giovedì 24 novembre 2011

IL GIORNO DELLA LOCUSTA

(The day of the locust, di John Schlesinger, 1975)

Guardando Il giorno della locusta mi è subito balzato all'occhio una specie di filo conduttore tra questa pellicola e Un uomo da marciapiede, altro bellissimo film di Schlesinger.

La distruzione del sogno, quello americano se vogliamo, ma non solo e non necessariamente. La pura e semplice distruzione di un sogno, probabilmente ingenuo come quello di Joe Buck del marciapiede di cui sopra, ma che quando va in frantumi fa male e lascia il segno.

Schlesinger non ammanta i suoi film d'ottimismo e forse non è conosciuto dal grande pubblico per quello che meriterebbe (suo anche Il maratoneta con Dustin Hoffman). Non sono film immediati e facilmente digeribili i suoi ma sono sicuramente opere dense di contenuto a livello psicologico e concettuale. In questa pellicola la sensazione è più della storia, la trama un veicolo e non un fine.

E' la distruzione, l'ingenuità del sogno che si trasforma nell'orrore dell'incubo. E non rimane più nulla se non la solitudine.

Il sogno di Joe Buck di lasciare il paesello per trovare una vita migliore nella metropoli (New York) in Un uomo da marciapiede, si trasforma qui in illusione collettiva, nel miraggio offerto dalla mecca del cinema, Hollywood(land), Los Angeles.

Fay Greener (Karen Black) è un'attricetta con pochi contatti e scarse doti in cerca di gloria, piacente a suo modo, capace d'esser scontrosa e sensuale. Nello stesso complesso abitativo dove lei risiede arriva il disegnatore Tod (William Atherton) che cerca un posto al sole tra le maestranze di una casa cinematografica e si invaghisce di Fay. La stessa vive con il padre Harry (Burgess Meredit) in cerca di un riscatto per un passato ormai lontano. La ragazza fa perdere la testa anche a un grandissimo Donald Sutherland che interpreta il socialmente disadattato Homer Simpson.

Ognuno di questi personaggi ha un sogno e un destino. Il sogno cambia, il destino è comune.

Disillusione? Solitudine? A qualcuno andrà anche peggio.

Il cast è assolutamente all'altezza e pieno di nomi poco noti con volti riconoscibili. A parte l'indiscutibile Sutherland (padre, precisiamo), anche Atherton è un volto noto (Ghostbusters, i primi due Die Hard). Nel cast anche comprimari come il maggiordomo di Magnum P.I., Matthew Carrington della soap Dinasty e una grandissima prova di Burgess Meredit, niente meno che il Pinguino nel serial di Batman degli anni '60.

L'incedere del film è lento, il puzzle si forma un tassello alla volta fino a comporre in maniera disordinata la bellissima sequenza finale. E' uno di quei film non così facili da digerire a un primo impatto che però lasciano il segno. E magari poi scavano.

4 commenti:

  1. Non ho visto il film, ma la locandina è stupenda :)
    Devo vederlo.

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  2. Tra l'altro tratto dal romanzo di Nathanael West, scrittore americano della prima metà del '900, morto a neanche 40 anni.
    Ai tempi dell'università avevo letto, per un esame di letteratura nord americana, il suo Miss Lonelyhearts (Signorina Cuorinfranti).
    Firma, mi hai fatto venir voglia di vedere il film (leggo su wikipedia che ce n'è anche una prima versione del 1939) e di recuperarmi il libro.
    Vai così,
    a presto!

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  3. Ciao Adri, per ora ti dico che forse riesco a recuperare Once.

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  4. Ciao Firma, ti segnalo che in alcune biblioteche civiche torinesi (ad esempio l'ho visto l'altro ieri alla Cesare Pavese di via Candiolo-zona via Onorato Vigliani/Via Artom per capirci) Once è tra i dvd in prestito settimanale.
    Alla prossima!

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