(di Klay Hall, 2013)
Non proprio Walt Disney Pictures ne tantomeno Pixar Animation Studios, questo Planes è prodotto dalla DisneyToon Studios e risulta essere parecchio più di un direct to video ma anche parecchio meno del classico prodotto di prima fascia che le due celebri case di produzione portano solitamente sul grande schermo. La prima impressione è che questo Planes, sorta di spin-off del brand Cars, sia un ottimo pretesto per affiancare al remunerativo merchandasing delle macchinine anche quello dedicato agli aeroplanini.
Finora la DisneyToon si è occupata di sequel e di prodotti vari destinati principalmente all'home video, Planes arriva invece nelle sale cinematografiche creando un'attesa nei fan del franchise legato a Cars in larga parte delusa. Nonostante nelle intenzioni di John Lasseter, uno dei guru di casa Pixar che qui ha curato soggetto e produzione, ci fosse la volontà di non ricalcare troppo le gesta di Saetta McQueen e soci, mi sembra che i buoni propositi non siano stati mantenuti. Lo sviluppo del plot e la gestione dei personaggi, uniti alla mancanza del marchio Pixar a segnare la pellicola, fanno pensare proprio al fratellino povero di Cars. Il personaggio di Skipper Riley ad esempio ha la stessa funzione narrativa che aveva Doc Hudson in Cars, e gli somiglia pure... insomma l'originalità sta da un'altra parte. Comunque gli aeroplanini devono rendere bene in quanto altri due episodi di Planes sono in produzione e proprio quest'anno dovrebbe uscire il sequel Planes: Fire and rescue.
C'è da dire che il film comunque non è spiacevole, soprattutto se la visione è finalizzata a tener buoni i bambini per un'oretta e mezza. E' realizzato in maniera professionale, ci sono i personaggi che cattureranno l'attenzione dei più piccoli e tutto quel che serve. Procuratevi bibita e patatine/popcorn e siete a posto.
Dusty Crophopper è un aereo agricolo, di quelli usati per l'irrigazione dei campi e per la distribuzione del fertilizzante. Il suo assetto non è così aerodinamico, il suo aspetto non è così folgorante e il suo odore non è così attraente. In più, progettato per voli a bassa quota, Dusty soffre pure di vertigini. Ciò nonostante l'aereo si è messo in testa di voler partecipare alla competizione Ali intorno al globo supportato anche dal sostegno dell'amico Chug. Grazie alla sua perseveranza e all'aiuto del vecchio aereo da guerra Skipper Riley, Dusty supererà le qualificazioni per l'impegnativa trasvolata intorno al mondo.
Va da sè che per vendere più aeroplanini possibili non possono mancare comprimari e avversari, dall'italiana e avvenente Azzurra al compagnone messicano El Chupacabra, dai dolci occhi dell'indiana Ishani al campione britannico Bulldog fino ad arrivare ai temibili Ned, Zed e al favorito Ripslinger.
Insomma, c'è chi dirà che non si tratta di un Cars tra le nuvole ma voi non credetegli, si tratta proprio di un Cars tra le nuvole, assolutamente derivativo ma che preso senza aspettative particolari si rivela un buon cartone animato da vedere in compagnia dei pargoli.
domenica 1 giugno 2014
PLANES
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Klay Hall
LA BUONANOTTE - EDDIE VEDDER - SOCIETY
Nell'augurarvi una buona notte...
Eddie Vedder - Society
dall'album Music from the motion picture: Into the wild del 2007
Eddie Vedder - Society
dall'album Music from the motion picture: Into the wild del 2007
giovedì 29 maggio 2014
BRADI PIT 100
100 di questi giorni al nostro amato Bradi. Un compleanno importante grazie al quale ho l'occasione di ringraziare Giuseppe per la costanza e l'impegno con il quale ci regala la sua strip settimanale. Allora grazie mille Giuseppe, il bradipo cresce e tu con lui, non sei contento? Più che altro lui cresce, tu invecchi... ma va beh, son sottigliezze semantiche. Grazie mille e un abbraccione.
Tanti auguri... e un gradito (?) ritorno.
