mercoledì 1 aprile 2015

NON APRITE QUELLA PORTA

(The Texas Chain Saw Massacre di Tobe Hooper, 1974)

Il fulcro del film di Hooper, più che nel volto ricavato da pelle umana dell'omicida Leatherface (Gunnar Hansen), sta tutto in quelle poche e splendide riprese della pupilla verde e dilatata di Sally Hardesty (Marilyn Burns) capace di trasmettere terrore e angoscia a livelli che solo una situazione potenzialmente mortale e senza vie d'uscita può scatenare. I capillari oculari irrorati di rosso terrorizzano più di qualsiasi schizzo di sangue, l'angoscia e la tensione creati ad arte da Hooper valgono più di qualsiasi efferatezza possa essere mostrata sullo schermo (e qui in maniera palese non ne vengono mostrate poi molte).

Nonostante Non aprite quella porta visto oggi possa non sembrare un film troppo spinto sul versante horror/gore, soprattutto tenendo conto dell'abitudine incamerata da molti spettatori del genere al torture porn e derive simili, all'epoca il film fece scuola e scalpore allo stesso tempo. Realizzato davvero con pochissimi mezzi e da un gruppo di attori tra i quali si distingue tra le vittime la sola Burns, il film gode di alcune sequenze, alcune situazioni e diverse atmosfere angoscianti realmente degne di nota, senza pensare poi al successo incredibile riscosso dal maniaco omicida Leatherface, futuro protagonista di una decina di titoli tra sequel, prequel e remake.

E' l'America rurale e provinciale a far paura, quell'America dove vivono intere famiglie di disadattati, nascosti alla vista dalla natura e dall'isolamento, ed è proprio il più tardo del gruppo a salire agli onori della ribalta indossando una maschera di pelle umana e diventando uno dei simboli più riconoscibili del filone horror/slasher. Magistrali le sequenze di inseguimento nei boschi in notturna che Hooper dedica alla sua creatura, una figura bolsa e allo stesso tempo minacciosa, ringhiante, che insegue ignorante la sua preda, la bella Sally, brandendo la sua motosega a pieni giri, una minaccia incombente capace di ispirare puro terrore.


Nonostante il film sia stato reputato un caposaldo del genere, un film seminale, e abbia incassato più di 220 volte la cifra spesa per realizzarlo, cifra tra l'altro racimolata grazie ai proventi del film porno Gola profonda, non mancarono accuse di esagerata violenza che valsero a Non aprite quella porta numerose censure e la messa al bando in Gran Bretagna per oltre vent'anni.

Ma chiudiamo con due parole sulla trama. Estate 1973, Texas. La radio riferisce di strane profanazioni al cimitero di Newt. Un gruppo di ragazzi si reca in loco per effettuare un controllo sulla tomba di un parente di alcuni di loro. Due coppie, Kirk (William Vail) e Pam (Teri McMinn), Jerry (Allen Danziger) e Sally (Marilyn Burns), accompagnati dal fratello affetto da paralisi motoria di quest'ultima (Paul A. Partain). Lasciato il cimitero con il loro furgone la comitiva decide di caricare a bordo un autostoppista che si rivelerà presto essere uno psicopatico. Ma questa è solo la punta dell'iceberg della tragedia che si consumerà di lì a poco tra i boschi della zona.

Con quattro soldi la genesi di un franchise e di un'icona horror indimenticati ancora oggi.


14 commenti:

  1. Ho sempre evitato di vederlo... sono un cagasotto :)

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    1. Anche io, ma tento di dominarmi :)

      Questo si può guardare :)

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  2. Non l'ho mai (ancora) visto!
    Penso che questa tipologia di horror sia quella che davvero crea ansia e terrore!
    Budget inesistente, poche scene efferate: eppure è un titolo citato a mo' di esempio ancora oggi!

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    1. E sì, anche perché arriva prima di molte altre cose simili e derivative, Hooper ha indicato una via che molti hanno seguito, non per nulla è tenuto in gran considerazione, è stato invitato anche a partecipare ad entrambe le serie dei Master of Horror, altro prodotto da non lasciarsi scappare :)

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  3. Un caposaldo dell'horror vero.
    E non mi è dispiaciuto nemmeno il remake, per quanto fosse moderno :)

    Moz-

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    1. Chissà, prima o poi magari recupererò anche quello!

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    2. Ti dirò di più, ho visto pure il prequel!! :D

      Moz-

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    3. Come mi insegna anche Urz più in basso sembra che di cose valide intorno al mito di Leatherface ve ne siano diverse, ho solo l'imbarazzo della scelta :)

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  4. Horror con le cosiddette, invidio sempre coloro che devono vederlo per la prima volta. :-)

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    1. Personalmente sull'horror ho da recuperare tantissime cose, ti capiterà di invidiarmi spesso mi sa :)

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  5. Alla faccia del caposaldo. La scena per me più impressionante è quella in cui Leatherface sbatte con forza la porta dopo avere ghermito la sua vittima. E lo spettatore rimane lì. Come un fesso. A chiedersi dietro quella porta cosa diavolo possa succedere....

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    1. Vero, vero, anche quella niente niente male, però quella pupilla verde... paura :)

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  6. Capolavoro inarrivabile. Ricordo ancora quando, ai tempi del liceo, io e un paio di amici noleggiammo la videocassetta (a quell'epoca, del film di Tobe Hooper conoscevamo praticamente solo il titolo...) con l'intento di farci un pomeriggio di risate caciarone all'insegna del trash. Dopo pochi minuti di proiezione però, nella nostra stanza regnava già il silenzio e di risate non se ne udì neppure mezza durante tutta la visione.
    L'ho poi rivisto ovviamente decine di volte, data la mia passione per l'horror, ma ogni volta che lo guardo trovo inalterata quell'atmosfera "malata" che si respira in tutto il film.
    Visto che ti è piaciuto, ti consiglio di recuperare il documentario del 1988 che spiega perfettamente (attraverso interviste al cast e allo staff) perché si respira quella tensione durante tutta la durata dell'opera (e i racconti degli attori fanno quasi più paura del film...). Peraltro sono abbastanza interessanti (anche se questo primo capitolo fa storia a sé) anche tutti i prequel/sequel/remake.

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    1. Invece delle risate un bel pomeriggio col culo stretto eh?

      Bene, bene allora c'è un sacco d'altra roba da recuperare, bene, bene...

      Concordo in pieno con l'atmosfera malata, chissà perché poi la provincia americana debba partorire tali storture, penso anche ai redneck di Un tranquillo weekend di paura e chissà quanti altri ancora... brividi.

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