza e Soldato i loro soprannomi, conosceranno la vera sofferenza fatta di violenza, abbandono, umiliazione, dolore fisico, paura, tradimento e manipolazione ma per quanto possibile riusciranno ad aggrapparsi a sprazzi di fratellanza e amicizia, alcuni dei quali perseguiti con sacrificio e scontati nel dolore. Con il procedere della lettura si scopriranno pian piano i caratteri dei sei compagni di sventura e piccoli flash della loro vita precedente all'arresto.

La narrazione di George Abe coinvolge dalla prima pagina del racconto ed è in grado di tenere alta la tensione per tutta la durata del corposo volume, i passaggi molto intensi sono diversi e la tenuta globale del racconto è davvero ammirevole. Ottime le tavole di Kakizaki in grado di rendere un vasto campionario di emozioni in maniera sublime trasfigurando i volti in pura perversione (il Dr. Sasaki) come in cattiveria atavica (il secondino Ishihara) o in rabbia, dolore e spavento. Qualche lieve carenza su profili spigolosi non va a inficiare un lavoro nel complesso davvero suggestivo.

L'esordio con questo primo volume mi è sembrato davvero ottimo, confido in una buona tenuta sulla lunga distanza, il mio approccio al manga inedito (di cui cioè non conoscevo neanche l'anime) è stato davvero soddisfacente. Magari si tornerà a parlare di manga anche da queste parti.

sabato 7 dicembre 2013

SUPERNATURAL - QUARTA STAGIONE

Ancora in sella i fratelli Winchester e ancora insieme dopo la separazione forzata alla quale furono costretti da Lilith alla fine della terza stagione. Sam (Jared Padalecki) è sempre più alle prese con il suo lato sovrannaturale, aspetto che sta diventando sempre più oscuro, mentre Dean (Jensen Ackles) è di ritorno da una lunga gita all'inferno.

Nella quarta stagione tiene banco ancora l'operato del demone Lilith (Katherine Boecher), questa volta impegnata a rompere i 66 sigilli che permetteranno a Lucifero, il primo caduto, di tornare sulla Terra e scatenare niente meno che l'Apocalisse. Fin dalla prima puntata della stagione entra in gioco un nuovo elemento, in previsione della futura Apocalisse anche gli angeli fanno la loro comparsa. In particolare a seguire le vicissitudine dei fratelli Winchester, pedine fondamentali di un gioco più grande di loro, ci sarà l'angelo Castiel (Misha Collins), in missione per conto di Dio, più o meno come i Blues Brothers.

Il canovaccio si sviluppa per l'intera serie lasciando forse meno spazio del solito alle puntate autoconclusive che comunque non mancano. Sempre presenti gli elementi che rendono la visione di Supernatural ancora un piacere: i numerosi passaggi ironici, le puntate fuori di testa, le musiche, la bravura degli autori e soprattutto il cast affiatato, talmente affiatato che Jared Padalecki e Genevieve Cortese (il demone Ruby) si sono anche sposati, pare siano in attesa del secondo anticr... ooops, scusate, del secondo pargolo.

Vengono aperti inoltre alcuni vecchi cassetti, si vedranno finalmente scorci dal passato dei genitori di Dean e Sam che daranno un nuovo significato al perché il demone dagli occhi gialli Azazel abbia messo gli occhi su Sam. Non mancano le puntate con passaggi demenziali, da segnalare almeno Monster movie e Febbre da fantasma. Si inaspriscono anche i contrasti tra i due fratelli che sono un tema ricorrente del serial. Il lato oscuro di Sam preoccupa sempre più il fratello maggiore che da parte sua si porta sulle spalle un'esperienza all'inferno, angeli e demoni non faciliteranno l'appianarsi dei contrasti tra i due.

A conti fatti Supernatural continua a essere un buon intrattenimento, non lascerà il segno tra i capolavori della televisione ma la sua longevità (siamo ora alla nona stagione) è lì a dimostrare che la serie piace. Personalmente sono sempre curioso di vedere cosa si inventeranno la prossima volta, alla quarta serie si parla già di Apocalisse, sarà possibile alzare ancora di più il tiro?


venerdì 6 dicembre 2013

IL FANTASMA AIACE E ALTRE STORIE

Questa volta Giorgio Rebuffi l'ha fatta grossa. E sì, perché stavolta alla mia bambina è anche scappata la pipì addosso dal gran ridere. Avendo già provato le risate scatenate dall'umorismo del prezioso autore con Pugaciòff - Magie e dintorni, ci siamo ora cimentati nella lettura di questo nuovo e ancor più ricco volume. Più ricco di personaggi, più ricco di stili, più ricco di pagine, più ricco di situazioni, più ricco di sperimentazioni quasi avanguardiste, contando che stiamo parlando di fumetti pubblicati per la prima volta a partire dalla seconda metà degli anni '50, mica l'altroieri.

