lunedì 12 ottobre 2015

FRA LA VITA E LA MORTE

(di Tiziano Sclavi, Luigi Mignacco e Luigi Piccatto)

Probabilmente Sclavi deve essere un grande ammiratore del Frankenstein Jr. di Mel Brooks e in fondo chi può dargli torto? Chi non lo è? Oppure l'omaggio al celebre film con protagonista Gene Wilder è opera del disegnatore Luigi Piccatto che ritrae, all'interno di alcune vignette tra le meglio riuscite dell'intera storia, un senzatetto con le fattezze proprie del celebre attore. Nella breve storia editoriale di Dylan Dog (siamo solo al quattordicesimo numero), è già la seconda volta che si tira in ballo questo film ormai divenuto vero e proprio culto.

La trama poi nulla ha a che spartire con il film e all'apparenza, fino a un certo punto, sembrerebbe avere poco a che spartire anche con l'orrore, virando più verso i temi del sovrannaturale e del dolore (ma ci si rifarà sul finale).

Al London General Hospital si verifica un numero di decessi, all'apparenza dovuti a complicanze cliniche, ben superiore alla media. Quando a rimanere sotto i ferri è il padre dell'infermiera Jill Brady, affatto persuasa dagli eventi, questa si rivolge all'indagatore dell'incubo, forte anche dell'esperienza ultraterrena avuta con il fantasma del genitore appena defunto.

Ovviamente Dylan accetterà il caso che si svilupperà in direzioni quasi cronachistiche affrontando ipotesi più che terrene in odore di malasanità e delirio di onnipotenza dei medici, traffico d'organi e tutto lo scibile possibile tra le corsie di un grande ospedale cittadino. Ma si sa, nelle storie di Dylan Dog l'orrore è sempre in agguato.

La storia imbastita da Sclavi e Mignacco è ben costruita con un buon crescendo di orrore e follia, non è una di quelle destinate a rimanere iscritte nell'albo delle migliori della serie pur toccando temi scottanti e risultando in fin dei conti comunque ben realizzata. In alcuni casi, come in questo per esempio, si potrebbe evitare l'abituale e molto caro all'horror finale con tanto di inaspettato (ma anche no) ritorno della minaccia protagonista. Ogni tanto una chiusura decisa e definitiva aggiungerebbe credibilità a una storia costruita nel campo dell'incredibile.

Il Dylan di Piccatto non mi dispiace affatto, il disegnatore unisce splendidi primi piani e ottimi volti a un tratto essenziale e funzionale, come per la sua prova precedente purtroppo ho trovato il suo lavoro un poco discontinuo con tavole molto riuscite e altre meno, nel complesso però la sua interpretazione del personaggio e dell'orrore non è affatto da buttar via. Intanto, tassello dopo tassello, il mito dell'indagatore dell'incubo cresce e cresce e cresce...


6 commenti:

  1. Frankenstein Jr. non è nuovo a citazioni varie sulle pagine fumettistiche. Ricordo una simpatica scenetta sulle pagine di Deadpool dove veniva scimmiottato Igor!
    Non vorrei dire assurdità, ma credo che questo sia stato il primo Dylan Dog che io abbia mai letto, ovviamente la mia copia è una ristampa. Dico così perché non ho memoria del primo albo dell'indagatore dell'incubo che mi sia capitato a tiro, ma probabilmente questo è stato uno dei primi, preso tra le altre cose da un giornalaio in vacanza (Calabria).
    Sono d'accordo con te quando parli di "chiusura decisa", soprattutto quando si tratta di un finale aperto che in fin dei conti non verrà mai chiuso. La storia è molto bella e, anche se non resterà negli annali della storia del fumetto, mi colpì molto a suo tempo. Se dovessi trovare un aspetto negativo, direi che la cover non è affatto una delle mie preferite, anzi se la gioca con "Il cane infernale"! (145)

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    1. A me la cover tutto sommato non dispiace, l'inquadratura mi garba e anche i medici son resi bene. Quello che non mi piace delle copertine di Dylan Dog è il volto che Villa tratteggiava per l'indagatore dell'incubo, a mio avviso esageratamente scavato e allungato. E solitamente Villa è un disegnatore che apprezzo tantissimo. La storia non mi è dispiaciuta anche se tra le prime ce ne sono state altre che ho apprezzato di più.

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    2. Vero! Per esempio ricordo Il fantasma di Anna Never con particolare entusiasmo, non so se per valore affettivo o cosa, ma il quarto numero è uno dei miei albi preferiti di Dylan Dog.
      Per le copertine sinceramente preferisco Stano!

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    3. Il fantasma di Anna Never poi era disegnato da un grande Corrado Roi.

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  2. Ma si sa, nelle storie di Dylan Dog l'orrore è sempre in agguato.
    Ora non è affatto così scontato >_<

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