Bellissimo. Me lo sono goduto veramente un sacco. Forse ho iniziato questo post con una dose esagerata di entusiasmo in virtù del fatto che questo Rango, oltre ad essere uno dei film d'animazione che più mi ha divertito ultimamente, l'ho trovato per diversi aspetti parecchio originale. Non tanto per la storia o per il ruolo dell'eroe all'interno di essa, quanto per una serie di situazioni e di dettagli poco esplorati all'interno di altre produzioni del genere.
Quello che salta immediatamente all'occhio e che caratterizza l'intera pellicola e l'inusuale (per un film d'animazione) ambientazione Western.
Rango non è niente più che un camaleonte domestico che cade da un'auto in viaggio lungo una strada che attraversa il deserto. Sperduto, dopo l'incontro dai sapori vagamente mistici con l'armadillo Carcassa, grazie all'aiuto della lucertola Borlotta raggiunge una tipica cittadina del west: Polvere.
Si sa, il west è un mondo difficile, un ambiente da duri. Per evitare d'essere infastidito Rango alza il tiro, s'inventa su due piedi imprese eroiche e diventa l'eroe degli abitanti del villaggio. L'eroe e la speranza di questa gente afflitta dalla cronica mancanza d'acqua.
Qui c'è la grande originalità della pellicola sul piano visivo. La gran parte dei co-protagonisti fa schifo. Sono topi, avvoltoi, rospi, lucertole. E non topi carucci o simpatici avvoltoi. Sono brutti, sporchi e qualcuno anche cattivo. Di contro battute riuscite e situazioni divertenti garantiscono una bella godibilità del film anche ai bambini che non coglieranno tutti i significati (ormai è la prassi) ma si divertiranno parecchio (ho fatto la prova con la mia di bimba).Altro grande lavoro è stato fatto sulla luce, sulle inquadrature, sulle atmosfere. Il tutto richiama in maniera riuscita gli stereotipi del western, quello più vicino agli spaghetti, a Leone e al grande Clint (e non vi dico altro). Non voglio scomodare Peckinpah che non è il caso ma siamo vicini al tramonto del west, a un passo dall'arrivo dell'era industriale e moderna.
C'è anche la visione del West come deserto e come luogo dove trovare se stessi, il luogo dove riuscire ad andare dall'altra parte (della strada in questo caso) e raggiungere la rivelazione da parte dello spirito del West sul proprio posto nel mondo. Perché nessuno può abbandonare la propria storia.
Non manca neanche il gioco alla citazione, non solo a quella western e non vado oltre per non rovinarvi il divertimento, ormai quasi una prassi per qualsiasi film d'animazione.
La trama, narrata da gufi che gufano, segue il solito percorso dell'eroe protagonista di questo tipo di film però con ottimi momenti e qualche interessante variazione. Il livello tecnico è altissimo, la definizione dei personaggi impeccabile e il coinvolgimento alto. Complimenti a Verbinski e a tutta la cricca per l'ottimo lavoro svolto.


Non sono tipo da commedie romantiche solitamente. Non che ci sia nulla di male a guardarne, per carità, in passato con qualcuna mi ci sono anche divertito.
Forse divertirsi o semplicemente passare una bella serata con un film appartenente a questo filone è più facile se si va a pescare materiale risalente agli anni sessanta o ancor precedente.
Il film in questione non è brutto, diretto con mestiere da un





PS: Ho volutamente scelto un'immagine casta della ragazza, in rete trovate molto di meglio.

animazione, un altro modo di intendere l'intrattenimento, un altro modo di intendere il fantastico. L'avvento della creatura Totoro come uno spirito, un aiuto, senza strepiti, senza clamore e senza clangore. Due bambini con una mamma malata e un vicino di casa molto, molto, particolare. Delicato e coinvolgente, una bella favola dai ritmi attentamente dosati.
Segnalazione 6: Continuo a ricevere contatti dal blog agonizzante dello
Segnalazione 7:
Trovate un po’ superficiali, affrettate, poco credibili. La mia scarsa memoria mi impedisce ora di riportarvene gli esempi ma l’impressione si è ripetuta in più di un episodio.