Così si avvicendano le peripezie del fantasma in cerca di tranquillità Aiace, disturbato dall'acerrimo nemicoamico Tom Porcello, a quelle di Torquato porcello ostinato (e cugino di Tom) fino ad arrivare, passando per numerosi comprimari di spessore, alle straordinarie tavole dedicate a Giotto il bassotto. E la parola straordinarie non è da intendersi come superlativo buttato lì a casaccio ma proprio come tavole extra-ordinarie, fuori dall'ordinario.

Anche chi come me non può dirsi un esperto del fumetto umoristico dell'epoca (ma neanche in generale), non può non notare il notevole uso che l'autore fà della vignetta, della scansione della storia, della matita e finanche del protagonista, il cane Giotto, che oltre a essere personaggio diventa narratore e anche disegnatore, tracciando linee, raccontando storie, dipingendo fondali e personaggi, cancellando testi e non disdegnando nemmeno di lacerare pagine e maledire la carenza di spazio in termini di tavole. Se ci mettiamo anche gli incontri con personaggi non rebuffiani come Nonna Abelarda e gli indiani provenienti dal fumetto western, il metafumetto e le geniali trovate grafiche, è impossibile negare che Giotto e Rebuffi già all'epoca erano avanti.

E' fuor di dubbio che le tavole dedicate a Giotto siano le nostre preferite, nonché causa scatenante della pipì di cui sopra. Giusto per curiosità la sequenza incriminata è quella del ritratto dello zio Burgundo conte di Dubrugia.

Ciò non toglie che anche le altre storie siano fonte di divertimento e interesse. La sezione dedicata ad Aiace è suddivisa in due parti, una urbana con co-protagonista Tom Porcello e una bucolica alla corte del misantropo Ermenegildo. Nella prima prende corpo la contraddizione di un fantasma che non trova pace, non perché nutra ancora legami terreni o sia affetto da particolari maledizioni, è che proprio non lo fanno dormire. Nella seconda parte il fantasma verrà sfruttato per benino dal fattore per portare avanti i lavori della campagna e incontrando qui numerosi e curiosi esseri tra i quali Lucky Loris e Agamennone l'orso musicofilo.

Anche l'ostinato Torquato riserva qualche sorpresa, oltre al consueto carico di umorismo d'altri tempi ma sempre efficace, offre spunti interessanti sul versante artistico. Qui Rebuffi sperimenta un tratto più spesso soprattutto sui contorni delle figure con un uso dei neri che rende il disegno più corposo e deciso, quasi a bucare la tavola (non come Giotto però che le buca sul serio).

Ultima nota ma in modo assoluto non meno doversa, va ai ragazzi di Annexia dal cui lavoro trasuda amore per questo filone del fumetto e per uno dei suoi autori di spicco. Il volume è ben confezionato, con le giuste note e i giusti interventi, misurati e mai invadenti. L'augurio è che il loro lavoro possa continuare senza intoppi e ricco di grandi soddisfazioni.

Lucky Loris e Aiace

giovedì 5 dicembre 2013

BRADI PIT 82

Oooom.....  ooommm....  ooommmm.



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lunedì 2 dicembre 2013

A-Z: ALMAMEGRETTA - ANIMAMIGRANTE

Quando sul finire del 1993 viene dato alle stampe Animamigrante, primo lavoro lungo dei napoletani Almamegretta, il loro progetto musicale è in piedi ormai da più di cinque anni. La formazione nel corso di questi anni è stata rivista e rimaneggiata, il loro frontman Raiz si unisce ai fondatori del gruppo solo nel 1991, e anche la materia trattata si evolve dal rythm and blues delle origini (che il grande pubblico non ha mai avuto modo di ascoltare)  fino ad arrivare a quel calderone tanto capiente da contenere il dub di Bristol, spruzzate di reggae proveniente dalla Giamaica, ritmi del Nordafrica e suoni elettronici mischiati all'ingrediente principale, la melodia e il cantato di Napoli, la sua lingua e la sua cultura che in un metaforico abbraccio ingloba i vicoli di spaccanapoli come le tante terre bruciate del Sud, fino a trasformarsi in un suono dal respiro internazionale.

E' fuor di dubbio un bell'esordio quello degli Almamegretta, che ha le cose giuste da dire e la capacità di farle arrivare anche oltreconfine, traguardo non facile da raggiungere per un gruppo che si esprime al 99% in dialetto napoletano. I suoni sono però quelli giusti e la passione non manca, fattori che valgono al combo anche prestigiose collaborazioni come quelle con Massive Attack e in seguito Asian Dub Foundation.

La voce di Raiz può non piacere a tutti ma il suo incedere cantilenante inframezzato da sprazzi di inatteso vigore e unito alla grande presenza fisica, caratterizza in maniera molto forte l'impatto del gruppo sul pubblico. L'album d'esordio si mantiene in perfetto equilibrio tra brani più pacati e brani ritmati caratterizzati dal basso e dall'incedere delle percussioni di Gennaro T, Le influenze europee si amalgamano in maniera perfetta con i ritmi più tribali e con l'elettronica di D.RaD.

