giovedì 17 gennaio 2013

V - THE DARK SIDE OF THE MOON

Eccomi di nuovo a parlare della ristretta e neonata collezione in vinile, ancora una volta  grazie a un bel regalo. Questa volta il pezzo preso in esame non ha particolare fascino collezionistico, è una riedizione del 2011 di uno degli album più noti della storia della musica. Al contrario di quel che succedeva per Sgt. Pepper's dei Beatles qui siamo di fronte all'essenzialità grafica. Mentre la bellissima cover dell'album dei Beatles viveva sull'accumulo di indizi, citazioni e personaggi messi in scena ad arte, qui si è giocato su una realizzazione altrettanto sublime ma opposta nello stile. La conoscete tutti.... il nero, il raggio di luce, il prisma e la luce scomposta. Come nella stampa originale nessun bollino a indicare nome del gruppo e titolo dell'album. La pulizia e la perfezione dell'artwork rispecchiano in maniera palpabile le caratteristiche sonore dell'album, già questo un grandissimo risultato.

Una delle cose carine delle nuove ristampe in vinile, almeno per alcuni degli album dei Pink Floyd, è quella di poter scaricare gratuitamente il disco in formato digitale (tramite un codice) direttamente dal sito ufficiale della band. Non manca all'interno della confezione neanche il materiale aggiuntivo, un paio di strane cartoline adesive, un poster con foto d'epoca del gruppo, uno con le piramidi e una versione decisamente psichedelica della cover dell'album.

Metto il disco sul piatto, parte l'intro di Speak to me e arriva la prima sorpresa sul passaggio a Breathe. Mentre già mi perdevo estasiato tra i suoni ormai familiari, arriva mia figlia di corsa gridando: "Papà, papà, questa la conosco. Ce la metteva la maestra di biodanza alla scuola materna". Tutta contenta.
Bene. Ora se c'è ancora qualcuno che pensa che i bambini non abbiano bisogno di frequentare la scuola materna non può far altro che cambiare opinione. Immediatamente.
L'ho baciata. Capito? Lei, di suo, conosceva Speak to run e Breathe. Se non son soddisfazioni queste.



Poi parte Time, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto (non solo del disco e non solo dei Floyd). In questo pezzo c'è tutto, o almeno tutta la parte amara della vita, il nostro lato oscuro della luna se volete. Per me c'è, e posso crogiolarmici dentro tutte le volte che voglio. I versi, che qua e là ho riportato più volte, non lasciano scampo. I momenti di apatia, le occasioni sprecate, il tempo che passa senza pietà. Li riporto ancora, i miei preferiti:

You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun

e ancora:

The sun is the same in the relative way, but you're older
Shorter of breath and one day closer to death

E' un pezzo amaro, moltissimo, c'è il mio fallimento, quello di tanti altri. Eppure dopo ogni ascolto ne esco bene, quasi vincitore, potenza di questa musica. L'inquieto tichettare del tempo accompagnato dai colpi di un Mason efficacissimo, l'inconfondibile chitarra di Gilmour e il tappeto piano/basso Wright/Waters creano semplicemente qualcosa di perfetto. Piazzatevi al centro del suono, in mezzo alle casse, e chiudete gli occhi. Ma che ve lo dico a fare che già lo sapete. E potrebbe finire qui, solo che poi c'è giusto The great gig in the sky con la voce ormai eternna di Clare Torry.

La magia si spezza per un momento, giusto il tempo di metter su l'altra facciata del disco. Il basso pulsante, gli effetti sonori introducono un'altra di quelle canzoni considerate tra le hit di un gruppo che di hit non è mai vissuto, non nel senso comune del termine almeno. Money è un'altro pezzo senza sbavature, caratteristica che accomuna tutto l'album, qui non sono Waters, Wright e gli altri a fare tutta la storia, non ci si può non innamorare del sax di Dick Parry. Il passaggio ad Us and them è graduale ma apre la porta verso un altro mondo sonoro, avvolgente e delicato nonostante il brano tratti temi come la guerra. Pian piano l'amalgama sonoro giunge, passando per altri tre brani attraverso la follia umana verso la più degna delle conclusioni possibili. E, smentite o non smentite, riaffiora il ricordo di Barrett.


