venerdì 3 giugno 2016

OPERAZIONE ARCA

(di Alfredo Castelli, Giancarlo Alessandrini e Angelo Maria Ricci)

Nel terzo albo di Martin Mystère si conclude l'avventura iniziata nel numero precedente, La vendetta di Ra. Il finale della storia e l'incontro con la nemesi Sergej Orloff è l'occasione buona per l'accoppiata Castelli e Alessandrini per narrare al lettore alcuni dei retroscena del rapporto tra i due studiosi che, con il passare del tempo, hanno intrapreso strade così diverse l'una dall'altra.

Veniamo a sapere così dei trascorsi italiani del buon vecchio zio Marty, filone che verrà in seguito ripreso in maniera più approfondita sulla serie che dedicherà diversi numeri proprio ai misteri italiani, di quelli indiani e dell'apprendistato in Tibet presso il maestro Kut Humi. Finalmente qualcosa in più viene rivelato anche sulle due pistole avveniristiche consegnate ai due, una capace di stordire (in possesso di Mystère) l'altra di uccidere (Orloff). Nell'assegnazione delle armi la natura dei due colleghi (presto ex) è palesata, il loro destino da avversari ormai scolpito nella roccia.

Se la conoscenza, lo stupore, il senso della curiosità e il piacere della divulgazione sono i motori che muovono il nostro protagonista, Orloff è di contro mosso da avidità e smania di potere.

Sul finale della storia la presentazione di Orloff e lo scontro con Mystère finiscono per mangiarsi anche l'affascinante teoria per la quale Egizi e Maya incrociarono le loro strade e le loro culture.

È solo a pagina 35 che inizia la storia che dà il titolo all'albo, Operazione Arca viene portata a termine in poco più di una sessantina di pagine da Castelli e Ricci senza che la vicenda narrata soffra di passaggi frettolosi e senza dare l'impressione di essere stata poco approfondita.

L'argomento in questo caso è la ricerca dell'arca perduta, nella fattispecie l'arca di Noè. Come spiega il professor Berger a Martin Mystère e Java, in tutte le tradizioni e religioni più conosciute si parla del diluvio (o di una catastrofe legata all'acqua e all'inondazione), dal cristianesimo alla tradizione degli indios dell'Amazzonia, dai miti australiani fino a quelli islandesi. Bene, il professore sostiene di aver trovato l'arca sepolta all'interno del monte Ararat, chiede così a Mystère di partecipare a una spedizione per ottenere conferma. Ma dietro a questa iniziativa si celano le macchinazioni della CIA, dell'FBI (rappresentata da Bud Spencer?) e trame da guerra fredda tra sovietici e U.S.A.

In mezzo a questo parapiglia ci sarà l'occasione per i protagonisti di capire qualcosa in più sulla famosa arca e per Mystère di far luce e trovare qualche conferma su alcune delle sue teorie più rivoluzionarie, ma il momento di divulgarle non è ancora arrivato.

8 commenti:

  1. Mamma mia se ricordo quei tempi... la spasmodica attesa dell'uscita dei vari albi.

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    1. Io li recuperai tutti in tempi successivi, all'epoca avevo sette anni, nessun soldo e di fumetti qualche numero sparso qua e là, qualcosa della Corno, qualche fumetto Disney e poco altro.

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  2. Da "giovane" ho letto pochi albi, passati da amici più grandi :D Mi piaceva, ma all'epoca ero Dylan Dog dipendente!

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    1. Tanto di cappello per Dylan Dog, io però gli ho sempre preferito il buon vecchio zio Marty :)

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  3. Questo è uno dei pochi Mystere che ho letto... Ricordo che mi colpì abbastanza.

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  4. A me piacevano anche i disegni di Ricci (credo di essere uno dei pochi).
    Mystere all'epoca era un fumetto nuovo e interessante, almeno per me, mi impressionò molto di più che, diversi anni dopo, Dylan Dog.
    Fino ad allora avevo visto solo qualche storia di Jeff Hawke con tematiche simili.

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    1. Le tematiche erano davvero il punto forte della serie, la sensazione di immergersi in tutti quei misteri che avevano basi plausibili, tutte quelle nozioni e l'idea di star assorbendo cultura pagina dopo pagina era impagabile. Anche io l'ho sempre preferito a Dylan.

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