Tanti auguri... e un gradito (?) ritorno.
mercoledì 28 maggio 2014
THE WALKING DEAD - STAGIONE 3
Mai come in questa stagione The walking dead si dimostra metafora dell'essere umano e mai come ora i pur pericolosi e sempre in agguato non morti assurgono a ruolo di disgustosa e pericolosa tappezzeria. Il gruppo di sopravvissuti guidato dall'ex agente sotto pressione Rick Grimes (Andrew Lincoln) trova rifugio all'interno di una prigione, luogo vasto e non totalmente esplorato ma comunque molto ben difendibile da attacchi di vivi e (non) morti.
Sono gli uomini i veri avversari di questa terza annata del riuscitissimo serial ideato da Robert Kirkman. Diversi gli incontri con altri gruppi di sopravvissuti che Hershel (Scott Wilson), Rick, Lori (Sarah Wayne Callies) e compagnia bella dovranno affrontare e gestire nel corso di questa serie. Il più importante sarà indubbiamente l'incontro/scontro con gli abitanti di Woodbury, paesino fortificato comandato dall'ambigua figura del Governatore (David Morrisey).
Si espande inoltre il cast con l'arrivo di personaggi di grandissimo fascino a partire proprio dal Governatore fino ad arrivare al nuovo membro del gruppo di Rick, l'enigmatica Michonne (Danai Gurira). Nel complesso la terza annata non raggiunge i livelli d'eccellenza della seconda stagione pur salendo di ritmo nella fase conclusiva della stessa. L'incedere degli eventi mi è sembrato un po' più blando e i dilemmi morali di fronte ai quali i personaggi si sono trovati solo un filo meno emozionanti (comunque terribili). Ciò non toglie che la serie navighi su una qualità media altissima e continui a proporre tutte quelle caratteristiche alle quali ci aveva abituato in precedenza.
Il problema grosso questa volta è stata l'aspettativa. Avendo letto il fumetto mi aspettavo un incedere degli eventi decisamente più d'impatto di quello visto nella serie tv, soprattutto per quel che riguarda lo scontro con il Governatore. Ancora una volta Kirkman scombina le carte e cuce addosso ad Andrea (Laurie Holden) un ruolo di primissimo piano nella vicenda legata a Woodbury, cosa che sulla pagina stampata accadeva a Michonne, personaggio capace di dare tutt'altra direzione e intensità alla contesa. Questa fase della narrazione è stata nel fumetto una delle più truci, cruente e disturbanti, nell'economia della quale anche un personaggio come Tyreese (Chad L. Coleman) assumeva un ruolo più che fondamentale mentre nel serial tv è stato relegato a mero attore secondario.
Nel complesso la vicenda, che probabilmente verrà ripresa nella serie successiva che non ho ancora visto, ha regalato meno di quel che avrebbe potuto. Un meno che però è moltissimo per chi non è a conoscenza degli sviluppi narrati nel fumetto.
Plaudo comunque a una serie nella quale non ci si può affezionare troppo ai personaggi perché è la storia a comandare e non gli attori, come nel mondo reale è la vita, il destino, Dio o chiamatelo come volete, ad avere l'ultima parola, raramente l'abbiamo noi. In situazioni straordinarie voi cosa fareste? Come riuscireste ad uscire dalla merda? Cosa sareste disposti a fare? Vi carichereste di responsabilità? Continuereste ad avere fede? Impazzireste? Trovereste conforto nelle braccia di qualcun altro? Meditate gente, meditate. Questa è la vera forza di The walking dead.
Sono gli uomini i veri avversari di questa terza annata del riuscitissimo serial ideato da Robert Kirkman. Diversi gli incontri con altri gruppi di sopravvissuti che Hershel (Scott Wilson), Rick, Lori (Sarah Wayne Callies) e compagnia bella dovranno affrontare e gestire nel corso di questa serie. Il più importante sarà indubbiamente l'incontro/scontro con gli abitanti di Woodbury, paesino fortificato comandato dall'ambigua figura del Governatore (David Morrisey).
Si espande inoltre il cast con l'arrivo di personaggi di grandissimo fascino a partire proprio dal Governatore fino ad arrivare al nuovo membro del gruppo di Rick, l'enigmatica Michonne (Danai Gurira). Nel complesso la terza annata non raggiunge i livelli d'eccellenza della seconda stagione pur salendo di ritmo nella fase conclusiva della stessa. L'incedere degli eventi mi è sembrato un po' più blando e i dilemmi morali di fronte ai quali i personaggi si sono trovati solo un filo meno emozionanti (comunque terribili). Ciò non toglie che la serie navighi su una qualità media altissima e continui a proporre tutte quelle caratteristiche alle quali ci aveva abituato in precedenza.