Spesso negli ultimi tempi mi sono interrogato (ed è tutta colpa di quella scimmia cattiva, cattiva, cattiva :) se parlare di album arcinoti come questo, senza aggiungere nulla a quanto già scritto se non le mie emozioni/sensazioni di fronte all'opera, avesse o meno ancora un senso. Non lo so, come non so se ancora in giro ci sia qualcuno che non si è messo almeno una volta, con tutta la dovuta calma, ad ascoltarsi questo disco. Ma se anche uno ci fosse e per pura combinazione stesse leggendo queste righe, allora ecco il consiglio: fatelo e poi tornate qui a ringraziarmi :)



The dark side of the moon, 1973 - Harvest/Capitol

David Gilmour: chitarra, voce, sintetizzatore
Nick Mason: batteria, percussioni
Roger Waters: basso, voce, sintetizzatore
Richard Wright: tastiere, voce, sintetizzatore

Dick Parry: sassofono
Clare Torry: voce

Tracklist:
01 Speak to me
02 Breathe
03 On the run
04 Time
05 The great gig in the sky
06 Money
07 Us and them
08 Any colour you like
09 Brain damage
10 Eclipse

15 commenti:

  1. Biodanza ?? e che cos'è ??
    Grande disco questo..davvero grande. E' una vita che non ascolto un vinile..circa 10 anni..il giradischi, con tutti i miei dischi, è a casa di mia mamma..
    Ogni tanto, mi fermo a contemplarli..ma giuro, sono almeno 10 anni che non ne metto su uno..
    Notte :)

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    1. Beh, se riesci metti su questo. Poi sulle prime tracce puoi farci anche biodanza. Ora Laura dorme, domani le chiedo bene cosa devi fare :)

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    2. Ecco..mi raccomando, perché sono curiosa :P

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  2. Ti invidio molto, io di quel disco ho una vecchia, polverosa cassettina pensa te ...una cosa tipo un Guernica su di un francobollo ;)

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    1. Beh, la vecchia cassettina va forse un po' a discapito del suono. Un bel CD? :)

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  3. Su questo disco non c'è mai stato bisogno di veder scritti nomi e titoli. Mi sa che questo i Pink Floyd lo avevano capito anche allora. E infatti questa cover è diventata un simbolo. Quasi una bandiera.

    Ok, manderò anche Teo alla scuola materna. Mi hai convinto :D

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  4. Solo leggerne i titoli e condividerne le emozioni fa venir voglia di correre a casa e inserirlo nello stereo.
    Grazie ;)

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    1. Corri e mi raccomando, coinvolgi i bambini nell'ascolto :)

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  5. Addirittura cattiva x 3...o al cubo, forse...)))

    Bè questo è uno dei vinili da classico collezionismo di massa, io stesso ne ho avuti per le mani una decina nell'ultimo anno; è uno di quei titoli che si venderanno SEMPRE!
    In realtà, l'unico vero pezzo da collezione è la I° stampa UK, quella con l'etichetta "solid triangle", cioè col triangolo colorato interamente di azzurro: si viaggia quasi sempre oltre i 250 euro!
    C'è un sito completissimo (e italiano) su questo e su tutti gli altri vinili dei PF:
    http://digilander.libero.it/mrpinky/the_dark_side_of_the_moon.htm

    Per quanto riguarda un giudizio sulla musica, io sono un po' controcorrente e credo che questo sia un album tutto sommato sopravvalutato, anche rispetto ad altri lavori dei PF. Un disco importante, commercialmente fondamentale, ma un po' troppo "sovraesposto".

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    1. Per quel che riguarda l'ascolto dell'album io mi ci beo ogni volta che mi ci immergo dentro. sul fatto che sia sovraesposto siamo d'accordo, forse è anche molto, molto accessibile rispetto ad altre cose anche di maggior valore sperimentale dei Floyd, da qui l'immenso successo e la sovraesposizione. Però avercene... :)

      Grazie per il link, ora spulcio :)

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  6. ti ringrazio anticipatamente e poi me lo vado a riascoltare perchè quando si riesce a descrivere così bene le proprie emozioni riguardo a un disco non si può far altro che ringraziare.Non è il mio preferito dei Floyd però è un grandissimo disco!

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  7. Pensa, è così famoso che ce l'ho pure io. Ho la rimasterizzazione (se si chiama così) in cd del 2003. Se vuoi ho pure l'aneddoto: ne avevo sentito alla radio, una puntata intera dedicata all'album, avevano trasmesso tutte le canzoni, perciò avevo deciso che mi piaceva e lo volevo. Poi al negozio: il vuoto. Di certo non mi potevo ricordare il titolo, troppo lungo, sapevo solo che c'era la parola "luna", ma non basta, e poi: come si dice "luna" in inglese? Non mi veniva. E poi un vago ricordo del loro nome, qualcosa che aveva a che fare con un colore, ma sai quando ce l'hai sulla punta della lingua, e nulla di quello che ti viene in mente è utile per chiedere al commesso senza fare figure di merda? Ecco.
    Allora mi son messa buona buona a seguire alfabeticamente gli artisti stranieri, decisa a non uscire prima di averlo trovato.
    Insomma, io ho questo album non perché ne avessi intuito la grandezza, ma perché ho avuto l'ostinazione di arrivare fino alla lettera P.

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    1. Bellissimo l'aneddotto. Caparbia, la P è quasi al fondo :)

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