giovedì 16 maggio 2019

IL CAVALIERE ELETTRICO

(The electric horseman di Sydney Pollack, 1979)

Ha il sapore del western il quinto film realizzato dal regista Sydney Pollack con protagonista Robert Redford (ce ne saranno ancora altri due), un film che richiama immagini e sentimenti legati all'ovest americano nonostante l'epopea del far west si sia conclusa già da un pezzo; il film è infatti ambientato sul finire dei 70 del secolo scorso, quando al mondo di romantico è rimasto ormai ben poco, e si iscrive di diritto nel filone del western moderno insieme a pellicole come il Bronco Billy di Clint Eastwood. Pollack sceglie di mostrarci la parte migliore della vita del suo protagonista sui titoli di testa, seguiamo quindi la carriera del cinque volte campione del mondo di rodeo Sonny Steele (Robert Redford) e il suo lento ma inesorabile declino, quando da nome principale in tabellone quello di Steele si riduce via via a piccola apparizione in calce agli stessi, il tutto sulle note di Willy Nelson, ed è subito western.

All'inizio del film troviamo un Sonny Steele la cui carriera da cowboy è ormai tutta alle spalle, un uomo deluso in balia dell'alcool, ricco grazie a un ingaggio con la corporation AMPCO che lo ha reso il celebre testimonial dei cereali Ranch Breakfast, un impiego al quale Steele è legato da vincoli contrattuali ed economici ma che in fondo disprezza e che gli rende amara la vita. Steele si esibisce in un costume da cowboy viola illuminato da lampadine (il che lo rende un cavaliere elettrico e un buffone), col suo bel cartone di cornflakes ben saldo in mano, affastellando una sull'altra figuracce e serate imbarazzanti a causa della sempre più scarsa sobrietà. Per l'ennesima serata pubblicitaria la AMPCO impone all'ex cowboy di esibirsi sul palco di un teatro gremito insieme a Rising Star, un cavallo di razza vincitore di innumerevoli corse e dal valore inestimabile. Quando Steele si accorge delle pessime condizioni in cui viene tenuto il cavallo dall'azienda, drogato, mal curato e imbottito di steroidi, l'uomo improvvisa una grandiosa uscita di scena dal teatro, fuggendo da Las Vegas si dirige verso gli spazi aperti del deserto e da lì avanti fino ad attraversare i vasti territori dell'ovest americano, il suo unico scopo quello di ridare dignità e libertà alla splendida bestia. Ricercato dalla AMPCO e dalla polizia troverà come nemica/amica la giornalista televisiva Alice Martin (Jane Fonda), intenzionata a ricavare dalla storia di Steele una serie di servizi di successo.


Un film dall'impianto molto classico che al cuore ha un'idea di libertà e onestà tanto pura da sembrare ingenua. A rafforzare questi sentimenti contribuisce in maniera decisa la camera da presa di Pollack che offre uno sguardo pieno d'amore soprattutto sugli spazi, su quell'America lontana dalle baracconate di Las Vegas, ampia, infinita, selvaggia, l'unica nella quale un uomo, e in questo caso anche una donna, può ritrovare la sua vera essenza, pacificarsi e tornare alla civiltà con la forza di fronteggiare le conseguenze delle proprie azioni. Redford e Jane Fonda sono una bella coppia, già rodata tra l'altro (La caccia, A piedi nudi nel parco) e interpretano un breve arco amoroso sentito e dallo splendido finale, quello che anche la realtà dei fatti probabilmente avrebbe decretato. Il romanticismo del film elude la storia d'amore, nasce e cresce invece nella presa di posizione di un uomo che vuole tornare a combattere per libertà e giustizia, concetti che sembrano ormai sorpassati, e si alimenta grazie al viaggio, al territorio, allo spazio aperto dove tutto sembra ancora possibile. Nonostante Il cavaliere elettrico non sia il film migliore dell'accoppiata Pollack/Redford (ricordo che i due hanno girato insieme Corvo rosso non avrai il mio scalpo, Come eravamo, I tre giorni del Condor e Havana) restano alcune ottime sequenze, momenti toccanti e ottimi dialoghi in una cornice in cui si cerca di combattere la disillusione del periodo storico, anni in cui il sogno sembrava definitivamente infranto. Cinema d'altri tempi per il quale oggi sono in molti a non essere ancora pronti.

6 commenti:

  1. Grazie per aver scritto di questo film, e grazie per aver citato “Bronco Billy” :-) Un western moderno con lo spirito degli anni ’70, che guarda ad un’era che stava finendo, proprio come gli anni ’70, poi vabbè per me la coppia Robert Ford Rossa e Sydney Pollack ha sfornato solo bei film. Cheers!

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    1. Grazie a te per la presenza costante (cosa che io, ahimè, non riesco a fare). Loro, Pollack e Redford sono una gran coppia, come è più di Redford e Fonda.

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  2. wow, che ricordi! Ce lo fecero vedere alle medie, ma non ricordavo affatto che il protagonista fosse Robert Redford :|

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    1. Beh, complimenti ai professori allora, una bella scelta.

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  3. Un film romantico senza essere sdolcinato,tipo I ponti di Madison County.Un grande classico.

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