Il problema grosso questa volta è stata l'aspettativa. Avendo letto il fumetto mi aspettavo un incedere degli eventi decisamente più d'impatto di quello visto nella serie tv, soprattutto per quel che riguarda lo scontro con il Governatore. Ancora una volta Kirkman scombina le carte e cuce addosso ad Andrea (Laurie Holden) un ruolo di primissimo piano nella vicenda legata a Woodbury, cosa che sulla pagina stampata accadeva a Michonne, personaggio capace di dare tutt'altra direzione e intensità alla contesa. Questa fase della narrazione è stata nel fumetto una delle più truci, cruente e disturbanti, nell'economia della quale anche un personaggio come Tyreese (Chad L. Coleman) assumeva un ruolo più che fondamentale mentre nel serial tv è stato relegato a mero attore secondario.
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| Michonne |
Nel complesso la vicenda, che probabilmente verrà ripresa nella serie successiva che non ho ancora visto, ha regalato meno di quel che avrebbe potuto. Un meno che però è moltissimo per chi non è a conoscenza degli sviluppi narrati nel fumetto.
Plaudo comunque a una serie nella quale non ci si può affezionare troppo ai personaggi perché è la storia a comandare e non gli attori, come nel mondo reale è la vita, il destino, Dio o chiamatelo come volete, ad avere l'ultima parola, raramente l'abbiamo noi. In situazioni straordinarie voi cosa fareste? Come riuscireste ad uscire dalla merda? Cosa sareste disposti a fare? Vi carichereste di responsabilità? Continuereste ad avere fede? Impazzireste? Trovereste conforto nelle braccia di qualcun altro? Meditate gente, meditate. Questa è la vera forza di The walking dead.
lunedì 26 maggio 2014
LA BUONANOTTE (???) - R.E.M. - BAD DAY
Oggi è stata una brutta giornata. E' cominciata molto male, subito dopo la mezzanotte, ed è proseguita anche peggio. Oggi avevo scritto un breve post, amareggiato, arrabbiato, senza speranze. Ma a che pro? Oggi avevo scritto questo post, poi l'ho cancellato. Poi ne ho pensato un altro che però non ho neanche messo nero su bianco. Il titolo avrebbe dovuto essere 80 euro in medicine. Ma perché poi? Magari qualcuno ci crede davvero e non si è svenduto. Fatto sta che i problemi personali restano, che poi personali vuol dire di almeno altre 195 persone, e di almeno altre migliaia. La sensazione di avere ricevuto uno sputo da tanti connazionali resta... ma va bene così... magari ci penserà qualcun'altro al posto nostro.
Comunque, nell'augurarvi una buona notte...
R.E.M. - Bad day
dall'album In time: the best of R.E.M. 1988 - 2003 del 2003
Comunque, nell'augurarvi una buona notte...
R.E.M. - Bad day
dall'album In time: the best of R.E.M. 1988 - 2003 del 2003
sabato 24 maggio 2014
IL SEGNO DEL SERPENTE
(di Claudio Nizzi e Aurelio Galeppini, 1990)
Che la realizzazione di un'opera quasi monumentale come il Texone non fosse impresa da poco, immagino sia stato chiaro a tutti sin dagli esordi di questa splendida avventura editoriale nata nell'ormai lontano 1988. In fondo parliamo di più di 200 tavole di grande formato, inserite in un'iniziativa di un certo prestigio a cui dare lustro e nelle quali infondere passione e impegno, impresa titanica per ogni disegnatore abbastanza folle da raccogliere la sfida.
E' lo stesso Bonelli ad ammettere mestamente che già in previsione della terza uscita le grane non erano poche, gli autori coinvolti nella realizzazione di un Texone necessitavano di più tempo, le tavole pronte scarseggiavano e la fatidica data d'uscita si avvicinava. Insomma si rischiava di bucare l'appuntamento. Chi poteva venire in soccorso del Texas Rangers tanto caro ai lettori italiani se non uno dei suoi due papà? Il prode Aurelio Galeppini, in arte Galep, si fece carico della faccenda riuscendo a togliere le castagne dal fuoco all'editore per amore del suo figliolo di carta.
