domenica 21 agosto 2011

LE TRE STIMMATE DI PALMER ELDRITCH

(The three stigmata of Palmer Eldritch, di Philip K. Dick, 1965)

Siete tornati dalle vacanze, trascorse al mare magari. Siete stati in villeggiatura con la vostra ragazza/o, avete esagerato con il buon cibo, magari avete bevuto troppo in qualche occasione. La vostra vita sembrava splendida, rilassante, appagante. Oppure, ogni tanto, in qualche piccola occasione, avete notato qualcosa di storto? Una visione fugace, un colore fuori posto, un luccichio metallico, un sorriso che per un istante è sembrato un ghigno innaturale, uno sguardo improvvisamente nuovo in maniera inquietante, quasi alieno.

Siete tornati dalle vacanze, trascorse al mare magari. Ma siete sicuri di esserci stati davvero al mare? Potreste mettere la mano sul fuoco che quella enorme distesa azzurra, pulita o meno poco importa, fosse proprio acqua? Acqua e non sabbia rossa, giusto per fare un esempio? Ed era proprio cibo quello che avete ingerito con la vostra ragazza? La vostra ragazza. Che ingenui. Quella era proprio la vostra ragazza? Lo è mai stata? Come spiegate quello sguardo innaturale, quella strana sensazione, quel sorriso inquietante. Come?

Avevo già letto alcuni racconti di Dick in passato ma ora non ne sono più così sicuro.

Mi avevano lasciato un’ottima impressione, tanto che mi procurai due grossi volumi con tutti i racconti dal 1955 al 1981 che ovviamente non ho ancora trovato il tempo di leggere, sempre che questi due volumi esistano davvero. Un’ottima impressione dovuta non tanto allo stile della scrittura (lì poi andrebbe valutato il lavoro del traduttore) quanto alle idee contenute nei racconti.

Le tre stimmate di Palmer Eldritch è il primo romanzo dell’autore che affronto. Inutile parlare di uno scrittore di tale portata, lo hanno fatto in molti e poco potrei aggiungere io che lo conosco ancora così poco. Posso solo dire che era avanti, alcune idee sfruttate ancora oggi in molti racconti a tema fantascientifico sono dovute a lui. Prima di Dick alcune dinamiche per noi ormai usuali non esistevano, ad esempio il concetto dell’androide che prende coscienza di sé è a lui attribuibile. Prima non esisteva, nessuno ci aveva pensato.Per capire dove si spingeva l’immaginazione dell’autore già nel lontano 1965 potete leggere questo romanzo della cui trama non è così semplice parlare. L’avrò assimilata poi? Correttamente? Il libro è finito o sta continuando o continuerà per sempre?

Dicono che Dick sia morto pazzo. Ma lo era davvero? E’ davvero morto? Oppure dietro la sua morte, reale o apparente che sia, c’è semplicemente Palmer Eldritch?

5 commenti:

  1. Philip K. Dick era un genio!

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  2. Ho letto pochissimo di suo (La svastica sul sole... qualche racconto sparso), comincio da questo allora! sempre se in biblioteca ce l'hanno...

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  3. Invito La Firma Cangiante, e tutti i colleghi di lavoro che seguono questo blog, alla cena che si terrà giovedì 25 agosto alle ore 21. Dove? In questa pizzeria. Fatemi sapere se volete aggiungervi al manipolo di voischeriani che hanno già detto: "Io ci sarò!" :-)

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  4. Purtroppo io sono un po' difficile da beccare per queste serate. In primis perché sono un inguaribile pantofolaio e anche se sono di buona compagnia (almeno spero, divento molesto solo in compagnia dello Zio Robbo) non son un fan degli eventi mondani (cioè qualsiasi cosa comporti l'uscire di casa o quasi).

    A parte questo giovedì sera lavoro e in questo periodo siamo un po' incasinati perché mia moglie sta facendo una prova per un lavoro ed esce tardi, quindi devo organizzarmoi con Lauretta.

    Grazie comunque per l'invito :)

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  5. Anch'io anni fa ero un'inguaribile pantofolaia... soprattutto nel periodo in cui sono stata sposata. Ti capisco benissimo.

    p.s. A quanto pare io non ero inguaribile :-)

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