martedì 14 maggio 2024

MADELINE'S MADELINE

(di Josephine Decker, 2018)

Josephine Decker è una regista molto interessante, almeno a giudicare da questo Madeline's Madeline, autrice da noi praticamente sconosciuta e mai distribuita; si è forse parlato un poco del suo lavoro in occasione del lungometraggio Shirley, già il suo quinto in realtà, in quanto narra la vita della scrittrice Shirley Jackson, conosciuta anche qui in Italia e interpretata dal volto noto di Elisabeth Moss. Anche in questo caso ci vengono in aiuto le piattaforme, questo Madeline's Madeline è visibile infatti su Mubi mentre l'ultimo lungometraggio della Decker, Il cielo è ovunque è stato reso disponibile da Apple Tv+. Purtroppo siamo ancora portati, facendo un discorso generalizzato sul grande pubblico che ovviamente non può valere per tutti, a diffidare di forme narrative che non rientrino perfettamente nei canoni ai quali decenni di cinema classico e lineare ci hanno abituati, tra l'altro il lavoro della Decker non è nemmeno lontanamente tra i più ostici sulla piazza, il film in questione si può seguire senza fatica con un minimo d'attenzione, certo è che Madeline's Madeline un poco fuori dagli schemi (per fortuna) lo è. Oltre a ibridare in maniera molto convincente cinema e teatro, approccio non nuovo per la Decker, la regista londinese cresciuta in Texas ha anche il merito di scovare e dirigere con mano ferma quello che sembra essere un vero giovane talento, la protagonista Helena Howard nei panni di una splendida e intensa Madeline.

Madeline (Helena Howard) è un'adolescente che soffre di un disturbo comportamentale non ben precisato; il suo rapporto con la madre, anche lei all'apparenza non perfettamente in equilibrio con sé stessa, passa da momenti di dolce affetto a scontri verbali o anche fisici; non di rado un'affermazione da parte di mamma Regina (Miranda July), a volte innocente altre più cattiva, conduce Madeline a uno stato depressivo o finanche astioso, tra le due donne non sono infatti mancati in passato episodi violenti. Madeline non si trova molto bene nell'ambiente scolastico, dimensione che nel film non vediamo praticamente mai, ama molto però il corso di teatro sperimentale che sta seguendo con un gruppo di ragazzi e ragazze più grandi di lei e con l'insegnante Evangeline (Molly Parker) la quale ricerca un teatro personale, fatto di grande immedesimazione tra attori e soggetti portati in scena (Madeline è fenomenale nel diventare un gatto) e improntato al più totale abbandono nell'atto della performance. Man mano che Evangeline conosce meglio Madeline si sente sempre più attratta dalla sua recitazione ma soprattutto dalla sua storia, tanto da iniziare a pensare a un cambio di programma per il suo nuovo progetto teatrale per farlo diventare il racconto delle esperienze della sua giovane attrice, un racconto che rievocato in presenza della madre Regina scatenerà la fuoriuscita di ondate di dolore trattenuto e la ribellione dell'intera compagnia teatrale.

Sono diversi i punti di forza di un film senza dubbio da scoprire e diffondere, su tutti il talento della giovane protagonista, una Helena Howard (ventenne al momento delle riprese) molto intensa che porta con profondità sullo schermo gli sbalzi d'umore dettati da una condizione mentale instabile e dal rapporto con una madre troppo opprimente anche quando agisce a fin di bene. L'alter(n)arsi degli stati emotivi di Madeleine è il leit motiv di un film girato in maniera non convenzionale e dinamica con una camera sempre mobile a seguire il lavoro degli attori sul palco e a chiudere su volti, espressioni e performance artistiche, almeno una delle quali di rara intensità, capace di evocare allo stesso tempo dolore, compassione e disagio. Attraverso la voglia di teatro della protagonista viene ben esplorato il rapporto con due donne entrambe figure di riferimento per Madeleine: una madre spesso troppo protettiva, dura, una donna che vede nella figlia prima di tutto una malata da accudire e che alterna slanci d'amore a momenti di cattiveria (forse) involontaria, e un'insegnante motivante, accogliente che potrebbe essere un surrogato di figura materna più serena ma che si rivelerà ben presto come donna opportunista ed egoriferita. Il sapore è quello del cinema sperimentale in connessione al teatro che i ragazzi mettono in scena nel film, di pari passo la regia prova, riuscendoci, a vivacizzare le immagini, le sfumature, i colori, i passaggi, creando un senso di movimento a tratti vertiginoso. Ci sono aspetti plurimi della protagonista da leggere attraverso i suoi comportamenti, le sue esternazioni nei panni di gatto nei confronti della madre, dei compagni di corso ma anche verso gente appena conosciuta. Lo sviluppo del personaggio in fase di scrittura è stratificato e scena dopo scena porta a un finale che potrebbe confermare (o ribaltare) ogni interpretazione dello spettatore. Film a crescere, da giudicare dopo un paio di giorni dalla visione.

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