Chi conosce Tex non può non sapere chi sia Galep, ideatore grafico del personaggio e matita di molte storie e innumerevoli copertine dedicate al personaggio. Per il lettore che dal Texone si aspetta un'interpretazione inedita, magari a opera di un grande nome del fumetto mondiale, la scelta (quasi obbligata seppur volontaria) di Galep fu forse vista come una lieve battuta d'arresto nell'economia di un progetto oltremodo ambizioso. E' d'obbligo però il plauso per un autore che a Tex ha dato davvero molto, compreso questo terzo Texone realizzato a ritmi forzati e mandato in stampa puntuale come da programma.
Il segno del serpente mette in scena, grazie alle sceneggiature del solito e inarrestabile Claudio Nizzi, una di quelle storie texiane spruzzate da quel pizzico d'esoterico che diverse volte abbiamo trovato tra le pagine dell'appuntamento mensile. Siamo in Messico, ai confini con l'Arizona. Una pattuglia di soldati a cavallo si imbatte in una gola naturale al cui ingresso fanno bella mostra di sè due pietre contrassegnate dal simbolo di un serpente a due teste. Il luogo cela un segreto difeso da pattuglie di falsi rurales, dal misterioso Lotero e dall'alchimista Sebastian in cerca della pietra filosofale. Tex e i suoi pards verranno chiamati a indagare sulla brutta fine occorsa ai soldati di Fort Huachuca.
Il Texone di Galep ha il sapore di un lussuoso ritorno a casa, un Galep noto ma da assaporare in un formato più arioso. Personalmente ho sempre trovato il Tex di Galep molto particolare, originale quasi, con un taglio del volto diverso, meno bello forse ma assolutamente unico. E' proprio sui volti che spicca la particolarità del segno del disegnatore toscano (di nascita), gli avversari, i cattivi, mostrano sul volto la corruzione dell'animo, se i nostri eroi non sono così belli gli antagonisti diventano decisamente brutti. Brutti ma, soprattutto nei primi piani, davvero molto, molto espressivi. Per il resto Galep si mette al servizio della sceneggiatura che corre via veloce, si ammirano le tavole scure zeppe di segni e la devozione di un artista votato anima e corpo al suo lavoro.
Che la realizzazione di un'opera quasi monumentale come il Texone non fosse impresa da poco, immagino sia stato chiaro a tutti sin dagli esordi di questa splendida avventura editoriale nata nell'ormai lontano 1988. In fondo parliamo di più di 200 tavole di grande formato, inserite in un'iniziativa di un certo prestigio a cui dare lustro e nelle quali infondere passione e impegno, impresa titanica per ogni disegnatore abbastanza folle da raccogliere la sfida.
E' lo stesso Bonelli ad ammettere mestamente che già in previsione della terza uscita le grane non erano poche, gli autori coinvolti nella realizzazione di un Texone necessitavano di più tempo, le tavole pronte scarseggiavano e la fatidica data d'uscita si avvicinava. Insomma si rischiava di bucare l'appuntamento. Chi poteva venire in soccorso del Texas Rangers tanto caro ai lettori italiani se non uno dei suoi due papà? Il prode Aurelio Galeppini, in arte Galep, si fece carico della faccenda riuscendo a togliere le castagne dal fuoco all'editore per amore del suo figliolo di carta.
Chi conosce Tex non può non sapere chi sia Galep, ideatore grafico del personaggio e matita di molte storie e innumerevoli copertine dedicate al personaggio. Per il lettore che dal Texone si aspetta un'interpretazione inedita, magari a opera di un grande nome del fumetto mondiale, la scelta (quasi obbligata seppur volontaria) di Galep fu forse vista come una lieve battuta d'arresto nell'economia di un progetto oltremodo ambizioso. E' d'obbligo però il plauso per un autore che a Tex ha dato davvero molto, compreso questo terzo Texone realizzato a ritmi forzati e mandato in stampa puntuale come da programma.
