martedì 12 ottobre 2010

IL FALSARIO - OPERAZIONE BERNHARD

(di Stefan Ruzowitzky)

Di film sul nazismo incentrati su episodi e vicende ambientate nei campi di concentramento è piena la cinematografia mondiale. Questo Il falsario, vincitore del premio Oscar 2008 come miglior film straniero, prende in esame un fatto realmente accaduto, il resoconto della così detta “Operazione Bernhard”.

Il nazismo è in ascesa e la tragedia dell’olocausto è sempre più vicina. Salomon Sorowitsch è un ebreo che riesce a condurre una vita agiata grazie alla sua grande abilità di falsario. Ottimo disegnatore, invece di inseguire la via dell’arte è maggiormente attratto dall’odore dei soldi (rigorosamente falsi).
I tempi però si fanno duri per tutti gli ebrei e giunge infine il momento della cattura e dell’internamento.
Salomon viene spedito a Mauthausen dove assaporerà le prime crudeltà dei nazisti. Ma la sua arte gli garantisce una posizione privilegiata. Invece dei lavori forzati, ritratti ai gerarchi nazisti e alle loro famiglie, disegni e affreschi di propaganda. Fino al trasferimento in un altro campo di concentramento.

Qui Salomon si trova rinchiuso con altri ebrei dalle professionalità affini alla sua. Tipografi, stampatori, fotografi e grafici. Il comandante Herzog ha creato una squadra per falsificare la sterlina in modo da distruggere l’economia inglese.
Salomon si mette al lavoro e grazie al successo ottenuto riesce a spuntare per se e per il suo gruppo una posizione di favore all’interno del campo.
Intorno a loro però altri uomini muoiono. Vivono tra le continue umiliazioni e le percosse, tra l’annientamento della dignità e la fame.
Cosa fare? Pensare alla propria vita e aiutare i nazisti nei loro piani o boicottare?
Un altro prigioniero, Adolf Burger, farà riflettere Salomon proprio su questa decisione.
I nazisti chiedono al gruppo di falsificare il dollaro, operazione che in caso di successo potrebbe cambiare le sorti della guerra.

A parlar male di film che trattano queste tematiche sembra di infrangere un pericoloso tabù. Per carità, non è questo il caso. Operazione Bernhard è sicuramente un buon film, temi di indubbia importanza, episodio storico. Buona la recitazione e la scelta delle scenografie.
Nella cinquina dei candidati all’Oscar 2008 però comparivano film come Katyn (che non ho visto ma del quale ho letto ovunque lodi sperticate) e 12 di Nikita Mikhalkov che ho visto e mi sembra decisamente più riuscito e appassionante.
Sembra quasi che un buon prodotto, inserito nel contesto dell’olocausto, automaticamente assurga a un rango più elevato. Questo non mi sembra giusto nei confronti di altre opere altrettanto (se non più) meritorie.

Karl Markovics (lo ricardate ne Il commissario Rex?)

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