venerdì 15 marzo 2013

LIFE ON MARS U.S.

Il detective Sam Tyler (Jason O'Mara) è in forza al dipartimento di polizia di New York. Nell'anno del Signore 2008, Tyler sta seguendo un'indagine su un'assasino. Durante la stessa indagine, il sospettato rapisce l'agente Maya Daniels (Lisa Bonet) con la quale Tyler ha una relazione. Persa la lucidità, in un momento di smarrimento, il detective Tyler viene investito da un'auto che lo ferisce gravemente.

Quando Tyler riapre gli occhi si ritrova nella New York del 1973, vestito con abiti dell'epoca, in forza al 125° dipartimento di polizia e inserito in una squadra investigativa composta da persone a lui sconosciute. Per tutti quanti lui è il nuovo arrivato, appena trasferito da una città di provincia, nella Grande Mela le torri svettano ancora sullo skyline. La vita del distretto di polizia scorre normalmente, Sam conserva vividi i ricordi del 2008 e non riesce a capacitarsi di quel che gli stia succedendo. E' morto? Sta sognando? E' in coma? Ha viaggiato nel tempo? E' sotto l'effetto di qualche droga?

Dopo poche missioni il detective riuscirà a integrarsi nella nuova squadra comandata dal duro ma giusto Tenente Hunt (un grandissimo Harvey Keitel che torna a impersonare un "cattivo" tenente) e composta dai detective Ray Carling e Chris Gordon (Michael Imperioli e Jonathan Murphy) e dall'agente Annie "Senzapalle" Norris (Gretchen Mol).

Life on Mars US è il remake dell'omonima serie inglese con la quale non farò paragoni in quanto non l'ho vista (ma rimedierò). Prima di iniziare a guardare la serie un dubbio amletico mi attanagliava: US o UK? Considerato che negli ultimi anni due delle mie fisse sono state New York e gli anni '70 la scelta sembrava quasi obbligata. Devo dire che non me ne sono pentito, mi sono goduto questi diciassette episodi davvero molto.


I punti di forza della serie sono molteplici. Fondamentali l'ambientazione, i costumi, la fotografia e la scelta di luci e colori che anche nei momenti in cui si percepisce qualcosa di artefatto emanano un fascino incredibile. Affiatatissimo e di gran qualità il cast e ottimo il lavoro sulla scrittura dei personaggi. Si respira l'aria di cameratismo, l'unione che lega i personaggi, la crescita comune lungo il percorso. Il tutto immerso in una trama intrigante che a ogni puntata solleva qualche nuova domanda, buttà lì qualche ipotesi, vira verso il surreale affrontando sempre nel migliore dei modi le trame verticali delle singole puntate. Cosa è successo davvero a Sam Tyler? Per lui è inevitabile fare riferimenti al futuro, a cose che ancora devono verificarsi, il suo comportamento strambo gli varrà il soprannome di Uomo delle stelle. L'ottimo protagonista, oltre a essere spaesato, si troverà a dover lavorare con colleghi e metodi d'indagine ai quali non è preparato: niente DNA, niente preparazione scientifica sulle scene del crimine, metodi spicci, differenze culturali significative.

L'unica a interessarsi da subito alla strana condizione di Sam è l'agente Norris, una donna forte e preparata, amante del suo lavoro che cerca di sopravvivere in un ambiente fortemente maschilista. Sarà la confidente di Sam, ascolterà i suoi apparenti deliri, cercherà di comprendere le sue visioni, le voci che il detective sente e piano piano finirà per credere ai racconti di questo strano uomo delle stelle.

Grandissime prove su tutti di Harvey Kietel e Michael Imperioli (già nel cast de I Soprano), diversi tra loro ma accomunati per modi spicci e senso del dovere, sono le ciliegine sulla torta di un casting davvero azzeccato. Inoltre la serie vive di scene davvero coinvolgenti a livello emotivo nelle quali si entra in empatia con i protagonisti, passaggi commoventi, scene divertenti, sviluppo coinvolgente.

Unica pecca per il finale, i pezzi andranno al loro posto e lo spettatore scoprirà cosa davvero è successo a Sam Tyler. Diciamo che avrei preferito che la serie si chiudesse un dieci minuti prima, il giusto finale c'era già stato e andava benissimo così. Qui si entra nel puro gusto personale, sicuramente c'è chi amerà il finale proposto dagli autori, per me rimane una macchiolina di sporco su una serie davvero bella. Ma per me quello che è sempre contato è il viaggio, se non me la sono presa per il finale di Lost figuriamoci se questi dieci minuti possono farmi cambiare idea su Life on Mars. Guardatevelo, mi direte la vostra.

