mercoledì 26 febbraio 2025

OLOGRAMMA PER IL RE

(A hologram for the king di Dave Eggers, 2012)

Lo scrittore statunitense Dave Eggers dev'essere dotato di una personalità eclettica dall'indole molto energica; posto fin dalla giovane età di fronte a sfide di un certo peso (ha dovuto crescere da giovane il fratello più piccolo dopo la morte dei suoi, più avanti si troverà ad affrontare il suicidio della sorella Beth) la sua carriera ha spaziato su più fronti, non solo quelli della scrittura ma in generale in quelli dell'ambito culturale tout court e dove possibile anche in quello della filantropia. Inizia come redattore sul web passando poi a fondare una rivista propria (Might, alla quale collaborarono nomi come quello di David Foster Wallace) e a scrivere e illustrare la striscia a fumetti Smarter feller. L'esordio nel romanzo è del 2000 con L'opera struggente di un formidabile genio, scritto autobiografico ibridato con innesti romanzati non mutuati dalla vita di Eggers; a seguire opere di fiction, raccolte di interviste su temi scottanti (le condanne a morte di imputati innocenti), biografie, collaborazioni con riviste prestigiose, altri romanzi, sceneggiature, la fondazione della casa editrice McSweeney's, l'apertura della scuola di scrittura creativa 826Valencia e chissà cos'altro ancora. All'inizio degli anni 10 del nuovo secolo Eggers inizia a scrivere romanzi su questioni di cocente attualità, il primo dei quali è proprio questo Ologramma per il re che prendendo come spunto una vita, quella del protagonista Alan Clay, racconta la crisi finanziaria, le sue conseguenze e i comportamenti che hanno portato a quello che sembra un punto di non ritorno dal quale il mondo ancora oggi sembra non essersi ancora ripreso a distanza ormai di quasi vent'anni.

Alan Clay è un cinquantenne americano che si è formato nel mondo delle vendite quando nel ramo c'era ancora la possibilità di fare dei bei soldi. Prima il porta a porta con un grande maestro che impartì ad Alan la lezione fondamentale della vendita, ovvero la capacità di riconoscere quale dei motori primari possa far leva sul potenziale cliente, in fondo questi sono essenzialmente quattro: denaro, avventura, identificazione e autoconservazione. Poi la gestione di società sempre più strutturate come quella della Schwinn, una moderna fabbrica di biciclette. Infine la crisi dei mercati, la delocalizzazione sfrenata (ai cui albori anche lo stesso Alan contribuì colpevolmente), la concorrenza della manodopera a basso costo, gli investimenti sbagliati e il crollo finale. Ora Alan si ritrova senza un lavoro sicuro, spaesato in un mondo che forse ha contribuito a creare ma che non riconosce più e nel quale fa difficoltà a muoversi, con una figlia da mantenere al college con esorbitanti rate da pagare, una ex moglie non proprio benevola, ipoteche su una casa che non riesce a vendere, debiti da saldare nei confronti di amici e conoscenti e un futuro all'orizzonte che non si prospetta per niente roseo. Così Alan inizia a operare come consulente per la Retail, un'importante industria di tecnologia statunitense che offre all'uomo quella che ad Alan sembra avere l'odore di "ultima spiaggia": Alan dovrà recarsi in Arabia Saudita, nella King Abdullah Economic City (esiste sul serio), una di quelle città spuntate dal nulla in mezzo al deserto, per cercare di strappare un contratto per le forniture tecnologiche alla città nascente, un affare le cui provvigioni permetterebbero ad Alan di risolvere molti dei suoi problemi economici e vivere tranquillo per almeno qualche tempo. Ma il soggiorno in Arabia sarà fatto di grandi attese e strappare un incontro con Re Abdullah non sarà affatto facile, ci saranno però altri incontri a movimentare la vita di Alan lungo il corso di quei giorni tra loro tutti uguali, non ultimo quello con lo strano bubbone che inizia a protendersi dal retro del suo collo.

Con Ologramma per il re Dave Eggers attraverso la crisi di un uomo ci racconta la crisi di un'epoca e quella di un intero sistema, quello del capitale, che sembra sempre più il viatico verso la dissoluzione del sogno americano, il motore della perdita della speranza e quindi, come conseguenza, una delle cause primarie dei problemi e dell'infelicità del nostro protagonista (dell'uomo occidentale). Alan cerca un'occasione per rimettere in carreggiata un'esistenza che ormai sembra aver definitivamente deragliato da quei binari che fino a qualche anno prima sembravano più che solidi; per acuire la sensazione di limbo straniante nel quale Alan è ormai avvolto, Eggers mette il suo personaggio di fronte a un'attesa estenuante, lo immerge in giornate vuote e senza senso nelle quali la sensazione di inutilità di Alan, anche di fronte alla sua stessa squadra, si acuisce sempre più (come capita a chi perde il lavoro e magari non sa come reinventarsi). Così Alan si trova a scrivere e a cestinare mail rivolte alla figlia che non spedirà mai, a preoccuparsi per quel bubbone sospetto che sembra collegato direttamente alla sua spina dorsale, a bere alcool illegale in un Paese con restrizioni (forse) molto severe sull'argomento. Dietro tutto questo il fallimento di un uomo che si scontra anche con un padre severo che gli rimprovera tutti i suoi sbagli "liberali". Eggers immerge tutto in un ambiente sospeso, in un tempo dilatato, in uno spazio in divenire, in una situazione sfuggente come è diventata l'economia occidentale (perché le cose vere, quelle concrete, ormai si fanno in Cina). Palazzi vuoti, alberghi asettici, strade che non portano da nessuna parte, connessioni assenti, regnanti latitanti, unico punto fermo il tassista Yussef nel quale Alan trova una sorta di amico. In un Paese contraddittorio nel quale il protagonista non riesce nemmeno più a essere puntuale si srotola l'evidenza di un capitalismo che tradisce chi l'ha creato e chi in esso ha creduto. Bravissimo Eggers a creare un romanzo appassionante in un'atmosfera quasi di stasi, altra contraddizione, questa sì appagante e perfettamente riuscita.

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