lunedì 25 agosto 2014

LA BELLEZZA DEL DEMONIO

(di Tiziano Sclavi e Gustavo Trigo)

Ah, il vecchio patto con il diavolo, una firmetta e si ottiene tutto quel che si vuole. Certo c'è da pagare un piccolo prezzo, ma di quello si parlerà più avanti. Prima o poi, con un diavolo o con un altro, anche al buon indagatore dell'incubo doveva capitare d'averci a che fare; così come, in una maniera o nell'altra, ebbe a che farci il vecchio Larry Varedo nel lontano 1945. La guerra aveva cambiato molte cose e anche una rispettabile professione come quella del killer a pagamento aveva ormai perso lustro e significato, l'omicidio era divenuto un affare di massa in mano a qualsiasi tipo di cialtrone. Ma Larry Varedo era un uomo d'altri tempi, il tipo che potrebbe ricordare un Philip Marlowe dall'altra parte della barricata, un uomo cresciuto e vestito alla scuola dei duri, un esule dell'hard boiled per modi e parlata, un sopravvissuto vicino alla fine. Cosa resta da fare a un uomo ormai sorpassato dal tempo se non un patto col diavolo? Ma invece che un diavolo, a togliere le castagne dal fuoco al nostro Larry si presenta nulla più che un povero diavolo, un ometto portatore degli elementi mancanti al perfetto hard boiled: soldi, ingaggio e l'irresistibile femme fatale. Con questi presupposti potrà mai una storia avere un lieto fine?

E il nostro eroe dalla camicia rossa? Ce lo siamo dimenticati forse? No di certo, noi avidi lettori non l'abbiamo dimenticato, proprio come Varedo non ha dimenticato quello strano ometto e come non ha dimenticato la mozzafiato Mala. Trentadue anni dopo l'incontro tra il killer e il povero diavolo starà a Dylan Dog entrare in gioco per sbrogliare il bandolo di un'intricata matassa.


Ancora una volta Tiziano Sclavi riesce a imbastire una trama ricca di spunti, giocata su più piani temporali nella quale anche il suo protagonista principale si aggira spaesato. Oltre a regalarci un accenno ai primi passi della carriera dell'Ispettore Bloch, Sclavi ci offre un'interpretazioni affascinante quanto angosciante dell'inferno e del diavolo, o almeno di uno di essi. Angosciante perché... e se l'inferno non fosse poi così dissimile dalla routine più noiosa delle nostre vite? L'intesa tra lo scrittore e il lavoro del disegnatore Gustavo Trigo si concretizza in un risultato meglio riuscito rispetto a quello che la stessa coppia d'autori aveva ottenuto con il secondo numero della serie, Jack lo squartatore. Le sequenze più visionarie ben si amalgamano a quelle realistiche così come quelle ambientate nel passato a quelle moderne. Nel frattempo il culto dell'indagatore dell'incubo iniziava a crescere...


6 commenti:

  1. Me la ricordo bene quella copertina... Scalvi, gran scrittore, è rimasto insuperato con DD, fumetto cult di quando ero gggiovane ;)

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    1. E sì, bella copertina demoniaca, magari un pelino fuorviante come è giusto che sia, per una storia davvero ben riuscita. Mi sembra che il DD attuale sia lontanuccio da quei livelli, attendiamo la cura Recchioni...

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  2. Evvabé, ma qui si parla del classico dei classici. Uno dei Dylan Dog più belli e riusciti di sempre. Ricordo con molta nostalgia, quella cover. Mi era entrata proprio nella testa. A vederla oggi, comunque, dopo tanti anni, quella camicia bianca stona un pochetto di più :)

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    1. Eggià, chissà come mai la scelta di quella camicia bianca che compariva anche nella copertina del terzo numero, Le notti della luna piena

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  3. Uno dei pochi DD che ho letto senza averli mai avuti.
    Pertanto ne ho il ricordo di una sola lettura fatta anni fa. Un ricordo positivo ma, per il fatto che non ho poi recuperato l'albo in tutti questi anni, immagino mi sia piaciuto meno di altri.

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