PS: colonna sonora da applausi.

17 commenti:

  1. Ecco infatti quando ho letto New York e Harvey Keitel non capivo.. io ho visto la serie inglese! Non ci credo, ho visto una serie.. davvero! Mi è piaciuta molto, meno il paranormale legato al futuro, ma vabbe' io sono per i polizieschi di una volta, quindi l'ambientazione anni Settanta era la mia ciliegina sulla torta (o la torta della ciliegina?).
    Comunque avrei detto le stesse cose che hai scritto tu per la serie US: l'ambientazione, i costumi, la fotografia, le luci, i colori, il cast e pure il finale deludente e la colonna sonora stupenda (non ho mai scoperto il titolo della canzone che faceva da sigla finale).
    Guardati anche UK, allora, tanto il finale, ora che lo sai, lo puoi saltare ;)

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    1. Lo guarderò sicuramente anche se ho il sospetto che il finale possa essere diverso tra le due serie, ma ne riparliamo più avanti, odio gli spoiler :)

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  2. Ahahahaha..anche io sono rimasta un po' sconcertata per il finale di Lost..adesso già lo so che mi prenderà la fissa anche per questa serie, come se non mi bastassero già quelle che sto guardando..
    Da come l'hai raccontata mi piace..e ti dirò che mi incuriosisce anche la storia della colonna sonora da urlo..ok..aggiungo anche questa alle altre..oggi comincio a guardare la seconda serie dei nostri cari amici zombetti ! Ahahahaha..buon sabato !

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    1. La colonna sonora richiama quegli anni, il titolo è preso dalla canzone omonima di David Bowie, poi Elton John, T-Rex, Velvet Underground, Rolling Stones, etc... fantastica!

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  3. Io ho preferito quella inglese, ti consiglio di recuperarla al più presto.

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  4. La serie americana l'ho trovata, come dirlo in modo gentile?... ecco: ORRENDA rispetto a quella UK :-)
    Ma ammetto di averne viste solo 2 puntate; e perché continuare, visto che il paragone con quella Inglese era improponibile? (a vantaggio di quest'ultima naturalmente)
    Consiglio anch'io vivamente la visione della serie originale.
    Saluti!
    Orlando

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    1. A me quella americana è piaciuta molto, se tanto mi dà tanto quella inglese allora dovrei adorarla :)

      Prima o poi ci troveremo d'accordo su qualcosa :)

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  5. Harvey Kietel è grandioso ! Io me ne sono innamorata con "Lezioni di piano" ..

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    1. Un grandissimo: Il cattivo tenente, Taxi driver, Le Iene, Mean streets, Pulp fiction... un mito.

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  6. La serie americana è più "sempliciotta" ma godibile.
    Quella inglese mi è parsa sicuramente superiore, ma per la programmazione sbilenca di rai4 non sono ancora riuscito a vedere il finale.
    Per gli attori... "de gustibus". Keitel è un grande, ma il suo omologo nella serie inglese è forse addirittura meglio. Un plauso a Imperioli, perfetto. Per il protagonista la mia preferenza va di nuovo all'attore inglese, più umano del fustacchione James O'Mara.
    Per quanto riguarda il finale americano... beh, la serie si chiama "Life on Mars", quindi... . Cmq, meglio una serie che t'intrattiene per tot. puntate in modo avvincente anche se lascia a desiderare nel finale, che una serie che faccia cagare per tutto il tempo e poi abbia un guizzo solo nella chiusura.

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    1. Concordo con la tua visione, non ho mai riconsiderato l'ottima realizzazione di un'opera, sia essa un libro, un serial-tv, un film, per un finale un poco deludente. Se il viaggio è stato bello io ringrazio :)

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    2. Bene bene, allora ti auguro ancora tanti bei viaggi!
      (A mercoledì!)

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  7. Iniziai a vedere quella inglese, senza, purtroppo, riuscire ad appassionarmici.
    In particolare, ero più interessato all'aspetto fantascientifico/paranormale della serie che al crime procedural che prendeva un buon 60% di ogni episodio... e così, l'ho mollata, tipo, al quarto episodio.
    Che dici, il remake USA potrebbe essere più nelle mie corde?

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    1. Non credo, la parte predominante è quella dei rapporti tra i personaggi e i casi delle varie puntate, la parte surreale lega gli episodi, è più un pretesto per movimentare le cose. Seguendoti ormai da tempo e conoscendo un po' i tuoi gusti credo che ti farebbe lo stesso effetto che ti ha fatto quella inglese.

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  8. Ok, grazie, mi hai risparmiato un bel po' di scaricamento e di tempo. ;)

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