lunedì 12 febbraio 2024

LOKI - STAGIONE 2

Dopo lo sperpero di idee sulla carta potenzialmente buone messo in atto con Secret Invasion, a distanza di qualche mese la sezione televisiva del Marvel Cinematic Universe prova a risalire la china con questa seconda stagione dedicata al Loki interpretato dall'attore inglese Tom Hiddleston. Prima di addentrarci nel racconto di ciò che si è potuto ammirare in questa seconda annata tengo a precisare che arrivo da un ricordo non troppo lusinghiero di una prima stagione che non mi aveva entusiasmato pur mostrando qua e là alcuni elementi di interesse (opinione personale, ovvio). Ci eravamo lasciati con l'arrivo di Colui che rimane (Jonathan Majors) e con l'espansione del multiverso, concetto di difficile gestione, frammentatosi in un'infinità di linee temporali alternative in seguito agli eventi messi in moto da Sylvie (Sophia Di Martino) in chiusura di prima stagione. Per porre rimedio ad alcune disastrose conseguenze poste in essere dalle azioni di Sylvie (una delle tante versioni alternative di Loki stesso), tra le quali figura anche il rischio di distruzione completa della stessa TVA (Time Variance Authority), Loki dovrà convincere Mobius (Owen Wilson) e gli altri alleati su cui può contare all'interno dell'agenzia dell'urgenza di fermare Sylvie e ripristinare così la stabilità del telaio temporale che garantisce alle realtà alternative di non collassare una sull'altra. Prima di fare questo Loki dovrà trovare il modo di stabilizzare la sua condizione fisica, a inizio stagione infatti troviamo un protagonista affetto da un'involontaria disgregazione che lo porta a saltare da un tempo all'altro e da un luogo all'altro senza nessun controllo. Per portare a termine le varie missioni necessarie a impedire il caos più totale i protagonisti già noti (Loki, Mobius, B-15, Casey) potranno contare sull'esperto della linea temporale Ouroboros detto O.B. (Ke Huy Quan) e su una versione proveniente dall'epoca vittoriana dello stesso Colui che rimane, l'inventore Victor Timely (sempre Jonathan Majors).

Detta così sembra un gran casino, è questo il rischio più grande dell'andare a impelagarsi con la gestione di un multiverso che forse è in parte il motivo per cui diverse opere recenti del Marvel Cinematic Universe hanno fatto storcere più di un naso. In realtà (sempre parere personale) questa seconda stagione di Loki si dimostra tutto sommato abbastanza semplice da seguire e anche meglio riuscita della precedente, forse meno sperimentale o innovativa ma più concreta e centrata andando a lavorare bene sulla coralità dei personaggi (non in egual misura su tutti) e donando un percorso coerente di redenzione al protagonista che forse potrebbe trovare qui la sua ultima partecipazione all'interno del MCU (pare che Hiddleston voglia dedicarsi ad altro). Il rimpianto maggiore si può ricondurre alla scelta in casa Marvel di abbandonare le caratteristiche di base del personaggio classico, il "dio dell'inganno" è ormai divenuto un bravo ragazzo intento a salvare il futuro di tutti quanti con una propensione all'eroismo propria (forse) di qualche incarnazione cartacea più moderna di Loki. Per il resto, al netto di qualche passaggio a vuoto, questa seconda stagione risulta sempre godibile, per Majors si trova uno spazio più ampio nel quale l'attore può gigioneggiare con la dovuta maestria e affiancare il talento Hiddleston che si conferma un Loki tagliato a misura; viste le recenti vicissitudini legali che hanno coinvolto Majors è però probabile che non rivedremo a breve il personaggio di Kang (o Colui che rimane o Victor Timely) o quantomeno non lo rivedremo con lo stesso volto. Indovinato l'inserimento del personaggio di O.B. interpretato da Ke Huy Quan, l'attore vietnamita può finalmente dedicarsi seriamente alla costruzione di "tracobetti" utili a salvare la giornata come desiderava fare fin dai tempi dei Goonies, inoltre il nome del suo personaggio, Ouroboros, è emblematico di tutta la questione temporale dipanatasi nell'arco delle sei puntate e che si spera vada a chiudersi con la quadratura del cerchio (l'Oroboro è il serpente che si mangia la coda, simbolo di circolarità). Visivamente ben realizzata, la stagione sfoggia un'estetica in bilico tra retrò e fantascienza molto azzeccata con sfoggio di alcune trovate esteticamente davvero funzionali, i fan dei fumetti di Thor non potranno non apprezzare il nuovo status quo pensato per Loki con la simbologia realizzata nelle ultime sequenze della stagione.

Stagione quindi più che godibile fermo restando la necessità di non stare a far le pulci su ogni minimo passaggio: il multiverso è il caos e le soluzioni trovate dalla TVA per non mandare l'esistenza di tutti in vacca sono piuttosto fantasiose, i superpignoli potrebbero anche trovar qualcosa che potrebbe non collimare nello sviluppo di questo caos, siamo pur sempre nei confini del fantastico e se si prende la serie per l'intrattenimento che è questa alla fine riesce a risultare tutto sommato ben costruita e abbastanza divertente. Si è lavorato bene su qualche personaggio (Loki, Mobius), un po' meno su altri poco sfruttati (Renslayer ad esempio), qualche momento di stanca c'è ma ci si risolleva con un bellissimo finale che in effetti potrebbe chiudere in maniera perfetta il ciclo di Loki all'interno del Marvel Cinematic Universe, se rivedremo il personaggio solo il futuro potrà dircelo. O forse il passato. O forse una linea temporale alternativa. O forse...

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