martedì 7 agosto 2012

LA RAGAZZA DI POLVERE

(The closers, di Michael Connelly, 2005) 

Agosto, tempo di letture estive. Non so se anche voi applicate questa distinzione per le vostre scelte, in Estate meglio evitare le letture più impegnative o becero luogo comune?
Devo ammettere che personalmente mi attengo abbastanza a questa regola non scritta, solitamente nella bella stagione (ma soprattutto lontano da casa) rimango volentieri a distanza da classici e tomi potenzialmente impegnativi.

Cosa c’è di meglio allora di un bel thriller (o meglio definirlo poliziesco) con uno dei vostri protagonisti preferiti? Quei cicli seriali dove ci si gode la storia ma ancor più ci si affeziona, libro dopo libro, all’investigatore di turno?

Di proposito ho cercato di limitare questo tipo di letture proprio per non rimanere invischiato nelle vicende di troppi poliziotti, detective, investigatori, patologi e via di questo passo che, se assecondati, sono capaci di catturarti e prosciugare una mole esagerata di tempo a scapito di altre letture.

Classici a parte, per me è rimasto solo Harry Bosch, creatura del sempre piacevole Michael Connelly. Figura tormentata come si conviene, reduce dal Vietnam, difficile rapporto con i superiori, infanzia disastrata, matrimonio fallito alle spalle, vizi e ossessioni.  Di contro grande tenacia e forte moralità, un personaggio che soffre sulla propria pelle i dolor di ogni vittima in cui si imbatte.

A leggere le caratteristiche sopra elencate Harry Bosch sembra il perfetto stereotipo per una storia poliziesca. Non è così, ve lo garantisco. L’autore è in gamba, capace ad aggiungere tasselli e personalità al suo personaggio avventura dopo avventura, caso dopo caso, successo dopo successo e fallimento dopo fallimento andando a creare un uomo davvero credibile (non immaginatevi ovviamente il vostro vicino di casa, pur sempre di fiction si tratta).

Come sfondo alle vicende del detective la solita marcia Los Angeles, coprotagonista di molti romanzi neri. Se volete avvicinarvi al personaggio il consiglio è quello di leggere in ordine i romanzi a esso dedicati, partendo da La memoria del topo del 1992.

In questo romanzo Bosch torna in forze alla polizia di L. A. dopo un congedo di tre anni. Viene assegnato dal suo nuovo capo alla sezione Casi irrisolti, quelli che la televisione chiama Cold Case. Insieme alla sua ex collega Kiz Rider dovrà sbrogliare la matassa di un caso risalente a parecchi anni prima, la morte di una giovane ragazza rapita da casa e uccisa con un colpo di pistola nelle colline di Chatsworth. Questa volta la polizia ha in mano il DNA trovato sull’arma del delitto, elemento che anni prima era impossibile utilizzare. Da qui una discesa per i due partner nel dolore di una famiglia che aspetta giustizia da troppo tempo con conseguenze devastanti per la loro vita.

Sarebbe comunque riduttivo etichettare il ciclo di Harry Bosch come lettura estiva, certo perfetto con il caldo e una bibita in mano ma non solo.

2 commenti:

  1. Di solito in estate, o meglio nei pochi giorni di vacanza che faccio, leggo tantissimo, di tutto.Con voracità. Soprattutto thriller. Connelly è uno che difficilmente sbaglia un colpo e in passato mi ha appassionato non poco ( vedi Il Poeta ). Questo mi manca. Rimedierò.

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  2. Anche a me piace molto Connelly, uno che non tradisce mai. Il mio preferito rimane Ellroy ma anche Connelly è una discreta goduria. Quando esaurirò il suo materiale proverò altro. Magari Nesbo.

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