Già dalla prima traccia di Animamigrante vengono fuori i temi che stanno a cuore alla band: disagio e ingiustizia sociale, la mancanza di opportunità che affligge alcune zone del Sud Italia ma soprattutto la sofferenza dell'uomo costretto a una vita di stenti e legata alla condanna del lavoro a sfruttamento, a uso e consumo di pochi farabutti, 'e malamente.

Traspare chiaramente l'amore per le proprie origini, per il sangue, per la terra, per la propria storia, perché se conosci la tua storia sai da dove viene il colore del sangue che ti scorre nelle vene. E ancora integrazione e razzismo, quel fastidioso scagliarsi contro i propri simili nei momenti di difficoltà scatenando la famosa guerra dei poveri che affligge il nostro paese mentre chi mangia a sbafo continua a farlo. Oggi come vent'anni fà, quando usciva Animamigrante.

A identificare in misura maggiore il legame degli Almamegretta alle origini e alla vita il dittico finale (bonus esclusi) Sole e Terra, preghiera e ringraziamento. Un esordio che avrà un seguito ancora più fortunato che confermerà anche il successo commerciale, ma questa è ovviamente un'altra storia.



Animamigrante, 1993 - Anagrumba

Raiz: voce
Orbit (Gianni Mantice): chitarra
Tonino Borrelli: basso
Gennaro T (Gennaro Tesone): batteria, percussioni, drum programming
Pablo (Paolo Polcari): tastiere, programming
D.RaD (Stefano Facchielli): programming

Tracklist:
01 'O bbuono e 'o malamente
02 Suddd
03 Figli di Annibale (?)
04 Fattallà
05 Anima migrante
06 Sanghe e anema
07 O cielo pe' cuscino
08 Sole
09 Terra
10 Fattalà dub
11 Figli di Annibale

domenica 1 dicembre 2013

THE WALKING DEAD - FATTI PER SOFFRIRE

The Waking Dead (fumetto) è un'ottima serie, prometteva bene fin dall'inizio e col passare del tempo sono arrivate conferme su conferme a dar valore a questa affermazione. Seguendo la versione economica da edicola ho avuto modo finora di leggere più o meno una cinquantina di albi americani, l'equivalente di quattro anni di pubblicazione. Non voglio fare paralleli con il serial tv in quanto fermo ancora alla fine della prima serie.

Con il passare del tempo Robert Kirkman conferma il fatto che The Walking Dead non è una serie sugli zombie bensì sulle persone. Lo sviluppo dell'arco narrativo intitolato negli U.S.A. Made to suffer, nonostante sia il più crudele e spiazzante messo in scena finora, relega i non morti a mera tappezzeria, pericolosa, puzzolente e fatiscente quanto vi pare ma comunque tappezzeria. La perversione, il crimine, la follia arrivano ancora una volta per mano dell'uomo, nella fattispecie dal Governatore (e in misura minore dalla sua gente), personaggio che mi dicono sia riuscito a ritagliarsi uno spazio e un seguito notevole anche nella sua versione televisiva.

E' in momenti come quello che abbiamo avuto modo di seguire in questi mesi che il lettore non sa cosa aspettarsi e soprattutto non sa quanto aspettarsi. Grazie al Governatore e al personaggio di Michonne avevamo già assistito a momenti duri, fisicamente ed eticamente disturbanti che avevano fatto impallidire le comunque sempre presenti e difficili scelte etiche ai quali il cast di protagonisti si trova di fronte pressoché quotidianamente. Era difficile aspettarsi un'escalation a così breve distanza. Kirkman ancora una volta ci mette di fronte al fatto che The Walking Dead è la storia di un gruppo di persone costrette a vivere in una società senza più regole o leggi se non quelle legate alla morale e all'etica. E si sa che di etica e di morale ognuno ha la propria e tutte sono differenti. In un gruppo di persone quelli che a noi sembrano i protagonisti, i leader o semplicemente dei tasselli fondamentali per la narrazione qui non lo sono. Certo, lo sembrano, ma non lo sono. Ed è qui che Kirkman ti sorprende, creando, accudendo, curando, crescendo ma infine distruggendo assestandoti un bel pugno allo stomaco.

Chi si sofferma a riflettere sull'andamento di questa serie può capire quanto le potenzialità di una simile gestione siano infinite, molto più che in altre serie e in altri metodi di narrazione. In fondo anche noi che viviamo una vita "normale" quante ne sentiamo ogni giorno? Comportamenti scorretti, malefatte, gesti di grande altruismo, etc... Portando la nostra "normalità" in una situazione disperata quante di più potremmo sentirne? E se alla nostra cerchia di conoscenze aggiungiamo una persona in più? E un'altra e un'altra ancora?

Quando parlai di The Walking Dead tempo fà alle matite c'era Tony Moore. Nonostante amassi il suo tratto più di quello di Adlard, attuale disegnatore della serie, devo ammettere che nel cambio non ci abbiamo affatto perso. L'indole più oscura di Adlard è davvero ottimale per la resa delle atmosfere richieste dalla narrazione di Kirkman, l'alchimia sembra davvero perfetta.

In America si sono da poco festeggiati i 10 anni della serie, non posso che accodarmi agli auguri con un bel... cento di questi giorni!


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