Il segno del serpente mette in scena, grazie alle sceneggiature del solito e inarrestabile Claudio Nizzi, una di quelle storie texiane spruzzate da quel pizzico d'esoterico che diverse volte abbiamo trovato tra le pagine dell'appuntamento mensile. Siamo in Messico, ai confini con l'Arizona. Una pattuglia di soldati a cavallo si imbatte in una gola naturale al cui ingresso fanno bella mostra di sè due pietre contrassegnate dal simbolo di un serpente a due teste. Il luogo cela un segreto difeso da pattuglie di falsi rurales, dal misterioso Lotero e dall'alchimista Sebastian in cerca della pietra filosofale. Tex e i suoi pards verranno chiamati a indagare sulla brutta fine occorsa ai soldati di Fort Huachuca.
Il Texone di Galep ha il sapore di un lussuoso ritorno a casa, un Galep noto ma da assaporare in un formato più arioso. Personalmente ho sempre trovato il Tex di Galep molto particolare, originale quasi, con un taglio del volto diverso, meno bello forse ma assolutamente unico. E' proprio sui volti che spicca la particolarità del segno del disegnatore toscano (di nascita), gli avversari, i cattivi, mostrano sul volto la corruzione dell'animo, se i nostri eroi non sono così belli gli antagonisti diventano decisamente brutti. Brutti ma, soprattutto nei primi piani, davvero molto, molto espressivi. Per il resto Galep si mette al servizio della sceneggiatura che corre via veloce, si ammirano le tavole scure zeppe di segni e la devozione di un artista votato anima e corpo al suo lavoro.
LA BUONANOTTE - FICTION PLANE - COLD WATER SYMMETRY
Nell'augurarvi una buona notte...
Fiction Plane - Cold water symmetry
dall'album Left side of the brain del 2007
Fiction Plane - Cold water symmetry
dall'album Left side of the brain del 2007
giovedì 22 maggio 2014
LA BUONANOTTE - GORILLAZ - TOMORROW COMES TODAY
Nell'augurarvi una buona notte...
Gorillaz - Tomorrow comes today
dall'album Gorillaz del 2001
Gorillaz - Tomorrow comes today
dall'album Gorillaz del 2001
BRADI PIT 99
Inizia il countdown... la prossima settimana ci aspettano un grande traguardo e un insperato (?) ritorno... non trattenete il fiato nell'attesa!
Clicca sull'immagine per ingrandire.
Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.
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mercoledì 21 maggio 2014
ARROW - STAGIONE 2
La seconda stagione di Arrow si è mossa sui binari consolidati tracciati già durante l'annata precedente. E' stato mantenuto il cast che viene qui rimpolpato con qualche nuova aggiunta, crescono per importanza alcuni comprimari e, cosa inevitabile in un prodotto di questo genere, la trama orizzontale è garantita dalle macchinazioni di un nuovo e pericoloso villain.
Nulla di nuovo sotto il sole dunque, chi ha apprezzato la prima stagione con ogni probabilità non rimarrà deluso neanche da questa. Certo che per dare quel pizzico di verve in più alla serie non guasterebbe qua e là quel tocco di ironia capace di rendere giustizieri e vigilantes un pochino meno seriosi. Per quel che riguarda la recitazione le carte erano già state scoperte l'anno scorso, rimangono i pregi e i difetti di un protagonista granitico ma poco malleabile e poco credibile quando non è in posa da duro (Stephen Amell), lo spaesamento costante del giovane Roy Harper (Colton Haynes) e il palo infilato nel sedere della rigida Katie Cassidy (che interpreta Laurel Lance).
Anche il buon Manu Bennett nei panni di Slade Wilson non fa che garantire un tono assai minaccioso ma molto impostato alla serie, poi per carità qui ci può pure stare, in fondo stiamo parlando di Deathstroke mica del Joker. Viene mantenuta anche la doppia narrazione che esplora la vita passata di Oliver Queen durante gli anni trascorsi sull'isola, anni durante i quali è cresciuto il rapporto con Sarah Lance (Caity Lotz), personaggio designato per ricoprire il ruolo di Black Canary e quella di Arrow (sempre lui) ai giorni nostri.
Molti i motivi di interesse per i fan della DC Comics, dalla presenza fissa di Deathstroke nel cast all'arrivo di nuovi elementi molto noti ai fan dei comic-book e non solo di quelli dedicati a Green Arrow: l'entrata in scena di Amanda Waller (Cynthia Addai-Robinson) e della sua Suicide Squad in seno all'Argus, il ritorno di Deadshot (Michael Rowe) e della Cacciatrice (Jessica de Gouw), il ruolo fondamentale assunto da un Sebastian Blood (Kevin Alejandro) molto più simile però allo Spaventapasseri che non al fumettistico Brother Blood e addirittura l'ingresso in scena della Lega degli assassini comandata in campo da Nyssa al Ghul (Katrina Law). Non dimentichiamo la comparsa in un paio di episodi di un certo Barry Allen, futuro protagonista di uno spin-off dedicato a...
Probabilmente Arrow non sta andando affatto male tanto da convincere la DC Comics a mettere in cantiere altre quattro serie ispirate ai personaggi dei suoi fumetti. La prima sarà proprio lo spinoff di Arrow dedicato a Flash, dovrebbero poi prendere corpo il serial dedicato a John Constantine tratto da Hellblazer che però dalle prime immagini sembra una produzione molto più simile a Supernatural che non al serial di culto della Dc/Vertigo, ancora dall'etichetta Vertigo nascerà la trasposizione di I-Zombie che personalmente non conosco e infine, dalle strade di Gotham arriverà un police procedural dedicato a Jim Gordon e al Gotham Police Department che se solo avesse la metà della qualità del Gotham Central di Brubaker... insomma, se son rose fioriranno.
Nulla di nuovo sotto il sole dunque, chi ha apprezzato la prima stagione con ogni probabilità non rimarrà deluso neanche da questa. Certo che per dare quel pizzico di verve in più alla serie non guasterebbe qua e là quel tocco di ironia capace di rendere giustizieri e vigilantes un pochino meno seriosi. Per quel che riguarda la recitazione le carte erano già state scoperte l'anno scorso, rimangono i pregi e i difetti di un protagonista granitico ma poco malleabile e poco credibile quando non è in posa da duro (Stephen Amell), lo spaesamento costante del giovane Roy Harper (Colton Haynes) e il palo infilato nel sedere della rigida Katie Cassidy (che interpreta Laurel Lance).
Anche il buon Manu Bennett nei panni di Slade Wilson non fa che garantire un tono assai minaccioso ma molto impostato alla serie, poi per carità qui ci può pure stare, in fondo stiamo parlando di Deathstroke mica del Joker. Viene mantenuta anche la doppia narrazione che esplora la vita passata di Oliver Queen durante gli anni trascorsi sull'isola, anni durante i quali è cresciuto il rapporto con Sarah Lance (Caity Lotz), personaggio designato per ricoprire il ruolo di Black Canary e quella di Arrow (sempre lui) ai giorni nostri.
Molti i motivi di interesse per i fan della DC Comics, dalla presenza fissa di Deathstroke nel cast all'arrivo di nuovi elementi molto noti ai fan dei comic-book e non solo di quelli dedicati a Green Arrow: l'entrata in scena di Amanda Waller (Cynthia Addai-Robinson) e della sua Suicide Squad in seno all'Argus, il ritorno di Deadshot (Michael Rowe) e della Cacciatrice (Jessica de Gouw), il ruolo fondamentale assunto da un Sebastian Blood (Kevin Alejandro) molto più simile però allo Spaventapasseri che non al fumettistico Brother Blood e addirittura l'ingresso in scena della Lega degli assassini comandata in campo da Nyssa al Ghul (Katrina Law). Non dimentichiamo la comparsa in un paio di episodi di un certo Barry Allen, futuro protagonista di uno spin-off dedicato a...
Probabilmente Arrow non sta andando affatto male tanto da convincere la DC Comics a mettere in cantiere altre quattro serie ispirate ai personaggi dei suoi fumetti. La prima sarà proprio lo spinoff di Arrow dedicato a Flash, dovrebbero poi prendere corpo il serial dedicato a John Constantine tratto da Hellblazer che però dalle prime immagini sembra una produzione molto più simile a Supernatural che non al serial di culto della Dc/Vertigo, ancora dall'etichetta Vertigo nascerà la trasposizione di I-Zombie che personalmente non conosco e infine, dalle strade di Gotham arriverà un police procedural dedicato a Jim Gordon e al Gotham Police Department che se solo avesse la metà della qualità del Gotham Central di Brubaker... insomma, se son rose fioriranno.
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